TESTI

1992 3 luglio
/settembre
di Remo Binosi

Personaggi

Autopresentazione

IL CORPO FEMMINILE FONTE DI SOGNI
Come mettere in scena un sogno? Ovvero: come tradurre un codice mentale in un linguaggio capace non solo di descriverla, ma anche di rivelare il suo significato in relazione agli avvenimenti che l’hanno originata? Come esprimere il passaggio dal pensiero individuale interno ai codici della comunicazione interpersonale esterna?Il mio testo è nato da questa ricerca.Rappresentazione della realtà e veicolo d’interpretazione, il sogno così comune a tutti, così indispensabile e così primitivo, poteva servire come paradigma estremo d’ogni altro atto creativo. Trovata la materia con cui lavorare, ho individuato la sua fonte ideale: il corpo femminile, luogo di origine assoluto. E Sognanti, pur neutro nel titolo, è diventato un coro di donne in grado di raccontare anche la presenza (o l’assenza) maschile come una parte di se stesse.>

La donna narrante, voce ed eco di altre (amiche e sorelle, in confidente colloquio durante una sosta, perchè no? in una villa appartata da furori della vita), confessando al pubblico le sue visioni notturne offre verità in cambio di partecipazione. Chiede che la sua diventi storia di tutti e non sia dimenticata. E poichè ciò che è raccontato pubblicamente da uno, verrà da altri ascoltato, ricordato ed altri ancora narrato aumentato o privato di parti, parole, significati, trasfigurandosi dal nucleo originale e raccogliendo l’eredità di ognuno, gli otto sogni che formano il testo, compongono il percorso di un gioco non finito che parte con un imperfetto (…c’era…) indispensabile base di ogni racconto e arriva in un luogo dal quale ancora sarà possibile partire muniti di ulteriore conoscenza (…E così sono arrivata fin qui. A dirtelo.), dopo un devastante terremoto.>

Scandito nelle sue parti secondo il rito elementare della numerazione (uno, due, tre, quattro…), Sognanti inizia con il sogno dell’amore straordinario vissuto nella sua adolescenza da una donna che non è più riuscita a ritrovare la perfezione del piacere, continua con quello di un’altra (oppure la stessa in un diverso momento della sua vita) che rivive l’angoscia d’invecchiare e di essere abbandonata dall’uomo che desidera, prosegue con il ritrovamento consolatorio della figura paterna e con l’ansia di non essere riconosciuta dalla madre, con la paura della maternità, la gioia di sentirsi amata e l’ansiosa cura della propria bellezza, fino al racconto liberatorio di un incubo comune: quello della fine totale provocata da un’immane catastrofe dalla quale soltanto una nuova vita (germogliata dall’incontro di due ragazzi che si amano sullo sfondo di orrende rovine), potrà ancora darci una speranza di salvarci, andando via, altrove, lontano da qui dove l’unica realtà degna d’essere vissuta è ormai soltanto quella sognata. Perchè questa è la verità arrivata a dirci, sin dal punto in cui siamo, la voce-madre di Sognanti.>

Adolescenti svegliate dalla passione, donne sul punto di sfiorire, amanti tradite, bambine impaurite, figlie, mogli, madri, diventano personaggi di un’azione che, per essere rappresentata teatralmente, non ha bisogno di altre indicazioni se non quelle che si trovano durante lo svolgersi stesso del racconto. Luoghi, luci, movimenti, situazioni sono già parte del testo e resi “immaginabili” dal racconto che ne viene fatto: “…venivo su dal fiume…era sera…aspettavo un bambino…indossavo un vestito a fiori…stavo in piedi sotto i portici…tu mi guardavi…“.>

Organizzata funzionalmente come segnaletica di espressione, la punteggiatura segue la logica dell’emozione. Valga per esempio, l’uso dei due punti come apertura su una sola parola seguita da un punto esclamativo per enfatizzare un momento particolare del racconto o delle virgole o dei punti messi secondo il ritmo dei fiati e l’intercalare dei toni. Come segni della partitura di un concerto per voce e immaginazione in cui la semplicità del linguaggio parlato, rincorrendo la tensione di situazioni oniricamente stravaganti, sappia farsi leggere o ascoltare stimolando la curiosità e l’attenzione. In favore della costruzione di un Teatro da vedere con le parole  delle immagini. E udire con le immagini delle parole.>

Remo Binosi>

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Scheda autore

REMO BINOSI, giornalista formatosi alla sezione Cultura di Panorama e ora critico cinematografico e responsabile del settore Spettacolo a Grazia, dopo una laurea in filosofia (Idee per una semiologia delle emozioni) ha pubblicato un saggio sulla psicologia di Wilhem Reich (Dal corpo alla mente, Savelli Editore, 1982). Sognanti è il suo primo testo teatrale. Nato a Verona nel 1949, vive e lavora a Milano.