TESTI

2006 1 gennaio
/marzo
di Saverio La Ruina

Personaggi

Autopresentazione

AMLETO e i suoi fratelli. La vicenda è ambientata in una tipica costruzione non finita della provincia calabrese, in un contesto degradato e pervaso di sottocultura di massa. I protagonisti, tre fratelli apatici accuditi morbosamente dalla loro madre, trascorrono le loro giornate buttati su un divano a commentare passivamente i più mediocri programmi televisivi. Amleto, rinchiuso nella sua camera, si rifiuta di uscire e di comunicare con loro. Cos’è accaduto? Nessuno lo sa, o forse tutti lo sanno ma come dice uno dei fratelli, «non è successo niente». Kitsch Hamlet mette a fuoco una generazione spesso priva di valori, che vive in una sorta di inerzia e di vuoto spirituale e che ha abbassato pericolosamente la soglia critica rispetto alla realtà che la circonda. Una generazione che sta sempre più identificandosi con i peggiori modelli televisivi, perpetuandone il chiacchiericcio più banale. Ritengo pericoloso questo pensiero “basso” che sta attestandosi nella nostra società, tanto più perché ci appare perfino simpatico con la sua maschera fatta di spontanea cialtroneria. I tre “simpatici” fratelli commettono infatti la più nefanda delle azioni, tra l’altro senza avere alcuna consapevolezza di quello che fanno. I protagonisti usano tra loro una lingua “muta”, che esprime solo quello che il gruppo già sa, e su cui mai s’interroga. La provincia calabrese è la provincia italiana ormai massificata. Questi ragazzi, come milioni d’altri, sono “a disposizione”. La loro insicurezza può farne carne da cannone, assassini, fanatici, o semplicemente osservanti che non credono ad altra storia che non sia il luogo comune. Se i personaggi del testo shakespeariano sono figure di grande spessore drammatico, capaci di esprimere pensieri profondi, sentimenti giganteschi, capacità autocritica, i tre fratelli protagonisti di Kitsch Hamlet sono “eroi” mediocri, ordinari e squallidi, totalmente inconsapevoli di chi sono e dove vanno, smarriti e senza possibilità di redenzione. Amleto, rinchiuso dietro una porta che non si aprirà mai, testimonia con la sua assenza l’impossibilità del tragico nella società contemporanea. Il rapporto con il testo shakespeariano è giocato proprio su questo paradosso. Saverio La Ruina

Scheda autore

SAVERIO LA RUINA si diploma alla Scuola di Teatro di Bologna, prosegue la sua formazione con Jerzy Stuhr e lavora, tra gli altri, con Leo de Berardinis e Remondi e Caporossi. È tra i giovani registi selezionati agli atelier di regia curati da Eimuntas Nekrosius per La Biennale di Venezia nelle edizioni 1999 e 2000. Fonda nel ’92 a Castrovillari, con Dario De Luca, la compagnia Scena Verticale. Per essa scrive, dirige e interpreta nel 1996 La stanza della memoria, che debutta al II Festival Nazionale dei Teatri Invisibili, e nel 1998 deviados (dal progetto finalista al “Premio Scenario ’97”), la cui versione finale debutta a Milano all’interno di Teatri ’90. Sempre in veste di autore, regista e interprete realizza una trilogia calabro-scespiriana, cominciata nel 2000 con Hardore di Otello presentato per la prima volta a Santarcangelo dei Teatri, proseguita nel 2002 con Amleto ovvero Cara mammina, che debutta al Festival delle Colline Torinesi, e conclusa nel 2004 con Kitsch Hamlet in scena al Teatro Vascello di Roma nella stagione organizzata dall’Ente Teatrale Italiano. Bruciata viva, progetto a cui sta attualmente lavorando, mette a confronto le storie di due donne, una cisgiordana e l’altra calabrese, di mondi e culture diversi ma dal destino sorprendentemente simile. Dal 1999 è direttore artistico, con Dario De Luca, di “Primavera dei Teatri”, festival sui nuovi linguaggi della scena contemporanea. Con Scena Verticale, vince nel 2001 il Premio Bartolucci per una realtà nuova e nel 2003 il Premio della Critica Teatrale assegnato dall’Associazione Nazionale dei Critici Teatrali. Nel 2004, un suo progetto in divenire, La famiglia, è finalista al Premio Dante Cappelletti alle Arti Sceniche.