TESTI

2005 4 ottobre
/dicembre
di Renato Giordano

Personaggi

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Autopresentazione

LA MORTE DI EMPEDOCLE, un thriller del V secolo.>

Empedocle pone fine eroicamente alla sua vita gettandosi nell’Etna. Scacciato da Agrigento si rifugia alle pendici del vulcano e lì gli agrigentini tornano a pregarlo di tornare in città come Re. Ma Empedocle rifiuta e per rafforzare la sua immagine ormai quasi divina sceglie la morte. Le versioni sulla morte di Empedocle sono varie cosi come sono diverse le motivazioni di queste. Va ricordato che Empedocle è stato un medico, un filosofo, un biologo, uno sciamano, un indovino, un drammaturgo… Molte delle storie sulla sua vita e sulla sua morte ci vengono mediate attraverso dei racconti “distorti” o aristofaneschi stile Commedia di Mezzo. Empedocle ha dedicato la sua Opera agli amici di Agrigento dicendo che loro, per il terrore della Morte, corrono da lui come medico, per farsi curare i malanni corporali, senza capire che è l’anima che lui vuole curare. L’Angoscia assale l’Uomo per la propria sorte individuale di fronte alla Morte e ai Piaceri, mentre all’individuo non appartiene veramente nulla della materia dell’universo. Negli stessi anni Pindaro cantava: «Effimeri: ma che cosa è uno, oppure nessuno? Sogno d’ombra è un uomo». Effimero quindi è l’uomo, sia per Empedocle che per Pindaro. Ma naturalmente sono incredibili questi versi perché sembrano scritti da un altro famoso agrigentino di molto secoli dopo: Luigi Pirandello. Il mio testo teatrale, oltre a tentare di ricostruire con un gioco a “incastro” il mistero della morte di Empedocle, riporta alcuni famosissimi episodi della sua vita. Come quello sui venti che stavano rovinando il raccolto: per far cessare la tempesta, fece scorticare dei somari e, confezionati degli otri con la loro pelle, li stese sulle colline, imprigionando così i venti. Oppure quello dell’omicidio sventato da Empedocle, suonando la lira e calmando così il giovane deciso a farsi giustizia sommaria contro il giudice Anchito che gli aveva condannato il padre. O ancora un altro episodio, raccontato anche dal suo discepolo di Gela, Pausania, quello di Pantea, una donna morta da trenta giorni, che Empedocle riporta in vita. Renato Giordano>

Scheda autore

RENATO GIORDANO è regista, autore di teatro e compositore. Ha realizzato, come regista teatrale, quasi 100 allestimenti di autori classici (Shakespeare, Goldoni, Plauto, Aristofane, Cechov, Ariosto, Maupassant) e moderni (Fassbinder, Sartre, Pirandello, Bellezza). Come autore ha scritto venti commedie (Doppio gioco, Alle donne piacciono le canzoni d’amore e Quattro stagioni le più note). I suoi spettacoli sono stati rappresentati nei più importanti teatri e festival italiani. Ha lavorato molto anche all’estero e sue commedie sono andate in scena a New York, Mosca, San Pietroburgo, Berlino, Bucarest, Los Angeles, Bruxelles, Città del Messico, Bogotà, etc. È direttore del Teatro Tordinona di Roma dal 1985 e condirettore del Festival del Teatro Italiano dal 1982. È stato consulente artistico dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico per il ciclo di Spettacoli Classici a Siracusa nel 2003 e ha collaborato dal 1993 al 1995 alla Direzione artistica del Teatro di Roma per la programmazione sugli autori Italiani. Già membro del Consiglio Nazionale dello Spettacolo, è dal 1994 segretario generale del Sindacato Nazionale Autori Drammatici, nonché dal 1995 consigliere d’amministrazione e presidente comitato tecnico dell’Ente Nazionale Previdenza Artisti e membro della consulta tecnico artistica dell’Ente Teatrale Italiano. Lavora anche come regista e autore televisivo ed è stato opinionista in vari programmi Rai. Studioso in particolare di Casanova, ha riscoperto e pubblicato due inediti del famoso veneziano: La calunnia smascherata e Lana caprina. Ha svolto una notevole attività di traduttore, specie dall’inglese, e di pubblicistica su quotidiani e riviste. Come autore e regista ha vinto numerosi premi teatrali italiani (Idi, Flaiano, Under 35, Vallecorsi, Fondi La Pastora, Enap-Calendoli, Studio 12, Rosso di San Secondo).