2006 - 2
aprile |giugno

Silenzio

Numero personaggi: 0
di Laura Buffoni

Personaggi

Autopresentazione

LA RESISTENZA secondo Rachele. C’è una breve scena nel film Il Pianista di Polanski in cui una madre si dispera dicendo che non voleva farlo, soffocare il suo bambino perché piangeva con i tedeschi vicini al suo nascondiglio. Pare che sia successo davvero, in Iugoslavia. Partendo da questo spunto ho dato vita al personaggio di Rachele, poderosa figura di donna rimasta arroccata nel silenzio di un sofferto isolamento durato una vita con l’unica compagnia di un tragico segreto e delle tombe della sua Resistenza. Dopo cinquant’anni, un gruppo di partigiani invecchiati si ricompone attorno a lei, compiendo un gesto di solidarietà estrema volto a recuperare la quiete della morte, che appare l’unica ormai possibile. Silenzio è costruito su una struttura di forte impianto realistico nelle situazioni e nei dialoghi, ma simbolica e quasi stilizzata nella messa in scena, col palcoscenico tripartito e l’alternarsi di soggettive sul passato da parte dei vari personaggi allo svolgimento della vicenda «in presa diretta». La costante oscillazione tra ieri e oggi, e talvolta la compresenza di tempi distinti nel medesimo spazio, suggerisce il permanere del passato, di una verità scomoda (quella che custodiscono Rachele e i compagni; quella, più in generale, che riguarda tutti noi testimoni vicini o lontani del nazifascismo e dell’olocausto) che non si cancella col silenzio. Il ricorso alla tecnica del Black Light Theatre, accentuando gli effetti di nero che separano le scene, dovrebbe accrescere la sensazione di un rimosso che ritorna, illuminando il buio della memoria con la sua luce abbacinante e irreale. Problema non piccolo, che spero di aver risolto, è stato quello di far emergere solo gradualmente i lineamenti esatti «di ciò che è veramente successo», qualcosa che non si inquadra nell’apologia eroica della Resistenza, ma testimonia il coraggio, i drammi e gli errori di uomini in carne e ossa. Quanto all’eutanasia finale, nnonostante sia una soluzione che può sollevare qualche obiezione, ritengo che sia una conclusione forte adeguata a un soggetto di tale intensità emotiva. La malattia e la morte di Rachele hanno una funzione insieme narrativa e simbolica. Esse vanno viste come catarsi, espiazione da parte di tutti i personaggi. Laura Buffoni

Scheda autore

Laura Buffoni nasce nel 1977 a Roma, dove attualmente vive e lavora. Si laurea al Dams di Roma in Storia e Critica del Cinema, e nel 2005 consegue un dottorato di ricerca presso il Dipartimento dello Spettacolo dell’Università Roma 3, con una tesi teorica sul cinema documentario. Partecipa all’organizzazione e la selezione di convegni, rassegne e festival cinematografici; cura la ricerca iconografica e la fotografia per il film di montaggio Appunti romani (regia Marco Bertozzi), presentato al Festival di Locarno 2004; è autrice di saggi e pubblicazioni sul cinema, tra i quali: Olmiana.Una documentazione (2003); Ermanno Olmi. La fortuna critica, in Ermanno Olmi. Il cinema, i film, la televisione, la scuola, (Marsilio, 2003); Documentario e memoria, in Utopisti, esagerati. Il cinema di Paolo e Vittorio Taviani, (Marsilio, 2004); Violenza, morte, rinascita, in I Taviani, un cinema di affinità elettive (2004); À rebours. I documentari di Bellocchio, in Marco Bellocchio. Il cinema e i film (Marsilio, 2005); Il cinema antropomorfico di Michele Gandin, Catalogo Filmmaker (2006). Attualmente svolge attività di consulenza per la Filas (Finanziara Laziale di Sviluppo) all’interno del progetto Scentec per lo sviluppo del settore audiovisivo e multimediale, fa parte del comitato di selezione del Bellaria Film Festival – Anteprima per il Cinema Indipendente Italiano e collabora con la società di produzione e distribuzione Fandango. Silenzio, premio Cgil nell’ambito del 48° Premio Riccione per il Teatro, è il suo primo testo teatrale.

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