Sommario: Numero 4 di ottobre-dicembre 2006

Vetrina

provincia felix

Piccoli teatri crescono: vecchie geografie e nuovi equilibri | pag. 2

Le tradizionali capitali dello spettacolo cedono il passo a realtà periferiche meno vistose ma più agguerrite – Cesena, Ravenna, Rimini, Pontedera, Castiglioncello, Schio, Casalmaggiore e tanti altri sono diventati i luoghi privilegiati di una nuova vitalità artistica e di un “neodecentramento” che parte da esigenze locali e non più centrali – A questo corrisponde un declino culturale delle metropoli e dei Teatri Stabili, ormai meri contenitori passivi di spettacoli ed eventi

Dacci oggi il nostro ketchup quotidiano | pag. 6

Due drammaturghi italiani incontrano il “collega” argentino (e spagnolo di adozione) Rodrigo García, che questa estate è stato presente in molti nostri festival, e con lui parlano del suo metodo di lavoro, dei temi ricorrenti e della commistione di linguaggi presenti nei suoi testi, del problema delle sovvenzioni, del rapporto con gli attori e con il pubblico. Le recensioni di Aproximaciòn de la idea de desconfianza (di Laura Bevione) e di Borges+Goya (di Massimo Marino)

intervista a Juan Mayorga

Per una drammaturgia più umana | pag. 11

Consacrato da numerosi premi come il miglior drammaturgo spagnolo del momento, il quarantenne Juan Mayorga racconta il suo ultimo spettacolo, Hamelin, discutendo delle urgenze e dei compiti della drammaturgia e di come intendere il teatro politico oggi

La questione teatrale

E se provassimo a rottamare il teatro vecchio e inutile? | pag. 14

Cinquant’anni di latitanza riformatrice autorizzano qualche dubbio sui propositi del nuovo titolare dei Beni Culturali di “riscrivere le regole”, uscendo dalla paranoica ossessione che il Fus sia la panacea di tutti i mali – Una proposta: gli Stati Generali del Teatro per uscire dal presente burocratismo consociativo facendo ricorso alle idee, alla creatività, alle competenze – Lettera aperta al ministro Rutelli

Teatromondo

Avignone

Il lavoro e l’evanescenza tra parola e performance | pag. 16

Ritorno all’ordine per il Festival di Avignone o esplorazione di nuovi territori? Dopo gli esperimenti di mescolamento dei linguaggi che l’anno scorso provocarono reazioni negative del pubblico e della parte più conservatrice della stampa, in questa edizione i campi risultano ben delimitati, senza rinunciare a interrogarsi sui temi scottanti del mondo contemporaneo o a viaggiare in territori dell’immaginazione, con diversi mezzi artistici

Da Parigi

Mozart, chirurgo dei sentimenti | pag. 18

Ma vie avec Mozart, di Éric-Emmanuel Schmitt. Prod. Théâtre Montparnasse, Parigi.

Edimburgo

Incubi in tempo di guerra | pag. 19

Sulla scene alternative del Fringe Festival e su quelle del Festival istituzionale, il teatro racconta la guerra, quella combattuta, quella della falsificazione mediatica, quella quotidiana – Teatro-verità, nuove scritture e rivisitazione dei classici si sono intrecciati in un mese come sempre ricchissimo di proposte

Oslo

Un centenario di riscoperta | pag. 22

L’Ibsenfestival, in scena nella capitale norvegese tra agosto e settembre, ha fornito un’immagine non convenzionale del grande autore nordico, ospitando, in occasione dei cento anni della sua morte, importanti spettacoli nazionali e internazionali

Barcellona

L’irriverente attualità dei classici | pag. 24

Si è chiuso il Festival Grec, il più importante evento dell’estate catalana, dopo un mese e mezzo di programmazione con grandi spettacoli come l’Amleto/Tempesta di Lluís Pasqual, il Peer Gynt all’aria aperta di Calixto Bieito, l’Amleto teatrale e cinematografico del Wooster Group, una delle compagnie storiche della sperimentazione statunitense, e con molte altre presenze locali e internazionali

Portogallo

Oltre il ponte sul Tago | pag. 26

Il Festival di Almada, da oltre vent’anni il più atteso appuntamento dell’estate portoghese, è un importante vetrina internazionale e un’occasione insostituibile per conoscere il teatro lusitano

Istanbul

Un festival che guarda l’Europa? | pag. 27

La Turchia cerca un ponte con l’Occidente grazie a un vivace festival, caratterizzato da ospitalità internazionali un po’ patinate e felici rivelazioni della scena locale

Nitrafestival

Giovani per sempre | pag. 28

Nel bel festival slovacco, ai confini tra la vecchia e la nuova Europa, il teatro si interroga sui sentimenti e sui conflitti del mondo globalizzato – Fenomenale Sonja di Alvis Hermanis, nuovo astro del teatro baltico

Dossier

Luchino Visconti | pag. 30

«Cinema, teatro, lirica: io direi che è sempre lo stesso lavoro. Malgrado l’enorme diversità dei mezzi usati. Il problema di far vivere uno spettacolo è sempre uguale. C’è più indipendenza e libertà nel cinema (…). Ma bisogna anche dire che il cinema non è mai arte. È un lavoro di artigianato, qualche volta di prim’ordine, più spesso di secondo o di terz’ordine (…). Anche in teatro, un regista si trova spesso con un campo d’azione circoscritto: c’è il rispetto che si deve a un autore e a un testo (…). La forma forse più completa di spettacolo, secondo me, resta ancora il melodramma, dove convergono parole, canto, musica, danza, scenografia». Affascinante e spiazzante per come sapeva essere coerente nelle sue mille contraddizioni, Visconti, di cui ricorre il centesimo anniversario di nascita e il trentesimo di morte, è, insieme a Strehler, Costa, Giannini e pochi altri, uno dei punti di riferimento del nascente teatro di regia in Italia. Ma, a differenza dei “colleghi”, seppe creare un gioco continuo di vasi comunicanti tra teatro, cinema e melodramma, trasferendo costantemente le istanze di uno in quelle dell’altro. Aristocratico, borghese, comunista, intellettuale raffinato, suscitò passioni e discordie, a partire dai Parenti terribili di Cocteau fino a Tanto tempo fa di Pinter, passando per le “scoperte” americane di Williams e Miller e per l’amatissimo Cechov.

le prime regie

Una questione di metodo la vocazione sperimentale del conte rosso | pag. 34

Tra il 1945 e il 1952, Luchino Visconti pose le basi per un radicale rinnovamento della scena italiana: apertura del repertorio alle novità straniere e inedite letture dei classici, formazione di nuovi attori liberi dai ruoli e considerazione del pubblico come parte attiva dell’evento teatrale

il lavoro sull’attore

«Devi capirli come si capirebbe un cavallo» | pag. 36

(dal libro “Luchino Visconti, Il mio teatro”, a cura di Caterina D’Amico de Carvalho e Renzo Renzi, Cappelli Editore, Bologna, 1979)

Visconti
Williams
Miller

E il sogno americano divenne un incubo | pag. 37

In concomitanza con le messinscene di autori contemporanei francesi, Visconti, a partire dal 1945 (e fino al 1958), incontra la drammaturgia statunitense: da Hemingway e Caldwell a Glickman/Stein e Wolfe, ma soprattutto Williams e Miller, di cui allestisce rispettivamente due e quattro pièces – Sono regie intrise di un esplicito impegno politico e sociale, dominate da aspri scontri naturalistici, atmosfere angosciose e ossessioni violente, che prendevano volutamente alla gola lo spettatore fino all’ultimo calar di sipario

E la critica si attaccò al Tram | pag. 39

(dalle recensioni di Giovanni Gigliozzi, Avanti!, 23/1/1949 e di Giovanni Calendoli, La Repubblica, 22/1/1949)

Visconti/Cechov

Ritratti di famiglie in un interno | pag. 40

L’autore russo è il più amato da Visconti, che ne mette in scena Tre sorelle, Zio Vania, Il giardino dei ciliegi e Il tabacco fa male – Al centro di un loro comune sentire si incrociano temi fondanti e ricorrenti: lo scontro tra passato e modernità, la dissoluzione della famiglia, l’ironia e il melodramma – Il “caso” di Tre sorelle, la prima e ineguagliata delle sue regie cechoviane

Cechov, un grande amore spesso incompreso | pag. 43

(dalle recensioni di Pietro Masserano Taricco, Il Paese, 21/12/1955, su Zio Vania, e di Roberto De Monticelli, Il Giorno, 27/10/1965 e Aggeo Savioli, l’Unità, 27/10/1965 per Il giardino dei ciliegi)

 

da Goldoni a Testori

Mirandolina e Arialda lo scandalo è donna | pag. 45

Alfieri, Fabbri, Goldoni, Giacosa, Testori, Ginzburg. Tra i pochi testi di autori italiani messi in scena da Visconti, La Locandiera e L’Arialda (principali Rina Morelli, Paolo Stoppa, Marcello Mastroianni, Gianrico Tedeschi, Rossella Falk e Giorgio De Lullo, nella prima; ancora Morelli e Stoppa, Pupella Maggio, Lucilla Morlacchi, Valeria Moriconi e Umberto Orsini, nella seconda) suscitarono vivaci dibattiti, sia in sede critica sia nel gradimento del pubblico e delle istituzioni. Nel caso dell’Arialda si arrivò addirittura al sequestro del copione e alla sospensione delle repliche da parte della magistratura. Ecco, dalla stampa dell’epoca, la ricostruzione di come andarono le cose.  (dalle recensioni di Silvio D’Amico , Il Tempo, 4/10/1952 e da Claude Sarraute, Le Monde, 16/6/1956 per La Locandiera; da Renzo Tian, Il Messaggero, 23/12/1960 e Eligio Possenti, Corriere della Sera, 24/2/1961 e dall’Ordinanza di sequestro dell’Arialda da parte della Magistratura milanese pubblicata sul Corriere Lombardo, 25-26/2/1961 per l’Arialda)

Visconti e il melodramma

Quell’illustre matricola che rivoluzionò la lirica | pag. 46

Aveva quarantotto anni quando debuttò alla Scala con La Vestale: un successo clamoroso per il regista milanese che, in realtà, aveva intriso tutto il suo percorso artistico con le suggestioni del melodramma – Il sodalizio con la Callas, le reazioni della critica, le sempre più numerose collaborazioni con i teatri d’opera nazionali e internazionali, l’avventura del Festival dei Due Mondi di Spoleto

Maria Callas: è nata un’attrice, ma gli altri… | pag. 49

(dal libro “Luchino Visconti, Il mio teatro”, a cura di Caterina d’Amico de Carvalho e Renzo Renzi, Cappelli Editore, Bologna, 1979 e da Sipario, 1965)

Visconti e la danza

I dispetti di Tersicore | pag. 50

Dalle grandi scene di ballo nelle opere liriche e nel Gattopardo all’avventura di Mario e il Mago alla Scala e di Maratona di danza a Berlino: un mix di generi dall’esito contrastato

vuoti di memoria

Un anniversario “scomodo” luoghi comuni da evitare | pag. 51

Visconti e il nuovo teatro

Un innovatore incompreso | pag. 53

La permanenza delle modalità del grande attore, la molteplicità delle drammaturgie, la dimensione politica, il teatro come spettacolo unico: Visconti, pur nel suo sincretismo otto-novecentesco, fu un grande sperimentatore, di cui il nuovo teatro non ha saputo cogliere la portata

Drammaturgia

ritratti di drammaturghi italiani/8

Nel cono d’ombradi Spiro Scimone | pag. 56

La scrittura del quarantaduenne autore-attore siciliano trae la sua forza da una zona allusiva e scura, popolata di ombre mafiose e intrisa di ambigue dinamiche familiari, atmosfere minacciose e miserie esistenziali, dove comunque non manca mai il riso, seppur a denti stretti, e la lingua (il dialetto messinese o l’italiano) ha un’importanza fondamentale – Pinter, Beckett e Kafka sono i modelli di riferimento per descrivere un mondo che, soprattutto negli ultimi due testi (Il cortile e La busta), si è fatto sempre più astratto e allarmante

Nati ieri

i protagonisti della giovane scena/27

La Storia scomoda di Narramondo | pag. 60

Il gruppo, nato a Genova nel 2001 dopo i tragici fatti del G8, ha scelto di lavorare sulla memoria del nostro passato recente – Nei numerosi spettacoli, realizzati in questi cinque anni di attività, ha affrontato temi di impegno politico e civile come la questione palestinese, gli anni di piombo, l’immigrazione, le devastazioni ambientali e lo sfruttamento dei lavoratori dei call center

Humour

foyer

Una stagione al cesso | pag. 63

Critiche

Maratona Festival: teatro e lirica | pag. 64

Dal Piemonte al Friuli, dall’Emilia Romagna alla Sicilia, le recensioni degli spettacoli presentati sulle ribalte delle rassegne estive.
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Pro&contro

La Medea di Latella: un magma corporeo in ebollizione | pag. 65

Studio su Medea. Capitolo I Giasone. Capitolo II Medea & figli. Capitolo III Medea Dea, elaborazione drammaturgica di Federico Bellini. Regia di Antonio Latella. Prod. Teatro Stabile dell’Umbria, Totales Theater International, Festival delle Colline Torinesi.
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Biblioteca

Le novità editoriali | pag. 106

Testi

Lina (quella che fa brutti sogni) di Massimo Salvianti | pag. 108

Testo vincitore ex aequo del Premio Vallecorsi 2006
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Precario Equilibrio, di Elio Forcella | pag. 118

Testo vincitore ex aequo del Premio Vallecorsi 2006
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La società teatrale

Tutta l’attualità nel mondo teatrale | pag. 124

Hanno collaborato

  | pag. 999

Paola Abenavoli, Marco Andreoli, Laura Bevione, Patrizia Bologna, Simona Buonomano, Fabrizio Caleffi, Giulia Calligaro, Roberto Canziani, Ettore Capriolo, Laura Caretti, Davide Carnevali, Renzia D’Incà, Clelia Delponte, Giuseppe Di Leva, Lorenzo Donati, Loredana Faraci, Mimma Gallina, Emanuela Garampelli, Gigi Giacobbe, Pierfrancesco Giannangeli, Delia Giubeli, Giuseppe Liotta, Fausto Malcovati, Stefania Maraucci, Giuseppe Montemagno, Andrea Nanni, Nico Nanni, Renato Palazzi, Eliana Quattrini, Valeria Ravera, Ricci/Forte, Domenico Rigotti, Maggie Rose, Mariateresa Surianello, Francesco Tei, Francesco Urbano, Nicola Viesti, Giusi Zippo.

In copertina

Ritratto di Luchino Visconti, illustrazione digitale di Emiliano Ponzi | pag. 999