1995 - 3
luglio | settembre

I giorni del concilio

(di: Carena, Dalpiaz, Di Giovine, Manfridi, poggi, Nicolaj, Poggiani, Ronfani, Zago)

Numero personaggi: 0
di AA.VV.

Personaggi

Autopresentazione

Scheda autore

I GIORNI DEL CONCILIO
UNO SPETTACOLO DI ROBERTO MARAFANTE PER IL 450° ANNIVERSARIO DEL CONCILIO DI TRENTO
1545: viene ufficialmente aperto il Concilio di Trento.
Obiettivo di questo grande evento storico-culturale è quello di riformare la Chiesa, rinvigorire l’ordine morale, confermare la dottrina, sconfiggere le eresie, in una parola: riordinare il mondo. I fasti del Rinascimento e i vertiginosi voli del pensiero umano sono, per il momento, sospesi. Tutto è pervaso dal rigore e dall’attesa, nella speranza di un rinnovamento che il Concilio promette come una rinscita a nuova vita. Il pubblico, che lo scorso anno ha assistito all’aperto alle magnificenze del “Grande Secolo” come ad una festa, segue ora il corteo dei Cardinali all’interno nei luoghi deputati al dibattito e alla riflessione. Misteriosi monaci lo accompagneranno, come in un immaginario museo semovente, ad assistere ai piccoli, grandi eventi legati ai temi sacri e profani del Concilio. Saranno proprio questi temi il fulcro dello spettacolo, perché prenderanno la forma di “MICROCOMMEDIE” scritte appositamente da autori italiani nella più ampia libertà di forme e strutture drammaturgiche. Verrà a crearsi, in questo modo, un profondo legame tra I’evento storico e la nostra quotidianità e ognuno potrà riconoscere in quei temi apparentemente lontani o eccessivamente dottrinali, un rapporto con la propria realtà. L’attualità non sarà dunque una forzatura nei confronti di un evento storico tanto remoto, ma il riconoscimento di una matrice culturale che ha pervaso e segnato il cammino della concezione “occidentale” del mondo. E non mancherà di certo lo spettacolo, perché un magico meccanismo permetterà al pubblico di assistere a più commedie, di partecipare a misteriosi giochi, di imbattersi in strane apparizioni, di ascoltare sonorità arcane ed evocative. Alla fine i Vescovi ed il pubblico saranno attratti da un vociare: all’aperto un’apparente confusione di ilmmagini polarizza l’attenzione: è il nuovo secolo che si presenta come un allucinante e meraviglioso spettacolo barocco. Ognuno sarà quindi come un invisibile osservatore che si è intrufolato nella “STANZA DEI BOTTIONI” ad assistere al grande spettacolo della realtà che cambia.

IL PROGETTO
I GIORNI DEL CONCILIO è la seconda parte di un progetto biennale di teatro che ha lo scopo di celebrare il 450° anniversario del Concilio di Trento. Dalla mia fantasia, più che dalle conoscenze storiche, ha preso forma l’idea del Concilio come passaggio fondamentale della cultura occidentale, in un gioco straordinario, continuo e alterno, di creazioni e contrazioni. Se nella prima parte (IL SOGNO DEL CARDINALE) un lungo corteo articolato e sontuoso sfiIava all’aperto a mostrare la grandezza del rinascimento, nella seconda parte (I GiORNI DEL CONClLIO) tale corteo si incunea nel chiuso di un palazzo e si frantuma nelle stanze per dissertare sui sacri temi. Dove Ià regnava la festa, il suono, l’immagine, qui impera la riflessione, il silenzio, la parola; e ancora, se là erano i grandi poeti del Cinquecento a dare voce al “Secolo d’oro”, ora sono gli autori contemporanei a confrontarsi con la “Riforma”. Questa operazione, che mi ha impegnato un anno e mezzo e si è realizzata in due estati successive, posse considerarla la mia prima vera “commissione”, nel significato che veniva dato al ternline della “committenza” nei tempi in cui questa era l’unica fonte di vita dell’arte e della cultura in genere. Intendo dire che misurarsi con temi obbligati, limiti strutturali, obiettivi preordinati, mi ha portato a scoprire un esercizio di libertà. Sapere le regole e conoscerle profondamente permette di acquisire destrezza nell’usare le proprie potenzialità, tanto da spostare il limite verso un altro più lontano. Questa esperienza l’ho voluta condividere con altri, affidando ad autori italiani i temi del Concilio da trattare come MICROCOMMEDIE, nella massima libertà ma all’interno di regole precise (numero di interpreti, durata, luogo dell’azione ecc.).
La scelta non è stata casuale e, per quanto mi è stato possibile, ho cercato di coinvolgere scrittori rappresentativi di una generazione o di un genere, di diversa provenienza o di diversa matrice culturale, noti e meno noti, nella speranza di creare con un un microcosmo di voci il massimo dei timbri. E questo è il risultato.
Roberto Marafante

Scroll to Top