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	<title>Maddalena Giovannelli - HYSTRIO</title>
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	<title>Maddalena Giovannelli - HYSTRIO</title>
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		<title>Numero 3 di luglio-settembre 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 08:14:14 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hystrio Festival 2025, il programma tutti al Teatro Elfo Puccini dal 16 al 21 settembre! | pag. 2</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>La quarta edizione di Hystrio Festival è pronta. Cresciuto nel corso delle prime tre edizioni, nel 2024 ha rag giunto la sua forma definitiva. Anchequest’anno, dunque, al Teatro Elfo Puccini di Milano, il programma abbraccia 6 giornate, dal 16 al 21 settembre con un’anteprima il 9 settembre, 10 spettacoli, 6 letture sceniche, un incontro dedicato al teatro under 35, e tutti gli eventi del Premio Hystrio 2025.</p>
<p>di Ilaria Angelone e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fnsv: nell’estate del nostro scontento tante ombre e poche luci sul triennio 2025-27 | pag. 4</h3>
<p>Retrocessioni eccellenti, esclusione di soggetti storici, drastici tagli dei punteggi di Qualità Artistica, dimissioni di 3 membri su 7 della Commissione Prosa. Una prima analisi, non certo rassicurante, del futuro del teatro italiano.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tenuta Dello Scompiglio, un giardino di diversità biologica, poetica e culturale | pag. 6</h3>
<p>A Vorno, alle porte di Lucca, il Progetto Dello Scompiglio – da un’idea di Cecilia Bertoni – rappresenta un unicum nel panorama italiano. Un centro di ibridazione tra cultura, coltura e gastronomia, luogo di dialogo tra umano e natura, nel rispetto della biodiversità.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A teatro e al cinema con Le Donne del Muro Alto | pag. 7</h3>
<p>Nato a Rebibbia nel 2013, sotto la guida di Francesca Tricarico, un progetto per dare voce e visibilità alle donne detenute che, dopo tante riscritture shakespeariane, è approdato alla storia di Olympe de Gouge, paladina dei diritti civili e sociali durante la Rivoluzione francese.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Aerowaves Spring Forward Festival 2025, alla scoperta dei coreografi emergenti europei | pag. 8</h3>
<p>a.ArtistiAssociati tra Gorizia e Nova Gorica ospita la 14a edizione del Festival: tracciamo qui le coordinate che hanno dato origine al progetto, passando poi per l’edizione 2025,che ha programmato 21 spettacoli provenienti da 17 differenti Stati europei.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il teatro statunitense affronta la censura: lottare per salvare libertà e memoria | pag. 10</h3>
<p>Il teatro Usa è alle prese con un problema serio. Da un lato la limitazione della libertà di espressione, specialmente della comunità Lgbtqia+, dall’altro la cancellazione della memoria di un passato doloroso ma che deve essere conosciuto.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>NEW YORK/2<br />
Ricognizione di un mito contemporaneo: la Sydney Theatre Company affronta Dorian Gray | pag. 11</h3>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se l’amore colmasse le lacune della politica? La proposta delle Wiener Festwochen | pag. 12</h3>
<p>Il più importante festival di arti performative austriache, diretto da Milo Rau, celebra l’amore e la libertà, ospitando registi di prestigio internazionale ed emergenti di consolidato talento. Al centro degli spettacoli, l’attualità e le sue contraddizioni.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nova Drama: la scena sospesa fra nostalgie e nuove visioni | pag. 13</h3>
<p>Il Festival di Bratislava varca la soglia dei vent’anni, offrendo un ricco programma, con tanti spettacoli in concorso, un convegno sull’Intelligenza Artificiale e un focus sulla drammaturgia georgiana.</p>
<p>di Pino Tierno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Uniter Gala 2024: la Romania premia il suo teatro | pag. 14</h3>
<p>I Premi Uniter sono il principale riconoscimento teatrale romeno: spettacoli meritevoli, tendenze e poetiche nel racconto di uno dei critici membri della giuria che ha designato i vincitori fra le produzioni presentate sui palcoscenici del Paese nel 2024.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il teatro per immaginare il futuro: la resilienza dell’Ucraina | pag. 16</h3>
<p>Tre artisti pisani raccontano la realtà del Teatro Nazionale di Ivano-Frankivsk, dove partecipano alla prima edizione del festival shakesperiano. Un luogo che reagisce alla guerra con testarda vitalità mentre l’arte diventa mezzo privilegiato di resistenza.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Moving Balkans, una nuova piattaforma per la danza contemporanea | pag. 17</h3>
<p>Lubiana, Rijeka (Fiume) e Zagabria hanno ospitato la prima edizione della rassegna. Si colma così un vuoto nello scacchiere coreutico internazionale grazie all’unione d’intenti di 11 partner, più 8 associati, accomunati dall’appartenenza all’area balcanica, dalla Slovenia alla Turchia.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR l’ange du foyer</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sotto al costume, niente dress code per un teatro scostumato | pag. 18</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro 2000-2025 | pag. 19</h3>
<p>a cura di Fabrizio Sebastian Caleffi e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La nostalgia non è più quella di un tempo, perché nel teatro tutto è possibile | pag. 20</h3>
<p>Maurizio Porro, una vita che si è nutrita in egual modo di cinema e di teatro, è testimone eccellente dei mutamenti epocali dello spettacolo dal vivo a cavallo tra Novecento e Duemila. A lui il compito di “sorvolare” la fine e l’inizio di due secoli di teatro italiano.</p>
<p>di Maurizio Porro e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Artisti in buona compagnia: imprese di scena nei tempi che corrono | pag. 22</h3>
<p>Una panoramica, necessariamente non esaustiva, di quanto accaduto in questo primo quarto di secolo del terzo millennio: nuove tendenze e drammaturgie, eredità discusse e rivitalizzate, per un teatro che cerca costantemente di riflettere e analizzare il proprio tempo.</p>
<p>di Nicola Arrigoni e Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Splendori e furori, rivoluzioni e restaurazioni: le molte facce di una regia in cerca d’autore | pag. 26</h3>
<p>Un paesaggio frastagliato e molto autoriale, dove, al posto del regista demiurgo, trovano spazio processi creativi e approcci collettivi in osmosi con la galassia della performance, della coreografia, delle arti visive, dell’indagine documentaria e delle nuove tecnologie.</p>
<p>di Sara Chiappori</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il capocomico: metamorfosi di un ruolo dal teatro privato a quello pubblico | pag. 27</h3>
<p>di Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Slanci d’autore e contaminazione di linguaggi per la drammaturgia del nuovo secolo | pag. 28</h3>
<p>Lo scrittura per la scena del primo quarto di millennio cambia costume, modo di operare, ruolo da sostenere, immagine da affermare, intrecciandosi, in una molteplicità di linguaggi, alla regia, alla performance autoriale e alla pedagogia.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dietro il sipario dell’era virtuale lo spazio della comunicazione globale | pag. 31</h3>
<p>È davvero aumentata la capacità comunicativa dell’atto teatrale con l’esplosione dei nuovi media? Il teatro non è sempre stato “realtà aumentata”? Qualche riflessione sui benefici, reali o presunti, delle potenzialità offerte dall’uso dei nuovi strumenti digitali.</p>
<p>di Paola Abenavoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>2020-2025: fare teatro a 360 gradi, una piccola grande rivoluzione | pag. 32</h3>
<p>Crollano (o quasi) le gerarchie. E in questo stato di costante ripensamento artistico, ecco che i confini fra le professioni sembrano farsi più labili, facendo emergere, in questi primi venticinque anni del nuovo secolo, una visione prismatica del mestiere teatrale.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il teatro dopo la pandemia: ma è cambiato qualcosa? | pag. 34</h3>
<p>L’emergenza Covid sembrava potesse portare a un nuovo modo di intendere e praticare il teatro, ma poi tutto è in buona parte tornato come prima. Le riflessioni di Claudio Longhi, Maurizio Braucci, Lucia Franchi, Davide Carnevali, Fabiana Iacozzilli e Nicola Borghesi.</p>
<p>di Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il teatro è ancora partecipazione? In platea, siate vivi, se potete! | pag. 37</h3>
<p>Come risponde lo spettatore di oggi alle proposte dello spettacolo dal vivo? Premiando il repertorio, le tematiche attuali o il repertorio commerciale? Il pubblico pare essere disomogeneo, culturalmente più avvertito, ma anche conformista e modaiolo.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I premi: il riconoscimento di un sogno o il sogno di un riconoscimento? | pag. 38</h3>
<p>Una mappatura ragionata del sistema teatrale italiano e dei suoi protagonisti attraverso l’analisi dei riconoscimenti assegnati, in questo primo quarto di secolo, dai quattro maggiori premi: Hystrio, Ubu, Anct e Le Maschere del Teatro. Una riflessione aperta su questioni strutturali.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’autocritica della critica tra nostalgie e sguardi sul futuro | pag. 40</h3>
<p>Anche l’esercizio critico è cambiato in questi ultimi venticinque anni, così come la sua funzione. Qualche riflessione a margine, in forma di mini-inchiesta, da parte di un gruppo di critici diversi per appartenenza generazionale, formazione, ruoli e media utilizzati.</p>
<p>di Giulio Baffi, Anna Bandettini, Claudia Cannella, Franco Cordelli, Maddalena Giovannelli, Andrea Pocosgnich, Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Afam o non Afam? Tutti a scuola per un mestiere che non è per tutti | pag. 43</h3>
<p>Con la legge 508, che equiparò i diplomi accademici alle lauree universitarie, si crea nel 1999 un punto di svolta nel campo della formazione. Con conseguenze positive e negative. I casi esemplari dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e della Scuola del Piccolo Teatro.</p>
<p>di Renata Savo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>25 anni di danza contemporanea italiana, 25 nomi per un possibile bilancio | pag. 44</h3>
<p>Accomunati da una forte impronta autoriale, una scelta “simbolica” di nomi appartenenti a diverse generazioni: da Virgilio Sieni a Stefania Tansini, passando per Michele Di Stefano, Michela Lucenti, i performer Marco D’Agostin, Silvia Gribaudi e tanti altri.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le nuove vie del melodramma, tra politica e multimedialità | pag. 45</h3>
<p>Bisogna attendere alcuni anni, dopo l’inizio del secolo, per assistere a un rinnovamento della regia lirica sulle scene italiane. Breve storia di una rivoluzione in progress con Barberio Corsetti, Michieletto, Dante, Livermore, ricci/forte, Sinigaglia e Poda.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le tante case italiane del musical, segnali di ottimismo o illusione? | pag. 46</h3>
<p>Nei primi venticinque anni del secolo aumentano nel nostro Paese gli spazi dedicati a questo genere spettacolare e si sviluppano innovativi metodi produttivi. Milano ne è la capitale, ma Roma, Trieste e Verona vantano alcuni ragguardevoli primati.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Artisti e piccoli spettatori crescono, esperienze di un settore in espansione | pag. 47</h3>
<p>Animazione nelle scuole, teatro nelle periferie, progetti anche per gli adolescenti, teatro inclusivo e nuove tecnologie sono i filoni in cui è andato sviluppandosi il teatro per le nuove generazioni. Come ci spiega la presidente di Assitej-Italia.</p>
<p>di Linda Eroli</p>
<p>&nbsp;</p>

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			<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pier Vittorio Tondelli, l’attualità dello sguardo e della parola | pag. 48</h3>
<p>Si celebrano quest’anno i settant’anni dalla nascita dello scrittore correggese scomparso nel 1991, autore e drammaturgo oggi al centro di una riscoperta sia della sua opera che della sua figura di sorprendente contemporaneità.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Arrivano dal Mare: i primi cinquant’anni nel segno del teatro di figura | pag. 49</h3>
<p>Tra Ravenna e Gambettola, Roberta Colombo e Andrea Monticelli animano da ormai cinquant’anni uno dei festival di teatro di figura più significativi sul territorio italiano, capace di creare anche connessioni che sappiano travalicare i confini nazionali.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>25 anni: è tempo di bilanci per Primavera dei Teatri | pag. 50</h3>
<p>Al giro di boa della 25a edizione del Festival di Castrovillari, i tre direttori artistici Dario De Luca, Saverio La Ruina e Settimio Pisano ci hanno raccontato le sfide superate, ma anche le difficoltà di lavorare in un territorio complesso e impervio.</p>
<p>di Carlo Lei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I fantocci di Maria Signorelli: con lei nacque l’arte contemporanea delle figure | pag. 51</h3>
<p>A Cividale del Friuli – la città dov’era nato Vittorio Podrecca, il padre delle moderne marionette d’arte – un’esposizione permette di scoprire, fino alla fine di agosto, i lavori di un’altra grande animatrice del teatro di figura: Maria Signorelli.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Colti, determinati, internazionali: la scena fusion della Generazione Z | pag. 52</h3>
<p>Pensato come anticipazione del Mittelfest di Cividale del Friuli, da cinque anni, a tarda primavera, Mittelyoung rivolge la propria attenzione agli under 30, dando spazio all’ibridazione tra i generi, alla creazione collettiva e ai percorsi internazionali.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Filippo Capobianco, il sottile legame tra la fisica e la poesia | pag. 53</h3>
<p>Nato a Pavia nel 1998, il profilo del giovane performer restituisce una figura multiforme e variegata: laureato in Fisica, campione mondiale di poetry slam, in scena lavora sulla musicalità della parola poetica e sulle sue possibilità narrative.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TEATRO RAGAZZI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Risveglio di primavera, un viaggio tra festival e rassegne del teatro ragazzi | pag. 54</h3>
<p>Da Bologna a Castelfiorentino, da Roma a Torino, passando per Milano e Bari: questa la geografia della primavera 2025 per festival e rassegne dedicati al teatro per le nuovissime generazioni. Eccone una ricognizione.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>

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			<h2>CRITICHE</h2>
<h3>
Le recensioni della seconda parte della stagione teatrale | pag. 56</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ritorno al passato e ai “gloriosi” Settanta: la prima Biennale di Willem Dafoe | pag. 56</h3>
<p>di Nicola Arrigoni, Giuseppe Liotta, Sara Chiappori, Claudia Cannella, Elena Scolari, Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Politico, attuale, internazionale: è Life 2025, il Festival di Zona K | pag. 64</h3>
<p>di Vincenzo Sardelli, Alice Strazzi, Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Primavera dei Teatri: 25 edizioni di ostinazione, lotta e capacità di visione | pag. 76</h3>
<p>di Roberto Canziani, Mario Bianchi, Filippa Ilardo, Alice Strazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sofocle e Aristofane: a Siracusa fra sacralità, libertà e follia | pag. 80</h3>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE / DANZA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Segnare i confini e poi superarli: la materia multiforme della danza | pag. 82</h3>
<p>di Carmelo A. Zapparrata, Laura Bevione, Ira Rubini, Diego Vincenti, Carlo Lei, Matteo Brighenti, Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE / LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Rinnovare lo sguardo, la regia lirica attraverso lo specchio del presente | pag. 86</h3>
<p>di Giuseppe Montemagno, Roberto Rizzente e Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Alberici: scrivere per comunicare, anche se resta l’innominabile | pag. 89</h3>
<p>Un’idea di autorialità a tuttotondo quella di Francesco Alberici: dal lavoro con Frigoproduzioni all’incontro con Deflorian/Tagliarini, dalla collaborazione con Enrico Baraldi al suo ultimo Bidibibodibiboo, di cui è autore e regista.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>De Simone, Vargas Llosa, Benedetti, Pomodoro: l’ultimo saluto a 4 grandi della scena | pag. 90</h3>
<p>Oltre all’artista partenopeo, allo scrittore peruviano, all’attrice amata da Strehler e Ronconi e allo scultore-scenografo milanese d’adozione, il teatro italiano piange Angelo Longoni, Antonello Fassari, Serena Barone, Alessandro Quasimodo e Claudio Facchinelli.</p>
<p>di Giusi Zippo e Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<h3>Le novità dal mondo editoriale | pag. 92</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA SPARANOIA</h3>
<h3>Atto unico senza feriti gravi purtroppo | pag. 96</h3>
<p>di Niccolò Fettarappa</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<p>Le notizie dal mondo del teatro | pag. 110</p>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pompei e Milano, la rivincita del local | pag. 110</h3>
<p>di Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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		<item>
		<title>Numero 2 di aprile-giugno 2025</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-2-di-aprile-giugno-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 09:45:45 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hystrio &amp; Partners, collaborare fa bene alla giovane drammaturgia | pag. 2</h3>
<p>PAV, Romaeuropa Festival, In Scena! Italian Theater Festival NY: cominciamo da qui, per raccontare come, insieme ai partner, il Premio Hystrio Scritture di Scena è cresciuto negli anni, ampliando la sua rete e l’azione a sostegno degli autori under 35.</p>
<p>di Valentina De Simone, Maura Teofili, Tindaro Granata, Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Percorsi tra arte e violenza, il teatro “eccedente” di Anagoor | pag. 5</h3>
<p>Dopo le prime repliche di febbraio in Germania, debutta in versione italiana il nuovo lavoro di Anagoor su rappresentazione della violenza e colonialismo: Polittico dell’infamia, da Pablo Montoya. In scena in aprile al Teatro Astra di Torino.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quando il teatro incontra il podcast: un nuovo palco per la drammaturgia | pag. 6</h3>
<p>La frontiera del podcast e le esplorazioni teatrali: tra adattamenti, drammaturgie originali e documentari sonori. Dai radiodrammi Rai ai più recenti esperimenti immersivi, la voce diventa protagonista, ampliando il pubblico e superando i limiti della scena tradizionale.</p>
<p>di Arianna Lomolino</p>

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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<h3></h3>
<h3>La stagione che verrà: le promesse della primavera teatrale londinese | pag. 8</h3>
<p>Dopo i riuscitissimi lavori del tedesco Ostermeier e della norvegese Arbo, a Londra, nei prossimi mesi, sono attesi il vincente sodalizio tra Staunton e Cooke, Manhunt di Robert Icke, i nuovi testi di McPherson, David Ireland e Adjmi, il ritorno di McGregor e di Goold.</p>
<p>di Monica Capuani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Novità in vista sulla scena viennese, tra riletture inedite e monologhi ricercati | pag. 10</h3>
<p>All’esordio come direttore artistico del Burgtheater, Stefan Bachmann apre la stagione con l’Amleto di Karin Henkel, moltiplicato per cinque, accanto al Manhattan Project di Massini. Al Volkstheater, intanto, Anna-Sophie Mahler rilegge un poco noto Tennessee Williams.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>ROMANIA<br />
Una vetrina nella creativa Cluj per indagare la solidarietà nelle comunità | pag. 11</h3>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Al Théâtre du Soleil vanno in scenai Draghi della nostra Storia | pag. 12</h3>
<p>Appena celebrati sessant’anni di attività, il teatro fondato da Ariane Mnouchkine torna a mettere in scena la Storia in un grande spettacolo popolare sui fatidici eventi che segnarono il 1917: la sanguinosa Prima guerra mondiale e la Rivoluzione russa.</p>
<p>di Laura Caretti</p>

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			<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cento anni di Romolo Valli: colto, sensibile ed eternamente giovane | pag. 13</h3>
<p>Attore e intellettuale raffinato, ha lasciato un’impronta profonda, dall’esperienza della Compagnia dei Giovani all’interesse per la nuova drammaturgia. A cento anni dalla nascita, Reggio Emilia – la sua città – lo omaggia nel teatro che oggi porta il suo nome.</p>
<p>di Pierfrancesco Giannangeli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Luca Ronconi dieci anni dopo, così lo ricordano le sue città e i suoi teatri | pag. 14</h3>
<p>Scomparso nel febbraio del 2015, è universalmente riconosciuto come un Maestro, nonostante lui stesso si fosse proposto di “non lasciare tracce”. Hanno, così, preso il via e si moltiplicheranno nel corso del 2025 le iniziative dedicate alla sua memoria.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Koreja, festeggiare quarant’anni di pratica in cerca di teoria | pag. 16</h3>
<p>La folgorazione nasce dall’incontro con l’Odin Teatret, che porta i fondatori alla ristrutturazione di un’ex fabbrica di mattoni, a Lecce, oggi area polifunzionale all’avanguardia di 3.000 mq. Il 23 e 24 maggio 40 ore di eventi per celebrare una lunga storia fatta d’incontri e di amici.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sulla percezione di spazio e tempo: la poetica coreografica di gruppo nanou | pag. 17</h3>
<p>Compiuti vent’anni, il collettivo ravennate fa un bilancio della propria ricerca coreografica: dallo sguardo cinematografico a quello coreutico, passando attraverso la potenza del corpo nella sua relazione con il cronotopo della scena contemporanea.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Riccardo Favaro, il tempio della scena e la scrittura come parola incarnata | pag. 18</h3>
<p>Classe 1994, il giovane autore trevigiano ha già all’attivo diverse messinscene dei suoi testi e riscritture. Tra gli altri, spicca il sodalizio con due registi appartenenti a due generazioni differenti: Carmelo Rifici e Giovanni Ortoleva.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Matteo Spiazzi: geografie dell’Est per il più espatriato tra i registi italiani | pag. 19</h3>
<p>Il regista e pedagogo veronese ha una relazione inscindibile con l’Europa Centrale e Orientale, dove ormai lavora da diversi anni. Un metodo, il suo, fortemente legato alla Commedia dell’Arte e a una rilettura in chiave contemporanea dell’utilizzo della maschera.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Financial Plays: ma quanto vale il teatro? | pag. 20</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e censura | pag. 21</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Milo Rau: l’arte come scandalo e rivolta contro la crisi dello Stato di diritto | pag. 22</h3>
<p>Regista e drammaturgo svizzero già direttore artistico di NTGent e oggi alla guida del Wiener Festwochen, Milo Rau, classe 1977, è l’esponente di punta di un teatro politicamente impegnato, come ha di recente dimostrato con il tour Resistance Now! contro gli estremismi emergenti in Europa.</p>
<p>di Milo Rau e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Veti, divieti, tagli e altre prescrizioni: dai Greci all’Ottocento, è la censura, bellezza! | pag. 24</h3>
<p>Ispirata di volta in volta da motivi religiosi o politici, per confermare lo status quo e impedire il dilagare del libero pensiero, la censura ha da sempre colpito la stesura dei copioni e la rappresentazione degli spettacoli, dall’antica Grecia fino all’epoca del dramma borghese, nell’Ottocento.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se la censura colpisce la voce e il corpo delle donne | pag. 25</h3>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Buon costume: l’arbitrarietà senza volto | pag. 26</h3>
<p>di Rita Di Leo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La critica teatrale e il rischio dell’autocensura | pag. 27</h3>
<p>di Giusi Zippo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fascismo e non solo: l’oltraggio al pudore nell’Italia repubblicana del Dopoguerra | pag. 28</h3>
<p>Screditata dallo scarso valore delle opere prese in esame durante il fascismo, la censura conosce un vero e proprio revival negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, con i casi de La governante, L’Arialda e Anima nera, nonostante le prese di posizione degli artisti e della critica.</p>
<p>di Andrea Bisicchia</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il Paese è piccolo e la gente mormora: viaggio nell’Italia delle censure preventive | pag. 30</h3>
<p>Benché vietata dalla Costituzione, la censura ha colpito a più riprese l’Italia, spesso sollecitata preventivamente da assessori zelanti, parrocchie e associazioni, oltre che dagli stessi programmatori. Col risultato di appiattire il teatro su un linguaggio di maniera, anestetizzato e nel fondo anacronistico.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dire e non dire: la censura come oggetto della rappresentazione teatrale | pag. 32</h3>
<p>Connessa all’atto stesso della scrittura, la censura è stata esplicitamente tematizzata in tutta una serie di spettacoli, sia come riferimento a una precisa politica governativa, sia come riferimento implicito, evocato attraverso il ricorso massivo al paradosso e alla satira.</p>
<p>di Federico Bellini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bielorussia, Ungheria, Polonia, Germania: reprimere il dissenso, con ogni mezzo | pag. 34</h3>
<p>Minacciati e oppressi dai governi dittatoriali della Bielorussia e della Russia, costretti a emigrare dall’Ungheria e all’autocensura in Polonia e Germania, gli artisti scontano oggi – secondo il direttore di Santarcangelo Tomasz Kireńczuk – una drammatica limitazione della libertà. In tutta Europa.</p>
<p>di Tomasz Kireńczuk e Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Belarus Free Theatre: arte e umanità per generare speranza | pag. 35</h3>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Philip Fisher: essere o non essere… scorretti? La cancel culture nel teatro inglese | pag. 36</h3>
<p>Critico teatrale per la British Theatre Guide, membro della Critics’ Circle Drama Section, collaboratore di TheatreVOICE e di diversi periodici specializzati, Philip Fisher è un osservatore attento del fenomeno della cancel culture nel teatro inglese.</p>
<p>di Philip Fisher e Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La propaganda: un’idra insidiosa contro i griot dell’Africa Occidentale | pag. 37</h3>
<p>Da sempre inserito nella vita sociale dei Paesi dell’Aes, il griot si trova oggi a fronteggiare un nuovo e più pervasivo ostacolo alla propria funzione e libertà di espressione: la propaganda nazionale e delle potenze coloniali. Col rischio di scadere nell’autocensura.</p>
<p>di Luca Fusi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ventidue ordinamenti per ventidue nazioni: i Paesi arabi fra tradizione e modernità | pag. 38</h3>
<p>Introdotta sul finire dell’Ottocento dalle potenze coloniali, la censura viene ancora applicata nella maggioranza dei Paesi arabofoni, dal Marocco alla Siria, specialmente per preservare la morale pubblica e il potere dei Governi autoritari, nonostante il quadro politico in rapida trasformazione.</p>
<p>di Monica Ruocco</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Turchia e Iran: sorvegliare e punire in nome dell’ideologia governativa | pag. 40</h3>
<p>Giustificata per ragioni di sicurezza o di ordine pubblico, e per preservare la morale corrente, arbitraria e imprevedibile, la censura è profondamente radicata in Iran e nella Turchia governata dall’Akp. Fino a diventare una fonte d’innovazione per il linguaggio teatrale.</p>
<p>di Zeynep Uğur e Yassaman Khajehi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Khatibi, la vita impossibile sotto il regime dei Mullah | pag. 41</h3>
<p>Era una celebrity, ma Ashkan Khatibi è stato preso di mira dal regime iraniano: torturato e minacciato, scappa in Turchia e riesce avventurosamente ad arrivare in Italia, dove il teatro, la scrittura e il cinema diventano mezzi per denunciare le violenze che non solo gli artisti subiscono nel suo Paese.</p>
<p>di Ashkan Khatibi e Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Voci dall’ombra: il teatro in Russia dopo il 2014, dalla libertà al ritorno del totalitarismo | pag. 42</h3>
<p>Ufficialmente vietata dalla Costituzione, la censura contribuisce oggi all’affermazione del totalitarismo in Russia, andando a colpire tutti quegli artisti che abbiano messo in scena opere considerate contrarie alla morale corrente, o che si siano opposte alla guerra in atto contro l’Ucraina.</p>
<p>di Alessandra Giuntini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Non svegliate il can che dorme: il teatro cinese tra burocrazia e (auto)censura preventiva | pag. 44</h3>
<p>Stritolati dalla concorrenza dei classici e delle importazioni straniere, condizionati dagli sponsor, dalla prudenza degli autori, dalla mancanza di rispetto per i testi e dalla censura istituzionale preventiva, i piccoli teatri cinesi rischiano di essere estromessi dal mercato. Con buona pace dei critici.</p>
<p>di Sergio Basso</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scotini e l’arte contemporanea: l’autocensura in vendita | pag. 45</h3>
<p>di Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un nuovo Medioevo culturale? Gli Usa dal Codice Hays al Trump-bis | pag. 46</h3>
<p>Difesa dal Primo Emendamento, la libertà di espressione è stata in realtà messa in discussione più volte negli Stati Uniti. Come dimostrano i casi del Codice Hays, nel secondo Dopoguerra, e le ingerenze dell’amministrazione Trump contro le istituzioni culturali e le politiche inclusive.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dalla dittatura al Governo Milei: la resilienza del teatro argentino | pag. 48</h3>
<p>Esploso con le contestazioni degli anni Settanta e poi tenuto sotto stretto controllo negli anni della dittatura, il teatro argentino continua a essere luogo di resistenza contro le ingerenze e le mistificazioni del potere, nonostante i tagli ai finanziamenti e le coercizioni burocratiche che provano a spegnerne la voce.</p>
<p>di Francesca Capelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Brie: l’arte nella tela del ragno, quando la democrazia perde una gamba | pag. 49</h3>
<p>Regista, attore, drammaturgo argentino, dai tempi della Comuna Baires, perseguitata dalla Tripla A peronista, fino alle minacce subite in Bolivia, che l’hanno costretto a lasciare il Teatro de los Andes, César Brie ha avuto più volte a che fare, nel corso della carriera, con la censura politica.</p>
<p>di César Brie e Renzo Francabandera</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Linguaggio, morte, malattia, sessualità: gli infiniti tabù del teatro ragazzi | pag. 50</h3>
<p>Preventivamente censurato da insegnanti e genitori, il teatro ragazzi per anni ha evitato di affrontare argomenti considerati tabù come la malattia, la sessualità e la morte, appiattendosi su un linguaggio di comodo, che si è rivelato incapace di comprendere i cambiamenti in atto nella società.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Danzare sì, ma non troppo: il potere contro l’arte del corpo in movimento | pag. 51</h3>
<p>Fin dalla nascita, tanto il balletto classico quanto la danza libera moderna sono stati codificati per compiacere il potere o messi sotto stretto controllo dalle autorità, dalle corti rinascimentali fino ai totalitarismi del Novecento e al regime iraniano degli ayatollah.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>«Gridando lealtà»: le libertà forzate nella storia del melodramma | pag. 52</h3>
<p>Da Mozart a Šostakovič, passando per l’Ottocento, secolo della creazione degli Stati nazionali, il melodramma è stato la vittima privilegiata di interventi censori che ne hanno modificato, depotenziato e travisato la drammaturgia.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro leggero: una repubblica anarchica contro preti, politici e la morale corrente | pag. 53</h3>
<p>Tenuto sotto controllo durante il fascismo per il messaggio politico di cui si faceva portavoce, il teatro di rivista viene generalmente accettato nel Dopoguerra, fatta eccezione per qualche sporadico<br />
episodio, giudicato oltraggioso verso il pubblico, la religione, o legato al gossip politico.</p>
<p>di Maurizio Porro</p>

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			<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Usine Baug, una “fabbrica matti” che attraversa la realtà con sguardo poetico | pag. 54</h3>
<p>Dal 2018 la giovane compagnia unisce sperimentazione e teatro engagé portando in scena storie che dialogano con il nostro tempo, storie di resistenza e identità, dalle migrazioni al G8 di Genova, dall’ex Ilva all’esplorazione di nuovi modi di esprimere l’esperienza interiore umana.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La traiettoria del successo, il talento in ascesa di Pietro Giannini | pag. 55</h3>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE</h2>
<p>Le recensioni della seconda parte della stagione teatrale | pag. 56</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VISTI IN ITALIA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Riflessioni identitarie e magico stupore al centro della scena internazionale | pag. 84</h3>
<p>Da Kornél Mundruczó a Baro d’evel, tra teatro d’attore e di parola e nouveau cirque, dalla Francia all’Ungheria e all’Iran, sulla scena italiana si apre un caleidoscopio di lingue e linguaggi, sapienze teatrali in cui guardarsi come in uno specchio, dove a riconoscersi è comunque l’essere umano.</p>
<p>di Ira Rubini, Nicola Arrigoni, Matteo Valentini, Alice Strazzi e Andrea Malosio</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Mito e destino, tra Bellini, Čajkovskij e Wagner: visioni contemporanee dell’opera | pag. 87</h3>
<p>Tre produzioni che interrogano il rapporto tra mito, classicismo e contemporaneità, attraverso letture visive potenti: dalla regia fiabesca di McVicar in Die Walküre, all’Onegin in chiave simbolica di Martone, fino alla Norma di De Rosa tra sacralità arcaica e attualità.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno e Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>DANZA</h2>
<h3></h3>
<h3>Danza e resistenza: il potere del corpo tra censura, identità e memoria | pag. 88</h3>
<p>Dall’Iran all’Europa, i corpi raccontano storie di lotta e trasformazione, esplorando il vuoto creato dalle incertezze della contemporaneità, tra bisogno di memoria e tensione verso il cambiamento. Un’indagine transculturale sul potere espressivo dell’arte contro ogni imposizione.</p>
<p>di Laura Bevione, Vincenzo Sardelli, Francesca Serrazanetti, Carmelo A. Zapparrata, Marco Menini, Carlo Lei</p>

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			<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<h3>Le novità dal mondo editoriale | pag. 92</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>NELL’OCCHIO DEL LABIRINTO<br />
Apologia di Enzo Tortora | pag. 96</h3>
<p>di Chicco Dossi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<h3>Le notizie dal mondo del teatro | pag. 112</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>

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		<title>Numero 4 di ottobre-dicembre 2024</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-4-di-ottobre-dicembre-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2024 09:37:08 +0000</pubDate>
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			<h2>SPECIALE HYSTRIO FESTIVAL</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hystrio Festival 3 col vento in poppa, una vetrina per il teatro under 35 | pag. 2</h3>
<p>Una intensa sei giorni, molto partecipata da pubblico e operatori, che ha visto sfilare sul palcoscenico del Teatro Elfo Puccini il meglio della giovane scena italiana tra spettacoli, letture, audizioni, un incontro, una mise en espace e la serata finale di consegna dei Premi Hystrio 2024.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’incredibile tesoro di Caggiano: una casa per il Living Theatre | pag. 12</h3>
<p>Un fondo archivistico per ripercorrere la vita artistica di Julian Beck e Judith Malina. Bozzetti, fondali, opere pittoriche, appunti di lavoro, fotografie e scenografie ospitate, grazie alla Fondazione Morra, in un antico palazzo in Campania.</p>
<p>di Giulio Baffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Riflettere sul limite ultimo, al Metastasio fra teatro e filosofia | pag 13</h3>
<p>Un progetto multidisciplinare che affronta uno dei grandi tabù dei nostri giorni attraverso la varietà dei linguaggi. Da vivi-Il miracolo della finitezza, a cura di Elisa Sirianni, si è articolato in conferenze, assemblee aperte, incontri online, interviste, spettacoli e laboratori teatrali.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Genialità cruciali e dimenticate: vite da librettisti all’ombra dei giganti | pag. 14</h3>
<p>Nel centenario della morte di Puccini, ricordiamo il suo contributo rivoluzionario, tale proprio grazie alla collaborazione di librettisti come Illica e Giacosa, artisti invisibili che pure, insieme a molti altri, hanno svolto un ruolo essenziale nel successo dell’opera lirica.</p>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il Premio Franco Enriquez a Hystrio, «farmaco salvavita» del teatro italiano | pag. 15</h3>
<p>Un riconoscimento alla rivista e alle sue molteplici attività, che valorizzano il teatro italiano, sostenendo la drammaturgia contemporanea e i giovani talenti. Un progetto che ha il suo punto di forza nel lavoro partecipato e condiviso di tutti i suoi componenti.</p>
<p>di Pierfrancesco Giannangeli</p>

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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Edimburgo: la città-festival sfida le avversitàinsegnando la resilienza artistica post-Brexit | pag. 18</h3>
<p>I due festival edimburghesi riflettono un contesto segnato da crisi economica e tensioni sociali. L’International pone l’accento sullo spirito di comunità, mentre il Fringe vede la stand-up comedy dominare la scena, offrendo un’esperienza variegata e politicamente consapevole.</p>
<p>di Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da Londra, l’ascesa di Robert Icke, anatomia di un regista-drammaturgo | pag. 20</h3>
<p>Tra riscritture radicali e adattamenti certosini, dal teatro di Islington al West End passando per l’Almeida fino al successo internazionale, Icke stravolge i canoni ancorandosi ai classici e alla loro reinvenzione come crudele specchio della contemporaneità.</p>
<p>di Monica Capuani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lugano Dance Project 2024 un progetto diffuso tra danza e architettura | pag. 22</h3>
<p>Natura, performance, spazio di riflessione: il festival biennale del Lac-Lugano Arte e Cultura si estende tra i luoghi del Canton Ticino indagando la relazione tra uomo e spazio urbano, progettualità architettonica e movimento non solo scenico.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A Salisburgo l’umanità è sotto i riflettori tra intelligenza artificiale e tragedia greca | pag. 24</h3>
<p>Il nuovo corso della celebre rassegna austriaca mette in evidenza temi tragici come la guerra, ma si concentra anche sull’analisi dei comportamenti reali e dei sogni che accomunano gli esseri umani. E non disdegna un invito a rafforzare la nostra empatia.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Grape al Festival di Atene ed Epidauro: un focus delle arti performative in Grecia | pag. 25</h3>
<p>Katerina Evangelatu detta la nuova strada dello storico festival greco, aprendo il programma ad artisti ellenici che hanno portato sulle scene la loro indagine sulla società tra satira politica e innovazione artistica, mostrando la possibilità di dialogo tra passato e futuro.</p>
<p>di Ariadne Mikou</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Toronto Fringe Festival, un melting pot dove risuonano le mille lingue del futuro | pag. 26</h3>
<p>Il celebre  format del Fringe dà luogo, nel contesto multiculturale di Toronto, a un’esperienza caleidoscopica, indagatrice di una cultura composita che non teme il confronto con le sfide poste dalla tecnologia, e soprattutto inclusiva e affordable.</p>
<p>di Marta Zannoner</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RITRATTI</h2>
<h3></h3>
<h3>Tra realtà, simulacro e sperimentazione: la proposta e(ste)tica di Lola Arias | pag. 28</h3>
<p>Drammaturga, ma anche musicista, scrittrice, regista, dalla sua Argentina tormentata porta in Europa un teatro-documento della realtà, unendo storia pubblica e vicenda personale, ed è il Vecchio Continente a premiarla con l’International Ibsen Award 2024.</p>
<p>di César Ernesto Arenas Ulloa</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Federico Bellini, scrivere non è politicamente corretto |pag. 30</h3>
<p>La scoperta quasi occasionale di una vocazione alla parola che unisce il lavoro di Bellini a quello di Antonio Latella certo, ma non solo, lasciando spazio all’esplorazione e alla condivisione in un  processo creativo che non scende a compromessi.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR) noir | pag. 32</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Manifestazioni e occupazioni PROPALcoscenico da una breve stand out comedy a un flash mob</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
	</div>
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			<h2><strong>DOSSIER</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e lavoro | pag. 33</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>a cura di Roberto Rizzente e Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Coin: non vivere invano e non morire soli, teatro e arte nell’era del postfordismo | pag. 34</h3>
<p>Nonostante le urgenze dettate dalla cronaca e la maturazione di un pensiero politico, anche a causa della complessità del problema e della crisi del teatro civile, il tema del lavoro stenta, secondo la sociologa Francesca Coin, a trovare un adeguato spazio di rappresentazione sulla scena italiana.</p>
<p>di Francesca Coin e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Plauto, Piscator e gli altri: il teatro come lavoro e rappresentazione | pag. 36</h3>
<p>Elemento imprescindibile per definire l’identità dei personaggi di una pièce e veicolarne l’azione, il tema del lavoro trova nel Novecento nuovi e imprevisti sviluppi, che finiscono con lo sconfinare nella vita di tutti i giorni, condizionando la professionalità stessa degli attori.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ritratto di una Nazione-L’Italia al lavoro: un bilancio con Antonio Calbi, sette anni dopo | pag. 37</h3>
<p>di Antonio Calbi e Renzo Francabandera</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sfruttamento e ingiustizia secondo Fo e Rame | pag. 38</h3>
<p>di Simone Soriani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Produci, consuma, crepa: la militanza da Delbono alla Generazione X | pag. 39</h3>
<p>Dialogo complesso quello fra teatro e lavoro. Come se il tema non avesse mai davvero interessato la scena, se non in forma di denuncia. Da qualche stagione, però, una serie di progetti ha cercato di affrontarlo con freschezza inedita, fra derive individualiste e sensibilità militanti. Che molto guardano alle scienze sociali.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Immaginari possibili: il lavoro nel teatro ragazzi | pag. 41</h3>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Operai, braccianti e imprenditori: le mille voci del teatro di narrazione | pag. 42</h3>
<p>Fin dalle sue origini, il teatro di narrazione si è interrogato sui benefici e i problemi che il sistema industriale ha portato all’Italia, alterando l’equilibrio ambientale ma anche mobilitando nuove identità sociali, che la recente trasformazione del modello produttivo ha messo in discussione.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Curino, ieri, oggi e domani: «Il mio lavoro è raccontare storie» | pag. 44</h3>
<p>Protagonista del teatro di narrazione, Laura Curino ha dedicato al tema del lavoro un’ampia  produzione, spaziando dalla saga degli Olivetti alla tragedia delle morti bianche nelle fabbriche. Con un’attenzione particolare alle donne, ideatrici di nuovi e più creativi modelli produttivi.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Professionisti sull’orlo del licenziamento: il teatro reale e partecipato dei Rimini Protokoll | pag. 45</h3>
<p>Da oltre vent’anni, con i loro progetti partecipati e il sostegno dei cosiddetti “esperti”, gli svizzero-tedeschi Rimini Protokoll scandagliano la realtà. E il lavoro, dai call-center internazionali all’industria delle armi, dall’e-commerce alla diffusione della robotica, ne è uno dei temi primari.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nuova drammaturgia e lavoro: una rinascita o una riscoperta? | pag. 46</h3>
<p>Ispirata, di volta in volta, a fatti di cronaca o a esperienze autobiografiche, la nuova drammaturgia è attenta a un tema universale che fagocita le vite, sdogana i problemi relazionali di sempre e segna le nuove generazioni, nonostante le censure ideologiche che ancora persistono.</p>
<p>di Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>In principio era la fabbrica: la nuova vita delle aree industriali dismesse | pag. 48</h3>
<p>Politiche di sostenibilità, flessibilità degli spazi industriali e volontà di preservarne il valore storico: la riqualificazione delle fabbriche e dei luoghi della produzione ha conosciuto in Europa un vero e proprio boom, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso.</p>
<p>di Francesca Serrazanetti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le nuove schiavitù: lo sfruttamento globale e capitalista secondo Santiago Serra | pag. 60</h3>
<p>Gli spettatori e gli attori-lavoratori, simbolica dicotomia tra oppressore e oppresso, sono, dalla fine degli anni Novanta, i protagonisti delle performance dell’artista spagnolo, tese a denunciare la violenza e l’odio di classe insite nelle moderne politiche neoliberiste.</p>
<p>di Marco Scotini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Metropolis, Mary Poppins e non solo: il binomio indissolubile tra musical e lavoro | pag. 52</h3>
<p>Lo sfruttamento degli operai, le professioni che prosperano all’ombra della metropoli, gli scioperi, la vita d’ufficio: tanti sono i temi legati al lavoro di cui si è occupato il musical, in forme di volta in volta drammatiche, romantiche, fantastiche o semplicemente parodistiche.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>«Notte e giorno faticar»: servi e proletari nel melodramma tra Seicento e Novecento | pag. 53</h3>
<p>Sin dai suoi albori il melodramma, seppur in chiave comica, ha portato sulle scene le condizioni di lavoro degli ultimi, come le denunce di fine Ottocento, grazie all’avvento del Verismo, e del Novecento, sensibile alla condizione delle donne e dei minori che aspirano alla libertà.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Chi lavora è un raffinato suicida: onori e clamori nel Regno Unito, in Francia, Germania e Usa | pag 54</h3>
<p>Affrontato da sempre dal teatro occidentale, il tema del lavoro apre, in Europa e Stati Uniti, nuove e promettenti prospettive che hanno a che fare con la decostruzione delle mitologie, la denuncia delle disparità sociali e la critica alle dinamiche imperanti nelle fabbriche e nelle aziende.</p>
<p>di Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I balletti “d’acciaio” tra Europa, Russia e Asia | pag. 57</h3>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>

		</div>
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			<h2>NATI IERI</h2>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Forever Young illumina Rubiera con storie di oggi e di domani | pag. 60</h3>
<p>I cinque finalisti esplorano i temi propri della contemporaneità, tra esistenzialismo e verità storica, politica e narrazione poetica, denuncia e speranza per il futuro. Vince il multidisciplinare Anse di Mezzopalco/Usine Baug per la sua innovativa combinazione di narrazione e musica.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TEATRO RAGAZZI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3></h3>
<h3>Tra fantasia e realtà: i vincitori di Scenario Infanzia | pag. 61</h3>
<p>10 finalisti per i 10 anni del prestigioso premio dedicato al teatro ragazzi. Nuova la sezione Adolescenza, per marcare l’attenzione al teatro tutte le età. Danza, teatro e storie autobiografiche al centro delle esplorazioni dei giovani artisti in concorso.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>

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			<h2>CRITICHE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le molteplici narrazioni dell’umano, nuove visioni del dramma a Venezia | pag. 62</h3>
<h3>Verona, Skakespeare plurale, tra riscritture classiche e attuali | pag. 64</h3>
<h3>Bassano, crocevia di sperimentazioni, tradizioni popolari e riti collettivi | pag. 66</h3>
<h3>I percorsi scenici di Opera Prima, tra mito, ribellione e trasfigurazioni | pag. 67</h3>
<h3>Drammaturgie sul confine del caos, a Mittelfest si cerca un equilibrio | pag. 69</h3>
<h3>Una nuova edizione di Terreni Creativi fiorisce ancora tra le serre di Albenga | pag. 71</h3>
<h3>Percorsi del corpo scenico e nuove traiettorie: Santarcangelo Festival contemporaneo | pag. 74</h3>
<h3>Inequilibrio, storie, volti, nature e memorie per emanciparsi dalla disumanità del presente | pag. 77</h3>
<h3>Kilowatt Festival: danza, teatro e musica oltre i confini dell’immaginazione | pag. 80</h3>
<h3>Tre assoli intimi a OrizzontiFestival | pag. 83</h3>
<h3>Sguardi plurali sul contemporaneo al Festival dei Due Mondi di Spoleto | pag. 85</h3>
<h3>Le antiche tragedie a Segesta illuminano le inquietudini del presente | pag. 89</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE DANZA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Palcoscenici della danza contemporanea: tra innovazione coreografica e riflessi postmoderni | pag. 90</h3>
<p>I festival italiani della danza mostrano un panorama complesso e variegato, da Harrell a Tsung-lung, da Dianor a Zulberti fino a Caprioli: ibridazione tra reale e virtuale, spazio e memoria, poetica di resilienza, arte e trasformazione, e il rapporto complesso tra cultura e natura, fra i temi attraversati</p>
<p>di Carmelo A.Zapparrata, Laura Bevione, Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Monteverdi, Puccini e Rossini tra nuove visioni e solide consuetudini | pag. 94</h3>
<p>I più importanti festival d’opera italiani celebrano regie che uniscono innovazione e tradizione: dai Madrigali del Monteverdi Festival, alle scelte inconsuete del Festival Puccini, al Rossini d’avanguardia del Rof, la lirica risplende in nuove e suggestive produzioni.</p>
<p>di Nicola Arrigoni, Francesco Tei, Giuseppe Montemagno</p>

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			<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Mattatori, divine, registi e studiosi, polvere di stelle sull’autunno del teatro | pag. 96</h3>
<p>di Matteo Brighenti, Roberto Canziani, Stefania Maraucci, Fabrizio Sebastian Caleffi, Nicola Arrigoni e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le novità dal mondo editoriale | pag. 98</p>
<p>A cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Testi</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>Tragédie Coréenne ovvero L’amour à la française </em>| pag. 109<em><br />
</em></h3>
<p>Testo vincitore del Premio Hystrio Scritture di Scena 2024</p>
<p>di Matthieu Pastore</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Società teatrale</h2>
<p>Le notizie dal mondo teatrale a cura di Roberto Rizzente | pag. 116</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Codice dello Spettacolo e Decreto 2025-27 la lunga attesa dei tempi della politica | pag. 116</h3>

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		<title>Numero 3 di luglio-settembre 2024</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-3-di-luglio-settembre-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 16:30:59 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hystrio Festival 2024 &#8211; Il programma della terza edizione</h3>
<p>Milano, Teatro Elfo Puccini, 17-22 settembre 2024<br />
di Ilaria Angelone e Claudia Cannella | pag. 2</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>In Scena! Italian Theater Festival NY aperto il bando per l’edizione 2025</h3>
<p>di Laura Caparrotti | pag. 3</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>En attendant il Codice dello spettacolo, il teatro italiano s’interroga sul suo futuro</h3>
<p>La bozza del testo era attesa ai primi di maggio perché la sua approvazione arrivasse prima della pausa estiva e i decreti in autunno, in tempo utile per far partire il nuovo triennio Fus (ora Fnsv). Emergono frammenti di proposte e intenzioni, ma ancora manca un documento su cui ragionare.</p>
<p>di Alessandro Toppi | pag. 4</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Addio a Nicola Savarese, studioso e maestro di viaggi avventurosi nel mondo del teatro</h3>
<p>di Giuseppe Liotta | pag. 5</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro Nucleo: da cinquant’anni per le strade del mondo</h3>
<p>Il gruppo, fondato in Argentina, arrivò a Ferrara nel 1978, in esilio a causa della dittatura militare. Dai primi passi all’Ospedale Psichiatrico, l’attività non ha mai perso le profonde radici politiche e sociali, che un nuovo Festival internazionale ha appena rilanciato.</p>
<p>di Michele Pascarella | pag. 6</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fabrizio Sinisi, la forza del linguaggio: la scrittura come atto politico</h3>
<p>Autore a 360 gradi, Sinisi ci racconta della sua vicinanza a un’idea di scrittura, e di teatro, quasi brechtiana. Dalla folgorazione iniziale, grazie alla Compagnia Lombardi-Tiezzi, fino alle riflessioni politiche enucleate negli ultimi lavori.</p>
<p>di Matteo Brighenti | pag. 7</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Glauco Mauri, il teatro per la vita: l’indistinguibile confine tra scena e realtà</h3>
<p>Un vero e proprio innamoramento, quello dell’attore pesarese per il teatro e per la sua capacità di instaurare un dialogo vivo con lo spettatore. Un percorso lungo e multiforme, gli incontri con i registi più importanti del Novecento italiano e il sodalizio con Sturno.</p>
<p>di Matteo Brighenti | pag. 8</p>

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			<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’opera di Papaioannou nell’epoca della sua riproducibilità tecnica</h3>
<p>Sosteneva Walter Benjamin, cento anni fa, che le innovazioni tecnologiche influenzano drasticamente la produzione e la fruizione delle opere d’arte. Il caso dell’artista greco, tra applicazioni della transmedialità e attaccamento all’archetipo della statuaria classica.</p>
<p>di Dimitris Papaioannou e Roberto Canziani | pag. 10</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quando uomini e donne, alla sera, si liberano finalmente dell’armatura</h3>
<p>Una recensione dello spettacolo <em>Inside</em> di Dimitris Papaioannou</p>
<p>di Roberto Canziani | pag. 11</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Oltre i confini, nella terra dei Naga dove non esiste il teatro</h3>
<p>Situato al confine nord-est indiano, il Nagaland è un territorio impervio, ricco di tradizioni culturali millenarie. Qui Instabili Vaganti ha portato il progetto Beyond Borders, alla ricerca di una contaminazione tra le danze e i canti locali e le forme performative occidentali.</p>
<p>di Nicola Pianzola | pag. 12</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bratislava Nova Drama Festival, da vent’anni è sempre “nuovo“</h3>
<p>Istituito due decenni fa, il Festival slovacco ha scandito le tappe del cambiamento artistico e politico del Paese, rivelandosi sempre più stimolante, grazie alla varietà del programma e al prestigio degli ospiti, con spettacoli, simposi e focus internazionali.</p>
<p>di Pino Tierno | pag. 15</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Wiener Festwochen: liberare Vienna con un’arte politica all’insegna della resistenza</h3>
<p>La prima edizione diretta da Milo Rau si è concentrata su progetti partecipativi in difesa della democrazia. Accanto a questi, le prime mondiali degli spettacoli dello stesso direttore, di Florentina Holzinger, Kirill Serebrennikov, Caroline Guiela Nguyen e Kornél Mundruczó.</p>
<p>di Irina Wolf | pag. 16</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A zig-zag attraverso la Romania, lo sguardo plurale del teatro</h3>
<p>Tra la capitale Bucarest, Sfântu Gheorghe e Suceava, le stagioni restituiscono il respiro del Paese, che si interroga sul presente, fa satira sul passato comunista, guarda alle fragilità generazionali alla luce dell’instabilità internazionale.</p>
<p>di Irina Wolf | pag. 18</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Belgrade Dance Festival: un hub internazionale nel centro dei Balcani</h3>
<p>Il Festival, nato per colmare il vuoto della presenza della danza contemporanea sulla scena serba, è giunto alla sua 21a edizione, intitolata “Impeccable Differences“. Una presenza che racconta la molteplicità dei linguaggi transnazionali.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata | pag. 20</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Programme Commun: la scena elvetica in vetrina a Losanna</h3>
<p>La settima edizione del Festival ha offerto un ampio sguardo sul teatro in Svizzera, Paese che, in virtù della predisposizione a investire sulla cultura, è diventato casa di artisti internazionali, come il Leone d’argento della Biennale Danza 2024, Trajal Harrell</p>
<p>di Laura Bevione | pag. 22</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Memorabili, gli hit imperdibili della stagione londinese</h3>
<p>Dall’Almeida al National Theatre, gli spettacoli che hanno lasciato il segno nella stagione appena trascorsa sono molti. Da Shakespeare ai contemporanei, tra riscritture e allestimenti mozzafiato, quello che ha da dirci la scena della capitale d’Oltremanica.</p>
<p>di Monica Capuani | pag. 24</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Recitare stanca, ma il teatro se non lo fai ti manca</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi | pag. 26</p>

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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e romanzo</h3>
<p>a cura di Marco Menini, Roberto Rizzente e Francesco Tei | pag. 27</p>

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			<h3>Nicola Lagioia: il romanzo? Un canovaccio per l’ispirazione teatrale</h3>
<p>Costitutivamente diverso dal romanzo, nonostante la comune radice che affonda nell’oralità, il teatro deve, nell’adattamento per la scena, poterne tradire gli assunti, in nome di una ridefinizione libera che ne illumini il senso e che tenga conto, oltre che della parola, degli attori e soprattutto del pubblico.</p>
<p>di Nicola Lagioia e Roberto Rizzente | pag. 28</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Alla ricerca della teatralità nascosta: la lunga avventura delle riduzioni per la scena</h3>
<p>Tante sono le esperienze, spesso di successo, di adattamento e di riscrittura dei classici della letteratura italiana, dall’Ottocento al Secondo Dopoguerra. Da Manzoni a Svevo, da Pirandello agli autori della Resistenza, fino a Moravia, non sono pochi gli esempi in cui le ragioni della scena hanno saputo sopravanzare quelle letterarie. Anche a costo del tradimento.</p>
<p>di Giuseppe Liotta | pag. 30</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le delusioni perdute dei romanzieri a teatro</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi | pag. 31</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un brutto romanzo può fare del buon teatro?</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi | pag. 32</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Mezzo secolo di parole sui libri e sui corpi degli attori</h3>
<p>Un viaggio negli adattamenti per la scena della letteratura italiana contemporanea, opera di drammaturghi ma anche di scrittori. Dalle tracce dell’eredità ronconiana alle versioni mainstream dei bestseller, fino agli omaggi e alle monografie degli autori.</p>
<p>di Diego Vincenti | pag. 34</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Storico, romantico, sociale, avventuroso: l’Ottocento letterario in scena fa ancora gola</h3>
<p>I grandi classici, da Melville ad Austen, passando per i grandi francesi, senza dimenticare Goethe e il nostro Verga, hanno supplito a una mancanza di trame e intrecci che tanto piacciono allo spettatore, fornendo spesso materiali, spunti e idee per nuove messinscene.</p>
<p>di Andrea Bisicchia | pag. 36</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Niente sangue, please: a teatro va di moda il perturbante</h3>
<p>di Laura Bevione | pag. 37</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Proust, Woolf, Céline, Joyce: portare in teatro la crisi del romanzo</h3>
<p>Dallo storico spettacolo di Vasilicò a quello di Lombardi-Tiezzi sulla Recherche proustiana, dal “derby” (a ventidue anni di distanza) tra Castellucci e Germano su Viaggio al termine della notte, dai molti Orlando alle Molly Bloom, il teatro non ha smesso di interrogare la letteratura a cavallo tra Otto e Novecento.</p>
<p>di Francesco Tei | pag. 38</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Italia-Russia, andata e ritorno: due secoli di omaggi e di passioni ininterrotte</h3>
<p>Una storia che dura da sempre: numerosissimi sono, in Italia, gli adattamenti e le riscritture dei classici russi, soprattutto dei capolavori di Dostoevskij. Senza trascurare il Novecento, Bulgakov e Nabokov in particolare, ispiratori di spettacoli originali e potentemente innovativi.</p>
<p>di Fausto Malcovati | pag. 40</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nel teatro della “drammaturgia nascosta“: Kafka sulla scena italiana</h3>
<p>L’interesse per l’autore boemo in Italia si è acceso sul finire del secolo scorso, producendo spettacoli innovativi e originali, da Il castello di Corsetti ad Amerika di Scaparro, spesso lontani dal mondo multiforme e inafferrabile offerto dai racconti e dai romanzi postumi più celebri.</p>
<p>di Giuseppe Liotta | pag. 42</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Napoli: il fondo nero di una città che s’illude e s’imbroglia</h3>
<p>Attraverso pagine in cui dominanti sono le tonalità scure, letteratura e teatro contraddicono la retorica di un’amministrazione che, della città partenopea, continua a offrire un’immagine edulcorata e stereotipata a uso e consumo dei turisti.</p>
<p>di Alessandro Toppi | pag. 43</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il monologo, nuova frontiera nella “teatralizzazione” della narrativa</h3>
<p>Un itinerario dalle ricerche degli studiosi di fine secolo alla stagione degli innumerevoli spettacoli-performance per attore solista: dall’affabulazione al racconto, al “concerto” per voci e musiche. Per esplorare una drammaturgia che mette in scena anche l’autore letterario e il suo lavoro.</p>
<p>di Gerardo Guccini | pag. 44</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bradbury, Orwell, Atwood e Burgess, strade possibili per la distopia in scena</h3>
<p>di Alice Strazzi | pag. 45</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I romanzi stranieri contemporanei: belli, famosi e possibilmente cool</h3>
<p>Meno diffusi sulle nostre scene di quanto si pensi, gli spettacoli ispirati alla letteratura contemporanea premiano, soprattutto, i best-seller riconosciuti e gli autori più affermati, da Nothomb a Saramago, da Carrère agli israeliani Yehoshua e Grossman. Con qualche eccezione.</p>
<p>di Laura Bevione | pag. 46</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il giallo e il teatro: tra i soliti noti la spunta Agatha Christie</h3>
<p>di Andrea Borini | pag. 47</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ronconi e lo spettacolo infinito: un’altra grande rivoluzione del Maestro</h3>
<p>Dal Pasticciaccio a Pornografia, Ronconi rinuncia alla convenzione più che consolidata dell’adattamento per restituire la ricchezza polifonica delle opere originarie. Fino ad approdare a una nuova grammatica della rappresentazione che scardina la tradizionale sintassi dialogica e la definizione stessa del personaggio.</p>
<p>di Claudio Longhi | pag. 48</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lagani: fare i conti con noi stessi ritrovando il bandolo perduto della matassa</h3>
<p>Per la compagnia Fanny &amp; Alexander la narrativa ha sempre occupato un posto di eccezione. Chiara Lagani riflette sulle sfide dell’adattamento: mantenere intatta la natura enigmatica e misteriosa dei testi. E rendere lo spettacolo una festa collettiva per gli innamorati della letteratura.</p>
<p>di Chiara Lagani e Maddalena Giovannelli | pag. 50</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tiezzi: lavorare sulla narrativa per capire davvero cos’è il teatro</h3>
<p>Serbatoio di temi e modi, ma soprattutto di linguaggi, la letteratura alimenta, sin dai tempi del Carrozzone, l’ispirazione di Federico Tiezzi, generando innesti che scardinano le strutture dialogiche ormai consolidate e gettano nuova luce sul mestiere stesso dell’attore.</p>
<p>di Federico Tiezzi e Marco Menini | pag. 51</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Indossare i panni del minatore: lo scavo e la rinuncia come atto creativo</h3>
<p>Costretto, suo malgrado, a operare delle scelte, il drammaturgo deve, nello sforzo di sintesi e di restituzione per la scena di un romanzo, poter contare sulla profonda conoscenza di un autore e di tutta la sua opera. Come i lavori realizzati da Federico Bellini e Linda Dalisi per Antonio Latella dimostrano.</p>
<p>di Federico Bellini e Linda Dalisi | pag. 52</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gallione: sono un feroce lettore alla ricerca di teatro</h3>
<p>Tagliare e cucire prosa per fare teatro: quella di Giorgio Gallione, regista e drammaturgo, è stata una scelta precoce perseguita per oltre trent’anni, collaborando con scrittori affermati e attingendo dalla letteratura contemporanea.</p>
<p>di Giorgio Gallione e Laura Santini | pag. 53</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tra l’interpretare e l’essere: gli attori e l’identità dei grandi personaggi letterari</h3>
<p>Banco di prova per mattatori, le figure del Santo bevitore di Roth, Ivan Karamazov, il capitano Achab e Jean Valjean sono state portate in scena da quattro mostri sacri del teatro italiano: Carlo Cecchi, Umberto Orsini, Elio De Capitani e Franco Branciaroli.</p>
<p>di Elena Scolari | pag. 54</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Don Chisciotte, un eroe visionario per tutte le stagioni</h3>
<p>di Stefania Di Carlo| pag. 55</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Emma, Anna, Molly: metamorfosi dalla narrativa alla scena</h3>
<p>Quattro indimenticabili prove d’attrice in spettacoli che hanno reinventato con grande autonomia espressiva i capolavori di Flaubert, Tolstoj e Joyce e le loro protagoniste: da Monica Guerritore a Mascia Musy, da Sonia Bergamasco a Piera Degli Esposti.</p>
<p>di Laura Caretti | pag. 56</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’eros senza didascalie e morbosità voyeuristiche</h3>
<p>di Renzo Francabandera | pag. 57</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se il teatro ragazzi reinventa la letteratura per l’infanzia (e non solo)</h3>
<p>I classicissimi dell’Ottocento e Novecento – italiani e stranieri, per grandi e piccini – trovano nuova vita sul palco. Ma non manca l’attenzione per i romanzi di oggi, e c’è chi porta in scena Sherlock Holmes, Jekyll e Hyde o i capolavori di Rabelais.</p>
<p>di Mario Bianchi | pag. 58</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un dialogo libero, che procede per risonanze: il romanzo come ispirazione per la danza</h3>
<p>Dalla svolta narrativa, a metà del Settecento, la danza ha sempre trovato nella letteratura la fonte d’ispirazione per una creazione autonoma e originale che rifugge la semplice trasposizione scenica dell’argomento per radicarsi nella poetica e nella sensibilità del coreografo.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata | pag. 59</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il musical made in Italy, un caleidoscopio di suoni e colori da tutto il mondo</h3>
<p>Erede della tradizione anglosassone, il musical italiano ha adottato, negli anni, una gran quantità di caposaldi della letteratura occidentale, dalla Bibbia a I promessi sposi, da I miserabili a Il Conte di Montecristo. Con risultati non sempre sensazionali.</p>
<p>di Sandro Avanzo | pag. 60</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dalla pagina alla scena lirica il romanzo che (in)canta</h3>
<p>Il romanzo approda sulle scene liriche nel primo Ottocento grazie alla smodata passione per Walter Scott. Nel tempo, mutano i fenomeni di mediazione per adattare il fervore del racconto alla concisione del tempo in musica: da Rossii a Tutino, attraverso i grandi protagonisti del Novecento.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno | pag. 61</p>

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			<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Festival, rassegne e concorsi, luci e ombre della scena emergente</h3>
<p>Fioriscono per giovani artisti e compagnie occasioni di visibilità, e in alcuni casi anche di sostegno economico-distributivo. Tanto entusiasmo e meritorio lavoro collettivo, che spesso si scontra con le logiche del mercato e la disattenzione del sistema teatrale. Eccone un assaggio primaverile.</p>
<p>di Giulio Baffi, Alice Strazzi, Anna Crichiutti e Claudia Cannella | pag. 62</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le recensioni dell’ultima parte della stagione teatrale | pag. 64</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Milano capitale d’Europa sulla scena multilingue del Piccolo</h3>
<p>Il tempo della realtà e della certezza, ora: il Festival Presente Indicativo | Milano Porta Europa del Piccolo Teatro è un affresco potente e multiforme della scena contemporanea del continente, cuore pulsante di un’azione collettiva, politica e culturale.</p>
<p>di Alice Strazzi, Diego Vincenti, Elena Scolari, Roberto Rizzente, Matteo Valentini, Sandro Avanzo e Sara Chiappori | pag. 64</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Primavera dei Teatri: sinergia tra territorio e comunità attraverso il linguaggio teatrale</h3>
<p>L’attenzione alla drammaturgia contemporanea è di casa al Festival di Castrovillari, giunto alla 24a edizione: da Dino Lopardo, Caroline Baglioni e Fabio Pisano a Dario De Luca, Mariano Dammacco, Pier Lorenzo Pisano, Marco Sgrosso e Tindaro Granata.</p>
<p>di Giulio Baffi, Carlo Lei, Enrico Marcotti, Mario Bianchi e Ira Rubini | pag. 83</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dismisura, gioco e parola poetica: a Siracusa si celebra il rito eterno</h3>
<p>di Giuseppe Montemagno | pag. 86</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/VISTI IN ITALIA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Palcoscenici globali e sguardi oltre confine, il mosaico della scena internazionale</h3>
<p>di Diego Vincenti, Alice Strazzi, Laura Bevione e Francesco Tei | pag. 88</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/DANZA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il linguaggio dei corpi tra atto politico e oblio</h3>
<p>La primavera della danza sulle note di Gershwin e del Vivaldi di Calixto, dall’omaggio a Jérôme Bel di D’Agostin alla danza a due di Teshigawara e Sato, dall’assolo di Bertozzi alle coreografie di Zappalà, Marilungo, Tansini.</p>
<p>di Mario Bianchi, Laura Bevione, Carmelo A. Zapparrata, Michele Pascarella e Matteo Brighenti | pag. 90</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Riletture originali della tradizione, la regia lirica lascia la sua impronta</h3>
<p>Dal surrealismo allucinato di Bieito al verismo di Martone, dal post-femminismo di Irina Brook al simbolismo di Chiara Muti e ai burattini onirici di Menghini, dalla Tosca fascista di Popolizio al site-specific di Le Lab, come evolve l’immaginario operistico.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno e Roberto Rizzente | pag. 93</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Che fretta c’era, maledetta primavera&#8230; stagione di piogge e di dolorosi addii</h3>
<p>Fin de partie per tre grandi interpreti – Franca Nuti, Paola Gassmann, Rosalina Neri – ma anche per chi ha dedicato la vita al teatro ricoprendo altri ruoli, come Armando Pugliese, Giovanna Marini, Alessandra Belledi e Roberto Toni.</p>
<p>di Sara Chiappori, Albarosa Camaldo, Giuseppe Liotta, Francesco Tei e Mario Bianchi | pag. 96</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità editoriali</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo | pag. 98</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il tempo attorno</h3>
<p>di Giuliano Scarpinato | pag. 102</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità dal mondo del teatro</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente | pag. 116</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Milano, «la città è malata»: il taglio ai finanziamenti delle Scuole Civiche</h3>
<p>di Diego Vincenti | pag. 116</p>

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		<title>Numero 3 di luglio-settembre 2023</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-3-di-luglio-settembre-2023/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 28 Sep 2023 13:57:52 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hystrio Festival – il programma 2023 | pag. 2</h3>
<p>Ci siamo. O quasi. Hystrio Festival 2023 è pronto e cominciamo a raccontarvelo. Poi vi aspettiamo, per viverlo insieme, al Teatro Elfo Puccini di Milano dal 13 al 18 settembre!</p>
<p>di Claudia Cannella e Ilaria Angelone</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da Levante a Ponente, nasce il sistema di residenze liguri | pag. 4</h3>
<p>La Liguria entra finalmente nell’accordo di programma Stato-Regioni e lancia il primo bando triennale 2022-24 per le residenze artistiche: a vincerlo Gli Scarti (La Spezia), Sarabanda (Genova) e Akropolis (Sestri Ponente) che qui ci racconta il suo lavoro.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La Bottega dello Sguardo, tra memoria e osservazione del presente | pag. 5</h3>
<p>Nel cuore della Romagna, la biblioteca e l’archivio teatrale nati intorno al patrimonio di documenti raccolti da Renata Molinari sono centro propulsore di laboratori, convegni, interventi performativi. Un libro appena uscito fa il bilancio dei primi sette anni d’attività.</p>
<p>di Renato Gabrielli</p>

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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<h3>Vienna, su e giù tra stagione e Festwochen, leggere il presente con sguardo critico | pag. 6</h3>
<p>A Vienna festival e stagioni incrociano i loro programmi. Maestri internazionali e talenti di lingua tedesca parlano dell’oggi, senza ritrarsi di fronte alle grandi domande storiche e sociali, quali diritti umani, distorsioni nazionaliste, questione femminile e ambiente.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Prove di pace teatrali nei festival di primavera rumeni | pag. 9</h3>
<p>A Satu Mare, al confine con l’Ungheria, e a Suceava, vicino a Moldavia e Ucraina, due rassegne che tentano di far dialogare culture e lingue diverse, riflettendo sulla contemporaneità e sui suoi tanti problemi.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bratislava: uno sguardo dal fronte per raccontare la guerra in Europa | pag. 10</h3>
<p>Dopo alcune edizioni annullate o ridotte a causa della pandemia, il festival slovacco Nova Drama ha proposto quest’anno una conferenza internazionale sul teatro in esilio, offrendo spazio a diversi spettacoli dedicati all’attuale conflitto in Ucraina, senza dimenticare quelli passati.</p>
<p>di Pino Tierno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il diavolo al Bol’šoj viaggio al centro della notte | pag. 11</h3>
<p>Mosca, 2023. Tempi bui. La nostra cronaca dalla capitale russa ci accompagna in alcune sale dove, spenta qualsiasi voce “contro” il governo, il teatro che resiste si rifugia nei grandi classici, incontestabili e sempre verdi.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A <em>glorious springtime</em>, a Londra il teatro illumina la primavera | pag. 12</h3>
<p>Tra riscritture di tragedie greche, classici e trasposizioni di romanzi blockbuster, la scena della capitale inglese si rivela luogo di ispirazione, con le sorprendenti regie di Dominic Cooke e Simon Stone, Rebecca Frecknall, Sam Mendes e Ivo van Hove.</p>
<p>di Monica Capuani</p>

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			<h2>RITRATTI</h2>
<h3>Se lʼartista ha diritto alla perversione, Angélica Liddell e la fede senza chiesa | pag. 16</h3>
<p>Si dichiara scrittrice, e non attrice. Al teatro preferisce il cinema. Alla cultura contemporanea dedica parole implacabili. Ma il pubblico, al contrario di quel che sembra, lo considera sacro e a lui chiede solo amore. Autoritratto di una leonessa del pensiero.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dal Vangelo a Pasolini e Nitsch, una riflessione enciclopedica sulla carità | pag. 17</h3>
<p>di Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bruno Leone, trova casa a Napoli la voce antica di Pulcinella | pag. 18</h3>
<p>Erede di un’arte popolare, l’artista-artigiano ha inaugurato il 28 aprile 2019, a settant’anni di età e dopo oltre quaranta di attività, il primo teatro “stabile” dedicato alle guarattelle, i burattini napoletani protagonisti degli spettacoli di strada.</p>
<p>di Emilio Nigro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Attraverso la sliding door, Francesco Pennacchia e il tarlo del teatro | pag. 19</h3>
<p>Incontriamo l’attore e regista in una pausa delle prove del suo nuovo lavoro tratto da Jack London. Ci parla del suo approdo al teatro, dagli inizi con il collettivo laLut agli incontri con Morganti e Santagata, Serra, Civica e Latini, Fabio Condemi e i Menoventi.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Michele Santeramo: «Non scrivo quello che so, scrivo quello che voglio conoscere» | pag. 20</h3>
<p>Un’operazione di approssimazione costante della parola ai personaggi e ai loro stati emotivi: questa è la scrittura per l’autore pugliese che ha da poco ultimato il progetto Fantasmi, un’indagine drammaturgica su alcuni protagonisti della letteratura.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Filippo Luna, il lavoro dellʼattore con la materia delle emozioni | pag. 21</h3>
<p>Formatosi con il teatro classico e con Thierry Salmon, l’attore siciliano ha plasmato la propria forza espressiva con il lento lavoro di uno scultore, perché il pubblico «dallo spettacolo deve uscire cambiato, deve ricevere uno scossone emotivo da cui generano domande e dubbi».</p>
<p>di Filippa Ilardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>C&#8217;era una volta una matta… | pag. 22</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Registe 2000 | pag. 23</h3>
<p>a cura di Claudia Cannella e Laura Caretti</p>

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			<h3>Alle origini della regia in Italia: le pioniere di una storia sommersa | pag. 24</h3>
<p>In principio c’è Tatiana Pavlova, attrice e “regista” che porta in Italia i metodi del Teatro d’Arte di Mosca e inaugura il primo Corso di Regia all’Accademia d’Arte Drammatica, dove, nei decenni successivi, altre artiste, come Wanda Fabro, apprendono la nuova arte della scena. Si avvia così una storia che si va riscoprendo.</p>
<p>di Laura Mariani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Anticonformismo, rigore e passione: le registe a cavallo del millennio | pag. 26</h3>
<p>Dagli anni Sessanta a oggi non sono molte le artiste che sono riuscite a ritagliarsi un posto di rilievo sulla scena italiana, ma tutte, pur nell’eterogeneità dei percorsi creativi e nell’appartenenza a diversi momenti storici, sono accomunate da una forte personalità e da una “sapienza” teatrale capace di innovare senza dimenticare la tradizione.</p>
<p>di Giuseppe Liotta, Andrea Bisicchia, Francesco Tei, Alessandro Toppi, Nicola Viesti, Claudia Cannella e Gerardo Guccini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Corpi, ritmo e sudore: nel laboratorio di Emma Dante | pag. 30</h3>
<p>Buttati via modelli di regia inservibili e inutili tavolini di lettura, entriamo nella fucina creativa della regista palermitana guidati dalle sue parole e dallo sguardo incantato di chi ha visto da vicino il suo lavoro con gli attori, che è ricerca, scoperta e improvvisa rivelazione.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Corale, vivo, nazionalpopolare: il teatro di Serena Sinigaglia | pag. 32</h3>
<p>Predisposizione a lavorare in gruppo, amore per i classici, processo di scavo con gli attori: queste le caratteristiche che hanno segnato in modo più forte il percorso della regista milanese. Trent’anni di spettacoli rigorosi, accessibili a un’ampia comunità e dal forte valore politico.</p>
<p>di Maddalena Giovannelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Storie vere, scarpe e improvvisazione, il processo creativo di Laura Sicignano | pag 33</h3>
<p>di Laura Santini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ferlazzo Natoli, una regista sedotta dalla vita segreta delle parole | pag. 34</h3>
<p>Le fonti d’ispirazione, le letture, il cinema, Pina Baush e soprattutto Ronconi, il passaggio da attrice a regista, il contesto “corale” in cui nascono le sue regie… ecco alcuni dei temi che s’intrecciano nella biografia artistica <span style="font-size: 1rem;">di Lisa Ferlazzo Natoli, regista dai molti talenti e con una segreta vocazione alla scrittura.</span></p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fabiana Iacozzilli: la ricerca biografica per indagare la memoria e il presente | pag. 35</h3>
<p>di Andrea Pocosgnich</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lucia Calamaro, se il titolo è il principio di tutto | pag. 36</h3>
<p>Scrive per e sugli attori, lasciandosi guidare dall’istinto e dall’inconscio. Tensione letteraria e respiro romanzesco caratterizzano le cosmogonie domestiche di Lucia Calamaro, abitate da personaggi logorroici e inerti, a cui dona un raffinato linguaggio quotidiano.</p>
<p>di Sara Chiappori</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La potenza del testo e la forza dell’attore: il teatro politico di Veronica Cruciani | pag. 37</h3>
<p>Dopo gli esordi da attrice, Veronica è passata alla regia, intrecciando lavoro sui classici e sui contemporanei sempre con una grande sensibilità verso temi legati al disagio sociale e individuale. Senza trascurare la pedagogia, ruoli organizzativi e produttivi.</p>
<p>di Graziano Graziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Licia Lanera: l’attrice e il suo doppio alla regia | pag. 38</h3>
<p>Nell’artista pugliese convivono l’attrice vulcanica e la regista riflessiva e rigorosissima che ha visto in Ronconi il suo maestro. Ce lo racconta lei stessa, così come le fasi in cui scandisce il lungo processo creativo di messinscena, a cominciare dall’invenzione della scenografia.</p>
<p>di Nicola Viesti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Giorgina Pi: unʼastronauta nello spazio del nostro tempo | pag. 39</h3>
<p>Alla ricerca di storie e di Storia, la regista romana ama cambiare rotta per esplorare nuovi percorsi: dalle drammaturgie di Caryl Churchill e Kae Tempest al mito e alla fantascienza. Grazie anche a un luogo, l’Angelo Mai, e a una compagnia, Bluemotion.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Giuliana Musso e Marta Cuscunà due wonderwoman del Nord-Est | pag. 40</h3>
<p>Affini nello stile e nell’habitat di origine, hanno preso strade diverse. Ma al centro, per loro, resta la presa di parola sulla questione femminile, spaziando dalla Resistenza al sesso a pagamento, dagli abusi intrafamigliari alla maternità futuribile.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Per le registe italiane il sipario di cristallo resta chiuso | pag. 41</h3>
<p>Non ci sono, in apparenza, ostacoli o limiti che impediscano alle donne di raggiungere posizioni apicali, ma le registe che firmano spettacoli nei teatri di maggior rilievo non arrivano al 20%. Un bias cognitivo ancora da scardinare.</p>
<p>di Amleta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Una nuova generazione da non perdere di vista | pag. 42</h3>
<p>Una ricognizione delle giovani registe in Italia: la scena contemporanea filtrata attraverso le linee di ricerca, le poetiche e le creazioni di alcune delle più significative artiste emerse negli ultimi anni.</p>
<p>di Alice Strazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Monica Nappo: al servizio della storia per una regia aperta, quasi spalancata | pag. 43</h3>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Attrice, drammaturga e regista: tutto insieme appassionatamente | pag. 44</h3>
<p>Uno sguardo trasversale su alcune artiste che praticano un processo creativo poliedrico e sinergico tra scrittura, regia e recitazione: Lucia Calamaro, Lina Prosa, Elena Bucci, Laura Curino, Daria Deflorian, Licia Lanera, Lisa Ferlazzo Natoli e Livia Gionfrida.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Io non ballo da sola: registe tra coppie e collettivi | pag. 46</h3>
<p>Connubi di vita e/o d’arte, ma anche gruppi di ricerca: le donne mostrano la propria predisposizione a condividere idee e progetti, anteponendo l’autenticità e l’efficacia della ricerca artistica alla narcisistica affermazione del proprio ego.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Registe per un teatro ragazzi che racconta, diverte e danza | pag. 48</h3>
<p>Quanti capolavori del teatro ragazzi – creati e diretti da registe – in questo percorso che dagli anni Settanta arriva ai nostri giorni. Diversi i linguaggi, comune l’impegno di ricerca, la capacità di parlare a un pubblico anche di bambini, coinvolgerne lo sguardo, l’immaginazione, metterne in movimento il corpo.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Livia Gionfrida: scrittura e regia, un fertile processo simbiotico</h3>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Essere donna, essere coreografa, generazioni a confronto | pag. 50</h3>
<p>Dagli anni Ottanta del Novecento a oggi, uno sguardo trasversale sulle più significative firme autoriali della danza contemporanea in Italia, dalla “decana” Raffaella Giordano alla giovane Stefania Tansini.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Donne in cerca di guai: registe all’opera | pag. 52</h3>
<p>È un contributo tutto basato sulla ricerca di nuovi equilibri – narrativi, interpretativi, economici –quello proposto dalle registe che frequentano anche la lirica: un fenomeno in crescita e in fermento in cui, negli ultimi tre lustri, spiccano i nomi di Emma Dante e Serena Sinigaglia.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dal teatro al cinema e viceversa attraversando generi e drammaturgie</h3>
<p>di Paola Abenavoli</p>

		</div>
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			<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>Franco Scaldati: lʼeredità del ˮsartoˮ, un teatro sempre contemporaneo | pag. 54</p>
<p>A dieci anni dalla scomparsa, Palermo ricorda il suo drammaturgo con una maratona performativa, con l’edizione del suo corpus drammaturgico, ma soprattutto con il lavoro quotidiano degli artisti che a lui e al suo mondo si rivolgono senza sosta.</p>
<p>di Filippa Ilardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chille de la balanza, sognare un teatro capace di cambiare il mondo | pag. 55</p>
<p>Compiono cinquant’anni Chille de la balanza, ovvero Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza, tenacemente convinti di essere un collettivo prima ancora che una compagnia teatrale, perché creare è un’azione fatta insieme e a vantaggio di una comunità.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da Mittelyoung a In-Box, il teatro visto con la coda dellʼocchio | pag. 56</h3>
<p>Resta “a margine” la programmazione degli spettacoli che passano da Siena e da Cividale del Friuli, per le due manifestazioni. Spettacoli che costituiscono uno spicchio “laterale” della produzione nazionale ed europea. Eppure questo è tutt’altro che un punto debole.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Processi di ri-generazione per un nuovo teatro, a La Spezia va in scena Tutta la vita davanti | pag. 57</h3>
<p>di Alice Strazzi</p>

		</div>
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			<h2>Critiche</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Spettacoli recensiti nell’ultima parte della stagione teatrale | pag. 58</h3>
<h3>Critiche: Visti in Italia | pag. 83</h3>
<p>di Elena Scolari, Roberto Rizzente, Albarosa Camaldo e Laura Santini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Critiche Danza</h2>
<h3>Ibridazioni futuristiche e corpi politici: le mutevoli forme della danza | pag. 85</h3>
<p>Identità di genere, ricerca interiore, tradizione, contaminazione e ardite sperimentazioni: l’universo internazionale (e non solo), della danza contemporanea da Forsythe a Teshigawara e Sato, dallo spontaneismo di Sciarroni alla danza cantata di Ninarello</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata, Laura Bevione, Natalia Bulboaca, Alice Strazzi, Matteo Brighenti e Carlo Lei</p>
<h2>CRITICHE LIRICA</h2>
<h3>Tira e molla e matrimoni la primavera della lirica | pag. 88</h3>
<p>Oscilla la passione, dal bianco e nero di Livermore ai girotondi di Muscato e agli amori cupi di Kokkos. E poi ancora l’Adamo di Pärt e Wilson, mentre Dante accompagna streghe e principesse e Warlikowski non rinuncia alla politica.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<h3>Dagli States a Firenze, da Londra a Spoleto oltre i confini della geografia e delle arti | pag. 90</h3>
<p>Addio, tra aprile e giugno, a Glenda Jackson, Mario Fratti, Giorgio Ferrara e Francesco Nuti, quattro artisti che hanno saputo spaziare dal teatro al cinema, dall’impegno politico al musical, dalla comicità a incarichi direttivi di istituzioni culturali.</p>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi, Laura Caparrotti e Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità editoriali | pag. 92</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>Come una specie di vertigine.</em><br />
<em>Il Nano, Calvino, la libertà</em> | pag. 96</h3>
<p>di Mario Perrotta</p>
<p><em>ex s/Calvino o della libertà</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Società Teatrale</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le notizie dal mondo teatrale | pag. 108</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Numero 2 di aprile-giugno 2023</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-2-di-aprile-giugno-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adminsmdev]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Sep 2023 13:45:17 +0000</pubDate>
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			<h2>Vetrina</h2>

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			<h3>Viaggio nellʼItalia del teatro partecipato, dove le comunità ritrovano se stesse | pag. 2</h3>
<p>Sono sempre di più i progetti attivati in Italia in cui a lavorare insieme sono artisti professionisti e gruppi di cittadini, che fanno del teatro uno strumento, un luogo d’incontro e confronto. Un’indagine sui principali esempi e sulle ragioni del successo di questo “genere”.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Comizi d’amore, l’amore (e il sesso): indagine teatrale nel Friuli di oggi | pag. 5</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Napoli, si spegne la luce sul Nuovo Teatro Sanità | pag. 6</h3>
<p>I lavori di adeguamento richiesti dalla Digos, la lievitazione dei costi di ristrutturazione e il mancato dialogo con il Comune, proprietario dell’immobile, costringono il teatro diretto da Gelardi alla chiusura. Una ferita profonda nel tessuto culturale della città.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatringestazione, la scena come sede di una socialità sperimentale | pag. 7</h3>
<p>Dalla propria casa nel centro storico di Napoli, a due passi da San Domenico Maggiore, la compagnia conduce un’attività artistica dal forte impatto sociale. Nell’organizzazione i festival come nell’attività in carcere, protagonista il “cittadino” sul “consumatore”.</p>
<p>di Emilio Nigro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Collettivo Amigdala, quando lʼarte ascolta i luoghi e le comunità | pag. 8</h3>
<p>Generare comunità temporanee di cittadini che acquisiscono, attraverso l’arte, la consapevolezza dei luoghi in cui vivono: questo uno degli obiettivi primi del collettivo di artiste e curatrici, tutto al femminile, attivo a Modena dal 2005.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>

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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il Théâtre de Vidy di Losanna: sullʼacqua e al centro dellʼEuropa | pag. 9</h3>
<p>Due anni di lavori per una felice metamorfosi del teatro costruito sul lago Lemano quasi sessant’anni fa e diventato, negli anni, un polo internazionale di creazione e sperimentazione nelle arti dello spettacolo.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A Vienna, fra scandali vecchi e nuovi e questioni sociali indagate con fantasia | pag. 10</h3>
<p>La stagione teatrale della capitale austriaca propone adattamenti di classici della letteratura, ma anche riflessioni su casi di attualità, dall’inchiesta sugli orfanotrofi alla salvaguardia dell’ambiente.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>New York, quel bellʼequilibrio tra memoria, passato e futuro | pag. 12</h3>
<p>Mentre in scena spopola Leopoldstadt di Stoppard, dramma fluviale su una famiglia viennese ai tempi della Shoah, il La Mama riapre dopo una poderosa ristrutturazione e gli artisti emergenti dell’Exponential Festival invadono la città.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nei vicoli del Cairo alla scoperta del Downtown Contemporary Arts Festival | pag. 14</h3>
<p>Compie dieci anni il maggior festival egiziano, dove confluiscono le molte facce della creatività del mondo arabo con danza, musica, teatro e arti visive, a cui si aggiunge l’Arab Art Focus, attesa vetrina biennale sulle produzioni dell’area Swana (South West Asia and North Africa).</p>
<p>di Brunella Fusco</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dante attraverso la giungla tropicale, Bali e il sottile confine tra rito e teatro | pag. 16</h3>
<p>Una collaborazione nata quasi per caso, durante il lockdown, quella di Instabili Vaganti con Made Suteja e Kadek Budi Setiawan, artisti balinesi. Dalle prime prove online all’esperienza dal vivo, Oriente e Occidente si incontrano nelle parole del Sommo Poeta.</p>
<p>di Nicola Pianzola</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>r(UMOR)noir</p>
<h3>C&#8217;era una volta una matta&#8230; | pag. 18</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e follia | pag. 19</h3>
<p>a cura di Marco Menini, Roberto Rizzente e Francesco Tei</p>

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			<h3>Andreoli: viva i matti, senza copione nel gran teatro dellʼesistenza | pag. 20</h3>
<p>Depositaria di una visione del mondo diversa da quella dominante, la follia è, per lo psichiatra Vittorino Andreoli, una risposta al rifiuto della società, cui il matto reagisce fuggendo nella depressione o rompendo il rapporto tra l’Io e l’Altro. Con conseguenze benefiche per la creatività.</p>
<p>di Vittorino Andreoli e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cʼè o ci fa? Duemilacinquecento anni tra finzione, esaltazione e (auto)distruzione | pag. 22</h3>
<p>Avversata, idolatrata, temuta dagli uomini, epifania del divino piuttosto che conseguenza della convenzioni sociali, strumento drammaturgico per sviluppare l’intreccio o enucleare una verità, la follia ha fatto parte della storia del teatro, dai Greci fino a Strindberg e all’espressionismo tedesco.</p>
<p>di Alice Strazzi, Claudio Bernardi, Laura Bevione, Stefania Di Carlo, Gianni Poli, Marco Castellari e Andrea Bisicchia</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La follia creativa: il caso di Antonin Artaud | pag. 25</h3>
<p>di Gianni Poli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Follia vera e follia simulata nel teatro di Luigi Pirandello | pag. 26</h3>
<p>Più frequenti, nei testi del drammaturgo siciliano, coloro che si fingono pazzi (o sono costretti a farlo, come Beatrice Fiorica) dei folli veri. E “recitare” la parte del pazzo può diventare gioco, difesa, irrisione. La stessa signora Frola non delira, ma, come Cotrone de I giganti, sogna di vivere un’altra realtà.</p>
<p>di Andrea Bisicchia</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Balordi e svitati nel teatro di Dario Fo | pag. 27</h3>
<p>di Simone Soriani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Napoli: da Eduardo a Borrelli la metamorfosi della corda pazza | pag. 28</h3>
<p>Il teatro napoletano ha fatto un uso politico e singolare della follia, servendosene come di un grimaldello per rivelare lo sporco che è nella società, stretta tra l’abusivismo edilizio, la criminalità, e l’omologazione imposta dal capitalismo.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sogno, delirio e profezia nellʼopera di Pier Paolo Pasolini | pag. 30</h3>
<p>L’inconscio e l’irrazionale, spesso confinanti con la bestialità e la malattia, sono per Pasolini legittime forme di resistenza contro l’omologazione imposta dalla società borghese, e il viatico per una conoscenza più piena (e profetica) delle cose.</p>
<p>di Matteo Boriassi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il teatro nelle aree del disagio psichico, piccola guida tra le iniziative in Italia | pag. 31</h3>
<p>Dai Dipartimenti di Salute Mentale e Opg al palcoscenico, dall’esperienza terapeutica ed espressiva alla scommessa (a volte riuscita) di creare attori “veri”, capaci di inserirsi in un contesto professionale, sono numerose, in Italia, le occasioni per riscattare, tramite l’arte, le cosiddette patologie psichiatriche.</p>
<p>di Renata Savo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Storia di Marco, cavallo azzurro, e di Giuliano, poeta d’oro | pag. 32</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se i matti non vanno a teatro, il teatro va dai matti | pag. 33</h3>
<p>di Renata Savo</p>

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			<h3>Manfredini: con la coscienza negli stati sublimi, divini e infernali | pag. 34</h3>
<p>Nel suo trentennale lavoro, Danio Manfredini ha saputo guardare alla follia con sguardo lucido e partecipato, concependo personaggi che lo hanno accompagnato negli anni. Uno su tutti quello di Luciano, che nasce da Tre studi per una crocifissione del 1992, diventando poi il protagonista dell’omonimo lavoro del 2017.</p>
<p>di Danio Manfredini e Giusi Zippo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pippo Delbono: rimpiango Bobò e sono il capo del Teatro-follia! | pag. 35</h3>
<p>Attore, autore e regista, Delbono si è confrontato a più riprese con il disagio mentale, attraverso figure ai margini che, dal 1997, hanno contribuito a plasmare un linguaggio peculiare, avverso tanto al teatro sociale quanto a quello mainstream, legato al personaggio.</p>
<p>di Pippo Delbono e Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scomposizioni e acrobazie interiori: le attrici raccontano e recitano la follia | pag. 36</h3>
<p>Tre ruoli femminili di “pazze” della storia del teatro, dall’Ofelia di Shakespeare alla Sarah Kane di 4:48 Psychosis, passando per la Blanche DuBois di Tennessee Williams, nella restituzione di interpreti di diverse età. E c’è chi è specializzata nel personaggio…</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lear e gli altri, tra delirio e poesia, vittime degli uomini o degli dèi | pag. 38</h3>
<p>Re Lear, Oreste, Woyzeck e Osvald Alving: quattro grandi ruoli al maschile di folli raccontati da interpreti di diverse generazioni, dal veterano Glauco Mauri a Claudio Morganti, fino agli emergenti Giovanni Drago e Gianluca Merolli.</p>
<p>di Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scrivere per la scena sulla follia: lʼItalia in cinque tappe esemplari | pag. 40</h3>
<p>Ispirata ai grandi del passato, la drammaturgia italiana contemporanea legge nel disagio psichico un’occasione di conoscenza e riscatto, invisa alla società. Come dimostrano, tra i tanti, alcuni spettacoli di Perrotta, Massini, Celestini, Carullo/Minasi e Scaldati.</p>
<p>di Federico Bellini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Americani ed europei contro le «imprese di sicurezza delle coscienze» | pag. 42</h3>
<p>Occasione di fuga per evadere o, viceversa, soccombere alla realtà; patologia ereditaria con la quale convivere o tecnica per rivelare gli orrori del presente, le pretese totalitarie del potere piuttosto che la tragicità del destino umano: la follia domina nella drammaturgia del secondo Novecento, europea e americana.</p>
<p>di Laura Santini, Roberto Menin, Gianni Poli, Giuseppe Liotta, Letizia Russo, Manuela Cherubini e Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Antonio Rezza e Antonin Artaud: il teatro nasce da un delirio organizzato | pag. 45</h3>
<p>di Amelia Natalia Bulboaca</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Danzare la pazzia: declinazioni possibili di corpi, drammaturgie e movimento | pag. 45</h3>
<p>Indagata già dai tempi di Giselle, la follia ha enormemente arricchito il repertorio della danza contemporanea, tanto come tema drammaturgico quanto come motivo ispiratore di una ricerca originale sul corpo e il movimento da Mats Ek e Neumeier fino a Roberto Zappalà.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tra femminile e cretinismo la grazia folle di Carmelo Bene | pag. 47</h3>
<p>di Vincenza Di Vita</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Per lʼamore o per il potere, la follia nel melodramma | pag. 48</h3>
<p>La scena della pazzia figura sin dalle origini tra i topos del melodramma. Il modello settecentesco, basato sulla reversibilità della patologia, cede presto il passo ad approcci più complessi, tra articolati richiami alla mitologia e impietose diagnosi della realtà.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>

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			<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Testori per il teatro oggi, la forza profetica di una drammaturgia | pag. 50</h3>
<p>Testori e il magistero del suo lavoro teatrale si impongono oggi, a cent’anni dalla nascita, con sorprendente attualità. Dal rapporto tra romanzo e teatro all’invenzione di una lingua, proponiamo qui alcuni temi sui quali l’autore interroga ancora il teatro contemporaneo.</p>
<p>di Annamaria Cascetta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quel che resta di Franca, il diritto di stare sola in scena | pag. 52</h3>
<p>A dieci anni dalla scomparsa di Franca Rame, una riflessione su quale sia il suo lascito nel teatro contemporaneo. Sdoganare gli assoli al femminile di cui è stata antesignana? Rivendicare il diritto all’autorialità delle donne? Portare avanti tematiche scomode mai toccate dal teatro?</p>
<p>di Simone Soriani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ultime parole, ultimi passi di danza i frammenti di storia che se ne vanno | pag. 53</h3>
<p>Le regie di Scaparro, le visioni critiche di Georges Banu, la drammaturgia televisiva di Costanzo, il sorriso di Marescotti, la parola poetica di Sgorbani, accanto alle coreografie ella tv di Gino Landi, e all’impegno di Nuti: gli addii di questo inizio di primavera.</p>
<p>di Claudia Cannella, Giuseppe Montemagno, Fabrizio Sebastian Caleffi, Giuseppe Liotta, Diego Vincenti e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Roberto Anglisani, dal Terzo Teatro al ruolo politico delle storie | pag. 56</h3>
<p>Con un talento naturale per la narrazione, l’attore ne ha perfezionato col tempo la complessa arte. Dall’esperienza con Marco Baliani alla ricerca solitaria, alla regia, le sue sono piccole-grandi storie di esclusi capaci di riscatto, che parlano a ogni essere umano.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lʼopera è nel mondo e tra chi lo abita, Luigi Dadina e lʼarte come relazione | pag. 57</h3>
<p>Co-fondatore, nel 1983, del Teatro delle Albe, l’artista ravennate è da sempre attento alle connessioni di cui il teatro è luogo principe: tra generazioni, culture, età. Ora è al lavoro su una nascente esperienza di teatro comunitario a Lido Adriano, alla periferia di Ravenna.</p>
<p>di Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Surrealisti, poeti e spietati sognatori il graffio alla realtà di Les Moustaches | pag. 58</h3>
<p>Un collettivo di giovani artisti, attivi in teatro e pronti a sperimentarsi con i linguaggi dell’arte visuale: sono la giovane compagnia di Fara Gera d’Adda. Tre spettacoli, molti progetti aperti, talento e intelligenza il loro motore creativo.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>

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			<h2>CRITICHE</h2>
<p>Le recensioni dalla seconda parte della stagione teatrale | pag. 60</p>
<h3>CRITICHE/VISTI IN ITALIA | pag. 86</h3>
<h3>DANZA | pag. 88</h3>
<h3>LIRICA | pag. 90</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>Le novità dal mondo editoriale | pag. 92</p>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Zorro | pag. 96</h3>
<p>di Federico Bellini e Antonio Latella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le notizie dal mondo del teatro | pag. 112</p>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<h3>Teatro e carcere: novità all’orizzonte | pag. 112</h3>
<p>di Francesco Tei</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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		<item>
		<title>Numero 1 di gennaio-marzo 2023</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-1-di-gennaio-marzo-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2023 16:09:25 +0000</pubDate>
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			<h2>Anniversari</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da corso Buenos Aires a via Pier Lombardo<br />
le 50 candeline dei due teatri milanesi | pag. 2</h3>
<p>Dalle origini off ai grandi progetti culturali, Elfo e Parenti, i due Tric cittadini, celebrano il comune compleanno ricordando sì la strada percorsa ma soprattutto pensando al futuro, della propria unica, differente identità artistica.<br />
di Sara Chiappori</p>
<h2>Vetrina</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Verdecoprente, nella campagna umbra<br />
una casa per le arti contemporanee | pag. 4</h3>
<p>Attivi da molti anni nel promuovere le arti performative (e non solo), Rossella Viti e Roberto Giannini hanno da poco pubblicato un imponente volume che ri-crea dieci anni di navigazioni e lanciato un nuovo bando per residenze d’artista.<br />
di Michele Pascarella</p>
<h3>Sala Sole, una residenza poetica<br />
nel cuore antico di Napoli | pag. 5</h3>
<p>Nel quartiere seicentesco intorno a Rua Catalana, apre uno spazio polifunzionale dove si incontrano diverse arti: sala prove, spazio per laboratori, ma soprattutto aperto ai cittadini, e a un pubblico transgenerazionale. La prossima sfida, una stagione in piena regola.<br />
di Giusi Zippo</p>
<h3>A Catanzaro il teatro calabrese<br />
prova ad affermare la propria esistenza | pag. 6</h3>
<p>In una regione in cui in sette comuni su dieci non esistono eventi teatrali, nasce Calabria Showcase, non una mera vetrina di produzioni da vendere ma un’opportunità di crescita per il sistema territoriale. Settimio Pisano ci racconta come funziona.<br />
di Alessandro Toppi</p>
<h3>Premio Hystrio 2023: i bandi | pag. 8</h3>

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			<figure id="attachment_26139" aria-describedby="caption-attachment-26139" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_anniversari-elfo-e-parenti_foto-Armin-Linke-e-Liverani.png"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-26139" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_anniversari-elfo-e-parenti_foto-Armin-Linke-e-Liverani-300x146.png" alt="Salvatores, Bruni e De Capitani (foto Armin Linke). Parenti con Shammah (foto Liverani)" width="300" height="146" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_anniversari-elfo-e-parenti_foto-Armin-Linke-e-Liverani-300x146.png 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_anniversari-elfo-e-parenti_foto-Armin-Linke-e-Liverani-768x373.png 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_anniversari-elfo-e-parenti_foto-Armin-Linke-e-Liverani-600x291.png 600w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_anniversari-elfo-e-parenti_foto-Armin-Linke-e-Liverani-160x78.png 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_anniversari-elfo-e-parenti_foto-Armin-Linke-e-Liverani.png 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-26139" class="wp-caption-text">Salvatores, Bruni e De Capitani (foto Armin Linke). Parenti con Shammah (foto Liverani)</figcaption></figure>

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			<h2>Gli spettacoli della nostra vita</h2>
<h3>Einstein on the Beach ovvero<br />
Bob Wilson e la rivoluzione percettiva | pag. 10</h3>
<p>Venezia, 1976: per chi c’era, lo spettacolo dell’americano con gli occhi di ghiaccio fu un’esperienza che frantumò il senso del tempo e dello spazio teatrali, producendo una crepa dalla quale dilagò il teatro postdrammatico.<br />
di Roberto Canziani</p>
<h3>Ronconi e lo spettacolo monstre<br />
sul conflitto tra scienza e spiritismo | pag. 11</h3>
<p>Ignorabimus di Arno Holz, nel 1986, fu un grandioso esperimento di confronto-scontro con la realtà: una scena ciclopica, una lunga durata che metteva alla prova attrici e spettatori, per uno spettacolo che è passato alla storia.<br />
di Francesco Tei</p>
<h3>Elementi di struttura del sentimento,<br />
Goethe e la nascita di una passione | pag. 12</h3>
<p>Nel 1986 Laboratorio Teatro Settimo segnò la scena teatrale con il suo spettacolo da Le affinità elettive. Una narrazione collettiva al femminile, dove le singole voci si intrecciavano in una partitura corale di rara efficacia.<br />
di Laura Bevione</p>
<h3>The Sound of Silence, racconto senza parole<br />
di una generazione ai margini | pag. 13</h3>
<p>2008, per il Napoli Teatro Festival va in scena lo spettacolo di Alvis Hermanis sull’ultima utopia del Novecento, che in Lettonia non arrivò mai: il movimento del 1968, con il suo idealismo e la sua purezza di fondo.<br />
di Roberto Rizzente</p>

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			<figure id="attachment_26144" aria-describedby="caption-attachment-26144" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_teatro-settimo_foto-m.buscarino.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-26144" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_teatro-settimo_foto-m.buscarino-300x179.png" alt="Laboratorio Teatro Settimo, Elementi di struttura del sentimento (foto Maurizio Buscarino)" width="300" height="179" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_teatro-settimo_foto-m.buscarino-300x179.png 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_teatro-settimo_foto-m.buscarino-160x95.png 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_teatro-settimo_foto-m.buscarino.png 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-26144" class="wp-caption-text">Laboratorio Teatro Settimo, Elementi di struttura del sentimento (foto Maurizio Buscarino)</figcaption></figure>

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			<figure id="attachment_26145" aria-describedby="caption-attachment-26145" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-26145" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera-300x213.jpg" alt="New York, Museum of Broadway, The phantom of the Opera." width="300" height="213" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera-300x213.jpg 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera-768x546.jpg 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera-600x426.jpg 600w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera-160x114.jpg 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera.jpg 891w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-26145" class="wp-caption-text">New York, Museum of Broadway, The phantom of the Opera.</figcaption></figure>

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			<h2>Teatromondo</h2>
<h3>New York città accogliente<br />
dove gli artisti trovano casa | pag. 14</h3>
<p>Dopo anni di chiusura, sono diversi gli spazi nati negli ultimi anni nella Grande Mela che offrono agli artisti di tutto il mondo residenze, luoghi per lavorare e sperimentare nuove idee e nuove forme artistiche da condividere con il pubblico.<br />
di Laura Caparrotti</p>
<h3>NEW YORK/2<br />
The Museum of Broadway: un viaggio immersivo nel magico mondo del musical | pag. 15</h3>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<h3>Vienna: quando la fantasia<br />
si scontra con la realtà | pag. 16</h3>
<p>La stagione viennese apre con festival e spettacoli che osservano i nostri tempi. Passato e presente sono raccontati in messinscene oniriche e ambigue, sospese tra sogno e realtà, dove convivono teatro di parola e visual theatre.<br />
di Irina Wolf</p>
<h3>Nuove tendenze e riflessioni sulla storia:<br />
il teatro contemporaneo romeno in scena | pag. 18</h3>
<p>L’edizione 2022 del Festival Nazionale di Teatro di Bucarest si è contraddistinta per un’impostazione curiosa e innovativa, testimoniando anche il talento di una nuova generazione di registi, molti dei quali già apprezzati all’estero.<br />
di Irina Wolf</p>
<h3>ROMANIA/2<br />
Festival di IaȘi, dai testi d’autore al puppetry il teatro ragazzi e il suo plurilinguismo | pag. 19</h3>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Humour r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Incontri ravvicinati del terzo atto | pag. 21</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Dossier</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ritorno al tragico | pag. 21</h3>
<p>a cura di Maddalena Giovannelli e Martina Treu</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La tragedia greca?<br />
Un processo davanti al pubblico | pag. 22</h3>
<p>Il regista svizzero Milo Rau mostra una profonda conoscenza della drammaturgia classica, anche nelle creazioni non direttamente collegate al mito greco, e usa la tragedia (Orestea, Antigone) come cantiere aperto per riflettere sulla rappresentazione della violenza e sui processi collettivi di scrittura.<br />
di Milo Rau e Maddalena Giovannelli</p>
<h3>Nuove mappe del tragico,<br />
il ritorno di Dioniso sulla scena di oggi | pag. 24</h3>
<p>Attualizzazione o distanziamento, riscrittura politica e filologia: sono molte le possibilità di rilettura del tragico. Ma negli ultimi anni il mito antico viene utilizzato, sempre più spesso, per sondare le tematiche più urgenti e drammatiche del presente.<br />
di Maddalena Giovannelli e Martina Treu</p>
<h3>Costellazioni di artisti e di opere:<br />
le forme del tragico contemporaneo | pag. 26</h3>
<p>Non è la trama di uno spettacolo o la vicinanza al mito a determinare il tragico, ma la forma con cui è intessuto. Da Romeo Castellucci al Teatro del Lemming fino a Roberto Latini, la tragedia sempre più spesso sperimenta strutture dilatate e seriali.<br />
di Daniela Sacco</p>
<h3>Ronconi: un viaggio nel tempo<br />
alla ricerca del rito perduto | pag. 28</h3>
<p>Cosa resta del magistero di Ronconi nel campo della messa in scena della tragedia? Il teatro classico ha rappresentato per il regista un luogo di ricerca elettivo: un campo per sperimentare una recitazione anti-naturalistica, e in cui destrutturare l’idea di personaggio.<br />
di Claudio Longhi</p>
<h3>ˮMateria primaˮ e luogo di pedagogia:<br />
Massimo Castri fra Sofocle ed Euripide | pag. 30</h3>
<p>Nel suo lungo percorso, il regista toscano ha indagato i territori in cui la tragedia evolve verso altre forme, come il dramma borghese o le rarefazioni beckettiane, e ne ha fatto grammatica e sintassi primaria anche nei percorsi di formazione attoriale con l’Atelier della Costa Ovest.<br />
di Isabella Innamorati</p>
<h3>Latella: donne che salvano gli uomini,<br />
quando la tragedia è matriarcale | pag. 32</h3>
<p>Il silenzio di Pilade, il corpo di Medea, lo sguardo di Giocasta, gli Atridi bambini che giocano a fare gli eroi, l’estasi come dimensione che ci avvicina agli dèi: sono alcuni degli spunti da cui è partito il regista nelle sue riletture di tragedie classiche.<br />
di Antonio Latella e Claudia Cannella</p>
<h3>Castellucci e la Socìetas Raffaello Sanzio:<br />
nelle zone più oscure della natura umana | pag. 34</h3>
<p>Da Orestea a Tragedia Endogonidia: Romeo Castellucci traccia, a cavallo del Millennio, un percorso fra tragico e pre-tragico che mette al centro della riflessione la questione del linguaggio e, in scena, un grandioso arsenale di apparizioni.<br />
di Roberto Canziani</p>
<h3>Giorgina Pi: il teatro greco? Uno strumento politico | pag. 35</h3>
<p>di Maddalena Giovannelli</p>

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			<figure id="attachment_26141" aria-describedby="caption-attachment-26141" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-26141" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske-300x174.png" alt="Milo Rau, Orestes in Mosul (foto Stefan Blaeske)." width="300" height="174" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske-300x174.png 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske-768x447.png 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske-600x349.png 600w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske-160x93.png 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske.png 774w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-26141" class="wp-caption-text">Milo Rau, Orestes in Mosul (foto Stefan Blaeske).</figcaption></figure>

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			<figure id="attachment_26140" aria-describedby="caption-attachment-26140" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-26140" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI-300x165.png" alt="Robert Carsen, Edipo Re (foto Tommaso Le Pera)." width="300" height="165" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI-300x165.png 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI-768x423.png 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI-600x331.png 600w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI-160x88.png 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI.png 773w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-26140" class="wp-caption-text">Robert Carsen, Edipo Re (foto Tommaso Le Pera).</figcaption></figure>

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			<h3>Teatro dellʼElfo: contaminare i classici<br />
da Eschilo a Pasolini, da Sofocle a Berkoff | pag. 36</h3>
<p>L’interesse per il tragico, pur in chiave contemporanea, è una costante per i fondatori dell’Elfo: nelle produzioni degli ultimi tre decenni si individuano percorsi personali e collettivi spesso sorprendenti, mai prevedibili, coerenti con lo stile peculiare della compagnia.<br />
di Martina Treu</p>
<h3>Miti in fiamme, Motus e la vertigine del tragico | pag. 37</h3>
<p>L’ibridazione di codici e linguaggi è una costante del lavoro di reinvenzione di Motus, ma l’ultima creazione del gruppo – Tutto brucia – stupisce per il principio di condensazione, a vantaggio di una progressiva rarefazione di segni.<br />
di Stefania Rimini</p>
<h3>Sinigaglia: abbiamo bisogno del passato<br />
per vivere il presente e immaginare il futuro | pag. 38</h3>
<p>Una forte attenzione alla dimensione corale e politica, e testi drammatici capaci di comunicare in modo diretto con il pubblico di oggi: sono questi gli ingredienti del tragico negli spettacoli di Serena Sinigaglia e della compagnia Atir.<br />
di Nicola Fogazzi</p>
<h3>Fragilità del potere e quotidianità del mito,<br />
i classici greco-siculi di Emma Dante | pag. 39</h3>
<p>L’artista palermitana ama smontare e rimontare l&#8217;originale come ipotesto, mettendo al centro il linguaggio del corpo. Attraverso il tragico, vengono esplorati i rapporti di potere e quelli tra le generazioni e i generi.<br />
di Anna Barsotti</p>
<h3>Costruire ponti fra passato e presente<br />
la vocazione al tragico di Anagoor | pag. 40</h3>
<p>Fin dalla sua nascita la compagnia veneta ha dichiarato una particolare predilezione per il tragico, indagato e messo in scena preservandone la lettera e ribadendone l’efficacia nel ritrarre paure e fragilità dell’umanità.<br />
di Laura Bevione</p>
<h3>Massimiliano Civica,<br />
quando il regista diventa traduttore | pag. 41</h3>
<p>Allestimenti minimali, lavoro sugli attori, scavo del testo, commistione di stili e generi: queste caratteristiche accomunano le regie di Alcesti e Antigone e quelle che Civica ha creato in collaborazione con I Sacchi di Sabbia (Andromaca e Sette contro Tebe).<br />
di Micol Sala</p>
<h3>Lʼabbraccio tra Melpomene e Tersicore:<br />
il tragico nella danza contemporanea italiana | pag. 42</h3>
<p>Virgilio Sieni, Enzo Cosimi, Abbondanza/Bertoni e Michela Lucenti hanno sviscerato, negli ultimi trent’anni, il rapporto fra tragedia greca e danza attingendo all’Orestea di Eschilo, ma anche a Sofocle e a Euripide.<br />
di Carmelo A. Zapparrata</p>
<h3>Mozart e Gluck, lʼopera lirica<br />
alla prova del dramma antico | pag. 43</h3>
<p>Il Neoclassicismo di Gluck e di Mozart, opportunamente rivisitato nel corso dell’ultimo ventennio, ha rivelato quanto il mito sia specchio della realtà contemporanea: dagli scandali di Warlikowski alle letture iconoclaste di Neuenfels, breve storia di un dialogo tra passato e presente.<br />
di Giuseppe Montemagno</p>
<h3>Cesura nella pietra,<br />
tragedia e teatri antichi nel XXI secolo | pag. 44</h3>
<p>Chi mette in scena drammi greci in teatri antichi non dovrebbe prescindere dalla conoscenza della storia del monumento in cui lavora, tanto più che quei luoghi raccontano una storia “tragica”, nel senso moderno di ˮdoloroso, destinato a scomparireˮ.<br />
di Raffaella Viccei</p>
<h3>Un secolo di metamorfosi<br />
al Teatro Greco di Siracusa | pag. 46</h3>
<p>Le rappresentazioni classiche organizzate, a partire dal 1914, dall’Inda, sono state e sono, fra tradizione, avanguardia e ricerca del nuovo, lo specchio di una scena teatrale italiana in continua trasformazione.<br />
di Giuseppe Liotta</p>
<h3>Il teatro nella Grecia di oggi,<br />
in dialogo tra passato e presente | pag 47</h3>
<p>Alcune coordinate sul variegato panorama ellenico: lo scambio dialettico con l’antico per interrogarsi su questioni attuali, il ruolo del Festival Internazionale di Atene e di Epidauro fra tradizione e innovazione, con un focus sui Persiani di Eschilo in alcune regie contemporanee.<br />
di Gilda Tentorio</p>
<h3>Il tragico “fuori”: altri spazi, non-luoghi, macerie, cimiteri, strade e periferie | pag. 48</h3>
<p>di Martina Treu</p>
<h3>Archetipi immortali e (in)vulnerabili eroine, Lina Prosa e il lievito madre del mito | pag. 49</h3>
<p>di Eva Marinai</p>

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			<figure id="attachment_26143" aria-describedby="caption-attachment-26143" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_ritratti_hedda-gabler_liv-ferracchiati_foto-masiar-pasquali.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-26143" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_ritratti_hedda-gabler_liv-ferracchiati_foto-masiar-pasquali-300x194.png" alt="Liv Ferracchiati, Hedda Gabler. Come una pistola carica (foto Masiar Pasquali)" width="300" height="194" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_ritratti_hedda-gabler_liv-ferracchiati_foto-masiar-pasquali-300x194.png 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_ritratti_hedda-gabler_liv-ferracchiati_foto-masiar-pasquali-600x388.png 600w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_ritratti_hedda-gabler_liv-ferracchiati_foto-masiar-pasquali-160x104.png 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_ritratti_hedda-gabler_liv-ferracchiati_foto-masiar-pasquali.png 643w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-26143" class="wp-caption-text">Liv Ferracchiati, Hedda Gabler. Come una pistola carica (foto Masiar Pasquali)</figcaption></figure>

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			<figure id="attachment_26142" aria-describedby="caption-attachment-26142" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_il-crogiuolo_foto-luigi-de-palma.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-26142" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_il-crogiuolo_foto-luigi-de-palma-300x186.png" alt="Il crogiuolo (foto Luigi De Palma)." width="300" height="186" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_il-crogiuolo_foto-luigi-de-palma-300x186.png 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_il-crogiuolo_foto-luigi-de-palma-160x99.png 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_il-crogiuolo_foto-luigi-de-palma.png 439w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-26142" class="wp-caption-text">Il crogiuolo (foto Luigi De Palma).</figcaption></figure>

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			<h2>Ritratti</h2>
<h3>Come la marmellata che non mangio mai:<br />
Liv Ferracchiati dalla (ri)scrittura alla scena | pag. 50</h3>
<p>C’è un lavoro lungo e profondo dietro ogni messinscena di Ferracchiati, che ha appena debuttato al Piccolo di Milano con la “sua” Hedda. Gabler. Un lavoro che passa anche dalla riscrittura dei testi attraverso l’esperienza e il confronto con la scena.<br />
di Fausto Malcovati</p>
<h3>Costruire spettacoli a 360 gradi:<br />
lʼartigianato poetico di Roberto Abbiati | pag. 52</h3>
<p>Attore, regista, drammaturgo, ma anche disegnatore, mimo, musicista e falegname, ha affrontato Shakespeare, Melville, Kafka con una cifra personalissima, in cui si fondono artigianato, poesia e un’ironia stralunata da clown contemporaneo.<br />
di Elena Scolari</p>
<h3>Giocare seriamente insieme:<br />
lʼesperienza insolita di Invisibile Kollettivo | pag. 53</h3>
<p>Una compagnia “invisibile” perché non strutturata, composta da cinque amici che hanno voluto ritagliarsi uno spazio in cui prendersi soltanto “responsabilità artistiche”, interrogandosi insieme al pubblico su come raccontare una storia.<br />
di Laura Bevione</p>
<h3>Daniele Bartolini, il folle volo<br />
dal lato mancino del teatro | pag. 54</h3>
<p>Ordigni emotivi: così Bartolini definisce i propri spettacoli audience specific, ovvero costruiti per un pubblico specifico, al quale l’artista chiede una presenza autentica, fisica e totale. Per poter trasformare l’esperienza esterna in vissuto personale.<br />
di Matteo Brighenti</p>
<h3>Sul precipizio tragicomico<br />
del teatro di Rino Marino | pag. 55</h3>
<p>Sull’idea di delirio consapevole che fa del teatro uno strumento di verità, l’autore, attore e regista siciliano si muove da anni con il suo progetto. Tra scrittura, teatro d’arte e dramma-terapia, cerca un teatro radicale, alla costante ricerca di senso.<br />
di Filippa Ilardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Critiche | pag. 56</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le recensioni dalla prima parte della stagione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Lirica</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Usurpatori, intrighi, magia,<br />
note d’apertura della stagione lirica | pag. 86</h3>
<p>Nei teatri d’Opera protagonisti i classici, con la sete di potere di Boris Godunov e il verismo della Fedora di Martone alla Scala, l’Alcina contemporanea di Michieletto e le tinte cupe del Trovatore di Lievi al Maggio Fiorentino e la via crucis al femminile delle Carmelitane di Emma Dante all’Opera di Roma.</p>
<p>di Fausto Malcovati, Giuseppe Montemagno e Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Visti in Italia</h2>
<h3>Mundruczó e Yamamoto Noh Theater,<br />
due drammaturgie della musica | pag. 88</h3>
<p>di Alice Strazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Festival</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fit Festival, dalla Svizzera al Cile<br />
fra tradizioni rivisitate e ricerca | pag. 89</h3>
<p>di Laura Bevione e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Danza</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nei festival d’autunno<br />
il respiro internazionale della danza | pag. 90</h3>
<p>Dalle cadenze africane di Torinodanza, agli ultimi lavori di Abbondanza/Bertoni e Zappalà a Milanoltre, dalle variazioni rituali a Firenze con Fabbrica Europa, fino al congedo dalle scene di Gardenia di Platel al Festival Aperto di Reggio Emilia.</p>
<p>di Laura Bevione, Paolo Crespi, Carmelo A. Zapparrata, Roberto Canziani e Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca</h2>
<h3>Le novità editoriali | pag. 94</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Testi</h2>
<h3>Neve di carta | pag. 98</h3>
<p>di Letizia Russo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La società teatrale</h2>
<p>Le novità dal mondo teatrale</p>
<p>a cura di Roberto Rizzente | pag. 112</p>
<h3>Teatri che chiudono<br />
uno sguardo triste post-Covid | pag. 112</h3>
<p>di Laura Bevione</p>

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		<title>Numero 4 di ottobre-dicembre 2022</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 10:13:22 +0000</pubDate>
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			<h2>Vetrina</h2>

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			<h3>Le cinque giornate di Hystrio Festival,<br />
i giorni felici del teatro under 35 | pag. 2</h3>
<p>Naturale evoluzione del Premio Hystrio, la rassegna ha visto la luce lo scorso settembre a Milano, al Teatro Elfo Puccini, riscuotendo un sorprendente successo di pubblico, stampa e operatori con spettacoli, letture, mise en espace, concorsi per giovani attori e drammaturghi e serata finale delle premiazioni. Qualità, energia positiva, partecipazione e allegria le parole chiave.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>

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			<h2>Speciale Peter Brook</h2>

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			<h3>Alla scoperta di Peter Brook<br />
per amore di Vivien Leigh | pag. 14</h3>
<p>Il ricordo del grande Maestro recentemente scomparso attraverso un piccolo-grande viaggio di formazione che attraversa i luoghi, i generi, gli autori e le età della vita: dalle tragedie shakespeariane al musical, dalla lirica a Cechov.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>

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			<h3>Viaggio allʼessenza del teatro<br />
sul tappeto volante dei ricordi | pag. 16</h3>
<p>Dagli anni Settanta al Duemila, da Midsummer Night’s Dream a Ta main dans la mienne, una cavalcata nel mondo teatrale di Peter Brook attraverso le testimonianze di chi ebbe la fortuna di assistere ad alcune serate indimenticabili.</p>
<p>di Laura Caretti, Claudia Cannella, Giuseppe Liotta, Giuseppe Montemagno, Stefania Maraucci, Nicola Arrigoni e Francesco Tei</p>
<h3>La lunga notte di Prato<br />
tra le fiamme del Mahābhārata | pag. 17</h3>
<p>di Gerardo Guccini</p>

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			<h2>Teatro Mondo</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Specchi capaci di riflettere lʼanima,<br />
gli spettacoli in scena a Salisburgo | pag. 20</h3>
<p>La sezione teatrale dello storico festival austriaco propone tre interessanti riletture di altrettanti classici, facendone emergere sopravvivenze, echi e trasformazioni nella società contemporanea.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<h3>Massini e Fratti: gli italiani<br />
che sbancarono i Tony Awards | pag. 22</h3>
<p>The Lehman Trilogy, nell’edizione londinese diretta da Sam Mendes, approda a Broadway: un successo clamoroso che frutta all’autore toscano, nel giugno scorso, ben cinque Tony Awards. Senza dimenticare il record, ancora ineguagliato, di Mario Fratti con Nine.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Féstival o Festival? | pag. 24</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Dossier</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e spazi urbani | pag. 25</h3>
<p>a cura di Renzo Francabandera, Roberto Rizzente ed Elena Scolari</p>

		</div>
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			<h3>Boeri: il teatro? Un evento pubblico<br />
di potente interazione focalizzata | pag. 26</h3>
<p>Architetto di fama internazionale, il presidente della Triennale Stefano Boeri è tornato a più riprese sui temi dell’abitare contemporaneo e della cultura diffusa, tanto come assessore a Milano quanto come ricercatore, editorialista e teorico.</p>
<p>di Stefano Boeri e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Va’ dove ti porta la politica:<br />
breve storia dello spettacolo “urbano“ | pag. 28</h3>
<p>Viaggio nel teatro “fuori dai teatri” fra storia, avanguardia e sperimentazione: alla ricerca di nuovi spazi e nuovi linguaggi per un’arte della scena che, da Appia a Ronconi, trova collocazioni inusuali, provocatorie e che trasformano il contesto urbano e il rapporto stesso tra attore e spettatore.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I centri sociali di ieri e i teatri occupati di oggi | pag. 29</h3>
<p>di Graziano Graziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tra garage e palazzi, il teatro si intrufola in città | pag. 31</h3>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Piazze, strade, chiese, edifici industriali&#8230;<br />
artisti in fuga dalle sale “all’italiana“ | pag. 32</h3>
<p>Gli anni Settanta, Ottanta e Novanta sono stati, nel nostro Paese, grazie all’opera pionieristica di Ronconi, Scaparro, Scabia e alla spinta propulsiva dei festival, momenti fondamentali per la scoperta di rapporti inediti tra la città e gli artisti del teatro.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lʼurban walking performativo<br />
tra comunicazione e autorappresentazione | pag. 34</h3>
<p>Orfano delle antiche ritualità e disumanizzato dai ritmi di vita imposti dalla società dei consumi, lo spettatore trova nella performance urbana un modo nuovo per esorcizzare la propria solitudine esistenziale, riconnettendosi alla comunità.</p>
<p>di Renzo Francabandera</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>Elvis has left the building</em>:<br />
il teatro nei luoghi pubblici della città | pag. 36</h3>
<p>Musei, biblioteche, bar, stazioni, mercati e piazze sono diventati, negli anni, luoghi d’elezione di un modello performativo che mira a superare le barriere tra arte e vita quotidiana, confondendo i confini della visione e contribuendo alla ridefinizione delle mappe urbane.</p>
<p>di Francesca Serrazanetti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La performance? Un motore di rigenerazione urbana | pag. 37</h3>
<p>di Francesca Serrazanetti</p>

		</div>
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			<h3>La verità in movimento:<br />
i Carri di Tespi degli anni Duemila | pag. 38</h3>
<p>Lo spazio urbano si fa palcoscenico mobile grazie ad auto, camion, furgoni, biciclette e tram su cui si muovono vere e proprie sale teatrali che vanno incontro al pubblico fin sotto la porta di casa.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nutrire spirito e corpo:<br />
una performance tutta da gustare | pag. 39</h3>
<p>Dalle storiche Ariette a I Sacchi di Sabbia, il teatro si è messo in tavola, riunendo spettatori e convitati e creando una forma di rappresentazione in cui la prossimità tra artisti e pubblico diventa il centro di una scena condivisa.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Casa mia, casa mia<br />
per piccina che tu sia&#8230; | pag. 40</h3>
<p>Le abitazioni degli artisti o degli spettatori diventano palcoscenici allo stesso tempo familiari e perturbanti per esperienze teatrali inconsuete e spesso drammaturgicamente innovative. Come dimostrano i casi delle Ariette, di Cuocolo/Bosetti e dei Marcido.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Napoli e Milano at home: film, tv e non solo | pag. 41</h3>
<p>di Stefania Maraucci</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Milano e Roma tra centro,<br />
periferia e cittadinanza attiva | pag. 42</h3>
<p>La riqualificazione delle periferie, la connessione tra quartieri, la riscoperta dell’identità dei luoghi: molte sono le iniziative che, a Milano e a Roma, ovviano alla dissoluzione metropolitana con progetti di dislocazione territoriale e di collaborazione tra cittadini, spesso con il concorso e l’appoggio delle istituzioni.</p>
<p>di Maddalena Giovannelli e Lucia Medri</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Si comincia elaborando un’utopia:<br />
Procida Capitale della Cultura | pag. 44</h3>
<p>Dalla periferia di Napoli a Matera Capitale Europea della Cultura 2019 fino a Procida Capitale Italiana della Cultura 2022, Agostino Riitano racconta i processi di ideazione e co-creazione di un progetto culturale condiviso, che mira a lasciare il segno.</p>
<p>di Agostino Riitano e Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dal <em>site-specific</em> al <em>people-specific</em>:<br />
lo spazio urbano e la comunità | pag. 45</h3>
<p>Fondatore nel 1994 e co-direttore artistico del Teatro dell’Argine, Andrea Paolucci, regista e drammaturgo, ha curato progetti nazionali e internazionali che guardano all’inclusione, spesso scegliendo luoghi e comunità non convenzionali.</p>
<p>di Andrea Paolucci e Renzo Francabandera</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Arte circense e di strada:<br />
lo straordinario dietro lʼangolo | pag. 46</h3>
<p>Il circo è il genere di spettacolo site-specific per eccellenza: porta in tour la propria “architettura” e incide sullo spazio visitato. Dall’immaginario felliniano al funambolismo acrobatico contemporaneo e al nouveau cirque, un percorso dentro un’arte capace di reinventare se stessa e i luoghi che abita.</p>
<p>di Alessandro Serena</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La ridistribuzione sociale dellʼestetico:<br />
il caso di documenta 15 e di Istanbul Biennale | pag. 48</h3>
<p>Anti-individualiste, solidali, aperte alle interazioni con il possibile: le performances urbane proposte a documenta 15, alla 17a Istanbul Biennale e dal Sud del Mondo sono la via per rivitalizzare i parametri di un’arte borghese ormai morente.</p>
<p>di Marco Scotini e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I corpi nello spazio urbano:<br />
una questione di sguardi e di agency | pag. 50</h3>
<p>Teorizzata e praticata da almeno un secolo, la danza urbana ha dato un contributo determinante tanto alla diffusione della cultura della danza e della cura del corpo quanto alla riqualificazione del pubblico, oggi inteso come comunità attiva di cittadini che con l’opera liberamente interagisce.</p>
<p>di Lorenzo Conti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pietrelcina e Lovere: tra storia e comunità<br />
due casi di videomapping urbano | pag. 52</h3>
<p>Ideati da Teatro Potlach e da Vincenzo Sansone, i progetti site-specific pensati per Pietrelcina e Lovere contribuiscono a ridefinire le coordinate della città contemporanea, grazie all’uso estensivo delle nuove tecnologie e al contributo attivo degli abitanti.</p>
<p>di Anna Maria Monteverdi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La città e la sua autorappresentazione | pag. 53</h3>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ritratti</h2>

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			<h3>Christiane Jatahy: a mani alzate<br />
per trattenere il cielo che cade | pag. 54</h3>
<p>Premiata a luglio con il Leone d’Oro della Biennale, la regista brasiliana parla delle sue creazioni: non sono solo teatro e cinema, ma azione politica, per trasformare la vita, battendosi per la giustizia e sempre a favore degli esseri umani.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<h3>Sa vida mia perdia po nudda,<br />
Leonardo Capuano, lʼattore lottatore | pag. 56</h3>
<p>Dal Dostoevskij di Delitto e castigo allo Shakespeare di Macbettu, passando per le collaborazioni con Orsini e Abbiati, gli assoli e le serie tv, Leonardo Capuano segna il proprio percorso artistico di autore/attore misurando ogni passo sulle proprie forze.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Anniversari</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>30 anni di Fanny &amp; Alexander, un nome-avatar<br />
per non perdere lo sguardo genuino | pag. 58</h3>
<p>La “bottega d’arte” fondata a Ravenna nel 1992 da Chiara Lagani e Luigi De Angelis festeggia un compleanno importante e prosegue la sua ricerca, approfondendo stilemi propri, quali l’eterodirezione e la contaminazione dei linguaggi.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>I 10 anni di Cue Press<br />
al fianco di teatro e cinema | pag. 59</h3>
<p>Drammaturgia contemporanea italiana e straniera, ristampe di volumi ormai introvabili, riscoperta di autori poco conosciuti: la casa editrice fondata e diretta da Mattia Visani scommette sul futuro e amplia il suo catalogo cartaceo e digitale.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Teatro ragazzi</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Trovare se stessi e cambiare il mondo,<br />
le esperienze per diventare adulti | pag. 60</h3>
<p>Da Colpi di Scena a Vimercate Ragazzi, prosegue il tour tra i festival dedicati al teatro ragazzi e i loro programmi: narrazione, teatro di figura ma anche installazioni ed esperienze immersive, con un occhio alla tradizione e uno alla contemporaneità.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Nati ieri</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Forever Young, alla Corte Ospitale<br />
i nuovi linguaggi della scena under 35 | pag. 62</h3>
<p>Teatro di parola e di figura, rivisitazioni di classici e scritture originali: diversi e interessanti per temi e codici espressivi i cinque studi finalisti del premio emiliano. Vince la Compagnia Fiore/Rossi, segnalati Fettarappa/Maragoni/Vila.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scenario Infanzia: giovani artisti<br />
per il teatro ragazzi di domani | pag. 63</h3>
<p>I nuovi linguaggi e i temi della scena contemporanea entrano sempre più a far parte anche del mondo del teatro dedicato ai più piccoli. Come dimostrano i riconoscimenti assegnati alla nona edizione del prestigioso Premio diretto da Cristina Valenti.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>

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			<h2>Critiche | pag. 64</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le recensioni dai festival estivi</p>
<h2>Biblioteca | pag. 100</h2>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>Le novità dal mondo editoriale</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Testi</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Paesaggio estivo con allocco che ascolta | pag. 104</h3>
<p>di Matteo Caniglia</p>
<p>Premio Hystrio Scritture di Scena 2022<br />
Premio Hystrio Scritture di Scena-PAV/Fabulamundi-Beyond Borders?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La società teatrale | pag. 118</h2>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<p>Le notizie dal mondo teatrale</p>

		</div>
	</div>
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		<title>Numero 3 di luglio-settembre 2022</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-3-di-luglio-settembre-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 10:17:45 +0000</pubDate>
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			<h2>Vetrina</h2>

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			<figure id="attachment_25573" aria-describedby="caption-attachment-25573" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Vetrina_Fine-Lines_ph-Simone-Cargnoni-JUMP-CUT_HQ_-114.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-25573" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Vetrina_Fine-Lines_ph-Simone-Cargnoni-JUMP-CUT_HQ_-114-300x225.jpg" alt="Fine Lines (foto: Simone Cargnoni)." width="300" height="225" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Vetrina_Fine-Lines_ph-Simone-Cargnoni-JUMP-CUT_HQ_-114-300x225.jpg 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Vetrina_Fine-Lines_ph-Simone-Cargnoni-JUMP-CUT_HQ_-114-768x576.jpg 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Vetrina_Fine-Lines_ph-Simone-Cargnoni-JUMP-CUT_HQ_-114-600x450.jpg 600w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Vetrina_Fine-Lines_ph-Simone-Cargnoni-JUMP-CUT_HQ_-114-160x120.jpg 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Vetrina_Fine-Lines_ph-Simone-Cargnoni-JUMP-CUT_HQ_-114.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-25573" class="wp-caption-text">Fine Lines (foto: Simone Cargnoni).</figcaption></figure>

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			<h3>Hystrio Festival, ci siamo! | pag. 2</h3>
<p>di Ilaria Angelone e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Restare umani sotto le bombe,<br />
il teatro ucraino in tempo di guerra | pag. 4</h3>
<p>Nei bunker e negli scantinati, i missili non fermano il teatro ucraino. Una forma di resistenza e resilienza, ma anche di affermazione dell’identità nazionale che, grazie allo streaming, arriva sugli schermi di tutta Europa.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Presenti Accessibili:<br />
disabilità e scena contemporanea | pag. 6</h3>
<p>Lo scorso aprile Milano ha ospitato Presenti Accessibili. Laboratori, incontri, spettacoli su arti performative e disabilità, prima edizione di un evento voluto da Oriente Occidente per riflettere sul tema dell’accessibilità della scena performativa.</p>
<p>di Valeria Brizzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I due fratelli Lievi,<br />
dalla carta alla scena e ritorno | pag. 7</h3>
<p>Al MuSa di Salò, sul lago di Garda, una mostra ripercorre il rapporto tra scenografia e regia, attraverso 150 lavori grafici di Daniele Lievi e le regie internazionali del fratello Cesare. Disegni e collage che rivelano un lavoro alla costante ricerca della “rappresentazione assoluta”.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Faber Teater, tra dimensione collettiva<br />
e ricerca sull‘attore musicale | pag. 8</h3>
<p>Da venticinque anni la compagnia di Chivasso porta in tutto il mondo gli esiti di un lavoro creativo rigoroso e gioioso, facendo suonare le chiese e pedalare gli spettatori (e non solo), mescolando tradizione e innovazione con cura e concretezza da artigiani.</p>
<p>di Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Correre il rischio di bruciarsi le ali,<br />
Garbuggino Ventriglia compie vent’anni | pag. 9</h3>
<p>Un compleanno, un traguardo di vita segna il percorso di una Compagnia che vanta un percorso coerente, illuminato dai grandi russi Dostoevskij, Florenskij e Tarkovskij, con la musica quale elemento drammaturgico imprescindibile.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Spazio Matta, la Pescara aperta,<br />
luogo di attraversamenti culturali | pag. 10</h3>
<p>Uno spazio ex industriale ristrutturato, l’ex Mattatoio cittadino, è ora sede di un progetto culturale che ha il suo segno distintivo nella pluralità delle voci, delle arti, delle attività, tutte finalizzate all’inclusione e alla crescita culturale dei cittadini.</p>
<p>di Emilio Nigro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La ricerca radicale di Teatro delle Bambole<br />
a misura della complessità delle cose | pag. 11</h3>
<p>Nel 2023 compirà vent’anni il rigoroso e visionario ensemble, di base a Bari: guidato da un poeta, drammaturgo, pedagogo teatrale, regista e attore cortese e feroce, Andrea Cramarossa, che ibrida senza posa lingue e mondi della cultura e dell’arte.</p>
<p>di Michele Pascarella</p>

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			<h2>Anniversari</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Vittorio Gassman, un attore totale<br />
al servizio della parola | pag. 12</h3>
<p>Un secolo fa nasceva il Mattatore. Amato dagli spettatori come dalla critica, era capace di imprese teatrali titaniche, interprete colto e cultore della parola poetica, uomo del Novecento ed erede dell’attore ottocentesco che celebrava col suo smisurato talento.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cremona. L’inafferrabile vis comica di Ugo Tognazzi | pag. 13</h3>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Teatromondo</h2>

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			<h3>Il meglio del West End,<br />
viaggio tra i musical del Jubilee | pag. 14</h3>
<p>Seguendo le scelte dei Laurence Olivier Awards, siamo andati nel West End di Londra per vedere i migliori musical della stagione. Tra kolossal e potenti spettacoli da camera, la città del giubileo della Regina Elisabetta riserva grandi sorprese.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un incontro che è radice di cambiamento,<br />
un grand tour tra Parigi e Berlino | pag. 16</h3>
<p>Il diario di un “viaggio teatrale” tra Berlino e Parigi, nell’aprile 2022, è il racconto di incontri con autori, registi, spettacoli che aprono finestre su mondi, visioni e prassi artistiche diverse. Dove l’altro è sempre fonte di rigenerazione.</p>
<p>di Marco Lorenzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Vienna, alla ricerca di strategie<br />
per reinventare il mondo | pag. 18</h3>
<p>Alle Festwochen di Vienna vanno in scena contaminazioni e intrecci, di linguaggi e di tematiche. Filo rosso la volontà di guardare con nuove lenti la complessa realtà contemporanea.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>VIENNA/2. Burgtheater, negli abissi dell’uomo alla ricerca dell’inferno | pag. 19</h3>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Verso Eutopia, dal Senegal<br />
con lo sguardo sull’orizzonte del mare | pag. 20</h3>
<p>Parte da Dakar Beyond Borders, il nuovo progetto internazionale di Instabili Vaganti sul tema del confine e del suo superamento, nella direzione dell’umana tendenza a evolversi attraverso l’incontro, l’accoglienza, il confronto con l’altro.</p>
<p>di Nicola Pianzola</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La scuola delle voglie | pag. 22</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

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			<h2 class="western">DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="western">Molière 400 | pag. 23</h3>
<p class="western">a cura di Laura Bevione e Claudia Cannella</p>

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			<h3>La solitudine e il potere:<br />
Molière sulla scena contemporanea | pag. 24</h3>
<p>L’opera di Molière continua a scavare nelle pieghe e nelle piaghe della società: è questa l’opinione di Georges Banu, che ripercorre il ruolo del grande autore e attore ben oltre i confini della scena francese, rivelandone aspetti inediti e inconsueti.</p>
<p>di Georges Banu e Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quel genio oltre la comicità<br />
che non ha smesso mai di stupirci | pag. 26</h3>
<p>Assente o quasi dalle scene italiane per larga parte del secolo breve, il drammaturgo tornò in auge a partire dagli anni Settanta, con messinscene memorabili. Eppure alcuni dei più grandi registi della seconda metà del Novecento mancarono l’appuntamento con le sue commedie…</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sulla scena del nuovo millennio<br />
trionfano i grandi personaggi | pag. 30</h3>
<p>Dal 2000 i registi italiani hanno privilegiato pochi testi, realizzando, nella maggior parte dei casi, messinscene piuttosto tradizionali. Solo Il misantropo e Don Giovanni sembrano avere maggiormente stimolato creatività e letture innovative.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Una discendenza novecentesca:<br />
la lezione di Dario Fo | pag. 32</h3>
<p>Dario Fo indicò sempre il drammaturgo francese quale maestro e modello. Un’affinità elettiva fondata sulla denuncia delle ipocrisie e sul ricorso al comico per ritrarre la tragedia del vivere.</p>
<p>di Simone Soriani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Martinelli, una vocazione eretica<br />
dall’infanzia all’adolescenza | pag. 33</h3>
<p>Nei tre incontri del regista e del Teatro delle Albe con il drammaturgo francese emerge un comune denominatore: «Dare nuova vita agli archetipi e farli parlare alla contemporaneità».</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cirillo: un Maestro irrinunciabile<br />
dall’Accademia al palcoscenico | pag. 34</h3>
<p>Autore di riferimento, il più riletto, il più analizzato e il più amato: Arturo Cirillo non ha mai nascosto il suo debito nei confronti di Molière, con i cui testi si è più volte confrontato.</p>
<p>di Arturo Cirillo e Sandro Avanzo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Monica Conti: quando Garboli<br />
mi fece innamorare di Molière | pag. 35</h3>
<p>Asciuttezza, minimalismo scenico, musicalità del verso e relazioni tra spazio, tempo e parola: sono le coordinate scelte dalla regista bresciana per mettere in luce la contemporaneità del grande autore francese.</p>
<p>di Monica Conti e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Après Molière: la messinscena<br />
del teatro della sua vita | pag. 36</h3>
<p>Biografie, più o meno romanzate, e pièce teatrali su di lui e sulle donne della sua famiglia, in particolare sulla seconda moglie Armande, cominciano a essere pubblicate già pochi anni dopo la sua morte. A partire da Grimarest fino a Bulgakov, Macchia e Savoisien, passando per Goldoni e George Sand. Senza dimenticare il film di Ariane Mnouchkine.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>“Caratteri“ poliedrici e non “tipi“:<br />
avari, misantropi e ipocriti ridicoli | pag. 39</h3>
<p>Alceste, Arpagone, Tartufo e Arnolfo: molti gli attori e i registi italiani che li hanno portati in scena, offrendone interpretazioni originali e complesse. In alcuni casi, non trascurando comprimarie che sanno diventare protagoniste.</p>
<p>di Cesare Molinari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Non è un teatro per donne?<br />
Galleria ragionata dei personaggi femminili | pag. 42</h3>
<p>Agnès, Célimène, Dorine, Elmire, Toinette e le altre… In netta minoranza, i personaggi femminili creati da Molière rivelano però personalità e caratteristiche tutt’altro che secondarie, offrendosi così come opportunità di memorabili prove d’attrice.</p>
<p>di Maura Sesia</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nella Francia del nuovo millennio:<br />
mille volti senza un’unica verità | pag. 44</h3>
<p>Dopo la Nouvelle Vague degli anni Sessanta, l’interpretazione di Molière sulle scene francofone, nel corso dell’ultimo ventennio, si è confrontata con nuovi linguaggi, significati e prospettive di lettura, fino all’ambizioso progetto di celebrazioni varato dalla Comédie Française.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dalla scena al set<br />
è in arrivo la Molièremania? | pag. 46</h3>
<p>Registi, cinematografici e non, si sono spesso confrontati con i titoli più noti o con la biografia del commediografo francese, da Georges Méliès a Philippe Le Guay. Ma le potenzialità del suo teatro sul grande schermo hanno ancora ampi margini di esplorazione e di successo.</p>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A passo di danza fino alle origini: la comédie-ballet | pag. 47</h3>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ritratti</h2>

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			<h3>La gioia oltre l’arte, la danza senza confini<br />
di Saburo Teshigawara | pag. 48</h3>
<p>In occasione del Leone d’Oro attribuitogli da Biennale Danza 2022, incontriamo un Maestro che, a quasi settant’anni, danza con immutata energia, fa progetti per il suo Karas Apparatus celebrando senza sosta «l’esistenza delle forme viventi».</p>
<p>di Saburo Teshigawara e Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I silenzi del luna park, il mondo<br />
a misura di Virginia Raffaele | pag. 50</h3>
<p>Figlia di giostrai, Virginia Raffaele racconta come la propria infanzia l’abbia formata, ispirandola all’osservazione e all’ascolto degli altri, per farli vivere attraverso di sé nella difficile arte dell’imitazione.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scrollarsi di dosso la tragedia con una risata,<br />
Max Mazzotta e gli sconfinamenti teatrali | pag. 51</h3>
<p>Autore, attore, regista, Mazzotta apprende da Strehler a valorizzare il proprio dialetto, facendo dell’intreccio tra linguaggi e generi diversi la cifra distintiva di un teatro che mira a rappresentare la realtà con sguardo sempre nuovo.</p>
<p>di Paola Abenavoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Andrea Cosentino, indagare l’inspiegabile<br />
tra paradossi e fertile ironia | pag. 52</h3>
<p>Allenare la mente, non riposare mai sulle comode convinzioni del senso comune: è questa l’attitudine che Cosentino chiede ai propri spettatori, che volentieri si lasciano condurre per territori spesso inesplorati, in compagnia di trichechi e scienziati quantistici.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Livia Gionfrida, uscire dalla scena<br />
alla ricerca dell’incontro con l’Altro | pag. 53</h3>
<p>Dal progetto di ricerca Metropopolare alla scoperta di Scaldati, Livia Gionfrida, siciliana di nascita, toscana di adozione, non esita a chiamare amore ciò che definisce il suo teatro, in costante apertura agli altri esseri umani, con cui condivide paure, sogni, pensieri.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dove va il teatro? Mittelyoung e In-Box,<br />
due osservatori su ciò che cresce | pag. 54</h3>
<p>Cividale del Friuli e Siena hanno anticipato a maggio la stagione dei festival, monitorando movimenti e sommovimenti, d’arte e di mercato, attraverso due format complementari che ospitano le proposte artistiche della scena emergente.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Teatro ragazzi</h2>
<h3>Il Giro d’Italia del teatro ragazzi,<br />
tanti traguardi, tanti festival | pag. 56</h3>
<p>Visioni a Bologna, Teatro tra le Generazioni a Castelfiorentino, Giocateatro a Torino, Segnali a Milano e Maggio all’Infanzia a Monopoli: sono stati i principali appuntamenti primaverili per vedere nuovi spettacoli e nuove visioni artistiche.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>

		</div>
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			<h2>Critiche</h2>

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			<h3>Le recensioni dell&#8217;ultima parte della stagione | pag. 58</h3>
<h3>Visti in Italia | pag. 82</h3>
<h3>Danza | pag. 85</h3>
<h3>Lirica | pag. 88</h3>
<h3></h3>
<h2>Exit</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da de Bosio a Catherine Spaak,<br />
addio a tre generazioni di spettacolo | pag. 90</h3>
<p>Con Gianfranco de Bosio, Eugenio Allegri, Lino Capolicchio e Catherine Spaak si intrecciano le vicende di uomini e donne nati in tre decenni del secolo scorso che hanno segnato in modi diversissimi la scena italiana, dal Novecento a oggi.</p>
<p>di Giuseppe Liotta, Laura Bevione e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità dal mondo editoriale | pag. 92</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Testo</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L&#8217;estinzione della razza umana | pag. 96</h3>
<p>di Emanuele Aldrovandi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La società teatrale</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le notizie dal mondo teatrale | pag. 112</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<p>Harold Pinter a Napoli in scena e sullo schermo | pag. 112<br />
di Laura Caretti</p>

		</div>
	</div>
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</section><p>The post <a href="https://www.hystrio.it/numero/numero-3-di-luglio-settembre-2022/">Numero 3 di luglio-settembre 2022</a> first appeared on <a href="https://www.hystrio.it">HYSTRIO</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.hystrio.it/numero/numero-3-di-luglio-settembre-2022/">Numero 3 di luglio-settembre 2022</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.hystrio.it">HYSTRIO</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Numero 2 di aprile-giugno 2022</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-2-di-aprile-giugno-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Apr 2022 07:00:22 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h2>Vetrina</h2>

		</div>
	</div>
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<p>Centrale Fies, Live Works vol.7 (foto Roberta Segata).</p>

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<p>Tiago Rodriguez (foto Roberta Segata).</p>
<p>&nbsp;</p>

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			<h3>Hystrio Festival, una nuova casa<br />
per il meglio della scena under 35 | pag. 2</h3>
<p>Giovani compagnie, attori, drammaturghi, organizzatori. A loro Hystrio dedica la sua nuova “creatura” che vedrà la luce il prossimo settembre al Teatro Elfo Puccini di Milano. Una sfida, un sogno, un progetto per dare sostegno e visibilità alle eccellenze under 35 del teatro italiano.</p>
<p>di Claudia Cannella</p>
<h3>Torna Godot, con la regia di Beckett<br />
l&#8217;inedito <em>director&#8217;s cut</em> arriva in Italia | pag. 4</h3>
<p>Esce in Italia l’ultima versione di<em> Aspettando Godot</em>, riveduta da Beckett. Una pubblicazione della Cue Press, nella traduzione di Luca Scarlini, che apre le porte del laboratorio di regia dello scrittore a lettori, studiosi, e ancor più a registi e attori italiani.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<h3>L&#8217;Europa di Tiago Rodrigues,<br />
un portoghese tra Ginevra e Avignone | pag. 6</h3>
<p>Il regista di Lisbona è stato appena nominato direttore del Festival di Avignone per il quadriennio 2023-26, un’avventura che già considera “indimenticabile”. E intanto debutta con il suo nuovo, quanto mai attuale, progetto <em>Dans la mesure de l’impossible</em>.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<h3>Raccontare le rovine e il sangue,<br />
dai territori dell’impossibile | pag. 7</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<h3>Archivio Fies, navigare online<br />
in quarant&#8217;anni di performing arts | pag. 8</h3>
<p>Centrale Fies raccoglie in un archivio disponibile in rete le tracce dell’attività del Centro, dalla prima edizione di Drodesera Festival, nel 1980: un patrimonio policromo e vitale che testimonia l’evoluzione delle performing arts in Italia e non solo.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>L&#8217;arte transitiva di Stalker Teatro,<br />
progettare la scena per agire sulla realtà | pag. 9</h3>
<p>Mobile eppure radicata nel territorio piemontese, la compagnia fonda la propria pluridecennale azione su tre concetti chiave, arte-relazione-ospitalità, impegnandosi in progetti partecipati per la trasformazione dei luoghi e delle comunità che li abitano.</p>
<p>di Matteo Tamborrino</p>
<h3>Nella città di Stradivari<br />
la tradizione dialoga col presente | pag. 10</h3>
<p>Artista e manager, Andrea Cigni, sovrintendente dal 2021 del Teatro Ponchielli di Cremona, spiega la sua idea di teatro di tradizione, in cui convivono Monteverdi e gli Anagoor, e le armonie antiche vanno in scena insieme al teatro contemporaneo.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<h3>Teatro Due Mondi: per una società<br />
fondata sul rispetto dell&#8217;altro | pag. 11</h3>
<p>Breve storia e progetti a venire di un battagliero ensemble che da oltre quarant’anni produce spettacoli di e in strada, teatro per le giovani generazioni e per adulti, guida laboratori per attori e non, curando progetti multidisciplinari in tutto il mondo.</p>
<p>di Michele Pascarella</p>

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			<h2>Teatromondo</h2>

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<p>The Idiot (foto: Damir Yusupov).</p>

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			<h3>Bruxelles, una Wunderkammer<br />
per le MicroDanze di Aterballetto | pag. 12</h3>
<p>Otto minuti, tre danzatori, spazi ristretti: un innovativo progetto ideato da Gigi Cristoforetti per Aterballetto e Greek National Opera Ballet, esplora le frontiere della coreografia, creando formati che sconfinano nell’arte performativa e nello studio delle nuove tecnologie.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<h3>Salute (del pubblico) e lavoro (dei teatri),<br />
Vienna alla prova della ripresa | pag. 14</h3>
<p>I teatri della capitale austriaca cercano di sopravvivere alle rigide regole anti-pandemia ricorrendo a varie strategie: in scena autori e titoli popolari, ma anche tematiche urgenti quali estremismo di destra ed eutanasia.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<h3>Il gigante all&#8217;Opera,<br />
Dostoevskij trionfa al Bol&#8217;šoj | pag. 16</h3>
<p>Nell’anno del bicentenario, a Mosca il Bol’šoj omaggia Dostoevskij con una strepitosa versione de L’idiota in formato di opera. Mentre al Teatro d’Arte, al Vachtangov e al Fomenko non mancano classici rivisitati, riletture, e le geniali follie di Dmitrij Krymov.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>
<h3>Shanta Thake, al Lincoln Center<br />
la mente creativa di New York | pag. 18</h3>
<p>Si è formata sul campo, al Joe’s Pub, a contatto con il pubblico. Ora Shanta Thake dirigerà uno dei più importanti complessi newyorkesi dedicati alle arti performative, con l’obiettivo di ricostruire le relazioni dopo lo sfacelo della pandemia.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<h3>NEW YORK/2<br />
Lynn Nottage, tris di debutti per l’autrice da record | pag. 19</h3>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Humour / Glossip</h2>
<h3>Il Re Lear è nudo<br />
lo zen e l’arte di riparare l’attore | pag. 20</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

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			<h2>Dossier</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro di Poesia | pag. 21</h3>
<p>a cura di Giuseppe Liotta, Marco Menini e Roberto Rizzente</p>

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			<h3>Trevi: il codice poetico?<br />
De gustibus non est disputandum | pag. 22</h3>
<p>Rivendicazione del comico e di una lingua piana, che superi le costrizioni del codice poetico: scrivere una drammaturgia in versi, per Emanuele Trevi, nasconde il rischio di un fraintendimento che può essere aggirato, nella messinscena, solo “tradendo” il testo.</p>
<p>di Emanuele Trevi e Roberto Rizzente</p>
<h3>Dall&#8217;ascolto alla visione:<br />
i versi non sono altro che parole | pag. 24</h3>
<p>La storia millenaria del rapporto fra poesia e teatro, a partire dal Rinascimento e dal Cinquecento inglese, dove brillano Shakespeare, Jonson e Marlowe, passando poi per la Francia di Corneille e Racine, l’Italia di Alfieri e Goldoni e la Germania di Schiller e Goethe, fino ad approdare agli inizi del Novecento, tra Maeterlinck e D’Annunzio.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<h3>Quando i poeti siedono in platea | pag. 25</h3>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<h3>Turoldo: il frate drammaturgo<br />
antiborghese e provocatorio | pag. 26</h3>
<p>di Annamaria Cascetta</p>
<h3>La poesia nel teatro ragazzi,<br />
tra vecchie e nuove reminiscenze | pag. 27</h3>
<p>di Mario Bianchi</p>
<h3>Tradire, riscrivere, trasgredire:<br />
il mestiere dei poeti-traduttori | pag. 28</h3>
<p>Fedeli al proprio stile, i poeti tendono, nella traduzione dei testi teatrali, a tradire l’originale, assecondando il gusto personale, piuttosto che le esigenze della scena. Con un’eccezione di rilievo: Patrizia Valduga.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<h3>Da <em>Pietra oscura</em> a <em>Il fiore del dolore</em>:<br />
la “necessità“ del teatro per Mario Luzi | pag. 29</h3>
<p>Dettato da un’esigenza interiore, prima che dalla curiosità estetica, il teatro è per Luzi il viatico prediletto per dibattere i temi fondanti dell’esistenza umana, contro la vacuità della chiacchiera.</p>
<p>di Roberta Carpani</p>
<h3>La nuova Atene di Pasolini<br />
tra vecchie e nuove ritualità | pag. 30</h3>
<p>Dal rinnovamento del verso teatrale alla sua “spaesante oralità”, passando dalla figura dell’attore, Gramsci, Yeats e Allen Ginsberg, Pasolini definisce un modello drammaturgico alternativo, che guarda alla tragedia attica e resiste all’omologazione.</p>
<p>di Stefano Casi</p>
<h3>Giovanni Testori:<br />
dare la parola a chi non ce l&#8217;ha | pag. 32</h3>
<p>Dalla Trilogia degli Scarozzanti degli anni Settanta fino ai Tre lai degli anni Novanta, la poesia drammatica di Testori ha saputo ridare fiato e spessore alla parola, svilita dai media e dal Potere, radicandola nel corpo e nel vissuto dell’attore.</p>
<p>di Annamaria Cascetta</p>
<h3>In principio era il verbo:<br />
la rivoluzione di Bene e de Berardinis | pag. 34</h3>
<p>Poeti della scena, Carmelo Bene e Leo de Berardins hanno saputo rivelare nuove e più profonde cariche di significato nei testi della tradizione, grazie all’uso accorto della luce, della musica e della phoné.</p>
<p>di Jean-Paul Manganaro e Laura Mariani</p>
<h3>Il teatro-poesia di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari | pag. 35</h3>
<p>di Angela Albanese</p>
<h3>Dare forma al disordine: la poesia<br />
ˮnovissimaˮ di Sanguineti e Balestrini | pag. 36</h3>
<p>Avversi tanto all’impoverimento del linguaggio poetico quanto alla caduta di senso nella società borghese, Sanguineti e Balestrini reagiscono con modelli letterari nuovi, in cui il montaggio dei materiali è affidato al pubblico o alla macchina.</p>
<p>di Maria Dolores Pesce</p>
<h3>Francesca Pels: il poetry slam, questo sconosciuto | pag. 37</h3>
<p>di Ira Rubini</p>
<h3>Suggestioni emiliano-romagnole:<br />
la poesia felix di Gualtieri e Roversi | pag. 38</h3>
<p>Letteraria o performativa, aulica o popolare, la poesia di Mariangela Gualtieri e Roberto Roversi ha indicato, a dispetto delle contaminazioni, nuove e originali vie per parlare di sé e della Storia.</p>
<p>di Gerardo Guccini</p>
<h3>Giuliano Scabia:<br />
un teatro pieno di vento | pag. 39</h3>
<p>Condizione dell’essere, prima che tecnica, la poesia è per Scabia il viatico per accedere a nuove e più profonde sfere del vivente, che il teatro si limita a tradurre in linguaggio.</p>
<p>di Marco De Marinis</p>
<h3>Lingua, carne, soffio: il teatro napoletano<br />
fra tradizione e avanguardia | pag. 40</h3>
<p>Composti in una lingua ibrida, stratificata, o desunti dalla tradizione europea, i testi di Moscato, Borrelli e Silvestri piuttosto che i <em>pastiche</em> di Neiwiller trovano nella messinscena una compiuta ed esclusiva ragione d’essere.</p>
<p>di Giusi Zippo</p>
<h3>Franco Scaldati: il giardino dove non si muore mai | pag. 41</h3>
<p>di Filippa Ilardo</p>
<h3>Tiezzi: Dante? Un ordigno linguistico<br />
da smontare e approfondire | pag. 42</h3>
<p>A distanza di trent’anni Federico Tiezzi riporta in scena le tre Cantiche della Divina Commedia, scritte da Sanguineti, Luzi e Giudici. Il regista ce ne parla soffermandosi su ciò che è mutato nel suo rapporto con la tecnica della poesia e con la lingua.</p>
<p>di Federico Tiezzi e Marco Menini</p>
<h3>Trionfo o tonfo:<br />
la poesia secondo Latella | pag. 43</h3>
<p>Antonio Latella parla del suo rapporto con la materia poetica, attraverso il confronto con i grandi italiani (Dante, Tasso, Pasolini, Testori), e dell’importanza, nel suo lavoro, della musica pop dei cantautori.</p>
<p>di Antonio Latella e Federico Bellini</p>
<h3>La rima in musica: viaggio<br />
nel teatro ˮleggeroˮ del secolo breve | pag. 44</h3>
<p>Presente tanto nel teatro-canzone quanto nel cabaret e nel varietà, oltre che nei testi di Fo e Brecht, la rima è stata utilizzata in chiave prevalentemente comica, spesso per esprimere gli stati d’animo dei personaggi.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>
<h3>Censura, repressione e poesia<br />
dagli zar ai giorni nostri | pag. 45</h3>
<p>Dai canti epici medievali alla “letture salottiere” settecentesche, fino agli spettacoli di Ljubimov e Fomenko, la poesia ha rappresentato per il popolo russo di ogni classe sociale uno sfogo contro la violenza e l’oppressione.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>
<h3>In principio era Shakespeare:<br />
splendori e miserie del blank verse | pag. 46</h3>
<p>Il Novecento ha sgretolato progressivamente la tradizione anglosassone del <em>verse drama</em>, alternando con oscillanti fortune il revival alla reinvenzione radicale, fino alle prove liminali di Caryl Churchill, Sarah Kane e Kae Tempest.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>Bertolt Brecht e Heiner Müller:<br />
l‘eredità del teatro di poesia tedesco | pag. 48</h3>
<p>Goethe, Schiller, Kleist, Brecht e Müller: il teatro di poesia tedesco è, per il drammaturgo del Berliner Ensemble, Bernd Stegemann, meno rilevante rispetto al teatro post-drammatico.</p>
<p>di Bernd Stegemann e Ira Rubini</p>
<h3>«Dire cose che non sappiamo dire»<br />
García Lorca secondo Pasqual | pag. 49</h3>
<p>Rappresentazione, secondo il critico Francisco Umbral, della tragicità interiore dell’autore, l’opera teatrale di Lorca ha avuto grande fortuna sulla scena italiana, grazie a registi come Carmelo Rifici, Serena Sinigaglia, Leonardo Lidi e, soprattutto, Lluís Pasqual.</p>
<p>di Lluís Pasqual e Sara Chiappori</p>
<h3>Per un teatro più vero della realtà:<br />
la ˮpoesia in scenaˮ nei Paesi francofoni | pag. 50</h3>
<p>Antitetica alla lingua quotidiana propugnata dal naturalismo, la parola poetica viene largamente utilizzata tanto dagli autori quando dai registi francesi del Novecento, da Claudel al <em>Cartel des quatre</em>, fino a Koltès e Novarina.</p>
<p>di Gianni Poli</p>
<h3>Il <em>métissage</em> con le tradizioni africane | pag. 51</h3>
<p>di Gianni Poli</p>

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			<h2>Ritratti</h2>

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<p>Ave, Collettivo LunAzione (foto: Mauro Frojo).</p>

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<p>La filosofia del boudoir, regia di Fabio Condemi (foto: Claudia Pajewski).</p>

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			<h3>Disegnare mappe a matita:<br />
Fabio Condemi, il regista architetto | pag. 52</h3>
<p>Nel suo immaginario ci sono Peter Greenaway e Pasolini, l’arte visiva, la fotografia, la poesia, la letteratura. Dopo gli esordi post-diploma con Barberio Corsetti, Fabio Condemi traccia, lavoro dopo lavoro, il suo personale percorso artistico.</p>
<p>di Lucia Medri</p>
<h3>Andrea Pennacchi,<br />
l‘attore che voleva volare | pag. 54</h3>
<p>Dall’Accademia Aeronautica al Centro Universitario Teatrale, ha imparato a stare in scena da Maestri come Baliani, Paolini, Curino, Ovadia, una “bottega” di arte e di vita che lo ha trasformato in un attore capace di distinguersi in teatro, come al cinema e in tv.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<h3>Uno spazio per tutti i nostri domani,<br />
l‘utopia danzata di Annie Hanauer | pag. 55</h3>
<p>Dopo l’esperienza con la londinese Candoco Dance Company, e le prestigiose collaborazioni con Charmatz, Gat e Ouramdane, la danzatrice presenta a Lugano il suo nuovo progetto dedicato alla comunità di Monte Verità.</p>
<p>di Lorenzo Conti</p>
<h3>Giovanni Ortoleva, parlare del mondo<br />
con il tragico, l‘epico e la commedia | pag. 56</h3>
<p>Dai testi della tradizione letteraria e drammatica alle riscritture, ogni spunto è buono per il lavoro registico di Ortoleva, purché lo sguardo sia sempre lontano da terra, per sentire la vertigine creativa e restare sensibili agli stimoli della realtà.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<h3>Marina Occhionero,<br />
alle radici (dislocate) del talento | pag. 57</h3>
<p>Diplomata alla “Silvio D’Amico” nel 2016, la giovane attrice non ha smesso un momento di crescere, dando forma alla propria vocazione attraverso esperienze diverse, dal cinema al teatro, dai giovani autori ai Maestri.</p>
<p>di Renata Savo</p>
<h3>Sperimentare insieme linguaggi diversi,<br />
è la voce unica di Collettivo lunAzione | pag. 58</h3>
<p>Nata nelle aule del Laboratorio Permanente del Teatro Elicantropo nel 2013, la compagnia napoletana ha attraversato le fasi di una crescita artistica e poetica precisando nel tempo l’identità e la composizione del gruppo, che ora guarda al futuro.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>

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			<h2>CRITICHE | pag. 60</h2>
<p>Le recensioni degli spettacoli della seconda parte della stagione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VISTI IN ITALIA</h2>
<h3>Da Bob Wilson e Gabriadze a Familie Flöz,<br />
il teatro straniero di passaggio in Italia | pag. 82</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>DANZA</h2>
<h3></h3>
<h3>La natura e l’identità dei corpi,<br />
le suggestioni della danza contemporanea | pag. 84</h3>
<p>Dai due trittici di Equilibrio Dinamico Dance Company e di Richard Siegal al lirismo dell’assolo di Raffaella Giordano e agli orizzonti shakespeariani di Dewey Dell, fino all’omaggio al contemporaneo del Balletto dell’Opera di Roma guidato da Eleonora Abbagnato.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata, Paolo Crespi, Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LIRICA</h2>
<h3>Da Milano a Palermo,sui palcoscenici d’opera<br />
amori impossibili ed eterni contrasti | pag. 86</h3>
<p>Dal debutto scaligero di Py alle sperimentazioni di Michieletto tra Venezia e Roma fino ai Vespri di Emma Dante, sui palchi della lirica italiana prendono forma conflitti antichi e moderni.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno, Gianni Poli, Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<h3>Dal regista multiforme all‘autore fuori dal coro,<br />
gli artisti che escono di scena | pag. 90</h3>
<p>Filippo Crivelli, Ezio Frigerio, Paolo Graziosi, Vitaliano Trevisan se ne vanno in questo primo frammento dell’anno. Personalità diverse, che lasciano,<br />
ciascuna a suo modo, un vuoto sulla scena.</p>
<p>di Pierfrancesco Giannangeli e Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca | pag. 92</h2>
<p>Le novità editoriali a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La macchia | pag. 96</h3>
<p>di Fabio Pisano</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La società teatrale</h2>
<p>Le notizie dal mondo teatrale a cura di Roberto Rizzente | pag. 114</p>
<h3>Putin e la guerra in Ucraina:<br />
siamo tutti Tartufi? | pag. 114</h3>
<p>di Fausto Malcovati</p>

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