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	<title>Francesca Serrazanetti - HYSTRIO</title>
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	<title>Francesca Serrazanetti - HYSTRIO</title>
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		<title>Numero 2 di aprile-giugno 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 09:45:45 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hystrio &amp; Partners, collaborare fa bene alla giovane drammaturgia | pag. 2</h3>
<p>PAV, Romaeuropa Festival, In Scena! Italian Theater Festival NY: cominciamo da qui, per raccontare come, insieme ai partner, il Premio Hystrio Scritture di Scena è cresciuto negli anni, ampliando la sua rete e l’azione a sostegno degli autori under 35.</p>
<p>di Valentina De Simone, Maura Teofili, Tindaro Granata, Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Percorsi tra arte e violenza, il teatro “eccedente” di Anagoor | pag. 5</h3>
<p>Dopo le prime repliche di febbraio in Germania, debutta in versione italiana il nuovo lavoro di Anagoor su rappresentazione della violenza e colonialismo: Polittico dell’infamia, da Pablo Montoya. In scena in aprile al Teatro Astra di Torino.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quando il teatro incontra il podcast: un nuovo palco per la drammaturgia | pag. 6</h3>
<p>La frontiera del podcast e le esplorazioni teatrali: tra adattamenti, drammaturgie originali e documentari sonori. Dai radiodrammi Rai ai più recenti esperimenti immersivi, la voce diventa protagonista, ampliando il pubblico e superando i limiti della scena tradizionale.</p>
<p>di Arianna Lomolino</p>

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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<h3></h3>
<h3>La stagione che verrà: le promesse della primavera teatrale londinese | pag. 8</h3>
<p>Dopo i riuscitissimi lavori del tedesco Ostermeier e della norvegese Arbo, a Londra, nei prossimi mesi, sono attesi il vincente sodalizio tra Staunton e Cooke, Manhunt di Robert Icke, i nuovi testi di McPherson, David Ireland e Adjmi, il ritorno di McGregor e di Goold.</p>
<p>di Monica Capuani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Novità in vista sulla scena viennese, tra riletture inedite e monologhi ricercati | pag. 10</h3>
<p>All’esordio come direttore artistico del Burgtheater, Stefan Bachmann apre la stagione con l’Amleto di Karin Henkel, moltiplicato per cinque, accanto al Manhattan Project di Massini. Al Volkstheater, intanto, Anna-Sophie Mahler rilegge un poco noto Tennessee Williams.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>ROMANIA<br />
Una vetrina nella creativa Cluj per indagare la solidarietà nelle comunità | pag. 11</h3>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Al Théâtre du Soleil vanno in scenai Draghi della nostra Storia | pag. 12</h3>
<p>Appena celebrati sessant’anni di attività, il teatro fondato da Ariane Mnouchkine torna a mettere in scena la Storia in un grande spettacolo popolare sui fatidici eventi che segnarono il 1917: la sanguinosa Prima guerra mondiale e la Rivoluzione russa.</p>
<p>di Laura Caretti</p>

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			<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cento anni di Romolo Valli: colto, sensibile ed eternamente giovane | pag. 13</h3>
<p>Attore e intellettuale raffinato, ha lasciato un’impronta profonda, dall’esperienza della Compagnia dei Giovani all’interesse per la nuova drammaturgia. A cento anni dalla nascita, Reggio Emilia – la sua città – lo omaggia nel teatro che oggi porta il suo nome.</p>
<p>di Pierfrancesco Giannangeli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Luca Ronconi dieci anni dopo, così lo ricordano le sue città e i suoi teatri | pag. 14</h3>
<p>Scomparso nel febbraio del 2015, è universalmente riconosciuto come un Maestro, nonostante lui stesso si fosse proposto di “non lasciare tracce”. Hanno, così, preso il via e si moltiplicheranno nel corso del 2025 le iniziative dedicate alla sua memoria.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Koreja, festeggiare quarant’anni di pratica in cerca di teoria | pag. 16</h3>
<p>La folgorazione nasce dall’incontro con l’Odin Teatret, che porta i fondatori alla ristrutturazione di un’ex fabbrica di mattoni, a Lecce, oggi area polifunzionale all’avanguardia di 3.000 mq. Il 23 e 24 maggio 40 ore di eventi per celebrare una lunga storia fatta d’incontri e di amici.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sulla percezione di spazio e tempo: la poetica coreografica di gruppo nanou | pag. 17</h3>
<p>Compiuti vent’anni, il collettivo ravennate fa un bilancio della propria ricerca coreografica: dallo sguardo cinematografico a quello coreutico, passando attraverso la potenza del corpo nella sua relazione con il cronotopo della scena contemporanea.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Riccardo Favaro, il tempio della scena e la scrittura come parola incarnata | pag. 18</h3>
<p>Classe 1994, il giovane autore trevigiano ha già all’attivo diverse messinscene dei suoi testi e riscritture. Tra gli altri, spicca il sodalizio con due registi appartenenti a due generazioni differenti: Carmelo Rifici e Giovanni Ortoleva.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Matteo Spiazzi: geografie dell’Est per il più espatriato tra i registi italiani | pag. 19</h3>
<p>Il regista e pedagogo veronese ha una relazione inscindibile con l’Europa Centrale e Orientale, dove ormai lavora da diversi anni. Un metodo, il suo, fortemente legato alla Commedia dell’Arte e a una rilettura in chiave contemporanea dell’utilizzo della maschera.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Financial Plays: ma quanto vale il teatro? | pag. 20</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e censura | pag. 21</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Milo Rau: l’arte come scandalo e rivolta contro la crisi dello Stato di diritto | pag. 22</h3>
<p>Regista e drammaturgo svizzero già direttore artistico di NTGent e oggi alla guida del Wiener Festwochen, Milo Rau, classe 1977, è l’esponente di punta di un teatro politicamente impegnato, come ha di recente dimostrato con il tour Resistance Now! contro gli estremismi emergenti in Europa.</p>
<p>di Milo Rau e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Veti, divieti, tagli e altre prescrizioni: dai Greci all’Ottocento, è la censura, bellezza! | pag. 24</h3>
<p>Ispirata di volta in volta da motivi religiosi o politici, per confermare lo status quo e impedire il dilagare del libero pensiero, la censura ha da sempre colpito la stesura dei copioni e la rappresentazione degli spettacoli, dall’antica Grecia fino all’epoca del dramma borghese, nell’Ottocento.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se la censura colpisce la voce e il corpo delle donne | pag. 25</h3>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Buon costume: l’arbitrarietà senza volto | pag. 26</h3>
<p>di Rita Di Leo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La critica teatrale e il rischio dell’autocensura | pag. 27</h3>
<p>di Giusi Zippo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fascismo e non solo: l’oltraggio al pudore nell’Italia repubblicana del Dopoguerra | pag. 28</h3>
<p>Screditata dallo scarso valore delle opere prese in esame durante il fascismo, la censura conosce un vero e proprio revival negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, con i casi de La governante, L’Arialda e Anima nera, nonostante le prese di posizione degli artisti e della critica.</p>
<p>di Andrea Bisicchia</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il Paese è piccolo e la gente mormora: viaggio nell’Italia delle censure preventive | pag. 30</h3>
<p>Benché vietata dalla Costituzione, la censura ha colpito a più riprese l’Italia, spesso sollecitata preventivamente da assessori zelanti, parrocchie e associazioni, oltre che dagli stessi programmatori. Col risultato di appiattire il teatro su un linguaggio di maniera, anestetizzato e nel fondo anacronistico.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dire e non dire: la censura come oggetto della rappresentazione teatrale | pag. 32</h3>
<p>Connessa all’atto stesso della scrittura, la censura è stata esplicitamente tematizzata in tutta una serie di spettacoli, sia come riferimento a una precisa politica governativa, sia come riferimento implicito, evocato attraverso il ricorso massivo al paradosso e alla satira.</p>
<p>di Federico Bellini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bielorussia, Ungheria, Polonia, Germania: reprimere il dissenso, con ogni mezzo | pag. 34</h3>
<p>Minacciati e oppressi dai governi dittatoriali della Bielorussia e della Russia, costretti a emigrare dall’Ungheria e all’autocensura in Polonia e Germania, gli artisti scontano oggi – secondo il direttore di Santarcangelo Tomasz Kireńczuk – una drammatica limitazione della libertà. In tutta Europa.</p>
<p>di Tomasz Kireńczuk e Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Belarus Free Theatre: arte e umanità per generare speranza | pag. 35</h3>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Philip Fisher: essere o non essere… scorretti? La cancel culture nel teatro inglese | pag. 36</h3>
<p>Critico teatrale per la British Theatre Guide, membro della Critics’ Circle Drama Section, collaboratore di TheatreVOICE e di diversi periodici specializzati, Philip Fisher è un osservatore attento del fenomeno della cancel culture nel teatro inglese.</p>
<p>di Philip Fisher e Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La propaganda: un’idra insidiosa contro i griot dell’Africa Occidentale | pag. 37</h3>
<p>Da sempre inserito nella vita sociale dei Paesi dell’Aes, il griot si trova oggi a fronteggiare un nuovo e più pervasivo ostacolo alla propria funzione e libertà di espressione: la propaganda nazionale e delle potenze coloniali. Col rischio di scadere nell’autocensura.</p>
<p>di Luca Fusi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ventidue ordinamenti per ventidue nazioni: i Paesi arabi fra tradizione e modernità | pag. 38</h3>
<p>Introdotta sul finire dell’Ottocento dalle potenze coloniali, la censura viene ancora applicata nella maggioranza dei Paesi arabofoni, dal Marocco alla Siria, specialmente per preservare la morale pubblica e il potere dei Governi autoritari, nonostante il quadro politico in rapida trasformazione.</p>
<p>di Monica Ruocco</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Turchia e Iran: sorvegliare e punire in nome dell’ideologia governativa | pag. 40</h3>
<p>Giustificata per ragioni di sicurezza o di ordine pubblico, e per preservare la morale corrente, arbitraria e imprevedibile, la censura è profondamente radicata in Iran e nella Turchia governata dall’Akp. Fino a diventare una fonte d’innovazione per il linguaggio teatrale.</p>
<p>di Zeynep Uğur e Yassaman Khajehi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Khatibi, la vita impossibile sotto il regime dei Mullah | pag. 41</h3>
<p>Era una celebrity, ma Ashkan Khatibi è stato preso di mira dal regime iraniano: torturato e minacciato, scappa in Turchia e riesce avventurosamente ad arrivare in Italia, dove il teatro, la scrittura e il cinema diventano mezzi per denunciare le violenze che non solo gli artisti subiscono nel suo Paese.</p>
<p>di Ashkan Khatibi e Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Voci dall’ombra: il teatro in Russia dopo il 2014, dalla libertà al ritorno del totalitarismo | pag. 42</h3>
<p>Ufficialmente vietata dalla Costituzione, la censura contribuisce oggi all’affermazione del totalitarismo in Russia, andando a colpire tutti quegli artisti che abbiano messo in scena opere considerate contrarie alla morale corrente, o che si siano opposte alla guerra in atto contro l’Ucraina.</p>
<p>di Alessandra Giuntini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Non svegliate il can che dorme: il teatro cinese tra burocrazia e (auto)censura preventiva | pag. 44</h3>
<p>Stritolati dalla concorrenza dei classici e delle importazioni straniere, condizionati dagli sponsor, dalla prudenza degli autori, dalla mancanza di rispetto per i testi e dalla censura istituzionale preventiva, i piccoli teatri cinesi rischiano di essere estromessi dal mercato. Con buona pace dei critici.</p>
<p>di Sergio Basso</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scotini e l’arte contemporanea: l’autocensura in vendita | pag. 45</h3>
<p>di Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un nuovo Medioevo culturale? Gli Usa dal Codice Hays al Trump-bis | pag. 46</h3>
<p>Difesa dal Primo Emendamento, la libertà di espressione è stata in realtà messa in discussione più volte negli Stati Uniti. Come dimostrano i casi del Codice Hays, nel secondo Dopoguerra, e le ingerenze dell’amministrazione Trump contro le istituzioni culturali e le politiche inclusive.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dalla dittatura al Governo Milei: la resilienza del teatro argentino | pag. 48</h3>
<p>Esploso con le contestazioni degli anni Settanta e poi tenuto sotto stretto controllo negli anni della dittatura, il teatro argentino continua a essere luogo di resistenza contro le ingerenze e le mistificazioni del potere, nonostante i tagli ai finanziamenti e le coercizioni burocratiche che provano a spegnerne la voce.</p>
<p>di Francesca Capelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Brie: l’arte nella tela del ragno, quando la democrazia perde una gamba | pag. 49</h3>
<p>Regista, attore, drammaturgo argentino, dai tempi della Comuna Baires, perseguitata dalla Tripla A peronista, fino alle minacce subite in Bolivia, che l’hanno costretto a lasciare il Teatro de los Andes, César Brie ha avuto più volte a che fare, nel corso della carriera, con la censura politica.</p>
<p>di César Brie e Renzo Francabandera</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Linguaggio, morte, malattia, sessualità: gli infiniti tabù del teatro ragazzi | pag. 50</h3>
<p>Preventivamente censurato da insegnanti e genitori, il teatro ragazzi per anni ha evitato di affrontare argomenti considerati tabù come la malattia, la sessualità e la morte, appiattendosi su un linguaggio di comodo, che si è rivelato incapace di comprendere i cambiamenti in atto nella società.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Danzare sì, ma non troppo: il potere contro l’arte del corpo in movimento | pag. 51</h3>
<p>Fin dalla nascita, tanto il balletto classico quanto la danza libera moderna sono stati codificati per compiacere il potere o messi sotto stretto controllo dalle autorità, dalle corti rinascimentali fino ai totalitarismi del Novecento e al regime iraniano degli ayatollah.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>«Gridando lealtà»: le libertà forzate nella storia del melodramma | pag. 52</h3>
<p>Da Mozart a Šostakovič, passando per l’Ottocento, secolo della creazione degli Stati nazionali, il melodramma è stato la vittima privilegiata di interventi censori che ne hanno modificato, depotenziato e travisato la drammaturgia.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro leggero: una repubblica anarchica contro preti, politici e la morale corrente | pag. 53</h3>
<p>Tenuto sotto controllo durante il fascismo per il messaggio politico di cui si faceva portavoce, il teatro di rivista viene generalmente accettato nel Dopoguerra, fatta eccezione per qualche sporadico<br />
episodio, giudicato oltraggioso verso il pubblico, la religione, o legato al gossip politico.</p>
<p>di Maurizio Porro</p>

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			<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Usine Baug, una “fabbrica matti” che attraversa la realtà con sguardo poetico | pag. 54</h3>
<p>Dal 2018 la giovane compagnia unisce sperimentazione e teatro engagé portando in scena storie che dialogano con il nostro tempo, storie di resistenza e identità, dalle migrazioni al G8 di Genova, dall’ex Ilva all’esplorazione di nuovi modi di esprimere l’esperienza interiore umana.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La traiettoria del successo, il talento in ascesa di Pietro Giannini | pag. 55</h3>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE</h2>
<p>Le recensioni della seconda parte della stagione teatrale | pag. 56</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VISTI IN ITALIA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Riflessioni identitarie e magico stupore al centro della scena internazionale | pag. 84</h3>
<p>Da Kornél Mundruczó a Baro d’evel, tra teatro d’attore e di parola e nouveau cirque, dalla Francia all’Ungheria e all’Iran, sulla scena italiana si apre un caleidoscopio di lingue e linguaggi, sapienze teatrali in cui guardarsi come in uno specchio, dove a riconoscersi è comunque l’essere umano.</p>
<p>di Ira Rubini, Nicola Arrigoni, Matteo Valentini, Alice Strazzi e Andrea Malosio</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Mito e destino, tra Bellini, Čajkovskij e Wagner: visioni contemporanee dell’opera | pag. 87</h3>
<p>Tre produzioni che interrogano il rapporto tra mito, classicismo e contemporaneità, attraverso letture visive potenti: dalla regia fiabesca di McVicar in Die Walküre, all’Onegin in chiave simbolica di Martone, fino alla Norma di De Rosa tra sacralità arcaica e attualità.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno e Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>DANZA</h2>
<h3></h3>
<h3>Danza e resistenza: il potere del corpo tra censura, identità e memoria | pag. 88</h3>
<p>Dall’Iran all’Europa, i corpi raccontano storie di lotta e trasformazione, esplorando il vuoto creato dalle incertezze della contemporaneità, tra bisogno di memoria e tensione verso il cambiamento. Un’indagine transculturale sul potere espressivo dell’arte contro ogni imposizione.</p>
<p>di Laura Bevione, Vincenzo Sardelli, Francesca Serrazanetti, Carmelo A. Zapparrata, Marco Menini, Carlo Lei</p>

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			<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<h3>Le novità dal mondo editoriale | pag. 92</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>NELL’OCCHIO DEL LABIRINTO<br />
Apologia di Enzo Tortora | pag. 96</h3>
<p>di Chicco Dossi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<h3>Le notizie dal mondo del teatro | pag. 112</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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		<title>Numero 4 di ottobre-dicembre 2024</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-4-di-ottobre-dicembre-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2024 09:37:08 +0000</pubDate>
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			<h2>SPECIALE HYSTRIO FESTIVAL</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hystrio Festival 3 col vento in poppa, una vetrina per il teatro under 35 | pag. 2</h3>
<p>Una intensa sei giorni, molto partecipata da pubblico e operatori, che ha visto sfilare sul palcoscenico del Teatro Elfo Puccini il meglio della giovane scena italiana tra spettacoli, letture, audizioni, un incontro, una mise en espace e la serata finale di consegna dei Premi Hystrio 2024.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’incredibile tesoro di Caggiano: una casa per il Living Theatre | pag. 12</h3>
<p>Un fondo archivistico per ripercorrere la vita artistica di Julian Beck e Judith Malina. Bozzetti, fondali, opere pittoriche, appunti di lavoro, fotografie e scenografie ospitate, grazie alla Fondazione Morra, in un antico palazzo in Campania.</p>
<p>di Giulio Baffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Riflettere sul limite ultimo, al Metastasio fra teatro e filosofia | pag 13</h3>
<p>Un progetto multidisciplinare che affronta uno dei grandi tabù dei nostri giorni attraverso la varietà dei linguaggi. Da vivi-Il miracolo della finitezza, a cura di Elisa Sirianni, si è articolato in conferenze, assemblee aperte, incontri online, interviste, spettacoli e laboratori teatrali.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Genialità cruciali e dimenticate: vite da librettisti all’ombra dei giganti | pag. 14</h3>
<p>Nel centenario della morte di Puccini, ricordiamo il suo contributo rivoluzionario, tale proprio grazie alla collaborazione di librettisti come Illica e Giacosa, artisti invisibili che pure, insieme a molti altri, hanno svolto un ruolo essenziale nel successo dell’opera lirica.</p>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il Premio Franco Enriquez a Hystrio, «farmaco salvavita» del teatro italiano | pag. 15</h3>
<p>Un riconoscimento alla rivista e alle sue molteplici attività, che valorizzano il teatro italiano, sostenendo la drammaturgia contemporanea e i giovani talenti. Un progetto che ha il suo punto di forza nel lavoro partecipato e condiviso di tutti i suoi componenti.</p>
<p>di Pierfrancesco Giannangeli</p>

		</div>
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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Edimburgo: la città-festival sfida le avversitàinsegnando la resilienza artistica post-Brexit | pag. 18</h3>
<p>I due festival edimburghesi riflettono un contesto segnato da crisi economica e tensioni sociali. L’International pone l’accento sullo spirito di comunità, mentre il Fringe vede la stand-up comedy dominare la scena, offrendo un’esperienza variegata e politicamente consapevole.</p>
<p>di Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da Londra, l’ascesa di Robert Icke, anatomia di un regista-drammaturgo | pag. 20</h3>
<p>Tra riscritture radicali e adattamenti certosini, dal teatro di Islington al West End passando per l’Almeida fino al successo internazionale, Icke stravolge i canoni ancorandosi ai classici e alla loro reinvenzione come crudele specchio della contemporaneità.</p>
<p>di Monica Capuani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lugano Dance Project 2024 un progetto diffuso tra danza e architettura | pag. 22</h3>
<p>Natura, performance, spazio di riflessione: il festival biennale del Lac-Lugano Arte e Cultura si estende tra i luoghi del Canton Ticino indagando la relazione tra uomo e spazio urbano, progettualità architettonica e movimento non solo scenico.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A Salisburgo l’umanità è sotto i riflettori tra intelligenza artificiale e tragedia greca | pag. 24</h3>
<p>Il nuovo corso della celebre rassegna austriaca mette in evidenza temi tragici come la guerra, ma si concentra anche sull’analisi dei comportamenti reali e dei sogni che accomunano gli esseri umani. E non disdegna un invito a rafforzare la nostra empatia.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Grape al Festival di Atene ed Epidauro: un focus delle arti performative in Grecia | pag. 25</h3>
<p>Katerina Evangelatu detta la nuova strada dello storico festival greco, aprendo il programma ad artisti ellenici che hanno portato sulle scene la loro indagine sulla società tra satira politica e innovazione artistica, mostrando la possibilità di dialogo tra passato e futuro.</p>
<p>di Ariadne Mikou</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Toronto Fringe Festival, un melting pot dove risuonano le mille lingue del futuro | pag. 26</h3>
<p>Il celebre  format del Fringe dà luogo, nel contesto multiculturale di Toronto, a un’esperienza caleidoscopica, indagatrice di una cultura composita che non teme il confronto con le sfide poste dalla tecnologia, e soprattutto inclusiva e affordable.</p>
<p>di Marta Zannoner</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RITRATTI</h2>
<h3></h3>
<h3>Tra realtà, simulacro e sperimentazione: la proposta e(ste)tica di Lola Arias | pag. 28</h3>
<p>Drammaturga, ma anche musicista, scrittrice, regista, dalla sua Argentina tormentata porta in Europa un teatro-documento della realtà, unendo storia pubblica e vicenda personale, ed è il Vecchio Continente a premiarla con l’International Ibsen Award 2024.</p>
<p>di César Ernesto Arenas Ulloa</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Federico Bellini, scrivere non è politicamente corretto |pag. 30</h3>
<p>La scoperta quasi occasionale di una vocazione alla parola che unisce il lavoro di Bellini a quello di Antonio Latella certo, ma non solo, lasciando spazio all’esplorazione e alla condivisione in un  processo creativo che non scende a compromessi.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR) noir | pag. 32</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Manifestazioni e occupazioni PROPALcoscenico da una breve stand out comedy a un flash mob</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

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			<h2><strong>DOSSIER</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e lavoro | pag. 33</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>a cura di Roberto Rizzente e Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Coin: non vivere invano e non morire soli, teatro e arte nell’era del postfordismo | pag. 34</h3>
<p>Nonostante le urgenze dettate dalla cronaca e la maturazione di un pensiero politico, anche a causa della complessità del problema e della crisi del teatro civile, il tema del lavoro stenta, secondo la sociologa Francesca Coin, a trovare un adeguato spazio di rappresentazione sulla scena italiana.</p>
<p>di Francesca Coin e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Plauto, Piscator e gli altri: il teatro come lavoro e rappresentazione | pag. 36</h3>
<p>Elemento imprescindibile per definire l’identità dei personaggi di una pièce e veicolarne l’azione, il tema del lavoro trova nel Novecento nuovi e imprevisti sviluppi, che finiscono con lo sconfinare nella vita di tutti i giorni, condizionando la professionalità stessa degli attori.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ritratto di una Nazione-L’Italia al lavoro: un bilancio con Antonio Calbi, sette anni dopo | pag. 37</h3>
<p>di Antonio Calbi e Renzo Francabandera</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sfruttamento e ingiustizia secondo Fo e Rame | pag. 38</h3>
<p>di Simone Soriani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Produci, consuma, crepa: la militanza da Delbono alla Generazione X | pag. 39</h3>
<p>Dialogo complesso quello fra teatro e lavoro. Come se il tema non avesse mai davvero interessato la scena, se non in forma di denuncia. Da qualche stagione, però, una serie di progetti ha cercato di affrontarlo con freschezza inedita, fra derive individualiste e sensibilità militanti. Che molto guardano alle scienze sociali.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Immaginari possibili: il lavoro nel teatro ragazzi | pag. 41</h3>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Operai, braccianti e imprenditori: le mille voci del teatro di narrazione | pag. 42</h3>
<p>Fin dalle sue origini, il teatro di narrazione si è interrogato sui benefici e i problemi che il sistema industriale ha portato all’Italia, alterando l’equilibrio ambientale ma anche mobilitando nuove identità sociali, che la recente trasformazione del modello produttivo ha messo in discussione.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Curino, ieri, oggi e domani: «Il mio lavoro è raccontare storie» | pag. 44</h3>
<p>Protagonista del teatro di narrazione, Laura Curino ha dedicato al tema del lavoro un’ampia  produzione, spaziando dalla saga degli Olivetti alla tragedia delle morti bianche nelle fabbriche. Con un’attenzione particolare alle donne, ideatrici di nuovi e più creativi modelli produttivi.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Professionisti sull’orlo del licenziamento: il teatro reale e partecipato dei Rimini Protokoll | pag. 45</h3>
<p>Da oltre vent’anni, con i loro progetti partecipati e il sostegno dei cosiddetti “esperti”, gli svizzero-tedeschi Rimini Protokoll scandagliano la realtà. E il lavoro, dai call-center internazionali all’industria delle armi, dall’e-commerce alla diffusione della robotica, ne è uno dei temi primari.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nuova drammaturgia e lavoro: una rinascita o una riscoperta? | pag. 46</h3>
<p>Ispirata, di volta in volta, a fatti di cronaca o a esperienze autobiografiche, la nuova drammaturgia è attenta a un tema universale che fagocita le vite, sdogana i problemi relazionali di sempre e segna le nuove generazioni, nonostante le censure ideologiche che ancora persistono.</p>
<p>di Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>In principio era la fabbrica: la nuova vita delle aree industriali dismesse | pag. 48</h3>
<p>Politiche di sostenibilità, flessibilità degli spazi industriali e volontà di preservarne il valore storico: la riqualificazione delle fabbriche e dei luoghi della produzione ha conosciuto in Europa un vero e proprio boom, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso.</p>
<p>di Francesca Serrazanetti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le nuove schiavitù: lo sfruttamento globale e capitalista secondo Santiago Serra | pag. 60</h3>
<p>Gli spettatori e gli attori-lavoratori, simbolica dicotomia tra oppressore e oppresso, sono, dalla fine degli anni Novanta, i protagonisti delle performance dell’artista spagnolo, tese a denunciare la violenza e l’odio di classe insite nelle moderne politiche neoliberiste.</p>
<p>di Marco Scotini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Metropolis, Mary Poppins e non solo: il binomio indissolubile tra musical e lavoro | pag. 52</h3>
<p>Lo sfruttamento degli operai, le professioni che prosperano all’ombra della metropoli, gli scioperi, la vita d’ufficio: tanti sono i temi legati al lavoro di cui si è occupato il musical, in forme di volta in volta drammatiche, romantiche, fantastiche o semplicemente parodistiche.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>«Notte e giorno faticar»: servi e proletari nel melodramma tra Seicento e Novecento | pag. 53</h3>
<p>Sin dai suoi albori il melodramma, seppur in chiave comica, ha portato sulle scene le condizioni di lavoro degli ultimi, come le denunce di fine Ottocento, grazie all’avvento del Verismo, e del Novecento, sensibile alla condizione delle donne e dei minori che aspirano alla libertà.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Chi lavora è un raffinato suicida: onori e clamori nel Regno Unito, in Francia, Germania e Usa | pag 54</h3>
<p>Affrontato da sempre dal teatro occidentale, il tema del lavoro apre, in Europa e Stati Uniti, nuove e promettenti prospettive che hanno a che fare con la decostruzione delle mitologie, la denuncia delle disparità sociali e la critica alle dinamiche imperanti nelle fabbriche e nelle aziende.</p>
<p>di Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I balletti “d’acciaio” tra Europa, Russia e Asia | pag. 57</h3>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>

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			<h2>NATI IERI</h2>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Forever Young illumina Rubiera con storie di oggi e di domani | pag. 60</h3>
<p>I cinque finalisti esplorano i temi propri della contemporaneità, tra esistenzialismo e verità storica, politica e narrazione poetica, denuncia e speranza per il futuro. Vince il multidisciplinare Anse di Mezzopalco/Usine Baug per la sua innovativa combinazione di narrazione e musica.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TEATRO RAGAZZI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3></h3>
<h3>Tra fantasia e realtà: i vincitori di Scenario Infanzia | pag. 61</h3>
<p>10 finalisti per i 10 anni del prestigioso premio dedicato al teatro ragazzi. Nuova la sezione Adolescenza, per marcare l’attenzione al teatro tutte le età. Danza, teatro e storie autobiografiche al centro delle esplorazioni dei giovani artisti in concorso.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>

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			<h2>CRITICHE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le molteplici narrazioni dell’umano, nuove visioni del dramma a Venezia | pag. 62</h3>
<h3>Verona, Skakespeare plurale, tra riscritture classiche e attuali | pag. 64</h3>
<h3>Bassano, crocevia di sperimentazioni, tradizioni popolari e riti collettivi | pag. 66</h3>
<h3>I percorsi scenici di Opera Prima, tra mito, ribellione e trasfigurazioni | pag. 67</h3>
<h3>Drammaturgie sul confine del caos, a Mittelfest si cerca un equilibrio | pag. 69</h3>
<h3>Una nuova edizione di Terreni Creativi fiorisce ancora tra le serre di Albenga | pag. 71</h3>
<h3>Percorsi del corpo scenico e nuove traiettorie: Santarcangelo Festival contemporaneo | pag. 74</h3>
<h3>Inequilibrio, storie, volti, nature e memorie per emanciparsi dalla disumanità del presente | pag. 77</h3>
<h3>Kilowatt Festival: danza, teatro e musica oltre i confini dell’immaginazione | pag. 80</h3>
<h3>Tre assoli intimi a OrizzontiFestival | pag. 83</h3>
<h3>Sguardi plurali sul contemporaneo al Festival dei Due Mondi di Spoleto | pag. 85</h3>
<h3>Le antiche tragedie a Segesta illuminano le inquietudini del presente | pag. 89</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE DANZA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Palcoscenici della danza contemporanea: tra innovazione coreografica e riflessi postmoderni | pag. 90</h3>
<p>I festival italiani della danza mostrano un panorama complesso e variegato, da Harrell a Tsung-lung, da Dianor a Zulberti fino a Caprioli: ibridazione tra reale e virtuale, spazio e memoria, poetica di resilienza, arte e trasformazione, e il rapporto complesso tra cultura e natura, fra i temi attraversati</p>
<p>di Carmelo A.Zapparrata, Laura Bevione, Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Monteverdi, Puccini e Rossini tra nuove visioni e solide consuetudini | pag. 94</h3>
<p>I più importanti festival d’opera italiani celebrano regie che uniscono innovazione e tradizione: dai Madrigali del Monteverdi Festival, alle scelte inconsuete del Festival Puccini, al Rossini d’avanguardia del Rof, la lirica risplende in nuove e suggestive produzioni.</p>
<p>di Nicola Arrigoni, Francesco Tei, Giuseppe Montemagno</p>

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			<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Mattatori, divine, registi e studiosi, polvere di stelle sull’autunno del teatro | pag. 96</h3>
<p>di Matteo Brighenti, Roberto Canziani, Stefania Maraucci, Fabrizio Sebastian Caleffi, Nicola Arrigoni e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le novità dal mondo editoriale | pag. 98</p>
<p>A cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Testi</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>Tragédie Coréenne ovvero L’amour à la française </em>| pag. 109<em><br />
</em></h3>
<p>Testo vincitore del Premio Hystrio Scritture di Scena 2024</p>
<p>di Matthieu Pastore</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Società teatrale</h2>
<p>Le notizie dal mondo teatrale a cura di Roberto Rizzente | pag. 116</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Codice dello Spettacolo e Decreto 2025-27 la lunga attesa dei tempi della politica | pag. 116</h3>

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		<title>Numero 3 di luglio-settembre 2024</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-3-di-luglio-settembre-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 16:30:59 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hystrio Festival 2024 &#8211; Il programma della terza edizione</h3>
<p>Milano, Teatro Elfo Puccini, 17-22 settembre 2024<br />
di Ilaria Angelone e Claudia Cannella | pag. 2</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>In Scena! Italian Theater Festival NY aperto il bando per l’edizione 2025</h3>
<p>di Laura Caparrotti | pag. 3</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>En attendant il Codice dello spettacolo, il teatro italiano s’interroga sul suo futuro</h3>
<p>La bozza del testo era attesa ai primi di maggio perché la sua approvazione arrivasse prima della pausa estiva e i decreti in autunno, in tempo utile per far partire il nuovo triennio Fus (ora Fnsv). Emergono frammenti di proposte e intenzioni, ma ancora manca un documento su cui ragionare.</p>
<p>di Alessandro Toppi | pag. 4</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Addio a Nicola Savarese, studioso e maestro di viaggi avventurosi nel mondo del teatro</h3>
<p>di Giuseppe Liotta | pag. 5</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro Nucleo: da cinquant’anni per le strade del mondo</h3>
<p>Il gruppo, fondato in Argentina, arrivò a Ferrara nel 1978, in esilio a causa della dittatura militare. Dai primi passi all’Ospedale Psichiatrico, l’attività non ha mai perso le profonde radici politiche e sociali, che un nuovo Festival internazionale ha appena rilanciato.</p>
<p>di Michele Pascarella | pag. 6</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fabrizio Sinisi, la forza del linguaggio: la scrittura come atto politico</h3>
<p>Autore a 360 gradi, Sinisi ci racconta della sua vicinanza a un’idea di scrittura, e di teatro, quasi brechtiana. Dalla folgorazione iniziale, grazie alla Compagnia Lombardi-Tiezzi, fino alle riflessioni politiche enucleate negli ultimi lavori.</p>
<p>di Matteo Brighenti | pag. 7</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Glauco Mauri, il teatro per la vita: l’indistinguibile confine tra scena e realtà</h3>
<p>Un vero e proprio innamoramento, quello dell’attore pesarese per il teatro e per la sua capacità di instaurare un dialogo vivo con lo spettatore. Un percorso lungo e multiforme, gli incontri con i registi più importanti del Novecento italiano e il sodalizio con Sturno.</p>
<p>di Matteo Brighenti | pag. 8</p>

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			<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’opera di Papaioannou nell’epoca della sua riproducibilità tecnica</h3>
<p>Sosteneva Walter Benjamin, cento anni fa, che le innovazioni tecnologiche influenzano drasticamente la produzione e la fruizione delle opere d’arte. Il caso dell’artista greco, tra applicazioni della transmedialità e attaccamento all’archetipo della statuaria classica.</p>
<p>di Dimitris Papaioannou e Roberto Canziani | pag. 10</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quando uomini e donne, alla sera, si liberano finalmente dell’armatura</h3>
<p>Una recensione dello spettacolo <em>Inside</em> di Dimitris Papaioannou</p>
<p>di Roberto Canziani | pag. 11</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Oltre i confini, nella terra dei Naga dove non esiste il teatro</h3>
<p>Situato al confine nord-est indiano, il Nagaland è un territorio impervio, ricco di tradizioni culturali millenarie. Qui Instabili Vaganti ha portato il progetto Beyond Borders, alla ricerca di una contaminazione tra le danze e i canti locali e le forme performative occidentali.</p>
<p>di Nicola Pianzola | pag. 12</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bratislava Nova Drama Festival, da vent’anni è sempre “nuovo“</h3>
<p>Istituito due decenni fa, il Festival slovacco ha scandito le tappe del cambiamento artistico e politico del Paese, rivelandosi sempre più stimolante, grazie alla varietà del programma e al prestigio degli ospiti, con spettacoli, simposi e focus internazionali.</p>
<p>di Pino Tierno | pag. 15</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Wiener Festwochen: liberare Vienna con un’arte politica all’insegna della resistenza</h3>
<p>La prima edizione diretta da Milo Rau si è concentrata su progetti partecipativi in difesa della democrazia. Accanto a questi, le prime mondiali degli spettacoli dello stesso direttore, di Florentina Holzinger, Kirill Serebrennikov, Caroline Guiela Nguyen e Kornél Mundruczó.</p>
<p>di Irina Wolf | pag. 16</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A zig-zag attraverso la Romania, lo sguardo plurale del teatro</h3>
<p>Tra la capitale Bucarest, Sfântu Gheorghe e Suceava, le stagioni restituiscono il respiro del Paese, che si interroga sul presente, fa satira sul passato comunista, guarda alle fragilità generazionali alla luce dell’instabilità internazionale.</p>
<p>di Irina Wolf | pag. 18</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Belgrade Dance Festival: un hub internazionale nel centro dei Balcani</h3>
<p>Il Festival, nato per colmare il vuoto della presenza della danza contemporanea sulla scena serba, è giunto alla sua 21a edizione, intitolata “Impeccable Differences“. Una presenza che racconta la molteplicità dei linguaggi transnazionali.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata | pag. 20</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Programme Commun: la scena elvetica in vetrina a Losanna</h3>
<p>La settima edizione del Festival ha offerto un ampio sguardo sul teatro in Svizzera, Paese che, in virtù della predisposizione a investire sulla cultura, è diventato casa di artisti internazionali, come il Leone d’argento della Biennale Danza 2024, Trajal Harrell</p>
<p>di Laura Bevione | pag. 22</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Memorabili, gli hit imperdibili della stagione londinese</h3>
<p>Dall’Almeida al National Theatre, gli spettacoli che hanno lasciato il segno nella stagione appena trascorsa sono molti. Da Shakespeare ai contemporanei, tra riscritture e allestimenti mozzafiato, quello che ha da dirci la scena della capitale d’Oltremanica.</p>
<p>di Monica Capuani | pag. 24</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Recitare stanca, ma il teatro se non lo fai ti manca</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi | pag. 26</p>

		</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e romanzo</h3>
<p>a cura di Marco Menini, Roberto Rizzente e Francesco Tei | pag. 27</p>

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			<h3>Nicola Lagioia: il romanzo? Un canovaccio per l’ispirazione teatrale</h3>
<p>Costitutivamente diverso dal romanzo, nonostante la comune radice che affonda nell’oralità, il teatro deve, nell’adattamento per la scena, poterne tradire gli assunti, in nome di una ridefinizione libera che ne illumini il senso e che tenga conto, oltre che della parola, degli attori e soprattutto del pubblico.</p>
<p>di Nicola Lagioia e Roberto Rizzente | pag. 28</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Alla ricerca della teatralità nascosta: la lunga avventura delle riduzioni per la scena</h3>
<p>Tante sono le esperienze, spesso di successo, di adattamento e di riscrittura dei classici della letteratura italiana, dall’Ottocento al Secondo Dopoguerra. Da Manzoni a Svevo, da Pirandello agli autori della Resistenza, fino a Moravia, non sono pochi gli esempi in cui le ragioni della scena hanno saputo sopravanzare quelle letterarie. Anche a costo del tradimento.</p>
<p>di Giuseppe Liotta | pag. 30</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le delusioni perdute dei romanzieri a teatro</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi | pag. 31</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un brutto romanzo può fare del buon teatro?</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi | pag. 32</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Mezzo secolo di parole sui libri e sui corpi degli attori</h3>
<p>Un viaggio negli adattamenti per la scena della letteratura italiana contemporanea, opera di drammaturghi ma anche di scrittori. Dalle tracce dell’eredità ronconiana alle versioni mainstream dei bestseller, fino agli omaggi e alle monografie degli autori.</p>
<p>di Diego Vincenti | pag. 34</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Storico, romantico, sociale, avventuroso: l’Ottocento letterario in scena fa ancora gola</h3>
<p>I grandi classici, da Melville ad Austen, passando per i grandi francesi, senza dimenticare Goethe e il nostro Verga, hanno supplito a una mancanza di trame e intrecci che tanto piacciono allo spettatore, fornendo spesso materiali, spunti e idee per nuove messinscene.</p>
<p>di Andrea Bisicchia | pag. 36</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Niente sangue, please: a teatro va di moda il perturbante</h3>
<p>di Laura Bevione | pag. 37</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Proust, Woolf, Céline, Joyce: portare in teatro la crisi del romanzo</h3>
<p>Dallo storico spettacolo di Vasilicò a quello di Lombardi-Tiezzi sulla Recherche proustiana, dal “derby” (a ventidue anni di distanza) tra Castellucci e Germano su Viaggio al termine della notte, dai molti Orlando alle Molly Bloom, il teatro non ha smesso di interrogare la letteratura a cavallo tra Otto e Novecento.</p>
<p>di Francesco Tei | pag. 38</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Italia-Russia, andata e ritorno: due secoli di omaggi e di passioni ininterrotte</h3>
<p>Una storia che dura da sempre: numerosissimi sono, in Italia, gli adattamenti e le riscritture dei classici russi, soprattutto dei capolavori di Dostoevskij. Senza trascurare il Novecento, Bulgakov e Nabokov in particolare, ispiratori di spettacoli originali e potentemente innovativi.</p>
<p>di Fausto Malcovati | pag. 40</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nel teatro della “drammaturgia nascosta“: Kafka sulla scena italiana</h3>
<p>L’interesse per l’autore boemo in Italia si è acceso sul finire del secolo scorso, producendo spettacoli innovativi e originali, da Il castello di Corsetti ad Amerika di Scaparro, spesso lontani dal mondo multiforme e inafferrabile offerto dai racconti e dai romanzi postumi più celebri.</p>
<p>di Giuseppe Liotta | pag. 42</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Napoli: il fondo nero di una città che s’illude e s’imbroglia</h3>
<p>Attraverso pagine in cui dominanti sono le tonalità scure, letteratura e teatro contraddicono la retorica di un’amministrazione che, della città partenopea, continua a offrire un’immagine edulcorata e stereotipata a uso e consumo dei turisti.</p>
<p>di Alessandro Toppi | pag. 43</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il monologo, nuova frontiera nella “teatralizzazione” della narrativa</h3>
<p>Un itinerario dalle ricerche degli studiosi di fine secolo alla stagione degli innumerevoli spettacoli-performance per attore solista: dall’affabulazione al racconto, al “concerto” per voci e musiche. Per esplorare una drammaturgia che mette in scena anche l’autore letterario e il suo lavoro.</p>
<p>di Gerardo Guccini | pag. 44</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bradbury, Orwell, Atwood e Burgess, strade possibili per la distopia in scena</h3>
<p>di Alice Strazzi | pag. 45</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I romanzi stranieri contemporanei: belli, famosi e possibilmente cool</h3>
<p>Meno diffusi sulle nostre scene di quanto si pensi, gli spettacoli ispirati alla letteratura contemporanea premiano, soprattutto, i best-seller riconosciuti e gli autori più affermati, da Nothomb a Saramago, da Carrère agli israeliani Yehoshua e Grossman. Con qualche eccezione.</p>
<p>di Laura Bevione | pag. 46</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il giallo e il teatro: tra i soliti noti la spunta Agatha Christie</h3>
<p>di Andrea Borini | pag. 47</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ronconi e lo spettacolo infinito: un’altra grande rivoluzione del Maestro</h3>
<p>Dal Pasticciaccio a Pornografia, Ronconi rinuncia alla convenzione più che consolidata dell’adattamento per restituire la ricchezza polifonica delle opere originarie. Fino ad approdare a una nuova grammatica della rappresentazione che scardina la tradizionale sintassi dialogica e la definizione stessa del personaggio.</p>
<p>di Claudio Longhi | pag. 48</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lagani: fare i conti con noi stessi ritrovando il bandolo perduto della matassa</h3>
<p>Per la compagnia Fanny &amp; Alexander la narrativa ha sempre occupato un posto di eccezione. Chiara Lagani riflette sulle sfide dell’adattamento: mantenere intatta la natura enigmatica e misteriosa dei testi. E rendere lo spettacolo una festa collettiva per gli innamorati della letteratura.</p>
<p>di Chiara Lagani e Maddalena Giovannelli | pag. 50</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tiezzi: lavorare sulla narrativa per capire davvero cos’è il teatro</h3>
<p>Serbatoio di temi e modi, ma soprattutto di linguaggi, la letteratura alimenta, sin dai tempi del Carrozzone, l’ispirazione di Federico Tiezzi, generando innesti che scardinano le strutture dialogiche ormai consolidate e gettano nuova luce sul mestiere stesso dell’attore.</p>
<p>di Federico Tiezzi e Marco Menini | pag. 51</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Indossare i panni del minatore: lo scavo e la rinuncia come atto creativo</h3>
<p>Costretto, suo malgrado, a operare delle scelte, il drammaturgo deve, nello sforzo di sintesi e di restituzione per la scena di un romanzo, poter contare sulla profonda conoscenza di un autore e di tutta la sua opera. Come i lavori realizzati da Federico Bellini e Linda Dalisi per Antonio Latella dimostrano.</p>
<p>di Federico Bellini e Linda Dalisi | pag. 52</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gallione: sono un feroce lettore alla ricerca di teatro</h3>
<p>Tagliare e cucire prosa per fare teatro: quella di Giorgio Gallione, regista e drammaturgo, è stata una scelta precoce perseguita per oltre trent’anni, collaborando con scrittori affermati e attingendo dalla letteratura contemporanea.</p>
<p>di Giorgio Gallione e Laura Santini | pag. 53</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tra l’interpretare e l’essere: gli attori e l’identità dei grandi personaggi letterari</h3>
<p>Banco di prova per mattatori, le figure del Santo bevitore di Roth, Ivan Karamazov, il capitano Achab e Jean Valjean sono state portate in scena da quattro mostri sacri del teatro italiano: Carlo Cecchi, Umberto Orsini, Elio De Capitani e Franco Branciaroli.</p>
<p>di Elena Scolari | pag. 54</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Don Chisciotte, un eroe visionario per tutte le stagioni</h3>
<p>di Stefania Di Carlo| pag. 55</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Emma, Anna, Molly: metamorfosi dalla narrativa alla scena</h3>
<p>Quattro indimenticabili prove d’attrice in spettacoli che hanno reinventato con grande autonomia espressiva i capolavori di Flaubert, Tolstoj e Joyce e le loro protagoniste: da Monica Guerritore a Mascia Musy, da Sonia Bergamasco a Piera Degli Esposti.</p>
<p>di Laura Caretti | pag. 56</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’eros senza didascalie e morbosità voyeuristiche</h3>
<p>di Renzo Francabandera | pag. 57</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se il teatro ragazzi reinventa la letteratura per l’infanzia (e non solo)</h3>
<p>I classicissimi dell’Ottocento e Novecento – italiani e stranieri, per grandi e piccini – trovano nuova vita sul palco. Ma non manca l’attenzione per i romanzi di oggi, e c’è chi porta in scena Sherlock Holmes, Jekyll e Hyde o i capolavori di Rabelais.</p>
<p>di Mario Bianchi | pag. 58</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un dialogo libero, che procede per risonanze: il romanzo come ispirazione per la danza</h3>
<p>Dalla svolta narrativa, a metà del Settecento, la danza ha sempre trovato nella letteratura la fonte d’ispirazione per una creazione autonoma e originale che rifugge la semplice trasposizione scenica dell’argomento per radicarsi nella poetica e nella sensibilità del coreografo.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata | pag. 59</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il musical made in Italy, un caleidoscopio di suoni e colori da tutto il mondo</h3>
<p>Erede della tradizione anglosassone, il musical italiano ha adottato, negli anni, una gran quantità di caposaldi della letteratura occidentale, dalla Bibbia a I promessi sposi, da I miserabili a Il Conte di Montecristo. Con risultati non sempre sensazionali.</p>
<p>di Sandro Avanzo | pag. 60</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dalla pagina alla scena lirica il romanzo che (in)canta</h3>
<p>Il romanzo approda sulle scene liriche nel primo Ottocento grazie alla smodata passione per Walter Scott. Nel tempo, mutano i fenomeni di mediazione per adattare il fervore del racconto alla concisione del tempo in musica: da Rossii a Tutino, attraverso i grandi protagonisti del Novecento.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno | pag. 61</p>

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			<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Festival, rassegne e concorsi, luci e ombre della scena emergente</h3>
<p>Fioriscono per giovani artisti e compagnie occasioni di visibilità, e in alcuni casi anche di sostegno economico-distributivo. Tanto entusiasmo e meritorio lavoro collettivo, che spesso si scontra con le logiche del mercato e la disattenzione del sistema teatrale. Eccone un assaggio primaverile.</p>
<p>di Giulio Baffi, Alice Strazzi, Anna Crichiutti e Claudia Cannella | pag. 62</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le recensioni dell’ultima parte della stagione teatrale | pag. 64</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Milano capitale d’Europa sulla scena multilingue del Piccolo</h3>
<p>Il tempo della realtà e della certezza, ora: il Festival Presente Indicativo | Milano Porta Europa del Piccolo Teatro è un affresco potente e multiforme della scena contemporanea del continente, cuore pulsante di un’azione collettiva, politica e culturale.</p>
<p>di Alice Strazzi, Diego Vincenti, Elena Scolari, Roberto Rizzente, Matteo Valentini, Sandro Avanzo e Sara Chiappori | pag. 64</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Primavera dei Teatri: sinergia tra territorio e comunità attraverso il linguaggio teatrale</h3>
<p>L’attenzione alla drammaturgia contemporanea è di casa al Festival di Castrovillari, giunto alla 24a edizione: da Dino Lopardo, Caroline Baglioni e Fabio Pisano a Dario De Luca, Mariano Dammacco, Pier Lorenzo Pisano, Marco Sgrosso e Tindaro Granata.</p>
<p>di Giulio Baffi, Carlo Lei, Enrico Marcotti, Mario Bianchi e Ira Rubini | pag. 83</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dismisura, gioco e parola poetica: a Siracusa si celebra il rito eterno</h3>
<p>di Giuseppe Montemagno | pag. 86</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/VISTI IN ITALIA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Palcoscenici globali e sguardi oltre confine, il mosaico della scena internazionale</h3>
<p>di Diego Vincenti, Alice Strazzi, Laura Bevione e Francesco Tei | pag. 88</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/DANZA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il linguaggio dei corpi tra atto politico e oblio</h3>
<p>La primavera della danza sulle note di Gershwin e del Vivaldi di Calixto, dall’omaggio a Jérôme Bel di D’Agostin alla danza a due di Teshigawara e Sato, dall’assolo di Bertozzi alle coreografie di Zappalà, Marilungo, Tansini.</p>
<p>di Mario Bianchi, Laura Bevione, Carmelo A. Zapparrata, Michele Pascarella e Matteo Brighenti | pag. 90</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Riletture originali della tradizione, la regia lirica lascia la sua impronta</h3>
<p>Dal surrealismo allucinato di Bieito al verismo di Martone, dal post-femminismo di Irina Brook al simbolismo di Chiara Muti e ai burattini onirici di Menghini, dalla Tosca fascista di Popolizio al site-specific di Le Lab, come evolve l’immaginario operistico.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno e Roberto Rizzente | pag. 93</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Che fretta c’era, maledetta primavera&#8230; stagione di piogge e di dolorosi addii</h3>
<p>Fin de partie per tre grandi interpreti – Franca Nuti, Paola Gassmann, Rosalina Neri – ma anche per chi ha dedicato la vita al teatro ricoprendo altri ruoli, come Armando Pugliese, Giovanna Marini, Alessandra Belledi e Roberto Toni.</p>
<p>di Sara Chiappori, Albarosa Camaldo, Giuseppe Liotta, Francesco Tei e Mario Bianchi | pag. 96</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità editoriali</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo | pag. 98</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il tempo attorno</h3>
<p>di Giuliano Scarpinato | pag. 102</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità dal mondo del teatro</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente | pag. 116</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Milano, «la città è malata»: il taglio ai finanziamenti delle Scuole Civiche</h3>
<p>di Diego Vincenti | pag. 116</p>

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		<title>Numero 4 di ottobre-dicembre 2023</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-4-di-ottobre-dicembre-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 15:44:37 +0000</pubDate>
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			<h2>SPECIALE HYSTRIO FESTIVAL</h2>
<h3>La cronaca, i premiati, le motivazioni</h3>
<h2></h2>
<h3>Tra sogni e realtà, selfie e fiocchi rosa la seconda stella di Hystrio Festival | pag. 2</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiude in ascesa la seconda edizione del festival dedicato al teatro under 35. Otto spettacoli, cinque letture sceniche riempiono per sei giorni gli spazi del Teatro Elfo Puccini di Milano. Operatori e critici, certo, ma anche tanto pubblico giovane e curioso di ritrovarsi e scoprire i nuovi talenti della scena.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>

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			<h2>VETRINA</h2>
<h3></h3>
<h3>La sfida quotidiana di attori “di-versi”, dieci anni con il Teatro La Ribalta | pag. 12</h3>
<p>Portatori di un mistero che solo il teatro può accogliere, gli attori che lavorano con Antonio Viganò sanno offrire l’esperienza di una bellezza inquieta e spiazzante, che rivela la forza rivoluzionaria di cui la scena è capace.</p>
<p>di Massimo Bertoldi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Edipo all’infaticabile ricerca della verità, Marco Baliani regista e pedagogo | pag. 13</h3>
<p>Esito finale di Bottega XNL, percorso di formazione alle professioni del teatro e del cinema, va in scena a Veleia l’Edipo diretto da Baliani, che ha guidato 20 giovani attori in un percorso maestro-allievo incentrato su un testo-culto della drammaturgia occidentale.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Don Chisciotte e quei sogni messi al rogo, la nuova utopia del Teatro delle Albe | pag. 14</h3>
<p>Marco Martinelli ed Ermanna Montanari rileggono Cervantes con una nuova chiamata pubblica, prima tappa di un percorso attraverso la città di Ravenna che culminerà, nel 2025, sul palcoscenico del Teatro Rasi.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I miti del Mediterraneo in scena sull’Isola di Gorgona | pag. 15</h3>
<p>Ulisse, le Metamorfosi di Ovidio e la Tempesta di Shakespeare, appuntamenti di un immaginario alle radici della nostra cultura, costituiscono materia fertile per la trilogia allestita da Gianfranco Pedullà con i detenuti del carcere di Gorgona.</p>
<p>di Laura Caretti</p>

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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>London Summer, West End storie contemporanee in musical | pag. 16</h3>
<p>Accanto al Premio Pulitzer Michael R. Jackson e al mago dei blockbuster Lloyd Webber, campeggiano produzioni piccole e kolossal programmati anche durante l’estate nei teatri londinesi, invariabilmente pieni.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Transizioni della regia Almada, il teatro che cambia pelle | pag. 20</h3>
<p>Un osservatorio sensibile sui teatri del mondo. Da quarant’anni, con singolare tempestività, il festival che si svolge nella città di fronte a Lisbona registra la mutazione dei linguaggi della scena, da Peter Stein a Milo Rau.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Salisburgo, sul “palcoscenico del mondo” due importanti questioni di etica | pag. 21</h3>
<p>Al Festival di Salisburgo Ulrich Rasche rilegge criticamente un classico illuminista di Lessing, mentre Karin Henkel adatta per il teatro un celebre film, regalandogli un ampio respiro, allo stesso tempo sociologico e filosofico.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nella Zona di sicurezza di Piatra Neamț si immaginano strategie di sopravvivenza | pag. 22</h3>
<p>Al festival che ogni anno si svolge nella città romena situata nella Moldavia Occidentale, spettacoli di compagnie nazionali e internazionali indagano tematiche contemporanee immaginando, però, possibili e positivi scenari futuri.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Roberto Sturno, una vita dedicata al teatro attraversando classici e contemporanei | pag. 23</h3>
<p>Se ne è andato in punta di piedi, quasi a sorpresa, l’attore romano che con Glauco Mauri aveva costruito uno dei sodalizi artistici più solidi della scena italiana. Ma l’estate ha segnato anche la fin de partie di Renata Scotto e di Pierluca Donin.</p>
<p>di Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Franco Branciaroli, ultima voce di una razza in via d’estinzione | pag. 24</h3>
<p>A luglio l’attore ha ricevuto a Verona il Premio Renato Simoni “per la fedeltà al teatro di prosa”, sigillo di una lunga carriera a servizio dell’arte. Ora si prepara per un’altra lunga tournée con un altro “ragazzo irresistibile” come Umberto Orsini.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Marco Bernardi: «Il teatro mi ha scelto, la mia università è stata la scena» | pag. 25</h3>
<p>Dall’apprendistato, a bottega con Maurizio Scaparro, alla direzione del Teatro Stabile di Bolzano, Bernardi festeggia 50 anni di carriera. Regista colto, amministratore accorto, dichiara la sua passione per il teatro di parola, da sempre al centro del suo lavoro.</p>
<p>di Massimo Bertoldi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fratelli Cordelli | pag. 26</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e Natura | pag. 27</h3>
<p>a cura di Laura Bevione e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Coccia: teatro e pianeta una coincidenza necessaria | pag. 28</h3>
<p>Per la prima volta costretto a confrontarsi con la totalità dei viventi, l’uomo deve ripensare il proprio rapporto con il pianeta, costruendo una relazione paritetica che contempli e racconti il rispetto per le specie e la convivenza con la natura a partire dai luoghi dell’esistenza quotidiana: i teatri e le città.</p>
<p>di Emanuele Coccia e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Natura e rappresentazione: i due poli di una questione ininterrotta | pag. 30</h3>
<p>Espressione nell’antichità della potenza degli dèi, la natura è stata, nei secoli successivi, introiettata nei discorsi dei personaggi, assorbita nel verso poetico a mo’ di allegoria o assurta a vero e proprio personaggio e motore dell’azione, contribuendo alla definizione del teatro come possibile realtà alternativa.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se il teatro si occupa del cambiamento climatico: esperienze di drammaturgia “ecologista” | pag. 32</h3>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Arti performative in movimento, progetti europei tra ecologia e paesaggio | pag. 33</h3>
<p>di Francesca Serrazanetti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pensieri e pratiche inter-specie lontano dall’Occidente | pag. 34</h3>
<p>Di ascendenza europea, la visione dualistica e gerarchizzante tra umano e non umano è antitetica a quanto, da secoli, le culture indigene e le recenti ricerche antropologiche vanno proponendo: un’osmosi tra le specie che passa attraverso la relativizzazione dei punti di vista, fino alla possessione.</p>
<p>di Laura Budriesi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il mondo alla rovescia: benvenuti nella repubblica degli animali | pag. 36</h3>
<p>Protagonisti a tutto campo o alter ego con cui il folle è chiamato a confrontarsi, gli animali si fanno metafora, nei testi di quattro autori contemporanei, del potere ferino che è nell’uomo, spesso disattendendo le nostre certezze e le classificazioni di comodo.</p>
<p>di Federico Bellini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pecore, corvi e salti di specie: la natura futura di Marta Cuscunà | pag. 37</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dalle parti dell’inconscio: le maschere zoomorfe in scena | pag. 38</h3>
<p>Raffinati coccodrilli, felini di vario genere e creature ibride ma anche ovini, gorilla, conigli e molti scimpanzé: il bestiario scenico del teatro contemporaneo è sicuramente ricco e polimorfo, tanto da correre il rischio di tramutarsi in facile cliché.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Al di là delle colonne d&#8217;Ercole: miti e cronache di eroi ed esploratori | pag. 39</h3>
<p>Dal mare alla montagna, dal cosmo alla terra, inevitabilmente considerata matrigna, la Natura è il limite ultimo cui l’uomo, sin da bambino, è chiamato a confrontarsi per esplorare parti di sé e nutrire il desiderio inestinguibile della conoscenza.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Metti un capro in teatro: quando è l’animale a essere osceno | pag. 40</h3>
<p>Utilizzando animali veri o rappresentandoli attraverso i dispositivi tecnologici, la scena contemporanea spiazza lo spettatore, di cui mette a nudo gli istinti predatori. Tanto da incorrere, spesso e volentieri, nella censura degli animalisti e delle autorità grazie a cavilli giuridici.</p>
<p>di Silvia Mei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro nella natura, teatro della natura: per perdersi e ritrovare il vero sé | pag. 42</h3>
<p>Spettacoli itineranti o immersi in boschi e parchi; miti ripensati nell’epoca contemporanea e inviti a ricalibrare il pensiero e la percezione per “guardare” davvero il paesaggio naturale. Una carrellata di esperienze eclettiche ma accomunate dal desiderio di rifondare la relazione uomo-natura.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Raccogliere e cacciare negli anni Duemila: l’esperienza “a lato” della Tosse | pag. 44</h3>
<p>Come profeticamente scrisse Renzo Piano, «quelli del Teatro della Tosse sono anche un po’ ladri di spazi, si prendono un pezzo di città o un intero paese, trasformandoli in un luogo magico che sembra appena inventato».</p>
<p>di Maria Dolores Pesce</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le Ariette: attori-contadini di un teatro democratico e paritario | pag. 45</h3>
<p>Paola Berselli e Stefano Pasquini sono, insieme a Maurizio Ferraresi, il Teatro delle Ariette: casa, campi e uno spazio sui colli bolognesi, in Valsamoggia. Per un teatro che sia prima di tutto “esperienza” del naturale.</p>
<p>di Paola Berselli, Stefano Pasquini e Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Andare nella foresta e costruire castelli: i festival a misura di paesaggio | pag. 46</h3>
<p>Diffusi in tutta la penisola e spesso fondati prima che l’attenzione per l’ambiente divenisse di dominio pubblico, i festival teatrali contribuiscono alla tutela e alla valorizzazione dei territori, promuovendo innovative forme di collaborazione con gli enti locali, con ricadute sui linguaggi e le estetiche.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Infante: l’Altro come eccesso per un teatro post-umano | pag. 48</h3>
<p>Dal Cile, Manuela Infante inventa nuovi linguaggi per organizzare il pensiero in modo non umano. Realismo (2016), Estado Vegetal (2017), Metamorphoses (2023), Cómo convertirse en piedra (2022) hanno spostato il centro della narrazione sulle pietre, i vegetali, sulla voce come puro suono.</p>
<p>di Manuela Infante e Teresa Vila</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gualtieri: questo tempo, ancora più rotto, è un tempo di radicale cambiamento | pag. 49</h3>
<p>Ineffabile, archetipica, sacrale, prossima al mito e aliena dalle costruzioni razionali e antropocentriche dell’uomo, la Natura è, nell’opera di Mariangela Gualtieri, portatrice di un’alterità salvifica che a stento può essere descritta dalla parola.</p>
<p>di Mariangela Gualtieri e Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Imprevisti, tensioni, nomadismi: abitare il paesaggio secondo DOM | pag. 50</h3>
<p>Fondato nel 2013 da Leonardo Delogu e Valerio Sirna, DOM indaga il paesaggio e le pratiche di abitazione dello spazio. L’uomo che cammina, un progetto del 2015 capace di reinventarsi a seconda dei contesti in cui viene realizzato, è esemplificativo della poetica del gruppo.</p>
<p>di Leonardo Delogu, Valerio Sirna e Francesca Serrazanetti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il giardino coltiva il giardiniere con l’amore per superare l’antropocentrismo | pag. 51</h3>
<p>Ideatrice e direttrice, dal 2001, del Festival Naturalmente Arte, “artista-giardiniera”, Lorenza Zambon è impegnata, dal 1999, in una personale e pionieristica ricerca sulla relazione fra la specie umana e l’ambiente in cui vive.</p>
<p>di Lorenza Zambon e Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Natura, natura delle mie brame qual è lo spettacolo più bello del reame? | pag. 52</h3>
<p>Anfiteatro della meraviglia, propedeutica a una crescita armoniosa della psiche, la Natura è protagonista assoluta del teatro ragazzi, dagli spettacoli ambientati in boschi e giardini a quelli che hanno per protagonisti gli animali, i viaggiatori e gli esploratori.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Visioni senza confine: praticare e formarsi “in natura” | pag. 53</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Con la testa nelle fauci del leone: storia e storie del circo con animali | pag. 54</h3>
<p>Compagni di acrobati, giocolieri e ballerini, gli animali hanno accompagnato la nascita e l’evoluzione<br />
del circo, incarnandone il gusto per la meraviglia nell’incontro dell’uomo con l’altro da sé. Fino agli sviluppi più recenti del nouveau cirque, dal Cirque du Soleil a Zingaro.</p>
<p>di Alessandro Serena</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Mickey Mouse &amp; friends: il musical tra leoni, gatti, gorilla e pappagalli | pag. 56</h3>
<p>Disney ma non solo: diffusissima è, nel musical, la presenza degli animali, interpretati da attori mascherati o evocati da un complesso apparato scenotecnico che trova nuove e mirabolanti soluzioni per reinventare i classici del cinema e della letteratura.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lirica e Natura: singin’ in the rain, fra volpi, foreste, cataclismi e sortilegi | pag. 57</h3>
<p>Catastrofi, temporali, eruzioni sono eventi di straordinario impatto scenico, esaltati dal melodramma sin dall’epoca barocca per lasciare spazio, nel Novecento, a una più complessa riflessione sul rapporto tra l’uomo e la Natura.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La montagna che si muove: ecologie performative nell’arte | pag. 58</h3>
<p>Antitetici secondo la prospettiva occidentale, uomo e natura trovano nella cultura orientale e nell’arte contemporanea nuove modalità di interazione, nella convinzione che entrambi concorrano alla definizione dei processi storici.</p>
<p>di Marco Scotini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Rito, istinto e rigenerazione: il vitale rapporto fra danza e natura | pag. 60</h3>
<p>Il corpo in movimento, nelle sue performatività e anche nudità, è, sin dalle epoche più antiche, lo strumento ideale, concreto e simbolico, per rappresentare problematicamente il rapporto dell’uomo con il mondo naturale e animale che lo circonda, così come il proprio inconscio istintuale.</p>
<p>di Shahrzad Mohsenifar</p>

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			<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Premio Scenario, la scena under 35 in un caleidoscopio di visioni e linguaggi | pag. 62</h3>
<p>Tra i dodici finalisti della 19a edizione del prestigioso Premio vincono anonimasequestri di Leonardo Tomasi e Luisa di Valentina Dal Mas, segnalati La costanza della mia vita di Pietro Giannini e Tre voci di Tilia Auser.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>All’Ultima Luna d’Estate vince I ragazzi e Guillaume, a tavola! | pag. 63</h3>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le recensioni dai festival estivi | pag. 66</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalle visioni di Castellucci alla docu-fiction di Nikitin: il teatro d’autore della Biennale Teatro | pag. 66</p>
<p>B.Motion, a Bassano la vetrina dedicata ai linguaggi contemporanei | pag. 69</p>
<p>Oltre le convenzioni del teatro, a Pergine tra identità e politica | pag. 70</p>
<p>Mittelfest: impegno e gioco, da Elon Musk al teatro d’indagine | pag. 71</p>
<p>Santarcangelo Festival: andare oltre le possibilità del reale | pag. 75</p>
<p>Inequilibrio, pratiche di sconfinamento e dialogo tra generi, corpi e linguaggi | pag. 78</p>
<p>Dal metateatro al gioco di ruolo la multidisciplinarietà è di casa a Kilowatt | pag. 82</p>
<p>Incroci generazionali, la stagione plurale di Spoleto66 | pag. 86</p>
<p>Storie nere dal passato e dal presente gli ultimi titoli di Campania Teatro Festival | pag. 90</p>
<p>L’agosto teatrale di Segesta dai classici a T.S. Eliot | pag. 92</p>
<p>L’estate danzante dei festival piroetta tra i continenti | pag. 94</p>
<p>L’appassionata estate operistica tra follie, drammi e discusse riletture | pag. 97</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tutte le novità dal mondo librario | pag. 100</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>MA-DONNA di Camilla Dania | pag. 104</h3>
<p>Testo vincitore del Premio Hystrio Scritture di Scena 2023</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="font-size: 16px;">Notizie dal mondo del teatro | pag. 115</span></h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>

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		<title>Numero 4 di ottobre-dicembre 2022</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-4-di-ottobre-dicembre-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 10:13:22 +0000</pubDate>
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			<h2>Vetrina</h2>

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			<h3>Le cinque giornate di Hystrio Festival,<br />
i giorni felici del teatro under 35 | pag. 2</h3>
<p>Naturale evoluzione del Premio Hystrio, la rassegna ha visto la luce lo scorso settembre a Milano, al Teatro Elfo Puccini, riscuotendo un sorprendente successo di pubblico, stampa e operatori con spettacoli, letture, mise en espace, concorsi per giovani attori e drammaturghi e serata finale delle premiazioni. Qualità, energia positiva, partecipazione e allegria le parole chiave.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>

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			<h2>Speciale Peter Brook</h2>

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			<h3>Alla scoperta di Peter Brook<br />
per amore di Vivien Leigh | pag. 14</h3>
<p>Il ricordo del grande Maestro recentemente scomparso attraverso un piccolo-grande viaggio di formazione che attraversa i luoghi, i generi, gli autori e le età della vita: dalle tragedie shakespeariane al musical, dalla lirica a Cechov.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>

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			<h3>Viaggio allʼessenza del teatro<br />
sul tappeto volante dei ricordi | pag. 16</h3>
<p>Dagli anni Settanta al Duemila, da Midsummer Night’s Dream a Ta main dans la mienne, una cavalcata nel mondo teatrale di Peter Brook attraverso le testimonianze di chi ebbe la fortuna di assistere ad alcune serate indimenticabili.</p>
<p>di Laura Caretti, Claudia Cannella, Giuseppe Liotta, Giuseppe Montemagno, Stefania Maraucci, Nicola Arrigoni e Francesco Tei</p>
<h3>La lunga notte di Prato<br />
tra le fiamme del Mahābhārata | pag. 17</h3>
<p>di Gerardo Guccini</p>

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			<h2>Teatro Mondo</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Specchi capaci di riflettere lʼanima,<br />
gli spettacoli in scena a Salisburgo | pag. 20</h3>
<p>La sezione teatrale dello storico festival austriaco propone tre interessanti riletture di altrettanti classici, facendone emergere sopravvivenze, echi e trasformazioni nella società contemporanea.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<h3>Massini e Fratti: gli italiani<br />
che sbancarono i Tony Awards | pag. 22</h3>
<p>The Lehman Trilogy, nell’edizione londinese diretta da Sam Mendes, approda a Broadway: un successo clamoroso che frutta all’autore toscano, nel giugno scorso, ben cinque Tony Awards. Senza dimenticare il record, ancora ineguagliato, di Mario Fratti con Nine.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Féstival o Festival? | pag. 24</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Dossier</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e spazi urbani | pag. 25</h3>
<p>a cura di Renzo Francabandera, Roberto Rizzente ed Elena Scolari</p>

		</div>
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			<h3>Boeri: il teatro? Un evento pubblico<br />
di potente interazione focalizzata | pag. 26</h3>
<p>Architetto di fama internazionale, il presidente della Triennale Stefano Boeri è tornato a più riprese sui temi dell’abitare contemporaneo e della cultura diffusa, tanto come assessore a Milano quanto come ricercatore, editorialista e teorico.</p>
<p>di Stefano Boeri e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Va’ dove ti porta la politica:<br />
breve storia dello spettacolo “urbano“ | pag. 28</h3>
<p>Viaggio nel teatro “fuori dai teatri” fra storia, avanguardia e sperimentazione: alla ricerca di nuovi spazi e nuovi linguaggi per un’arte della scena che, da Appia a Ronconi, trova collocazioni inusuali, provocatorie e che trasformano il contesto urbano e il rapporto stesso tra attore e spettatore.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I centri sociali di ieri e i teatri occupati di oggi | pag. 29</h3>
<p>di Graziano Graziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tra garage e palazzi, il teatro si intrufola in città | pag. 31</h3>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Piazze, strade, chiese, edifici industriali&#8230;<br />
artisti in fuga dalle sale “all’italiana“ | pag. 32</h3>
<p>Gli anni Settanta, Ottanta e Novanta sono stati, nel nostro Paese, grazie all’opera pionieristica di Ronconi, Scaparro, Scabia e alla spinta propulsiva dei festival, momenti fondamentali per la scoperta di rapporti inediti tra la città e gli artisti del teatro.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lʼurban walking performativo<br />
tra comunicazione e autorappresentazione | pag. 34</h3>
<p>Orfano delle antiche ritualità e disumanizzato dai ritmi di vita imposti dalla società dei consumi, lo spettatore trova nella performance urbana un modo nuovo per esorcizzare la propria solitudine esistenziale, riconnettendosi alla comunità.</p>
<p>di Renzo Francabandera</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>Elvis has left the building</em>:<br />
il teatro nei luoghi pubblici della città | pag. 36</h3>
<p>Musei, biblioteche, bar, stazioni, mercati e piazze sono diventati, negli anni, luoghi d’elezione di un modello performativo che mira a superare le barriere tra arte e vita quotidiana, confondendo i confini della visione e contribuendo alla ridefinizione delle mappe urbane.</p>
<p>di Francesca Serrazanetti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La performance? Un motore di rigenerazione urbana | pag. 37</h3>
<p>di Francesca Serrazanetti</p>

		</div>
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			<h3>La verità in movimento:<br />
i Carri di Tespi degli anni Duemila | pag. 38</h3>
<p>Lo spazio urbano si fa palcoscenico mobile grazie ad auto, camion, furgoni, biciclette e tram su cui si muovono vere e proprie sale teatrali che vanno incontro al pubblico fin sotto la porta di casa.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nutrire spirito e corpo:<br />
una performance tutta da gustare | pag. 39</h3>
<p>Dalle storiche Ariette a I Sacchi di Sabbia, il teatro si è messo in tavola, riunendo spettatori e convitati e creando una forma di rappresentazione in cui la prossimità tra artisti e pubblico diventa il centro di una scena condivisa.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Casa mia, casa mia<br />
per piccina che tu sia&#8230; | pag. 40</h3>
<p>Le abitazioni degli artisti o degli spettatori diventano palcoscenici allo stesso tempo familiari e perturbanti per esperienze teatrali inconsuete e spesso drammaturgicamente innovative. Come dimostrano i casi delle Ariette, di Cuocolo/Bosetti e dei Marcido.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Napoli e Milano at home: film, tv e non solo | pag. 41</h3>
<p>di Stefania Maraucci</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Milano e Roma tra centro,<br />
periferia e cittadinanza attiva | pag. 42</h3>
<p>La riqualificazione delle periferie, la connessione tra quartieri, la riscoperta dell’identità dei luoghi: molte sono le iniziative che, a Milano e a Roma, ovviano alla dissoluzione metropolitana con progetti di dislocazione territoriale e di collaborazione tra cittadini, spesso con il concorso e l’appoggio delle istituzioni.</p>
<p>di Maddalena Giovannelli e Lucia Medri</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Si comincia elaborando un’utopia:<br />
Procida Capitale della Cultura | pag. 44</h3>
<p>Dalla periferia di Napoli a Matera Capitale Europea della Cultura 2019 fino a Procida Capitale Italiana della Cultura 2022, Agostino Riitano racconta i processi di ideazione e co-creazione di un progetto culturale condiviso, che mira a lasciare il segno.</p>
<p>di Agostino Riitano e Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dal <em>site-specific</em> al <em>people-specific</em>:<br />
lo spazio urbano e la comunità | pag. 45</h3>
<p>Fondatore nel 1994 e co-direttore artistico del Teatro dell’Argine, Andrea Paolucci, regista e drammaturgo, ha curato progetti nazionali e internazionali che guardano all’inclusione, spesso scegliendo luoghi e comunità non convenzionali.</p>
<p>di Andrea Paolucci e Renzo Francabandera</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Arte circense e di strada:<br />
lo straordinario dietro lʼangolo | pag. 46</h3>
<p>Il circo è il genere di spettacolo site-specific per eccellenza: porta in tour la propria “architettura” e incide sullo spazio visitato. Dall’immaginario felliniano al funambolismo acrobatico contemporaneo e al nouveau cirque, un percorso dentro un’arte capace di reinventare se stessa e i luoghi che abita.</p>
<p>di Alessandro Serena</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La ridistribuzione sociale dellʼestetico:<br />
il caso di documenta 15 e di Istanbul Biennale | pag. 48</h3>
<p>Anti-individualiste, solidali, aperte alle interazioni con il possibile: le performances urbane proposte a documenta 15, alla 17a Istanbul Biennale e dal Sud del Mondo sono la via per rivitalizzare i parametri di un’arte borghese ormai morente.</p>
<p>di Marco Scotini e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I corpi nello spazio urbano:<br />
una questione di sguardi e di agency | pag. 50</h3>
<p>Teorizzata e praticata da almeno un secolo, la danza urbana ha dato un contributo determinante tanto alla diffusione della cultura della danza e della cura del corpo quanto alla riqualificazione del pubblico, oggi inteso come comunità attiva di cittadini che con l’opera liberamente interagisce.</p>
<p>di Lorenzo Conti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pietrelcina e Lovere: tra storia e comunità<br />
due casi di videomapping urbano | pag. 52</h3>
<p>Ideati da Teatro Potlach e da Vincenzo Sansone, i progetti site-specific pensati per Pietrelcina e Lovere contribuiscono a ridefinire le coordinate della città contemporanea, grazie all’uso estensivo delle nuove tecnologie e al contributo attivo degli abitanti.</p>
<p>di Anna Maria Monteverdi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La città e la sua autorappresentazione | pag. 53</h3>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ritratti</h2>

		</div>
	</div>
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			<h3>Christiane Jatahy: a mani alzate<br />
per trattenere il cielo che cade | pag. 54</h3>
<p>Premiata a luglio con il Leone d’Oro della Biennale, la regista brasiliana parla delle sue creazioni: non sono solo teatro e cinema, ma azione politica, per trasformare la vita, battendosi per la giustizia e sempre a favore degli esseri umani.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<h3>Sa vida mia perdia po nudda,<br />
Leonardo Capuano, lʼattore lottatore | pag. 56</h3>
<p>Dal Dostoevskij di Delitto e castigo allo Shakespeare di Macbettu, passando per le collaborazioni con Orsini e Abbiati, gli assoli e le serie tv, Leonardo Capuano segna il proprio percorso artistico di autore/attore misurando ogni passo sulle proprie forze.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Anniversari</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>30 anni di Fanny &amp; Alexander, un nome-avatar<br />
per non perdere lo sguardo genuino | pag. 58</h3>
<p>La “bottega d’arte” fondata a Ravenna nel 1992 da Chiara Lagani e Luigi De Angelis festeggia un compleanno importante e prosegue la sua ricerca, approfondendo stilemi propri, quali l’eterodirezione e la contaminazione dei linguaggi.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>I 10 anni di Cue Press<br />
al fianco di teatro e cinema | pag. 59</h3>
<p>Drammaturgia contemporanea italiana e straniera, ristampe di volumi ormai introvabili, riscoperta di autori poco conosciuti: la casa editrice fondata e diretta da Mattia Visani scommette sul futuro e amplia il suo catalogo cartaceo e digitale.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Teatro ragazzi</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Trovare se stessi e cambiare il mondo,<br />
le esperienze per diventare adulti | pag. 60</h3>
<p>Da Colpi di Scena a Vimercate Ragazzi, prosegue il tour tra i festival dedicati al teatro ragazzi e i loro programmi: narrazione, teatro di figura ma anche installazioni ed esperienze immersive, con un occhio alla tradizione e uno alla contemporaneità.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Nati ieri</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Forever Young, alla Corte Ospitale<br />
i nuovi linguaggi della scena under 35 | pag. 62</h3>
<p>Teatro di parola e di figura, rivisitazioni di classici e scritture originali: diversi e interessanti per temi e codici espressivi i cinque studi finalisti del premio emiliano. Vince la Compagnia Fiore/Rossi, segnalati Fettarappa/Maragoni/Vila.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scenario Infanzia: giovani artisti<br />
per il teatro ragazzi di domani | pag. 63</h3>
<p>I nuovi linguaggi e i temi della scena contemporanea entrano sempre più a far parte anche del mondo del teatro dedicato ai più piccoli. Come dimostrano i riconoscimenti assegnati alla nona edizione del prestigioso Premio diretto da Cristina Valenti.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>Critiche | pag. 64</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le recensioni dai festival estivi</p>
<h2>Biblioteca | pag. 100</h2>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>Le novità dal mondo editoriale</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Testi</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Paesaggio estivo con allocco che ascolta | pag. 104</h3>
<p>di Matteo Caniglia</p>
<p>Premio Hystrio Scritture di Scena 2022<br />
Premio Hystrio Scritture di Scena-PAV/Fabulamundi-Beyond Borders?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La società teatrale | pag. 118</h2>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<p>Le notizie dal mondo teatrale</p>

		</div>
	</div>
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		<title>Numero 3 di luglio-settembre 2022</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 10:17:45 +0000</pubDate>
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			<h2>Vetrina</h2>

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			<h3>Hystrio Festival, ci siamo! | pag. 2</h3>
<p>di Ilaria Angelone e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Restare umani sotto le bombe,<br />
il teatro ucraino in tempo di guerra | pag. 4</h3>
<p>Nei bunker e negli scantinati, i missili non fermano il teatro ucraino. Una forma di resistenza e resilienza, ma anche di affermazione dell’identità nazionale che, grazie allo streaming, arriva sugli schermi di tutta Europa.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Presenti Accessibili:<br />
disabilità e scena contemporanea | pag. 6</h3>
<p>Lo scorso aprile Milano ha ospitato Presenti Accessibili. Laboratori, incontri, spettacoli su arti performative e disabilità, prima edizione di un evento voluto da Oriente Occidente per riflettere sul tema dell’accessibilità della scena performativa.</p>
<p>di Valeria Brizzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I due fratelli Lievi,<br />
dalla carta alla scena e ritorno | pag. 7</h3>
<p>Al MuSa di Salò, sul lago di Garda, una mostra ripercorre il rapporto tra scenografia e regia, attraverso 150 lavori grafici di Daniele Lievi e le regie internazionali del fratello Cesare. Disegni e collage che rivelano un lavoro alla costante ricerca della “rappresentazione assoluta”.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Faber Teater, tra dimensione collettiva<br />
e ricerca sull‘attore musicale | pag. 8</h3>
<p>Da venticinque anni la compagnia di Chivasso porta in tutto il mondo gli esiti di un lavoro creativo rigoroso e gioioso, facendo suonare le chiese e pedalare gli spettatori (e non solo), mescolando tradizione e innovazione con cura e concretezza da artigiani.</p>
<p>di Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Correre il rischio di bruciarsi le ali,<br />
Garbuggino Ventriglia compie vent’anni | pag. 9</h3>
<p>Un compleanno, un traguardo di vita segna il percorso di una Compagnia che vanta un percorso coerente, illuminato dai grandi russi Dostoevskij, Florenskij e Tarkovskij, con la musica quale elemento drammaturgico imprescindibile.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Spazio Matta, la Pescara aperta,<br />
luogo di attraversamenti culturali | pag. 10</h3>
<p>Uno spazio ex industriale ristrutturato, l’ex Mattatoio cittadino, è ora sede di un progetto culturale che ha il suo segno distintivo nella pluralità delle voci, delle arti, delle attività, tutte finalizzate all’inclusione e alla crescita culturale dei cittadini.</p>
<p>di Emilio Nigro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La ricerca radicale di Teatro delle Bambole<br />
a misura della complessità delle cose | pag. 11</h3>
<p>Nel 2023 compirà vent’anni il rigoroso e visionario ensemble, di base a Bari: guidato da un poeta, drammaturgo, pedagogo teatrale, regista e attore cortese e feroce, Andrea Cramarossa, che ibrida senza posa lingue e mondi della cultura e dell’arte.</p>
<p>di Michele Pascarella</p>

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			<h2>Anniversari</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Vittorio Gassman, un attore totale<br />
al servizio della parola | pag. 12</h3>
<p>Un secolo fa nasceva il Mattatore. Amato dagli spettatori come dalla critica, era capace di imprese teatrali titaniche, interprete colto e cultore della parola poetica, uomo del Novecento ed erede dell’attore ottocentesco che celebrava col suo smisurato talento.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cremona. L’inafferrabile vis comica di Ugo Tognazzi | pag. 13</h3>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Teatromondo</h2>

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			<h3>Il meglio del West End,<br />
viaggio tra i musical del Jubilee | pag. 14</h3>
<p>Seguendo le scelte dei Laurence Olivier Awards, siamo andati nel West End di Londra per vedere i migliori musical della stagione. Tra kolossal e potenti spettacoli da camera, la città del giubileo della Regina Elisabetta riserva grandi sorprese.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un incontro che è radice di cambiamento,<br />
un grand tour tra Parigi e Berlino | pag. 16</h3>
<p>Il diario di un “viaggio teatrale” tra Berlino e Parigi, nell’aprile 2022, è il racconto di incontri con autori, registi, spettacoli che aprono finestre su mondi, visioni e prassi artistiche diverse. Dove l’altro è sempre fonte di rigenerazione.</p>
<p>di Marco Lorenzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Vienna, alla ricerca di strategie<br />
per reinventare il mondo | pag. 18</h3>
<p>Alle Festwochen di Vienna vanno in scena contaminazioni e intrecci, di linguaggi e di tematiche. Filo rosso la volontà di guardare con nuove lenti la complessa realtà contemporanea.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>VIENNA/2. Burgtheater, negli abissi dell’uomo alla ricerca dell’inferno | pag. 19</h3>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Verso Eutopia, dal Senegal<br />
con lo sguardo sull’orizzonte del mare | pag. 20</h3>
<p>Parte da Dakar Beyond Borders, il nuovo progetto internazionale di Instabili Vaganti sul tema del confine e del suo superamento, nella direzione dell’umana tendenza a evolversi attraverso l’incontro, l’accoglienza, il confronto con l’altro.</p>
<p>di Nicola Pianzola</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La scuola delle voglie | pag. 22</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
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			<h2 class="western">DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3 class="western">Molière 400 | pag. 23</h3>
<p class="western">a cura di Laura Bevione e Claudia Cannella</p>

		</div>
	</div>
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			<h3>La solitudine e il potere:<br />
Molière sulla scena contemporanea | pag. 24</h3>
<p>L’opera di Molière continua a scavare nelle pieghe e nelle piaghe della società: è questa l’opinione di Georges Banu, che ripercorre il ruolo del grande autore e attore ben oltre i confini della scena francese, rivelandone aspetti inediti e inconsueti.</p>
<p>di Georges Banu e Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quel genio oltre la comicità<br />
che non ha smesso mai di stupirci | pag. 26</h3>
<p>Assente o quasi dalle scene italiane per larga parte del secolo breve, il drammaturgo tornò in auge a partire dagli anni Settanta, con messinscene memorabili. Eppure alcuni dei più grandi registi della seconda metà del Novecento mancarono l’appuntamento con le sue commedie…</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sulla scena del nuovo millennio<br />
trionfano i grandi personaggi | pag. 30</h3>
<p>Dal 2000 i registi italiani hanno privilegiato pochi testi, realizzando, nella maggior parte dei casi, messinscene piuttosto tradizionali. Solo Il misantropo e Don Giovanni sembrano avere maggiormente stimolato creatività e letture innovative.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Una discendenza novecentesca:<br />
la lezione di Dario Fo | pag. 32</h3>
<p>Dario Fo indicò sempre il drammaturgo francese quale maestro e modello. Un’affinità elettiva fondata sulla denuncia delle ipocrisie e sul ricorso al comico per ritrarre la tragedia del vivere.</p>
<p>di Simone Soriani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Martinelli, una vocazione eretica<br />
dall’infanzia all’adolescenza | pag. 33</h3>
<p>Nei tre incontri del regista e del Teatro delle Albe con il drammaturgo francese emerge un comune denominatore: «Dare nuova vita agli archetipi e farli parlare alla contemporaneità».</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cirillo: un Maestro irrinunciabile<br />
dall’Accademia al palcoscenico | pag. 34</h3>
<p>Autore di riferimento, il più riletto, il più analizzato e il più amato: Arturo Cirillo non ha mai nascosto il suo debito nei confronti di Molière, con i cui testi si è più volte confrontato.</p>
<p>di Arturo Cirillo e Sandro Avanzo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Monica Conti: quando Garboli<br />
mi fece innamorare di Molière | pag. 35</h3>
<p>Asciuttezza, minimalismo scenico, musicalità del verso e relazioni tra spazio, tempo e parola: sono le coordinate scelte dalla regista bresciana per mettere in luce la contemporaneità del grande autore francese.</p>
<p>di Monica Conti e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Après Molière: la messinscena<br />
del teatro della sua vita | pag. 36</h3>
<p>Biografie, più o meno romanzate, e pièce teatrali su di lui e sulle donne della sua famiglia, in particolare sulla seconda moglie Armande, cominciano a essere pubblicate già pochi anni dopo la sua morte. A partire da Grimarest fino a Bulgakov, Macchia e Savoisien, passando per Goldoni e George Sand. Senza dimenticare il film di Ariane Mnouchkine.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>“Caratteri“ poliedrici e non “tipi“:<br />
avari, misantropi e ipocriti ridicoli | pag. 39</h3>
<p>Alceste, Arpagone, Tartufo e Arnolfo: molti gli attori e i registi italiani che li hanno portati in scena, offrendone interpretazioni originali e complesse. In alcuni casi, non trascurando comprimarie che sanno diventare protagoniste.</p>
<p>di Cesare Molinari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Non è un teatro per donne?<br />
Galleria ragionata dei personaggi femminili | pag. 42</h3>
<p>Agnès, Célimène, Dorine, Elmire, Toinette e le altre… In netta minoranza, i personaggi femminili creati da Molière rivelano però personalità e caratteristiche tutt’altro che secondarie, offrendosi così come opportunità di memorabili prove d’attrice.</p>
<p>di Maura Sesia</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nella Francia del nuovo millennio:<br />
mille volti senza un’unica verità | pag. 44</h3>
<p>Dopo la Nouvelle Vague degli anni Sessanta, l’interpretazione di Molière sulle scene francofone, nel corso dell’ultimo ventennio, si è confrontata con nuovi linguaggi, significati e prospettive di lettura, fino all’ambizioso progetto di celebrazioni varato dalla Comédie Française.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dalla scena al set<br />
è in arrivo la Molièremania? | pag. 46</h3>
<p>Registi, cinematografici e non, si sono spesso confrontati con i titoli più noti o con la biografia del commediografo francese, da Georges Méliès a Philippe Le Guay. Ma le potenzialità del suo teatro sul grande schermo hanno ancora ampi margini di esplorazione e di successo.</p>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A passo di danza fino alle origini: la comédie-ballet | pag. 47</h3>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ritratti</h2>

		</div>
	</div>
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			<figure id="attachment_25571" aria-describedby="caption-attachment-25571" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Ritratti_Saburo-Teshigawara-e-Rihoko-Sato-in-Petrouchka-di-Saburo-Teshigawra-foto-di-Akihito-Abe_2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-25571" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Ritratti_Saburo-Teshigawara-e-Rihoko-Sato-in-Petrouchka-di-Saburo-Teshigawra-foto-di-Akihito-Abe_2-300x222.jpg" alt="Saburo Teshigawara e Rihoko Sato, Petrouchka (foto: Akihito Abe)." width="300" height="222" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Ritratti_Saburo-Teshigawara-e-Rihoko-Sato-in-Petrouchka-di-Saburo-Teshigawra-foto-di-Akihito-Abe_2-300x222.jpg 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Ritratti_Saburo-Teshigawara-e-Rihoko-Sato-in-Petrouchka-di-Saburo-Teshigawra-foto-di-Akihito-Abe_2-600x444.jpg 600w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Ritratti_Saburo-Teshigawara-e-Rihoko-Sato-in-Petrouchka-di-Saburo-Teshigawra-foto-di-Akihito-Abe_2-160x118.jpg 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Ritratti_Saburo-Teshigawara-e-Rihoko-Sato-in-Petrouchka-di-Saburo-Teshigawra-foto-di-Akihito-Abe_2.jpg 685w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-25571" class="wp-caption-text">Saburo Teshigawara e Rihoko Sato, Petrouchka (foto: Akihito Abe).</figcaption></figure>

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			<figure id="attachment_25569" aria-describedby="caption-attachment-25569" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Ritratti_Samusa-656x492@Corriere-Web-Milano.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-25569" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Ritratti_Samusa-656x492@Corriere-Web-Milano-300x225.jpg" alt="Virginia Raffaele, Samusà (foto: Corriere_web)" width="300" height="225" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Ritratti_Samusa-656x492@Corriere-Web-Milano-300x225.jpg 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Ritratti_Samusa-656x492@Corriere-Web-Milano-600x450.jpg 600w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Ritratti_Samusa-656x492@Corriere-Web-Milano-160x120.jpg 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/07/Ritratti_Samusa-656x492@Corriere-Web-Milano.jpg 656w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-25569" class="wp-caption-text">Virginia Raffaele, Samusà (foto: Corriere_web)</figcaption></figure>

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			<h3>La gioia oltre l’arte, la danza senza confini<br />
di Saburo Teshigawara | pag. 48</h3>
<p>In occasione del Leone d’Oro attribuitogli da Biennale Danza 2022, incontriamo un Maestro che, a quasi settant’anni, danza con immutata energia, fa progetti per il suo Karas Apparatus celebrando senza sosta «l’esistenza delle forme viventi».</p>
<p>di Saburo Teshigawara e Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I silenzi del luna park, il mondo<br />
a misura di Virginia Raffaele | pag. 50</h3>
<p>Figlia di giostrai, Virginia Raffaele racconta come la propria infanzia l’abbia formata, ispirandola all’osservazione e all’ascolto degli altri, per farli vivere attraverso di sé nella difficile arte dell’imitazione.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scrollarsi di dosso la tragedia con una risata,<br />
Max Mazzotta e gli sconfinamenti teatrali | pag. 51</h3>
<p>Autore, attore, regista, Mazzotta apprende da Strehler a valorizzare il proprio dialetto, facendo dell’intreccio tra linguaggi e generi diversi la cifra distintiva di un teatro che mira a rappresentare la realtà con sguardo sempre nuovo.</p>
<p>di Paola Abenavoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Andrea Cosentino, indagare l’inspiegabile<br />
tra paradossi e fertile ironia | pag. 52</h3>
<p>Allenare la mente, non riposare mai sulle comode convinzioni del senso comune: è questa l’attitudine che Cosentino chiede ai propri spettatori, che volentieri si lasciano condurre per territori spesso inesplorati, in compagnia di trichechi e scienziati quantistici.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Livia Gionfrida, uscire dalla scena<br />
alla ricerca dell’incontro con l’Altro | pag. 53</h3>
<p>Dal progetto di ricerca Metropopolare alla scoperta di Scaldati, Livia Gionfrida, siciliana di nascita, toscana di adozione, non esita a chiamare amore ciò che definisce il suo teatro, in costante apertura agli altri esseri umani, con cui condivide paure, sogni, pensieri.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dove va il teatro? Mittelyoung e In-Box,<br />
due osservatori su ciò che cresce | pag. 54</h3>
<p>Cividale del Friuli e Siena hanno anticipato a maggio la stagione dei festival, monitorando movimenti e sommovimenti, d’arte e di mercato, attraverso due format complementari che ospitano le proposte artistiche della scena emergente.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Teatro ragazzi</h2>
<h3>Il Giro d’Italia del teatro ragazzi,<br />
tanti traguardi, tanti festival | pag. 56</h3>
<p>Visioni a Bologna, Teatro tra le Generazioni a Castelfiorentino, Giocateatro a Torino, Segnali a Milano e Maggio all’Infanzia a Monopoli: sono stati i principali appuntamenti primaverili per vedere nuovi spettacoli e nuove visioni artistiche.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>

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			<h2>Critiche</h2>

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			<h3>Le recensioni dell&#8217;ultima parte della stagione | pag. 58</h3>
<h3>Visti in Italia | pag. 82</h3>
<h3>Danza | pag. 85</h3>
<h3>Lirica | pag. 88</h3>
<h3></h3>
<h2>Exit</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da de Bosio a Catherine Spaak,<br />
addio a tre generazioni di spettacolo | pag. 90</h3>
<p>Con Gianfranco de Bosio, Eugenio Allegri, Lino Capolicchio e Catherine Spaak si intrecciano le vicende di uomini e donne nati in tre decenni del secolo scorso che hanno segnato in modi diversissimi la scena italiana, dal Novecento a oggi.</p>
<p>di Giuseppe Liotta, Laura Bevione e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità dal mondo editoriale | pag. 92</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Testo</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L&#8217;estinzione della razza umana | pag. 96</h3>
<p>di Emanuele Aldrovandi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La società teatrale</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le notizie dal mondo teatrale | pag. 112</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<p>Harold Pinter a Napoli in scena e sullo schermo | pag. 112<br />
di Laura Caretti</p>

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		<title>Numero 2 di aprile-giugno 2022</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Apr 2022 07:00:22 +0000</pubDate>
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			<h2>Vetrina</h2>

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<p>Centrale Fies, Live Works vol.7 (foto Roberta Segata).</p>

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<p>Tiago Rodriguez (foto Roberta Segata).</p>
<p>&nbsp;</p>

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			<h3>Hystrio Festival, una nuova casa<br />
per il meglio della scena under 35 | pag. 2</h3>
<p>Giovani compagnie, attori, drammaturghi, organizzatori. A loro Hystrio dedica la sua nuova “creatura” che vedrà la luce il prossimo settembre al Teatro Elfo Puccini di Milano. Una sfida, un sogno, un progetto per dare sostegno e visibilità alle eccellenze under 35 del teatro italiano.</p>
<p>di Claudia Cannella</p>
<h3>Torna Godot, con la regia di Beckett<br />
l&#8217;inedito <em>director&#8217;s cut</em> arriva in Italia | pag. 4</h3>
<p>Esce in Italia l’ultima versione di<em> Aspettando Godot</em>, riveduta da Beckett. Una pubblicazione della Cue Press, nella traduzione di Luca Scarlini, che apre le porte del laboratorio di regia dello scrittore a lettori, studiosi, e ancor più a registi e attori italiani.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<h3>L&#8217;Europa di Tiago Rodrigues,<br />
un portoghese tra Ginevra e Avignone | pag. 6</h3>
<p>Il regista di Lisbona è stato appena nominato direttore del Festival di Avignone per il quadriennio 2023-26, un’avventura che già considera “indimenticabile”. E intanto debutta con il suo nuovo, quanto mai attuale, progetto <em>Dans la mesure de l’impossible</em>.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<h3>Raccontare le rovine e il sangue,<br />
dai territori dell’impossibile | pag. 7</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<h3>Archivio Fies, navigare online<br />
in quarant&#8217;anni di performing arts | pag. 8</h3>
<p>Centrale Fies raccoglie in un archivio disponibile in rete le tracce dell’attività del Centro, dalla prima edizione di Drodesera Festival, nel 1980: un patrimonio policromo e vitale che testimonia l’evoluzione delle performing arts in Italia e non solo.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>L&#8217;arte transitiva di Stalker Teatro,<br />
progettare la scena per agire sulla realtà | pag. 9</h3>
<p>Mobile eppure radicata nel territorio piemontese, la compagnia fonda la propria pluridecennale azione su tre concetti chiave, arte-relazione-ospitalità, impegnandosi in progetti partecipati per la trasformazione dei luoghi e delle comunità che li abitano.</p>
<p>di Matteo Tamborrino</p>
<h3>Nella città di Stradivari<br />
la tradizione dialoga col presente | pag. 10</h3>
<p>Artista e manager, Andrea Cigni, sovrintendente dal 2021 del Teatro Ponchielli di Cremona, spiega la sua idea di teatro di tradizione, in cui convivono Monteverdi e gli Anagoor, e le armonie antiche vanno in scena insieme al teatro contemporaneo.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<h3>Teatro Due Mondi: per una società<br />
fondata sul rispetto dell&#8217;altro | pag. 11</h3>
<p>Breve storia e progetti a venire di un battagliero ensemble che da oltre quarant’anni produce spettacoli di e in strada, teatro per le giovani generazioni e per adulti, guida laboratori per attori e non, curando progetti multidisciplinari in tutto il mondo.</p>
<p>di Michele Pascarella</p>

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			<h2>Teatromondo</h2>

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<p>The Idiot (foto: Damir Yusupov).</p>

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			<h3>Bruxelles, una Wunderkammer<br />
per le MicroDanze di Aterballetto | pag. 12</h3>
<p>Otto minuti, tre danzatori, spazi ristretti: un innovativo progetto ideato da Gigi Cristoforetti per Aterballetto e Greek National Opera Ballet, esplora le frontiere della coreografia, creando formati che sconfinano nell’arte performativa e nello studio delle nuove tecnologie.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<h3>Salute (del pubblico) e lavoro (dei teatri),<br />
Vienna alla prova della ripresa | pag. 14</h3>
<p>I teatri della capitale austriaca cercano di sopravvivere alle rigide regole anti-pandemia ricorrendo a varie strategie: in scena autori e titoli popolari, ma anche tematiche urgenti quali estremismo di destra ed eutanasia.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<h3>Il gigante all&#8217;Opera,<br />
Dostoevskij trionfa al Bol&#8217;šoj | pag. 16</h3>
<p>Nell’anno del bicentenario, a Mosca il Bol’šoj omaggia Dostoevskij con una strepitosa versione de L’idiota in formato di opera. Mentre al Teatro d’Arte, al Vachtangov e al Fomenko non mancano classici rivisitati, riletture, e le geniali follie di Dmitrij Krymov.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>
<h3>Shanta Thake, al Lincoln Center<br />
la mente creativa di New York | pag. 18</h3>
<p>Si è formata sul campo, al Joe’s Pub, a contatto con il pubblico. Ora Shanta Thake dirigerà uno dei più importanti complessi newyorkesi dedicati alle arti performative, con l’obiettivo di ricostruire le relazioni dopo lo sfacelo della pandemia.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<h3>NEW YORK/2<br />
Lynn Nottage, tris di debutti per l’autrice da record | pag. 19</h3>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Humour / Glossip</h2>
<h3>Il Re Lear è nudo<br />
lo zen e l’arte di riparare l’attore | pag. 20</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

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			<h2>Dossier</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro di Poesia | pag. 21</h3>
<p>a cura di Giuseppe Liotta, Marco Menini e Roberto Rizzente</p>

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			<h3>Trevi: il codice poetico?<br />
De gustibus non est disputandum | pag. 22</h3>
<p>Rivendicazione del comico e di una lingua piana, che superi le costrizioni del codice poetico: scrivere una drammaturgia in versi, per Emanuele Trevi, nasconde il rischio di un fraintendimento che può essere aggirato, nella messinscena, solo “tradendo” il testo.</p>
<p>di Emanuele Trevi e Roberto Rizzente</p>
<h3>Dall&#8217;ascolto alla visione:<br />
i versi non sono altro che parole | pag. 24</h3>
<p>La storia millenaria del rapporto fra poesia e teatro, a partire dal Rinascimento e dal Cinquecento inglese, dove brillano Shakespeare, Jonson e Marlowe, passando poi per la Francia di Corneille e Racine, l’Italia di Alfieri e Goldoni e la Germania di Schiller e Goethe, fino ad approdare agli inizi del Novecento, tra Maeterlinck e D’Annunzio.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<h3>Quando i poeti siedono in platea | pag. 25</h3>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<h3>Turoldo: il frate drammaturgo<br />
antiborghese e provocatorio | pag. 26</h3>
<p>di Annamaria Cascetta</p>
<h3>La poesia nel teatro ragazzi,<br />
tra vecchie e nuove reminiscenze | pag. 27</h3>
<p>di Mario Bianchi</p>
<h3>Tradire, riscrivere, trasgredire:<br />
il mestiere dei poeti-traduttori | pag. 28</h3>
<p>Fedeli al proprio stile, i poeti tendono, nella traduzione dei testi teatrali, a tradire l’originale, assecondando il gusto personale, piuttosto che le esigenze della scena. Con un’eccezione di rilievo: Patrizia Valduga.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<h3>Da <em>Pietra oscura</em> a <em>Il fiore del dolore</em>:<br />
la “necessità“ del teatro per Mario Luzi | pag. 29</h3>
<p>Dettato da un’esigenza interiore, prima che dalla curiosità estetica, il teatro è per Luzi il viatico prediletto per dibattere i temi fondanti dell’esistenza umana, contro la vacuità della chiacchiera.</p>
<p>di Roberta Carpani</p>
<h3>La nuova Atene di Pasolini<br />
tra vecchie e nuove ritualità | pag. 30</h3>
<p>Dal rinnovamento del verso teatrale alla sua “spaesante oralità”, passando dalla figura dell’attore, Gramsci, Yeats e Allen Ginsberg, Pasolini definisce un modello drammaturgico alternativo, che guarda alla tragedia attica e resiste all’omologazione.</p>
<p>di Stefano Casi</p>
<h3>Giovanni Testori:<br />
dare la parola a chi non ce l&#8217;ha | pag. 32</h3>
<p>Dalla Trilogia degli Scarozzanti degli anni Settanta fino ai Tre lai degli anni Novanta, la poesia drammatica di Testori ha saputo ridare fiato e spessore alla parola, svilita dai media e dal Potere, radicandola nel corpo e nel vissuto dell’attore.</p>
<p>di Annamaria Cascetta</p>
<h3>In principio era il verbo:<br />
la rivoluzione di Bene e de Berardinis | pag. 34</h3>
<p>Poeti della scena, Carmelo Bene e Leo de Berardins hanno saputo rivelare nuove e più profonde cariche di significato nei testi della tradizione, grazie all’uso accorto della luce, della musica e della phoné.</p>
<p>di Jean-Paul Manganaro e Laura Mariani</p>
<h3>Il teatro-poesia di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari | pag. 35</h3>
<p>di Angela Albanese</p>
<h3>Dare forma al disordine: la poesia<br />
ˮnovissimaˮ di Sanguineti e Balestrini | pag. 36</h3>
<p>Avversi tanto all’impoverimento del linguaggio poetico quanto alla caduta di senso nella società borghese, Sanguineti e Balestrini reagiscono con modelli letterari nuovi, in cui il montaggio dei materiali è affidato al pubblico o alla macchina.</p>
<p>di Maria Dolores Pesce</p>
<h3>Francesca Pels: il poetry slam, questo sconosciuto | pag. 37</h3>
<p>di Ira Rubini</p>
<h3>Suggestioni emiliano-romagnole:<br />
la poesia felix di Gualtieri e Roversi | pag. 38</h3>
<p>Letteraria o performativa, aulica o popolare, la poesia di Mariangela Gualtieri e Roberto Roversi ha indicato, a dispetto delle contaminazioni, nuove e originali vie per parlare di sé e della Storia.</p>
<p>di Gerardo Guccini</p>
<h3>Giuliano Scabia:<br />
un teatro pieno di vento | pag. 39</h3>
<p>Condizione dell’essere, prima che tecnica, la poesia è per Scabia il viatico per accedere a nuove e più profonde sfere del vivente, che il teatro si limita a tradurre in linguaggio.</p>
<p>di Marco De Marinis</p>
<h3>Lingua, carne, soffio: il teatro napoletano<br />
fra tradizione e avanguardia | pag. 40</h3>
<p>Composti in una lingua ibrida, stratificata, o desunti dalla tradizione europea, i testi di Moscato, Borrelli e Silvestri piuttosto che i <em>pastiche</em> di Neiwiller trovano nella messinscena una compiuta ed esclusiva ragione d’essere.</p>
<p>di Giusi Zippo</p>
<h3>Franco Scaldati: il giardino dove non si muore mai | pag. 41</h3>
<p>di Filippa Ilardo</p>
<h3>Tiezzi: Dante? Un ordigno linguistico<br />
da smontare e approfondire | pag. 42</h3>
<p>A distanza di trent’anni Federico Tiezzi riporta in scena le tre Cantiche della Divina Commedia, scritte da Sanguineti, Luzi e Giudici. Il regista ce ne parla soffermandosi su ciò che è mutato nel suo rapporto con la tecnica della poesia e con la lingua.</p>
<p>di Federico Tiezzi e Marco Menini</p>
<h3>Trionfo o tonfo:<br />
la poesia secondo Latella | pag. 43</h3>
<p>Antonio Latella parla del suo rapporto con la materia poetica, attraverso il confronto con i grandi italiani (Dante, Tasso, Pasolini, Testori), e dell’importanza, nel suo lavoro, della musica pop dei cantautori.</p>
<p>di Antonio Latella e Federico Bellini</p>
<h3>La rima in musica: viaggio<br />
nel teatro ˮleggeroˮ del secolo breve | pag. 44</h3>
<p>Presente tanto nel teatro-canzone quanto nel cabaret e nel varietà, oltre che nei testi di Fo e Brecht, la rima è stata utilizzata in chiave prevalentemente comica, spesso per esprimere gli stati d’animo dei personaggi.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>
<h3>Censura, repressione e poesia<br />
dagli zar ai giorni nostri | pag. 45</h3>
<p>Dai canti epici medievali alla “letture salottiere” settecentesche, fino agli spettacoli di Ljubimov e Fomenko, la poesia ha rappresentato per il popolo russo di ogni classe sociale uno sfogo contro la violenza e l’oppressione.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>
<h3>In principio era Shakespeare:<br />
splendori e miserie del blank verse | pag. 46</h3>
<p>Il Novecento ha sgretolato progressivamente la tradizione anglosassone del <em>verse drama</em>, alternando con oscillanti fortune il revival alla reinvenzione radicale, fino alle prove liminali di Caryl Churchill, Sarah Kane e Kae Tempest.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>Bertolt Brecht e Heiner Müller:<br />
l‘eredità del teatro di poesia tedesco | pag. 48</h3>
<p>Goethe, Schiller, Kleist, Brecht e Müller: il teatro di poesia tedesco è, per il drammaturgo del Berliner Ensemble, Bernd Stegemann, meno rilevante rispetto al teatro post-drammatico.</p>
<p>di Bernd Stegemann e Ira Rubini</p>
<h3>«Dire cose che non sappiamo dire»<br />
García Lorca secondo Pasqual | pag. 49</h3>
<p>Rappresentazione, secondo il critico Francisco Umbral, della tragicità interiore dell’autore, l’opera teatrale di Lorca ha avuto grande fortuna sulla scena italiana, grazie a registi come Carmelo Rifici, Serena Sinigaglia, Leonardo Lidi e, soprattutto, Lluís Pasqual.</p>
<p>di Lluís Pasqual e Sara Chiappori</p>
<h3>Per un teatro più vero della realtà:<br />
la ˮpoesia in scenaˮ nei Paesi francofoni | pag. 50</h3>
<p>Antitetica alla lingua quotidiana propugnata dal naturalismo, la parola poetica viene largamente utilizzata tanto dagli autori quando dai registi francesi del Novecento, da Claudel al <em>Cartel des quatre</em>, fino a Koltès e Novarina.</p>
<p>di Gianni Poli</p>
<h3>Il <em>métissage</em> con le tradizioni africane | pag. 51</h3>
<p>di Gianni Poli</p>

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			<h2>Ritratti</h2>

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<p>Ave, Collettivo LunAzione (foto: Mauro Frojo).</p>

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			<p><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/04/Hystrio-2-2022_La-filosofia-nel-boudoir-3_Foto-di-Claudia-Pajewski.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-25314" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/04/Hystrio-2-2022_La-filosofia-nel-boudoir-3_Foto-di-Claudia-Pajewski-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/04/Hystrio-2-2022_La-filosofia-nel-boudoir-3_Foto-di-Claudia-Pajewski-300x200.jpeg 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/04/Hystrio-2-2022_La-filosofia-nel-boudoir-3_Foto-di-Claudia-Pajewski-1024x683.jpeg 1024w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/04/Hystrio-2-2022_La-filosofia-nel-boudoir-3_Foto-di-Claudia-Pajewski-768x512.jpeg 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/04/Hystrio-2-2022_La-filosofia-nel-boudoir-3_Foto-di-Claudia-Pajewski-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/04/Hystrio-2-2022_La-filosofia-nel-boudoir-3_Foto-di-Claudia-Pajewski-600x400.jpeg 600w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/04/Hystrio-2-2022_La-filosofia-nel-boudoir-3_Foto-di-Claudia-Pajewski-240x160.jpeg 240w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/04/Hystrio-2-2022_La-filosofia-nel-boudoir-3_Foto-di-Claudia-Pajewski-160x107.jpeg 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2022/04/Hystrio-2-2022_La-filosofia-nel-boudoir-3_Foto-di-Claudia-Pajewski.jpeg 1668w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>La filosofia del boudoir, regia di Fabio Condemi (foto: Claudia Pajewski).</p>

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			<h3>Disegnare mappe a matita:<br />
Fabio Condemi, il regista architetto | pag. 52</h3>
<p>Nel suo immaginario ci sono Peter Greenaway e Pasolini, l’arte visiva, la fotografia, la poesia, la letteratura. Dopo gli esordi post-diploma con Barberio Corsetti, Fabio Condemi traccia, lavoro dopo lavoro, il suo personale percorso artistico.</p>
<p>di Lucia Medri</p>
<h3>Andrea Pennacchi,<br />
l‘attore che voleva volare | pag. 54</h3>
<p>Dall’Accademia Aeronautica al Centro Universitario Teatrale, ha imparato a stare in scena da Maestri come Baliani, Paolini, Curino, Ovadia, una “bottega” di arte e di vita che lo ha trasformato in un attore capace di distinguersi in teatro, come al cinema e in tv.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<h3>Uno spazio per tutti i nostri domani,<br />
l‘utopia danzata di Annie Hanauer | pag. 55</h3>
<p>Dopo l’esperienza con la londinese Candoco Dance Company, e le prestigiose collaborazioni con Charmatz, Gat e Ouramdane, la danzatrice presenta a Lugano il suo nuovo progetto dedicato alla comunità di Monte Verità.</p>
<p>di Lorenzo Conti</p>
<h3>Giovanni Ortoleva, parlare del mondo<br />
con il tragico, l‘epico e la commedia | pag. 56</h3>
<p>Dai testi della tradizione letteraria e drammatica alle riscritture, ogni spunto è buono per il lavoro registico di Ortoleva, purché lo sguardo sia sempre lontano da terra, per sentire la vertigine creativa e restare sensibili agli stimoli della realtà.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<h3>Marina Occhionero,<br />
alle radici (dislocate) del talento | pag. 57</h3>
<p>Diplomata alla “Silvio D’Amico” nel 2016, la giovane attrice non ha smesso un momento di crescere, dando forma alla propria vocazione attraverso esperienze diverse, dal cinema al teatro, dai giovani autori ai Maestri.</p>
<p>di Renata Savo</p>
<h3>Sperimentare insieme linguaggi diversi,<br />
è la voce unica di Collettivo lunAzione | pag. 58</h3>
<p>Nata nelle aule del Laboratorio Permanente del Teatro Elicantropo nel 2013, la compagnia napoletana ha attraversato le fasi di una crescita artistica e poetica precisando nel tempo l’identità e la composizione del gruppo, che ora guarda al futuro.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>

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			<h2>CRITICHE | pag. 60</h2>
<p>Le recensioni degli spettacoli della seconda parte della stagione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VISTI IN ITALIA</h2>
<h3>Da Bob Wilson e Gabriadze a Familie Flöz,<br />
il teatro straniero di passaggio in Italia | pag. 82</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>DANZA</h2>
<h3></h3>
<h3>La natura e l’identità dei corpi,<br />
le suggestioni della danza contemporanea | pag. 84</h3>
<p>Dai due trittici di Equilibrio Dinamico Dance Company e di Richard Siegal al lirismo dell’assolo di Raffaella Giordano e agli orizzonti shakespeariani di Dewey Dell, fino all’omaggio al contemporaneo del Balletto dell’Opera di Roma guidato da Eleonora Abbagnato.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata, Paolo Crespi, Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LIRICA</h2>
<h3>Da Milano a Palermo,sui palcoscenici d’opera<br />
amori impossibili ed eterni contrasti | pag. 86</h3>
<p>Dal debutto scaligero di Py alle sperimentazioni di Michieletto tra Venezia e Roma fino ai Vespri di Emma Dante, sui palchi della lirica italiana prendono forma conflitti antichi e moderni.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno, Gianni Poli, Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<h3>Dal regista multiforme all‘autore fuori dal coro,<br />
gli artisti che escono di scena | pag. 90</h3>
<p>Filippo Crivelli, Ezio Frigerio, Paolo Graziosi, Vitaliano Trevisan se ne vanno in questo primo frammento dell’anno. Personalità diverse, che lasciano,<br />
ciascuna a suo modo, un vuoto sulla scena.</p>
<p>di Pierfrancesco Giannangeli e Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca | pag. 92</h2>
<p>Le novità editoriali a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La macchia | pag. 96</h3>
<p>di Fabio Pisano</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La società teatrale</h2>
<p>Le notizie dal mondo teatrale a cura di Roberto Rizzente | pag. 114</p>
<h3>Putin e la guerra in Ucraina:<br />
siamo tutti Tartufi? | pag. 114</h3>
<p>di Fausto Malcovati</p>

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	</div>
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		<title>Numero 1 di gennaio-marzo 2022</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-1-di-gennaio-marzo-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jan 2022 17:15:06 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>

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			<h3>Verde, bianca e gialla,<br />
lʼItalia ai tempi del Green Pass | pag. 2</h3>
<p>Scintille di fiducia a cui seguono rallentamenti, frenate, cambi di direzione.<br />
In questa nuova stagione teatrale all’insegna della pandemia continuano a convivere<br />
normalità ed emergenza. E intanto parte il nuovo triennio ministeriale.</p>
<p>di Ilaria Angelone, Valeria Brizzi e Arianna Lomolino</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Per grazia ricevuta: figli dʼarte si nasce,<br />
si diventa, e&#8230; ci sʼinventa | pag. 4</h3>
<p>Dai De Filippo ai più giovani Gassmann, Lavia, Sbragia e Siravo, il fenomeno<br />
delle dinastie artistiche in Italia, figlie del capocomicato novecentesco come<br />
del milieu vissuto, annovera numerosi casi, assai differenti per gli esiti raggiunti.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un teatro popolare e di ricerca<br />
fra le colline dell&#8217;astigiano | pag. 6</h3>
<p>Con un debito di riconoscenza per Luciano Nattino, il Teatro degli Acerbi coltiva la propria<br />
visione poetica orientata all’azione sul territorio. Un teatro che affonda le proprie radici<br />
nel legame con la natura e con il lavoro campestre, nella dimensione epica, nella comunità.</p>
<p>di Matteo Tamborrino</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La sfida futuristica<br />
delle Residenze Digitali | pag. 7</h3>
<p>Un progetto che rappresenta un modello di collaborazione virtuosa tra realtà produttive<br />
teatrali. Lo scopo? Continuare a sperimentare per allargare l’orizzonte creativo,<br />
mettendo al centro la rivoluzione digitale di cui siamo protagonisti.</p>
<p>di Arianna Lomolino</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lo spettatore, diritti  doveri<br />
in bilico tra emergenza e ripartenza | pag. 8</h3>
<p>Due anni di protocolli sanitari e la riduzione fino a zero degli eventi dal vivo ne hanno<br />
minimizzato il ruolo. Un flusso di iniziative adesso lo rivendica. Oltre alla Casa (romana)<br />
e al Festival dello Spettatore di Pistoia, ecco un Manifesto, una Carta e un Sindacato.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lʼarte marziale del Teatro dei Borgia,<br />
fare teatro dʼarte in ambito politico | pag. 9</h3>
<p>Dalla trilogia sulla Città dei Miti al prossimo progetto sul lavoro, la ricerca<br />
di Elena Cotugno e Giampiero Borgia sceglie di porsi in dialogo con la polis,<br />
provando a modificarne dinamiche sociali e di classe, evidenziandone gli snodi critici.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Palermo, uno Spazio Franco<br />
dove sostenere artisti e compagnie | pag. 10</h3>
<p>La compagnia Babel Crew ricostruisce un padiglione nell’area della Zisa, lo attrezza<br />
come spazio teatrale e dal 2018 ospita compagnie da tutta Italia. Una stagione, certo,<br />
ma soprattutto una casa e una rete di servizi organizzativi indispensabili al lavoro degli artisti.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tradizione e tradimento: Meridiano Zero<br />
e le piccole tragedie quotidiane | pag. 11</h3>
<p>Dalle scritture originali al lavoro con i detenuti nel carcere di Livorno, alla rassegna<br />
di teatro a Sassari, Meridiano Zero conduce la propria indagine sul quotidiano,<br />
confrontandosi con i topoi della cultura popolare e mettendoli in discussione.</p>
<p>di Rossella Porcheddu</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Premio Hystrio i Bandi 2022 | pag. 12</h3>

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			<h2>ANNIVERSARI</h2>

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			<h3>Lʼinfinita eredità di Pasolini<br />
e la memoria corta dei nostri tempi | pag. 14</h3>
<p>A distanza di cento anni dalla nascita dell’autore friulano, la sua voce<br />
non è mai stata tanto importante: continuare a portarlo in scena significa<br />
anche ricordarci la grandezza dell’intellettuale e del regista.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La rivoluzione mancata<br />
del teatro british ˮpost-Covidˮ | pag. 16</h3>
<p>Nella rincorsa al recupero del “tempo perduto” della pandemia, i teatri londinesi<br />
sembrano più attenti agli incassi che alle proposte artistiche. Il ritorno in sala<br />
viene inoltre frenato dalla possibilità di assistere online alle recite.</p>
<p>di Jacopo Panizza</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Berlino riprende il filo del discorso,<br />
tra iperrealismo e denuncia politica | pag. 18</h3>
<p>In autunno, nella capitale tedesca ancora lontana dall’impennata dei contagi, René Pollesch<br />
ha presentato alla Volksbühne il suo ultimo lavoro, mentre al Find Festival, in programma<br />
alla Schaubühne, spiccavano gli spettacoli di Alexander Zeldin e Kirill Serebrennikov.</p>
<p>di Davide Carnevali</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>AL LAC DI LUGANO<br />
Tra conferenza e autobiografia Sergio Blanco celebra l’amore | pag. 19</h3>
<p>di Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Vienna, stagioni teatrali in sordina<br />
all&#8217;ombra della quarta ondata | pag. 20</h3>
<p>Si va a teatro senza mascherina, nella capitale austriaca, riempiendo le sale al 100%<br />
ma solo se si è vaccinati e con tampone negativo. Così, malgrado l’alta qualità<br />
degli spettacoli in cartellone, gli spettatori latitano ancora…</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ariane Mnouchkine ci traghetta<br />
sull‘Île d‘or del suo immaginario | pag. 22</h3>
<p>Doveva essere un viaggio in Giappone che, reso impossibile dal lockdown,<br />
è diventato L’Île d’or del Théâtre du Soleil, un luogo di resistenza, un’opera<br />
collettiva in cui il teatro ritrova tutta la sua necessaria forza creatrice.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>New York, se La casa di carta<br />
diventa esperienza immersiva | pag. 23</h3>
<p>Entra in scena Netflix. Il colosso della tv on demand si cimenta nella produzione<br />
di esperienze di teatro interattivo. Il grande evento è Money Heist: the Experience,<br />
ispirato alla celeberrima serie, dove il pubblico entra a far parte della banda.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>humour</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>G(L)OSSIP<br />
S/ballando con le stelle<br />
coiffeur pour tous | pag. 24</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>La nuova scena della danza italiana | pag. 25</strong></h3>
<p>a cura di Laura Bevione e Lorenzo Conti</p>

		</div>
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			<h3>Nominare il cambiamento:<br />
frammenti di un discorso sulla danza in Italia | pag. 26</h3>
<p>Un excursus approfondito su buone pratiche e criticità della danza contemporanea italiana:<br />
definizioni fluide, nuovi formati, educazione professionale e promozione presso il grande pubblico<br />
sono ancora incerte come le risorse destinate al settore. La questione culturale non è risolta,<br />
ma i programmatori e gli artisti diventano co-curatori creativi e inclusivi.</p>
<p>di Alessandro Pontremoli e Lorenzo Conti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Visibile e invisibile, materiale e immateriale:<br />
il ruolo multiforme della drammaturgia | pag. 29</h3>
<p>Una riflessione sulla funzione drammaturgica nella coreografia, risultato della raccolta di scritture<br />
di alcune coreografe che, nel corso delle diverse edizioni, hanno incrociato i propri percorsi<br />
nel contesto di Ricerca X, luogo dedicato alla ricerca artistica nella danza.</p>
<p>di Elisabetta Consonni, Elisa D’Amico, Erika Di Crescenzo, Sara Manente, Annika Pannitto,<br />
Ambra Pittoni, Alice Ruggero ed Elisa Turco Liveri</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Appunti per una lettura coreografica<br />
della scena italiana del terzo millennio | pag. 30</h3>
<p>Se dagli anni Zero, la danza italiana d’autore si configura sempre più come territorio “anfibio”<br />
e di confine tra le arti sceniche, gli anni Dieci segnano l’incipit di una “quarta” generazione<br />
di autori e autrici che rilancia un nuovo modo di intendere la coreografia e le relazioni tra i corpi.</p>
<p>di Fabio Acca</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I ˮcorpi celestiˮ<br />
di Sciarroni, Bersani e D‘Agostin | pag. 32</h3>
<p>Dal 2007 un’atipica catena di triangolazioni lega a filo doppio i nomi e i corpi di Sciarroni, Bersani<br />
e D’Agostin, che molto hanno rivoluzionato, nei percorsi individuali come nelle contaminazioni<br />
reciproche, la scena italiana e internazionale, sempre in fuga da ogni pretesa di categorizzazione.</p>
<p>di Alessandro Iachino</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Silvia Gribaudi: «Ridete pure. Attenti però<br />
che non c&#8217;è proprio niente da ridere» | pag. 34</h3>
<p>Intervista alla coreografa che lavora sullo humour sfidando con coraggio i canoni<br />
di perfezione e bellezza: «Divertimento, intrattenimento, animazione. Sono parole<br />
di cui possiamo cambiare il senso. La intendo come ricerca del pop contemporaneo».</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nei territori della giovane danza dʼautore:<br />
nuove pratiche e modalità di impegno politico | pag. 35</h3>
<p>Fenomeno che si sviluppa soprattutto in Italia a partire dagli anni Ottanta, la danza d’autore<br />
del nuovo millennio non ha ancora esaurito la sua carica eversiva. Tra formati ibridi e ricerca<br />
coreografica, luci accese su ecologia, iperconnessione, potere e decolonizzazione.</p>
<p>di Francesca Giuliani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Alfabeti, codici, cartografie:<br />
un dispositivo tra regola e imprevisto | pag. 36</h3>
<p>Gli anni Dieci del XXI secolo sono segnati dalla ricerca artistica di coreografi e coreografe le cui creazioni originali danno vita a una molteplicità di formati e di esperienze spettatoriali inedite. La danza abbandona la scatola ottica del teatro per farsi metodo, gioco e spazio.</p>
<p>di Francesca Serrazanetti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A proposito della parità di genere:<br />
questione femminile o maschile? | pag. 38</h3>
<p>Le donne dirigono festival e centri di residenza, sono artiste serie e innovative e studiose di chiara fama, ma ancora vengono escluse da posizioni apicali e, in alcuni casi, paiono aver dimenticato quella che potrebbe essere una fertile solidarietà femminile.</p>
<p>di Elisa Guzzo Vaccarino</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dove abita la danza:<br />
un paesaggio vivo e variegato | pag. 40</h3>
<p>Centri di residenza, case della danza, teatri e una miriade di eterogenee realtà medio-piccole<br />
punteggiano da Nord a Sud la penisola, tratteggiando una mappa composita e vitale,<br />
fra stimolo alla creazione e attenzione alla formazione del pubblico.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’importanza di mettersi in rete | pag. 41</h3>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La danza contemporanea in mostra:<br />
mappa ragionata dellʼItalia dei festival | pag. 42</h3>
<p>Le rassegne, le reti, le vetrine disegnano un paesaggio composito e vitale, testimoniando<br />
l’esistenza di una realtà creativa e innovativa, capace tanto di stimolare la sperimentazione<br />
drammaturgico-coreografica quanto di accrescere l’interesse del pubblico.</p>
<p>di Lucia Medri</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Incarnare i “classici“:<br />
coreografi alle prese col repertorio | pag. 44</h3>
<p>Il confronto con gli imprescindibili del balletto è una tappa fondamentale nella carriera<br />
di un coreografo: occasione privilegiata per testare la consistenza della propria vocazione<br />
e la malleabilità del proprio linguaggio.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Progetto Ric.Ci: ridare vita al repertorio contemporaneo | pag. 45</h3>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Danza e Gestus:<br />
le infinite desinenze di un “corpo politico“ | pag. 46</h3>
<p>Coreografi e coreografe dialogano con il valore politico del corpo in scena, del corpo che danza,<br />
senza che questo dialogare possa configurare una tendenza, né una poetica riconoscibile<br />
e replicabile, ma un atto del presente che risuona da piani diversi della creazione artistica.</p>
<p>di Roberta Nicolai</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dallʼaudience development allʼagentività,<br />
traiettorie di una nuova relazione tra i corpi | pag. 48</h3>
<p>Esiste un pubblico della danza contemporanea in Italia al di fuori della ristretta cerchia di operatori,<br />
artisti e critici? Quali sono le premesse e le condizioni che possono portare alla costruzione di un pubblico? Le parole degli artisti ospiti di Lavanderia a Vapore suggeriscono un nuovo cambio di paradigma.</p>
<p>di Mara Loro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dance Well: tra pratica artistica,<br />
ricerca scientifica e cura del corpo | pag. 50</h3>
<p>Danza e Wellbeing sono al centro del progetto nato nel 2013 a Bassano del Grappa<br />
e oggi considerato un case study a livello internazionale con una comunità di artisti<br />
e cittadini/dancers in continua crescita fino al Giappone.</p>
<p>di Greta Pieropan</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dove, come e con chi studiare?<br />
Le mappe lacunose della formazione | pag. 51</h3>
<p>Da sempre considerato l’“anello debole” del settore, la formazione in Italia necessiterebbe<br />
di tempi e spazi idonei, risorse adeguate per la progettazione, continuità didattica<br />
e accessibilità ma, soprattutto, di un controllo sulla qualità.</p>
<p>di Maddalena Giovannelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La produzione della danza in Italia<br />
alla continua ricerca di un‘identità | pag. 52</h3>
<p>Dagli anni Ottanta a oggi il panorama ha subito continue trasformazioni fino all’ultimo triennio (2018-20)<br />
in cui il settore è arrivato a contare 54 strutture sovvenzionate dal Fus, tra organismi di produzione,<br />
centri e compagnie under 35. Quali sfide per il futuro?</p>
<p>di Valentina Marini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fus e sistema danza: il triennio che verrà | pag. 53</h3>
<p>di Beatrice Capitani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Voce del verbo ˮinternazionalizzareˮ:<br />
come uscire dai confini nazionali | pag. 54</h3>
<p>Negli ultimi anni la danza contemporanea italiana ha acquisito importanti strumenti che hanno<br />
favorito la sua circuitazione e promozione anche a livello internazionale attraverso tre assi<br />
di sostegno: l’azione del Ministero della Cultura, le reti e i Fondi europei diretti.</p>
<p>di Carlotta Garlanda</p>

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			<h2>RITRATTI</h2>

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			<h3>Carpentieri, tra Brecht e Stanislavskij,<br />
la pratica quotidiana dellʼattore | pag. 56</h3>
<p>Mosso da una profonda motivazione civile e politica, l’attore giunge al teatro tardi,<br />
dopo averlo scoperto e usato per anni come strumento di azione sociale.<br />
Da questo magistero la necessità di ogni gesto compiuto sulla scena.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Francesca Sarteanesi, raccontare<br />
la parte sussurrata dellʼesistenza | pag. 58</h3>
<p>Fondatrice della compagnia Gli Omini, affamata di storie di vita, dal 2018 affianca<br />
all‘attività di teatrante, quella di artista nella più ampia accezione del termine, esponendo<br />
e creando una linea di maglioni, facendo entrare l‘ago e il filo nel suo linguaggio creativo.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Rezo Gabriadze, genio e poeta<br />
il demiurgo artigiano per 60 spettatori | pag. 59</h3>
<p>Se n’è andato a giugno, a ottantaquattro anni, nella sua Tbilisi dove aveva scelto<br />
di fondare il suo minuscolo teatro delle meraviglie, in cui creava e animava stupefacenti<br />
marionette, capaci di materializzare un immaginario visionario e fantastico.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Leonardo Lidi, la furia creativa<br />
di un teatrante a 360 gradi | pag. 60</h3>
<p>Attore, drammaturgo, regista, formatore, spettatore onnivoro. Dalla natia Piacenza agli Stabili<br />
di Torino e Umbria, passando per la Biennale di Venezia e il Lac di Lugano il giovane astro nascente della regia lavora senza tregua su vari fronti, puntando soprattutto su innovative riletture dei classici.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>DRAMMATURGIA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La drammaturgia nellʼabisso,<br />
il teatro-mondo di Rosario Palazzolo | pag. 62</h3>
<p>È un gioco di decostruzione il teatro di Palazzolo, dove tutto è messo in discussione:<br />
il linguaggio standardizzato, l’identità individuale e sociale, le relazioni cristallizzate.<br />
Una domanda costante all’intelletto dello spettatore, per una costante ricerca di senso.</p>
<p>di Filippa Ilardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RAGAZZI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il cuore oltre lʼostacolo,<br />
il teatro ragazzi guarda al domani | pag. 64</h3>
<p>Colpito duramente dalla pandemia, come e più del teatro per gli adulti, il settore ragazzi<br />
prova a resistere facendo auto-formazione e giocando d’anticipo sulla programmazione<br />
degli appuntamenti festivalieri, cercando lo slancio verso il futuro.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>

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			<h2>CRITICHE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli spettacoli andati in scena nell&#8217;ultima parte del 2021 | pag. 66</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Opera lirica e contemporaneità:<br />
un dialogo sempre più aperto | pag. 92</h3>
<p>di Giuseppe Montemagno e Giusi Zippo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>DANZA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dall’orizzonte internazionale dei festival<br />
alla ricerca artistica made in Italy | pag. 94</h3>
<p>di Laura Bevione, Carmelo A. Zapparrata, Nicola Viesti, Matteo Brighenti, Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Finale di partita<br />
davanti e dietro il sipario | pag. 98</h3>
<p>Dalla critica al musical, dalla scena all’organizzazione, tra fine autunno e inizio inverno<br />
ci hanno lasciato Renato Palazzi, Stephen Sondheim, Ludovica Modugno, Marianella Laszlo,<br />
Massimo Loreto e Angela Lucrezia Calicchio, testimoni attenti a cavallo del millennio.</p>
<p>di Claudia Cannella, Sandro Avanzo, Albarosa Camaldo e Renata Savo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<h3>Le novità dal mondo editoriale | pag. 100</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>SCAVI</h3>
<p>di Francesco Alberici, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini</p>
<p>Premio Hystrio alla Drammaturgia 2021 a Deflorian/Tagliarini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<h3>Le notizie dal mondo teatrale | pag. 114</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<h3>Kilowatt e Terreni Creativi<br />
questo festival non s’ha da fare | pag. 114</h3>
<p>di Nicola Arrigoni</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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		<title>Numero 4 di ottobre-dicembre 2021</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-4-di-ottobre-dicembre-2021/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Oct 2021 14:11:14 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.hystrio.it/?post_type=numero&#038;p=24642</guid>

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										<content:encoded><![CDATA[<section class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h2>Speciale Premio Hystrio 2021</h2>

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			<h3>Premio Hystrio 2021: c’era una volta domani ricordi futuri per una fiaba lunga trent&#8217;anni | pag. 2</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Vetrina</h2>

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	</div>
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			<h3>Green Pass libera tutti. O forse no | pag. 12</h3>
<p>Una riflessione sulle ripartenze in sicurezza, un appello all’aggiornamento urgente dei protocolli e al bisogno di interlocuzione con le istituzioni per tutelare la comunità teatrale e il suo pubblico.</p>
<p>di Valeria Brizzi e Arianna Lomolino</p>
<h3>Dostoevskij, romanziere rivoluzionario,<br />
drammaturgo suo malgrado | pag. 14</h3>
<p>Non firmò una sola riga per il teatro, eppure i testi di Fëdor Dostoevskij sono oggetto di innumerevoli adattamenti, traduzioni, trasposizioni teatrali e televisive, affascinando registi del calibro di Copeau, Visconti, Strehler, Stein, Ronconi.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>
<h3>Longhi e il Piccolo Teatro fra Europa,<br />
drammaturgia, politica e sostenibilità | pag. 16</h3>
<p>Il neo direttore del teatro milanese ci racconta la sua declinazione del “teatro d’arte per tutti”. La centralità del lavoro drammaturgico, la sensibilità sociale ed ecologica come parole guida di un progetto ancora in parte da costruire.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<h3>Un’utopia contemporanea e viva,<br />
l’Ert secondo Malosti | pag. 17</h3>
<p>L’inattesa nomina a maggio, dopo il triennio alla direzione della Fondazione Tpe, porta il regista e attore torinese al vertice del Teatro Nazionale dell’Emilia Romagna. Una sfida che accetta in piena consapevolezza del suo ruolo al servizio dei cittadini.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>Fuori Luogo La Spezia,<br />
dieci anni di teatro, idealismo e irruenza | pag. 18</h3>
<p>Nato per offrire opportunità culturali a una città rimasta a margine dei circuiti teatrali nazionali, il Festival spezzino è divenuto residenza artistica, luogo d’incontro con il contemporaneo, per una comunità di spettatori e artisti in continua crescita.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<h3>Malagola, uno spazio di apprendimento<br />
per formare all’uso della voce | pag. 19</h3>
<p>Nasce a Ravenna la Scuola di Vocalità del Teatro delle Albe, un luogo di alta formazione sulle competenze tecniche e poetiche per professionisti della voce in grado di lavorare nello spettacolo dal vivo e nella produzione multimediale.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>

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			<h2>Mondo</h2>

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			<h3>Vienna e Salisburgo, tra ecologia e politica<br />
le riflessioni sui nostri tempi tormentati | pag. 20</h3>
<p>I principali festival estivi austriaci recuperano gli spettacoli programmati per l’anno passato. Dai palcoscenici emerge uno spaccato delle contraddizioni e delle fragilità del tempo presente, dalla crisi ambientale all’ascesa dei populismi.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR  G(L)OSSIP</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Z.eneration: GREEN sPASS, dalla Beat Generation alla ZombiZoomZona Cesarini | pag. 22</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Dossier</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Teatro, immagini e immaginari | pag. 23</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>a cura di Michele Pascarella e Roberto Rizzente</p>

		</div>
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			<h3>Un teatro &#8220;pittografico&#8221; per aprirsi alle culture:<br />
l‘universo espanso di Robert Lepage | pag. 24</h3>
<p>Robert Lepage racconta il suo rapporto con le arti visive, con il cinema, con la televisione e con la radio, le suggestioni grafiche e sinestetiche dalle culture orientali e il nuovo progetto dedicato alla vita del pittore Jean-Paul Riopelle, esponente dell’Espressionismo astratto in Canada.</p>
<p>di Robert Lepage e Anna Maria Monteverdi</p>
<h3>Dietro l‘immagine niente:<br />
tra fake e Wunderkammer | pag. 26</h3>
<p>Anche il teatro ricorre da tempo a forme già prodotte. Sulla scena come nell’arte, il gusto neobarocco (e postmoderno) del citazionismo reagisce alle istanze della verità con il gioco libero della ricombinazione segnica, finalizzata alla meraviglia. Con la complicità dello spettatore.</p>
<p>di Simone Azzoni</p>
<h3>Tra egemonia della visione e spazio dinamico:<br />
prospettiva, scenografia e realtà | pag. 28</h3>
<p>La prospettiva è stata la chiave per rompere i limiti del palcoscenico. Nata come strumento di rappresentazione della realtà, diventa, nella sua applicazione scenografica, la strategia per orientare il punto di vista dello spettatore e cambiare le regole della percezione visiva.</p>
<p>di Francesca Serrazanetti</p>
<h3>Io è un altro: la defigurazione dell‘attore<br />
nella nuova scena degli anni ‘70 e ’80 | pag. 30</h3>
<p>Da Bob Wilson a Tadeusz Kantor, da Remondi e Caporossi a Leo de Berardinis e Perla Peragallo, da Mario Ricci a Quartucci, Memè Perlini, Falso Movimento, Gaia Scienza, Studio Azzurro: il racconto di un momento storico irripetibile.</p>
<p>di Valentina Valentini</p>
<h3>Il teatro degli anni Novanta<br />
e il fascino del cinema perturbante | pag. 32</h3>
<p>Una costruzione drammaturgica e visiva, che molto ha a che fare con i film di Lynch, Cronenberg, Tarkovskij e Fellini, ha caratterizzato la ricerca di Socìetas Raffaello Sanzio, Motus, Teatrino Clandestino, Fanny &amp; Alexander, Masque e Kinkaleri, fra gli altri.</p>
<p>di Rodolfo Sacchettini</p>
<h3>E se anche le locandine<br />
fossero una forma dʼarte? | pag. 34</h3>
<p>Pittura, scultura, cinema, fotografia, dischi, libri: quante immagini nelle locandine! Ne abbiamo selezionate sette tra gli spettacoli prodotti in Italia nell’ultimo mezzo secolo, cariche di riferimenti che attingono al nostro immaginario e ne dilatano i confini, popolando la nostra fantasia.</p>
<p>di Renata Savo</p>
<h3>La parola agli artisti:<br />
i grandi pittori in scena | pag. 36</h3>
<p>Asservito alla ricerca di una realtà “altra”, dietro l’apparenza delle cose, l’artista è il protagonista prediletto di una ricca serie di testi, italiani e anglosassoni, che mettono a fuoco il rapporto controverso che egli intrattiene con la società.</p>
<p>di Roberto Rizzente</p>
<h3>Conflitto e celebrazione: il doppio nel teatro del Novecento | pag. 37</h3>
<p>di Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Danza e non più danza:<br />
la coreografia espansa degli anni Duemila | pag. 38</h3>
<p>Esposta al confronto/scontro con le arti visive, la danza nell’ultimo decennio ha rinnovato le proprie premesse, costruendo nuove spazialità e modalità di visione dall’inevitabile significato politico, al di là della materialità dei corpi. Come i casi di Forsythe, Papaioannou e Cosimi dimostrano.</p>
<p>di Maria Paola Zedda</p>
<h3>Kentridge, Fabre e Wilson,<br />
uomini di teatro e d’arte (visiva) | pag. 39</h3>
<p>di Michele Pascarella</p>
<h3>Educazione all‘immagine e storia dell‘arte:<br />
piccoli spettatori crescono | pag. 40</h3>
<p>Dagli spettacoli dedicati alle biografie di grandi pittori alla creazione di oggetti, quadri e scene dal vivo, analogiche e digitali: sono molti gli artisti che, nel variegato mondo del teatro ragazzi, indagano il rapporto fra giovani spettatori, immagini e immaginari.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<h3>Tra Oriente e Occidente<br />
il teatro d‘ombre che non ti aspetti | pag. 41</h3>
<p>Poco frequentato in Italia, il teatro delle ombre di matrice orientale trova nuove e ispirate vie di sperimentazione nelle produzioni di Teatro Gioco Vita e Controluce-Teatro d’ombre, grazie alla collaborazione con maestri visivi, illustratori, scrittori, musicisti, e al confronto con la storia dell’arte.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<h3>Figurare la scena:<br />
la marionetta nel Novecento | pag. 42</h3>
<p>Al crocevia tra il teatro di figura e quello di ricerca, l’uso della marionetta in scena attiva nuovi e stringenti interrogativi intorno al tema dell’identità, declinando l’essere umano in una molteplicità di forme, naturalistiche e non, che è debitrice della storia dell’arte, oltre che della tradizione artigianale.</p>
<p>di Cristina Grazioli</p>
<h3>Dieci registi e coreografi raccontano<br />
il loro rapporto con le immagini | pag. 45</h3>
<p>In modo esplicito o implicito il mondo dell’arte, oltre che del cinema, ha influenzato prepotentemente il teatro contemporaneo. Da Delbono a Punzo, Serra e Manfredini, Fanny &amp; Alexander, Anagoor, Lenz, fino ai coreografi Bertozzi, Cosimi e Zappalà, l’immaginario che ne deriva abbraccia quaranta secoli e più di storia, travalicando il Novecento per arrivare alle sorgenti della creatività occidentale.</p>
<p>a cura di Michele Pascarella</p>
<h3>Alla fiera del West: se il teatro va al Mercato | pag. 46</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<h3>Che bella immagine ha quel suono!<br />
1974, Memè Perlini e Candore giallo | pag. 48</h3>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<h3>Arti visive e arti performative:<br />
un fertile scambio alla pari | pag. 50</h3>
<p>Non esperienze isolate, bensì paradigmatici esempi di contaminazione e dialogo fra linguaggi. Sono quegli spazi e quelle rassegne che, sul modello europeo, rinnovano i tradizionali modelli produttivi, proponendo un’idea altradi cultura, trasversale e inclusiva, da Centrale Fies a Xing, passando per le fondazioni private e i musei pubblici.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>“Inquadrare“ il teatro:<br />
da Katie Mitchell alla wifi performance | pag. 52</h3>
<p>Complice dell’artista nell’arricchire e moltiplicare i piani della visione, grazie al supporto del video in scena, la tecnologia, mediata dalla storia dell’arte, esercita un ruolo predominante nella ridefinizione della percezione dello spettatore.</p>
<p>di Anna Maria Monteverdi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ritratti</h2>

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			<h3>Lino Guanciale, la seduzione<br />
e il segreto dell’attenzione teatrale | pag. 56</h3>
<p>L’attore, simbolo della felice stagione della serialità televisiva italiana, parla dell’incontro coi generi e della fidelizzazione del pubblico. Con ben chiara la distinzione tra l’innamoramento dei fan per i suoi personaggi e l’unicità del fenomeno teatrale.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<h3>Mittelfest, trent’anni dopo<br />
un’occasione teatrale per chi cammina | pag. 57</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<h3>Mario Incudine: recitare è cantare,<br />
la musica come linguaggio teatrale | pag. 58</h3>
<p>Musicista e attore, Incudine fa del lavoro sulla vocalità il fulcro del suo fare teatro. Folgorato dall’incontro con Moni Ovadia, ha in mente una sua versione di “teatrocanzone”, improntata alla sensibilità e alle sonorità mediterranee della sua Sicilia.</p>
<p>di Paolo Crespi</p>
<h3>Fersen: un teatro del corpo e del mito,<br />
dalla ricerca alla pedagogia teatrale | pag. 59</h3>
<p>Ebreo polacco, antifascista, co-fondatore dello Stabile genovese, Fersen è stato un intellettuale radicato nella Storia del Novecento. Ricordiamo il suo percorso di ricerca libera e difficile da etichettare, nel duplice anniversario della nascita e della scomparsa.</p>
<p>di Gianni Poli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Nati Ieri</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Generazione Scenario, la realtà odierna<br />
attraverso lo sguardo obliquo del teatro | pag. 60</h3>
<p>Non fanno sconti al presente, ai suoi mali pubblici e privati, alle ferite della Storia recente, ai nodi irrisolti della nostra identità europea: sono le giovani compagnie partecipanti al Premio Scenario 2021, il presente/futuro della scena nazionale.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Critiche | pag. 62</h2>

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			<h3>Politica, denuncia, riflessione:<br />
l’orizzonte aperto della Biennale Teatro | pag. 62</h3>
<p>La prima Biennale sotto la direzione di ricci/forte segna la rotta di una ricerca teatrale rivolta a sondare l’animo umano nella socialità sfaccettata del mondo globalizzato. Dalle provocazioni splatter di Mundruczó alla profondità delle riflessioni di Warlikowski, Ostermeier, Andreatta, Lenz e del giovane Paolo Costantini.</p>
<h3>Albenga, tra biografie,<br />
storia e pandemia | pag. 66</h3>
<p>In scena a Terreni Creativi i lavori di Bartolini/Baronio, Alessandro Berti, Francesca Foscarini e quotidiana.com.</p>
<h3>La seconda estate di programmazione<br />
per il mezzo secolo di Santarcangelo Festival | pag. 68</h3>
<p>Dal passo a due di Deflorian/Tagliarini al viaggio metaforico della Compagnia Muta Imago, dalla mappa sonora di Fanny &amp; Alexander e Bluemotion al lavoro di El Conde de Torrefiel, il Secondo Movimento di Futuro Fantastico spazia tra scoperta interiore e conoscenza dell’altro.</p>
<h3>A Inequilibrio, i mille volti<br />
della condizione umana | pag. 72</h3>
<p>Al Festival di Castiglioncello, gli aspetti tragicomici dell’esistenza dominano le riscritture di classici e le drammaturgie originali di Lupinelli, Oyes, Civica e I Sacchi di Sabbia, Sarteanesi, Basile/Pennacchia, Gogmagog/Giallo Mare Minimal Teatro e Opera Bianco.</p>
<h3>Kilowatt esplora i confini | pag. 74</h3>
<p>Incontri tra corpi e Paesi, sperimentazioni che spaziano dal teatro performativo alla Pixel Art, il Festival di Sansepolcro va a braccetto con la contemporaneità.</p>
<h3>Due Mondi e La Mama, Spoleto tra in e off | pag. 78</h3>
<h3>Brillano Emma Dante e Federico Tiezzi nelle festivaliere notti di Pompei | pag. 79</h3>
<h3>Campania Teatro Festival, sempre più internazionale | pag. 80</h3>
<h3>Siracusa, Livermore e Padrissa: due a zero per le tragedie | pag. 85</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Danza</h2>
<h3></h3>
<h3>Generazioni, culture, abilità in dialogo<br />
sui palcoscenici dei festival di danza | pag. 86</h3>
<p>Se in Biennale la nuova direzione di McGregor apre a inedite contaminazioni internazionali con l’Africa di Germaine Acogny (Leone d’Oro), a Cremona, Torino, Bassano, Rovereto e Bolzano gli artisti si confrontano con il presente, le sue ombre (molte) e le sue luminose potenzialità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Lirica</h2>
<h3></h3>
<h3>Da Pesaro a Martina Franca, tra farsa<br />
e tragedia regnano gli intrighi dell’opera | pag. 92</h3>
<p>Dalle rossiniane atmosfere bibliche di Pizzi all’ardita versione contemporanea di Elisabetta regina d’Inghilterra firmata da Livermore, fino a «le donne, i cavallier, l’arme, gli amori» dell’Angelica di Nicola Porpora, la lirica dell’estate operistica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Exit</h2>
<h3></h3>
<h3>Le storie, i sorrisi e le provocazioni:<br />
gli addii di fine estate | pag. 96</h3>
<p>Se ne vanno, tra agosto e settembre, Piera Degli Esposti, Micha van Hoecke, Franco Graziosi, Graham Vick, Antonio Salines e Gianfranco D’Angelo, lasciando alla memoria il segno del loro passaggio sulle scene.<br />
di Roberto Canziani, Carmelo A. Zapparrata, Pierfrancesco Giannangeli e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca | pag. 96</h2>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Testi</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Amore storto | pag. 102</h3>
<p>di Christian di Furia<br />
Premio Hystrio-Scritture di Scena 2021</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La società teatrale | pag. 110</h2>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<h3>La Regione Calabria e Primavera dei Teatri: cronaca di un delitto perfetto | pag. 110</h3>
<p>di Alessandro Toppi</p>

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		<title>Numero 3 di luglio-settembre 2021</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-3-di-luglio-settembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2021 10:18:34 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>

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			<h3>Norme, sostegni, provvedimenti e idee.<br />
Il teatro torna dal vivo: adesso le riforme | pag. 2</h3>
<p>Mentre artisti, operatori e pubblico tornano ad animare le sale, si inizia ad affrontare il grande tema del welfare nel settore dello spettacolo dal vivo: la discontinuità del lavoro artistico è ora un dato di fatto, le proposte di legge sono state presentate, (forse) inizia la stagione italiana delle riforme. Sperare è ancora concesso.</p>
<p>di Valeria Brizzi e Arianna Lomolino</p>
<h3>Quel che resta della stagione calda,<br />
attori e attrici alla prova della ripresa | pag. 5</h3>
<p>Dall’occupazione del Piccolo al confronto ministeriale, cosa rimane del Parlamento Culturale Permanente? Marco Cacciola, rappresentante di Attrici Attori Uniti, tenta con noi un primo bilancio della lunga stagione di lotta dei lavoratori dello spettacolo.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<h3>Scrittura d&#8217;autore e grandi interpreti,<br />
il segreto del successo delle serial fiction | pag. 6</h3>
<p>La serialità nasce con la tv, si sa. Ognuno ha i suoi ricordi in bianco e nero popolati di volti che passavano rapidamente dalla scena al set. Oggi molto è cambiato e le serie hanno invaso le piattaforme a pagamento. Ma senza perdere il legame con il teatro.</p>
<p>di Pierfrancesco Giannangeli</p>
<h3>La cooperazione rende vincenti,<br />
con C.ar.pe. per un futuro diverso | pag. 8</h3>
<p>Un fondo comune per sostenere i soggetti più fragili, un canale di dialogo aperto con le istituzioni del territorio, sinergie artistiche e pratiche: questi i primi risultati ottenuti dalle 63 realtà teatrali torinesi unite nel Coordinamento Arti Performative.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>Fertili Terreni Teatro,<br />
il palcoscenico diffuso di Torino | pag. 9</h3>
<p>Non solo un cartellone condiviso, ma uno spazio di tensione creativa e di confronto sui linguaggi del contemporaneo, animato da quattro compagnie torinesi che hanno trovato nell’agire sinergico un “fertilizzante” creativo altamente produttivo.</p>
<p>di Matteo Tamborrino</p>
<h3>La città che vogliamo, con Politico Poetico<br />
la voce degli adolescenti bolognesi | pag. 10</h3>
<p>Un progetto di cittadinanza attiva, con i giovani protagonisti sui temi dell’Agenda Europea 2030, ha impegnato il Teatro dell’Argine come “regista”, con 500 adolescenti delle scuole di Bologna. Un percorso a ostacoli, tutt’altro che concluso.</p>
<p>di Renzo Francabandera</p>
<h3>Il cammino teatrale di KanterStrasse,<br />
dalla provincia toscana verso Altri mondi | pag. 11</h3>
<p>Scrittura, produzione artistica, ma soprattutto la convinzione che il teatro sia costruttore di comunità, luogo di cittadinanza, accesso alla cultura per le nuove generazioni e laboratorio di pensiero per tutti: questi i principi che guidano il gruppo toscano.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<h3>Dialogo e conflitto abitano<br />
lo spazio scenico di Dynamis | pag. 12</h3>
<p>Teatro e arti performative, urgenze del presente tra emergenze ambientali e sociali: questi i linguaggi e i temi con cui il collettivo romano produce spettacoli che sono domande aperte, mettendo a confronto scienziati, filosofi, artisti e semplici cittadini.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<h3>ReteTeatro41, una risposta dal basso<br />
per la Basilicata del futuro | pag. 13</h3>
<p>Le quattro Compagnie lucane, unite dalla rete, affrontano la ripresa post-Covid e, a sei anni dalla costituzione, fanno un primo bilancio dei risultati positivi, delle gravi difficoltà del momento, di un lavoro condotto in solitudine e nel quasi totale silenzio delle istituzioni.</p>
<p>di Lucia Medri</p>

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			<h2>Speciale Strehler 100</h2>

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			<h3>De Capitani e Shammah: noi, i figli ˮribelliˮ<br />
con il teatro d&#8217;arte per tutti nel cuore | pag. 14</h3>
<p>In questo Speciale, dedicato ai 100 anni dalla nascita di Giorgio Strehler, abbiamo voluto soprattutto mettere a fuoco i temi dell’eredità e della memoria. A Milano, l’esperienza, a tratti tumultuosa, del Piccolo Teatro generò quel tessuto teatrale che, in accordo con le istituzioni, è ancora oggi un modello. Ne parliamo con Elio De Capitani e Andrée Ruth Shammah che, a partire dagli anni Settanta, con la fondazione del Teatro dell’Elfo e del Salone Pier Lombardo, portarono avanti, per filiazione e per contrasto, quell’idea di teatro.</p>
<p>di Claudia Cannella</p>
<h3>Strehler dopo Strehler<br />
costruire e ricostruire un&#8217;idea di regia | pag. 16</h3>
<p>La scomparsa del regista, nel 1997, si inquadra in un processo ampio, che ridefinisce il ruolo del teatro nella società italiana, non più binomio indissolubile in un nuovo millennio dove emergono inediti modelli di approccio alla scena.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<h3>Hystrio, Strehler e il Piccolo Teatro<br />
tre sguardi tra presente, passato e futuro | pag. 17</h3>
<p>di Claudia Cannella</p>
<h3>Giorgio e Paolo, attenti a quei due<br />
che cambiarono il teatro del Novecento | pag. 18</h3>
<p>Una particolare alchimia caratteriale, una sovrumana capacità di lavoro e una straordinaria comunione di intenti portarono Giorgio Strehler e Paolo Grassi a fondare il Piccolo Teatro a Milano. Per l’eccezionalità del momento storico, un sodalizio difficile da replicare.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<h3>Il Piccolo e non solo:<br />
ricordare Strehler, ragazzo di cent’anni | pag. 19</h3>
<p>di Arianna Lomolino</p>
<h3>Un percorso coerente e coraggioso,<br />
come spiegare Strehler ai giovani | pag. 20</h3>
<p>La pubblicazione di un importante volume, che ne ripercorre la parabola artistica, è l’occasione per fare il punto, in dialogo con l’autore, su quel che resta, oggi, dell’idea di teatro del Maestro e su come la si può raccontare alle nuove generazioni.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<h3>«Ha senso fare teatro alla tv?»,<br />
una mediazione possibile | pag. 21</h3>
<p>Senza snobismi e con uno sguardo rivolto al futuro, Strehler non ha mai demonizzato il rapporto fra teatro e tv. Al contrario, del mezzo televisivo colse anzitempo le potenzialità tecniche e artistiche, di linguaggio e di divulgazione di massa.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<h3>10 febbraio 1956: <em>L&#8217;opera da tre soldi</em>,<br />
incontrare Brecht a quindici anni | pag. 22</h3>
<p>Uno spettacolo che lasciò un segno profondo nella memoria e nella formazione teatrale dell’autore: le scene, il cast, la regia di Strehler. Ma anche i temi: la denuncia dei legami tra mafie e potere, lo sfruttamento della miseria, la speculazione e la giustizia corrotta.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>
<h3>Quando Ariel volava<br />
sull&#8217;isola-palcoscenico della <em>Tempesta</em> | pag. 23</h3>
<p>Sullo schermo della memoria riappaiono le immagini della Tempesta “inscenata” da Strehler: trame di vendetta e d’amore, di schiavitù e di libertà, di ribellione e perdono convivono e si scontrano sulle onde minacciose dei nostri anni di piombo.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<h3>Agli inizi dell&#8217;era Berlusconi<br />
i Giganti siamo noi spettatori? | pag. 24</h3>
<p>La terza edizione dei pirandelliani Giganti della montagna, nel 1994, ci fa specchiare in un momento storico, in cui l’arte sembra non avere più ragione di esistere. Così come Strehler appare diviso tra l’immedesimarsi in Ilse o in Cotrone.</p>
<p>di Claudia Cannella</p>
<h3>I «bei momenti» delle <em>Nozze di Figaro</em><br />
nel segno della fragilità umana | pag. 25</h3>
<p>Sono appena quattro i titoli di Mozart affrontati da Strehler: ma tra questi giganteggiano Le nozze di Figaro, che nel 1973 inaugurano a Parigi le leggendarie stagioni di Liebermann e che, dal 1981, sarebbero diventate uno spettacolo di punta della programmazione scaligera.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<h3>Una, nessuna e centomila,<br />
un&#8217;eredità multiforme e controversa | pag. 26</h3>
<p>Cosa resta, oggi, di Giorgio Strehler e del suo teatro? Lo abbiamo chiesto ad alcuni registi e registe, in modo transgenerazionale, fermandoci a coloro che, nati nella prima metà degli anni Settanta, sono forse gli ultimi ad aver avuto un contatto, più o meno diretto, con il teatro del Maestro.</p>
<p>a cura di Laura Bevione, Claudia Cannella, Laura Caretti e Lucia Medri</p>
<h3>Ariane Mnouchkine: «Strehler? Lo veneravo e lo detestavo» | pag. 29</h3>
<p>di Laura Caretti</p>

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			<h2>Teatromondo</h2>

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			<h3>Lugano: Lingua Madre,<br />
immaginare il futuro nell&#8217;assenza | pag. 31</h3>
<p>La chiusura dovuta al Covid diventa occasione per esplorare gli spazi del Lac di Lugano e, soprattutto, per abbozzare un nuovo pensiero creativo, più consapevole e vitale, in una prospettiva che pone in dialogo gli artisti con il presente e con l’arte del domani.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>Vienna città aperta,<br />
debutti e festival si moltiplicano | pag. 32</h3>
<p>Nella capitale austriaca i grandi eventi teatrali e le Festwochen tornano a rianimare la scena cittadina, offrendo una pletora di appuntamenti fra i quali è difficile scegliere. Classici e nuovi drammi, registi affermati e giovani artisti fanno rivivere i palcoscenici.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<h3>Berliner Theatertreffen 2021:<br />
lo specchio di un anno insolito | pag. 34</h3>
<p>L’edizione 2021 della rassegna berlinese, ancora sotto l’influenza del Covid, ha offerto un ricchissimo cartellone, fra esperimenti di teatro digitale, i dieci spettacoli scelti come cuore del Festival e i temi guida delle incertezze esistenziali e dell’uguaglianza di genere.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<h3>Una scena virtuale<br />
per la creatività di Russian Case | pag. 36</h3>
<p>L’annuale vetrina del teatro russo contemporaneo va online ma non perde la sua efficacia quale specchio delle più interessanti e innovative esperienze della scena sovietica, in una grande varietà di generi teatrali, dal site-specific al teatro documentario.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<h3>Open Culture, il trionfo della città<br />
come palcoscenico a cielo aperto | pag. 38</h3>
<p>A New York la fine del lockdown ha coinciso con un’esplosione di eventi “off” che hanno trasformato strade e parcheggi in luoghi di spettacolo. È il progetto Open Culture, grazie al quale le aziende scoprono che non c’è nulla di più efficace dell’arte per ripopolare la città.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>G(L)OSSIP</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Attori atterriti? Siate spudorati! | pag. 40</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Premio Hystrio 30 | pag. 41</strong></h3>
<p>a cura di Claudia Cannella</p>

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			<h3>Buon compleanno, Premio Hystrio!<br />
Una breve storia lunga 30 anni | pag. 42</h3>
<p>L’edizione 2021, che si svolgerà a settembre, sarà la trentesima. Nato nel 1989 a Montegrotto Terme, sui Colli Euganei, da un’idea di Ugo Ronfani, si è poi trasferito a Milano dal 1999. Ne ripercorriamo, per sommi capi, la lunga vita, costellata di incontri importanti, giovani promesse, ricordi, aneddoti e, soprattutto, di tanto lavoro al servizio del teatro.</p>
<p>di Claudia Cannella</p>
<h3>Dal mattatore al performer<br />
la metamorfosi dello stare in scena | pag. 46</h3>
<p>Il premio all’attore ha il compito di fotografare il presente, individuare una tendenza, promuovere una nuova idea di teatro e di racconto teatrale. Viaggio nei trent’anni del Premio Hystrio all’Interpretazione fra grandi nomi e nuove promesse.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<h3>La regia italiana nel nuovo millennio<br />
sismografo di diverse grammatiche | pag. 48</h3>
<p>Categoria inserita a partire dal 1999, il Premio Hystrio alla Regia ha intercettato i molteplici segni di una professione “liquida”: dal teatro di parola, che rilegge i classici o esplora la contemporaneità, alla performance, dal neo-capocomicato alla ricerca.</p>
<p>di Sara Chiappori</p>
<h3>Il Premio alla Drammaturgia,<br />
viaggio nella scrittura del nuovo millennio | pag. 50</h3>
<p>La vocazione di Hystrio alla promozione della drammaturgia contemporanea si concretizza, a partire dal 1999, con un premio per autori già affermati della scena italiana e, dal 2011, con un altro riconoscimento destinato agli under 35. Un intenso monitoraggio sulle scritture fra tradizione e innovazione.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<h3>Premio alla Vocazione<br />
alla ricerca dei grandi attori del futuro | pag. 52</h3>
<p>Presente fin dal 1989, in trenta edizioni il concorso dedicato agli attori under 30 ha saputo riconoscere e valorizzare talenti che sono poi diventati protagonisti della scena italiana, ma anche del cinema e della tv. Una vetrina importante, su cui ormai sono passate migliaia di giovani.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>Dalla rieVOCAZIONE celebrativa all’inVOCAZIONE innovativa:<br />
trent’anni di esperienza per costruire il futuro | pag. 55</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<h3>Giovani autori: i primi dieci anni<br />
del Premio Scritture di Scena | pag. 56</h3>
<p>Nato nel 2011 come azione di sostegno per giovani autori under 35, ha visto passare tra le mani della giuria più di 1.000 testi, letti in modalità rigorosamente anonima. Germogli da far crescere, dando loro spazio e sempre maggiori opportunità.<br />
di Ilaria Angelone</p>
<h3>Premio Hystrio Twister<br />
lo sguardo “del cuore” degli spettatori | pag. 57</h3>
<p>di Ilaria Angelone</p>
<h3>La parola ai giurati | pag. 58</h3>
<p>Numerosissime, nell’arco di trent’anni, sono state le personalità del mondo teatrale (critici, registi, attori, direttori di teatri) che hanno preso parte alle giurie del Premio alla Vocazione e del Premio Scritture di Scena. Ecco un “assaggio” dei loro ricordi e riflessioni.</p>
<p>a cura di Claudia Cannella</p>
<h3>Marco Bernardi: 24 anni da giurato<br />
alla ricerca dei nuovi talenti della scena | pag. 59</h3>
<p>di Marco Bernardi</p>
<h3>Premi e premiati: i nostri Albi d&#8217;Oro | pag. 60</h3>
<p>In 30 edizioni di Premio Hystrio (fino al 1996 Premio Europa per il Teatro), sono centinaia gli artisti e i giovani aspiranti attori, drammaturghi e fotografi di scena, che hanno ricevuto i nostri riconoscimenti, e ci piace ricordarli tutti in queste pagine.</p>
<p>a cura di Claudia Cannella</p>

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			<h2>Ritratti</h2>

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			<h3>Irina Brook: fare teatro<br />
per alimentare la speranza | pag. 64</h3>
<p>Condivisione tra pubblico e attore, amore, energia positiva, l’ambiente e i giovani in primo piano: è il teatro secondo Irina Brook, che dal 2022 sarà regista residente allo Stabile Veneto, dove il suo primo lavoro è un progetto sulla solitudine giovanile.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<h3>Maniaci d&#8217;Amore: il comico e il surreale<br />
raccontano i mali dell&#8217;esistenza | pag. 66</h3>
<p>Luciana Maniaci e Francesco d’Amore, nei loro nomi il destino di un’atipica coppia di fatto di scrittori-attori-registi che ha saputo coniare un proprio riconoscibile linguaggio per raccontare famiglie disfunzionali e relazioni interpersonali mai pacificate.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>UnterWasser, immergersi<br />
nel simbolo, nel mito e nell&#8217;utopia | pag. 68</h3>
<p>È un collettivo composto di tre artiste, UnterWasser, unite da un immaginario comune e onirico, in cui si muovono pupazzi, ombre, figure animate leggere come sogni, ma capaci di parlare all’io più profondo degli spettatori di tutte le età.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Danza</h2>
<h3></h3>
<h3>Dal corpo pensante all&#8217;androide,<br />
danzare secondo Wayne McGregor | pag. 70</h3>
<p>Fresco della nomina a direttore della Biennale Danza, Wayne McGregor parla della sua visione senza confini della danza e ci racconta i suoi progetti per il festival lagunare: sostenere i giovani, commissionare nuovi lavori, aprire le porte ad artisti mai visti.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<h3>Al Di Qua di ogni ˮabilitàˮ,<br />
semplicemente artisti | pag. 72</h3>
<p>Artisti dello spettacolo con abilità diverse si uniscono per la prima volta in un’associazione con l’obiettivo di abbattere le barriere, fisiche ma soprattutto mentali e culturali, tra abilismo e dis-abilismo.</p>
<p>di Lorenzo Conti</p>
<h3>Alessandra Ferri, Beckett e Béjart<br />
per celebrare 40 anni di carriera | pag. 73</h3>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Lirica</h2>
<h3>Il Belcanto nella rete, gli ultimi voli<br />
tra sperimentazione e repertorio | pag. 74</h3>
<p>Dilaga la lirica in streaming, potenziata anche dall’avvio della piattaforma ministeriale ITsART: tra grande repertorio e ricerca di nuovi classici, i nomi di punta della regia internazionale si affrontano in una serie di duelli a distanza.<br />
di Giuseppe Montemagno</p>
<p>critiche | pag. 76</p>
<h3>Il rito potente del teatro<br />
celebrato nell’Hamlet di Latella | pag. 76</h3>
<p>di Diego Vincenti</p>
<h3>Campania Teatro Festival, con fiducia<br />
oltre i confini della città di Napoli | pag. 88</h3>
<p>di Stefania Maraucci, Alessandro Toppi, Giusi Zippo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<h3>Chiude il sipario, escono di scena<br />
icone e miti del Novecento | pag. 90</h3>
<p>Se ne vanno in un soffio, sul finire della primavera, Carla Fracci, Ismael Ivo, Milva, Giuliano Scabia, Enrico Vaime e Maria Grazia Gregori. Una generazione di personalità che, ciascuna nel suo ambito, hanno lasciato il segno e lasceranno, inevitabilmente, un vuoto.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata, Giuseppe Montemagno, Giuseppe Liotta, Albarosa Camaldo e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca</h2>
<h3>Le novità editoriali | pag. 94</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Testi</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Circeo, il massacro | pag. 98</h3>
<p>di Elisa Casseri e Filippo Renda</p>
<h2>La società teatrale</h2>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<h3>I festival nell’estate delle riaperture<br />
tra conferme e slittamenti temporali | pag. 114</h3>
<p>di Laura Bevione</p>

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