Le voci dei morti riemergono dal mare tra tragica ironia e umana ingiustizia
KR70M16-Naufrago senza nome l’ho cominciato a scrivere nel 2019. Avevo la testa piena delle immagini evocate dai racconti dei migranti incontrati durante la ricerca per Mario e Saleh (Hystrio n. 4.2020 – Leggi la scheda). A queste si è aggiunta quella del disegno di Makkox col bambino in fondo al mare che mostra la pagella a un polipo. Probabilmente gliel’aveva cucita la mamma dentro il giubbotto perché facesse bella figura al cospetto dell’Europa. Chi aveva per prima raccontato questa storia è stata l’anatomopatologa Cristina Cattaneo nel suo bellissimo libro Naufraghi senza volto.
Quella del disegno è un’immagine ironica e lieve, eppure mi fa ripiombare dentro quella tragedia come se la guardassi per la prima volta. Sarebbe la chiave, mi dico. La storia prende forma, il tono è surreale: un’umanità di migranti trova ospitalità presso lapidi e cappelle di un cimitero del Sud, dove non si capisce più chi è vivo e chi è morto. Il protagonista, KR70M16, chiede il suo nome sulla lapide affinché sua madre possa elaborare il lutto, ma in mancanza di documenti il camposantaro glielo nega, coinvolgendo un medico ebreo psicanalista nella risoluzione del trauma. I dialoghi si muovono all’insegna della leggerezza e dell’ironia. Non hanno i toni della tragedia, ma la levità di un film di Kaurismaki. Eppure la tragedia è tutta lì. Scrivo così la prima metà del testo.
Nel 2025 riprendo la scrittura. Due anni prima avviene la tragedia di Cutro, con tantissimi bambini vittime del naufragio. I parenti scendono in massa da tutta Europa per riconoscere i corpi, ma quasi tutti rimangono senza identità. Al posto dei nomi, sulle bare viene affissa una sigla. Sviluppo ancora il dottor Schwarz che tiro fuori dritto dritto dalla mia infanzia. Un medico ebreo ungherese internato in un campo di concentramento che ha sposato poi una donna di Castrovillari ed è vissuto nella mia città fino alla morte. Ma ficcato dentro l’opera, cominciano i guai. Mi ritrovo con due vittime della Storia, una della prima metà del Novecento e l’altra di sconcertante attualità che cominciano a scontrarsi e chissà se mai si riconosceranno. Forse a livello poetico. C’è l’Europa reale e quella immaginata, c’è l’Africa e l’Europa, il corpo e l’anima, l’Occidente che finisce in prima pagina e l’Africa che arranca in quarta. Ma c’è la stessa esigenza di elaborare il lutto in chi rimane. Saverio La Ruina
SAVERIO LA RUINA si forma come attore alla Scuola di Teatro di Bologna e debutta in teatro con Leo de Berardinis. Laureato presso il Dams di Bologna, è tra i giovani registi selezionati agli atelier di regia curati da Eimuntas Nekrosius per La Biennale di Venezia nelle edizioni 1999 e 2000. Nel 2007 con Dissonorata vince due Premi Ubu come miglior attore e per il miglior nuovo testo italiano. Nel 2010 vince il Premio Ubu con la Borto per il miglior nuovo testo Italiano e il Premio Hystrio alla Drammaturgia. Con Italianesi (nella cinquina dei finalisti al Premio Riccione per il Teatro 2011) vince nel 2012 il Premio Ubu come miglior attore e il Premio Enriquez alla drammaturgia. Nel 2015 riceve il Premio Lo Straniero e il Premio Ruccello e con Polvere due Premi Enriquez per l’interpretazione e la drammaturgia. Nel 2016 con Masculu e fiàmmina debutta al Piccolo Teatro di Milano ed è candidato nel 2017 al Premio Le Maschere del Teatro Italiano come migliore interprete di monologo. Nel 2023 con Via del Popolo vince il Premio Ubu 2023 per il miglior nuovo testo italiano ed è candidato al Premio Le Maschere del Teatro Italiano come migliore novità italiana. Con Dissonorata, o meglio Déshonorée, ottiene il prestigioso riconoscimento della Comédie Française che presenta l’opera in cartellone, con la regia di Françoise Gillard e l’interpretazione di Anna Cervinka, dal 4 al 22 febbraio 2026, ma per cause di forza maggiore rinviata a maggio 2027.
La locandina
KR70M16-NAUFRAGO SENZA NOME, testo e regia di Saverio La Ruina. Assistente alla regia Rosy Parrotta. Allestimento di Giovanni Spina. Costumi di Cecilia Foti. Disegno luci e illustrazione di Dario De Luca. Luci e audio di Daniele Nocera. Musiche di Gianfranco De Franco. Con Saverio La Ruina, Dario De Luca, Cecilia Foti. Prod. Scena Verticale, Castrovillari (Cs).
Lo spettacolo ha debuttato il 28 gennaio 2026 al Teatro India di Roma; successivamente è stato al Teatro Goldoni di Firenze (26 febbraio), al Teatro degli Angeli di Milano (10-15 marzo) e sarà il 18 aprile al Teatro Biagi D’Antona a Castel Maggiore (Bo) e il 29 maggio al festival Primavera dei Teatri di Castrovillari (Cs).




