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	<title>Laura Santini - HYSTRIO</title>
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	<title>Laura Santini - HYSTRIO</title>
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		<title>Numero 3 di luglio-settembre 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 18:22:38 +0000</pubDate>
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			<p>È disponibile Hystrio 3.2026, con un <strong>Dossier</strong> dedicato alle <strong>Coreografe donne italiane</strong>, il programma di Hystrio Festival 2026, gli approfondimenti su artisti e giovani autori, le corrispondenze dal mondo, gli anniversari, il testo <em>Rette parallele sono l’amore e la</em> <em>morte</em> di Oscar De Summa, e le rubriche dedicate alle recensioni, ai libri e alle notizie dal mondo teatrale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hystrio Festival 2026, il programma della quinta edizione | pag. 2</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scritture di Scena in tournée, drammaturgia under 35 alla prova | pag. 4</h3>
<p>Tre Teatri Nazionali e due Teatri delle Città hanno ospitato per la prima volta letture sceniche di testi scelti tra i finalisti del nostro premio. Un’occasione unica, di crescita e di visibilità, per gli autori e le autrici sui palcoscenici di Torino, Bologna, Napoli, Firenze e Bolzano.</p>
<p>di Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Anagoor: in Germania una linfa di vitale creatività | pag. 6</h3>
<p>La compagnia veneta collabora stabilmente da una decina di anni con il Theater an der Ruhr di Mülheim: una progettualità condivisa con una realtà vitale e cosmopolita che, fra l’altro, ha offerto una sponda fertile durante il complesso periodo pandemico.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>C.Re.A., intersezioni multidisciplinari in fertile dialogo con il territorio | pag. 7</h3>
<p>Dracma Teatro e Teatro del Carro guideranno il primo Centro di Residenza della Calabria: dopo anni di pratica “sul campo”, un progetto riconosciuto per connettere artisti e comunità locali, incrociando pratiche ed esperienze.</p>
<p>di Paola Abenavoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Radicondoli oltre l’Estate, metamorfosi di un festival | pag. 8</h3>
<p>Riferimento dell’avanguardia negli anni Novanta, il festival toscano nato nel 1986 si è trasformato nel tempo alla ricerca di una nuova identità. Al centro, la parola scritta e recitata e la pluralità dei linguaggi, con particolare attenzione alla musica.</p>
<p>di Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Trent’anni fra orti e campi di grano, il teatro nel podere delle Ariette | pag. 9</h3>
<p>La compagnia fondata da Paola Berselli, Stefano Pasquini e Maurizio Ferraresi festeggia i suoi primi tre decenni di teatro militante e irriducibile a mode e condizionamenti, alla costante ricerca di una condivisione autentica di emozioni e pensieri con gli spettatori.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Alle Festwochen, in cerca di nuovi dèi, Vienna palcoscenico del mondo possibile | pag. 10</h3>
<p>Il festival viennese celebra 75 edizioni, le ultime tre dirette da Milo Rau che confeziona un programma incentrato su una visione fermamente critica del presente, interrogando i miti del passato per immaginare una nuova possibilità di salvezza per l’umanità</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se l’Europa è in stato di allarme, a Budapest il teatro costruisce ponti | pag. 12</h3>
<p>Il Mitem raccoglie ogni anno in Ungheria produzioni internazionali che combinano classici e contemporanei, prediligendo la sperimentazione dei linguaggi e lo sguardo non omologato sul presente, sottoposto ad analisi tutt’altro che consolatorie.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>PODGORICA | Il Montenegro tra passato e presente, una vetrina del teatro nazionale | pag. 13</h3>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Skopje Dance Platform: Dioniso è vivo e pulsante | pag. 14</h3>
<p>Un affondo sulla vivace scena coreografica della Macedonia del Nord attraverso i lavori presentati a Skopje e l’assegnazione del Menada Award 2026. Una conferma del fermento culturale di una città snodo di identità multiple e stratificate.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lugano Dance Project: come declinare l’eredità | pag. 15</h3>
<p>Il festival biennale, promosso dal Lac e giunto alla sua terza e ultima edizione, ha avuto come tema portante il binomio danza ed eredità, trasformando i corpi in archivio vivente della memoria nei lavori di Meryl Tankard, Trajal Harrel, Yasmine Hugonnet, Camilla Parini e Kyle Abraham.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Parigi, con l’ascesa degli autoritarismi la storia torna in scena da maestra | pag. 16</h3>
<p>Due folgoranti spettacoli, diretti da Ariane Mnouchkine (al Théâtre du Soleil) e da Jean Bellorini (al Vieux-Colombier), sull’Europa degli anni dal 1918 al 1938, illuminano, come lo sguardo dell’Angelus Novus, le agghiaccianti radici del presente.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pierfrancesco Pisani, ovvero il teatro come impresa | pag. 17</h3>
<p>Un mestiere poco valorizzato in Italia, quello del produttore teatrale, che Pisani rivendica e sostiene come forma di indipendenza dalle logiche pubbliche dello spettacolo dal vivo, capace di unire sperimentazione, innovazione e resa economica.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR | l’ange du foyer</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Mirandalina, il Diavolo veste Goldoni | pag. 18</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Coreografe, donne, italiane | pag. 19</h3>
<p>a cura di Laura Bevione e Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Donne portatrici di elementi eversivi nella danza: il riscatto delle figure femminili | pag. 20</h3>
<p>Autorevole studiosa, tra i fondatori della Storia della Danza all’interno dell’Università italiana, da lei insegnata dal 1992 al 2009 all’Alma Mater di Bologna, Eugenia Casini Ropa con le sue ricerche ha fatto luce sul rapporto tra donne e arte del corpo in movimento.</p>
<p>di Eugenia Casini Ropa e Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Susanna Egri: cento anni di vita dedicati alla danza | pag. 22</h3>
<p>Ballerina, coreografa e insegnante, classe 1926, è stata la prima a portare la danza nella neonata televisione italiana e, collaborando con l’Unesco, nel mondo. Ormai centenaria, continua a promuovere questi valori come Presidente della Fondazione Egri per la Danza.</p>
<p>di Susanna Egri e Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Danza, singolare femminile: il “divenire donna“ dell’arte coreutica | pag. 24</h3>
<p>Il ruolo fondamentale delle donne nella definizione di fisionomia e regole della danza, fin dal modernismo. Una centralità che, oggi, si confronta con le mutazioni in essere di una società “fluida” in cui il “femminile” diviene sguardo felicemente generativo, al di là del genere.</p>
<p>di Roberto Giambrone</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il Progetto RIC.CI: la memoria delle donne | pag. 26</h3>
<p>«Mettiamo in moto la memoria» è il leitmotiv del Progetto RIC.CI (Reconstruction Italian Contemporary Choreography) di Marinella Guatterini. Dal 2011 al 2025, ha dato risalto alla danza italiana degli anni Ottanta e Novanta, ricostruendo coreografie esemplari dimenticate.</p>
<p>di Marinella Guatterini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cristina Kristal Rizzo e la coreografia della durata | pag. 28</h3>
<p>Rigorosa e analitica, positivamente concettuale: la coreografa e performer toscana è autrice di “danze fuori-testo” sul fluire del tempo, di cui evidenzia la durata. Una pratica del corpo che diviene pratica filosofica.</p>
<p>di Stefano Tomassini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Michela Lucenti: danza, genere e sguardo critico sulla polis | pag. 29</h3>
<p>Una riflessione sulla nozione di femminile nella coreografia contemporanea: dalla nascita di Balletto Civile alla centralità del corpo, un percorso artistico che intreccia dimensione politica, collettività e un’inesausta tensione alla ridefinizione dei codici scenici.</p>
<p>di Michela Lucenti e Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Antonella Bertoni: l’anima femminile e filosofica di Abbondanza/Bertoni | pag. 30</h3>
<p>Ginnasta e poi danzatrice formatasi con Carolyn Carlson, continua a calcare i palcoscenici, ma oggi si dedica principalmente alla creazione, lavorando con danzatrici-autrici e proseguendo con estremo rigore una personale indagine sul femminile.</p>
<p>di Rossella Battisti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Donne che lavorano nella loro isola: il Collettivo SicilyMade | pag 31</h3>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La “Pavlova italiana”: Raffaella Giordano tra presenza e passaggio generazionale | pag. 32</h3>
<p>Figura tra le più rappresentative della danza contemporanea italiana, già membro dello storico collettivo Sosta Palmizi, da lei rifondato insieme a Giorgio Rossi con un nuovo assetto, la danzatrice-coreografa continua la sua parabola artistica grazie alla trasmissione alle nuove generazioni.</p>
<p>di Alessandro Pontremoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Italiane sì ma affermate all’estero: sono le “Artiste del Corpo in Performance” | pag. 34</h3>
<p>Di loro non si parla molto nel nostro Bel Paese ma da più di settant’anni queste artiste sviluppano all’estero la loro creatività, sperimentando forme originali e innovative. Ecco un catalogo ragionato dei nomi più significativi.</p>
<p>di Elisa Guzzo Vaccarino</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Silvia Gribaudi: la forza della gravità, l’elogio dell’imperfezione | pag. 36</h3>
<p>Torinese e cinquantenne. Alla bellezza omologata dei corpi classici, Gribaudi oppone la forza di corpi politici, gioiosamente non-conformi, chiedendo anche una partecipazione attiva del pubblico.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La determinazione delle artistƏ con disabilità: un corpo politico che fa della fragilità un’arte | pag. 37</h3>
<p>Chiara Bersani, performer, coreografa e attivista, ha conquistato fama internazionale grazie alla sua poetica, che trasforma la vulnerabilità in potenza; e ora è fra le portavoce dell’associazione Al.Di.Qua.Artists.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Claudia Castellucci e le genealogie della caverna | pag. 38</h3>
<p>Unico il percorso della coreografa cesenate, contraddistinto da una profonda vocazione pedagogica – testimoniata dalla fitta schiera di suoi “alumni”, divenuti solidi autori con percorsi autonomi – e da una visione filosofico-esoterica di rigoroso simbolismo.</p>
<p>di Fabio Acca</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Danza contemporanea “ricombinata”: la visione di Monia Mattioli | pag. 39</h3>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La danza come pratica di ascolto: Pennini e l’esperienza di CollettivO CineticO | pag. 40</h3>
<p>Una vocazione precocissima e un approccio non convenzionale alla danza: la coreografa e danzatrice ferrarese intende l’arte come dialogo e relazione: un fertile incontro di energie e di sguardi.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>“Roma coreografa“: due maestre al centro della mappa dell’Urbe | pag. 41</h3>
<p>Da Adriana Borriello a Silvia Rampelli, la scena romana si contraddistingue per una precipua e densa vitalità, intessuta di ricerca in territori tutt’altro che frequentati e da sperimentazioni originali, portate avanti anche dalle donne di Chiasma.</p>
<p>di Carlo Lei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Baby Boomers, Gen X, Millennials, Zoomers: approcci e innovazioni di diverse generazioni | pag. 42</h3>
<p>Ambiti e stili diversi animano un’ampia costellazione di coreografe italiane. Attive dalla fine degli anni Novanta sino ai nostri giorni, dall’hip hop al digitale, il loro approccio ha generato un “sistema di coesistenze” varie e accattivanti.</p>
<p>di Alice Strazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Rigore e radicalità: la ricerca coreografica secondo Simona Bertozzi | pag. 43</h3>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>In limine: storie di intersezioni tra danza e opera lirica | pag. 44</h3>
<p>In un panorama dominato dalle collaborazioni tra coreografe e registi dediti al melodramma, spicca la figura di Monica Casadei, eroina in bilico tra due mondi, la danza e la lirica: Rossini, Verdi e Puccini i suoi autori d’elezione.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le tipe della tap dance: coreografe nel mondo del musical | pag. 45</h3>
<p>Orfano di coreografi maschi, il musical italiano vede il quasi assoluto monopolio delle coreografe, molte delle quali formatesi con la britannica Gillian Bruce, vero motore di questa fertile e importante virata femminile nel Bel Paese.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>
<p>&nbsp;</p>

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			<h2>TEATRO RAGAZZI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La Puglia che incanta i ragazzi, quando il teatro coltiva il futuro | pag. 46</h3>
<p>Fiabe civili, avventure, teatro di figura e rivoluzioni gentili: viaggio tra le compagnie che hanno trasformato il teatro ragazzi in un laboratorio vivo della scena contemporanea.</p>
<p>di Vincenzo Sardelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Critiche</h2>
<p>Le recensioni dell’ultima parte della stagione | pag. 48</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sfidare il reale per mostrare il possibile: Milano crocevia del teatro europeo | pag. 48</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La seconda edizione di LIFE Festival, nuove narrazioni politiche transmediali | pag. 50</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Alle radici delle identità molteplici i teatri del mondo di scena alla Biennale | pag. 58</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Primavera dei Teatri 2026: a Castrovillari un viaggio nei nuovi linguaggi | pag. 69</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Siracusa: Alcesti, Antigone e le guerre, eroine e sconfitti della contemporaneità | pag. 73</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Critiche | Visti in Italia</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scritture contemporanee, da Lugano al Messico: percorsi intimi, riflessioni sul tempo e sul limite | pag. 74</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Critiche | Danza</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Geografie del corpo e dell’immaginario, da Torino a Catania, tra mito e comunità | pag. 76</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Critiche | Lirica</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da Verdi a Bizet, da Puccini a Debussy: visioni labirintiche e mondi simbolici | pag. 79</h3>

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			<h2>DRAMMATURGIA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Giulia Bartolini e Jacopo Giacomoni: scrivere il corpo, abitare il silenzio | pag. 82</h3>
<p>Autori fra i più solidi della nuova generazione, i due drammaturghi condividono un’idea alta del proprio ruolo creativo: dare forma alla parola viva, parlata, capace di costruire relazioni e di tacere quando è il momento.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Rette parallele sono l&#8217;amore e la morte</h3>
<p>di Oscar De Summa | pag. 84</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità dell’editoria teatrale | pag. 96</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tutta l’attualità nel mondo teatrale | pag. 100</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>

		</div>
	</div>
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		<title>Numero 4 di ottobre-dicembre 2025</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-4-di-ottobre-dicembre-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2025 16:24:36 +0000</pubDate>
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			<h2>SPECIALE HYSTRIO FESTIVAL</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un festival per raccontare il nostro tempo, per ricordare che il teatro è (anche) politica | pag. 4</h3>
<p>La quarta edizione di Hystrio Festival si consolida nel suo formato – 10 spettacoli, 6 letture sceniche, un incontro, una mise en espace, le finali del Premio Hystrio alla Vocazione e la serata di consegna dei Premi Hystrio 2025 –, acquisisce nuove prestigiose partnership e diventa sempre di più un fertile luogo di incontro per giovani artisti, critici, operatori e pubblico, che hanno affollato le sale del Teatro Elfo Puccini di Milano.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il teatro nel nuovo triennio ministeriale, tra New Public Management e consumismo | pag. 16</h3>
<p>Con tagli e declassamenti, il settore esce malconcio dalla ripartizione delle risorse Fnsv. Non solo per la riduzione dei contributi, ma anche per la logica che sembra trasparire dalle scelte operate: quella del commercio, che premia risultati materiali e a breve termine.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Toscana Terra Accogliente: spettacoli, territori e comunità | pag. 18</h3>
<p>Giunto alla sua quarta edizione, il progetto supporta artisti e compagnie offrendo residenze, spazi e risorse nella prospettiva di delineare un sistema culturale diffuso, policentrico e sostenibile, favorendo processi creativi dalla fase di studio alla circuitazione.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’expo di una Puglia che non vive solo di cartoline | pag. 19</h3>
<p>Erede del circuito teatrale regionale, Puglia Culture ha allestito uno showcase di spettacoli dal vivo nei centri storici della provincia di Brindisi: teatro, danza, musica, performance ma non solo. Le eccellenze, i problemi, le idee e le speranze di un territorio.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Troina, un festival al femminile al centro della terra del mito | pag. 20</h3>
<p>Raggiunge il primo lustro di attività il Mythos Troina Festival: la piccola comunità della provincia ennese punta sul teatro per un riscatto civile e sociale nel segno della restanza e nel nome di Artemide.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’invasione della bellezza: Scenica, uno dei festival più a sud d’Europa | pag. 21</h3>
<p>Vittoria, in provincia di Ragusa, è per latitudine più meridionale di Tunisi: in questo margine del margine, dal 2009, l’Associazione Santa Briganti presenta grandi nomi della scena nazionale, in stretto dialogo con le molte comunità che abitano il territorio.</p>
<p>di Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Edimburgo e i suoi festival: in cerca della verità | pag. 22</h3>
<p>Dall’Edinburgh International Festival al Fringe: l’estate del 2025 porta una ventata di contemporaneità e internazionalità nelle programmazioni di due festival fondamentali per la vita culturale della città. Al centro l’arte come strumento per cercare la verità.</p>
<p>di Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Storie sulla fragilità umana: in scena al Festival di Salisburgo | pag. 24</h3>
<p>La sezione “Teatro” del celebre Festival estivo austriaco si concentra su lavori inerenti alla guerra e alla conflittualità apparentemente insita nel genere umano, con uno sguardo privilegiato riservato alle opere di artisti dell’attuale diaspora russa, contraria all’invasione dell’Ucraina.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR l’ange du foyer</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’intelligenza teatrale è artificiosa o artificiale? Non è stata mai banale, spesso è fenomenale | pag. 26</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e Sogno | pag. 27</h3>
<p>a cura di Marco Menini e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lingiardi: sogno e teatro, una realtà poliglotta che parla la lingua delle immagini | pag. 28</h3>
<p>Speculare alla rappresentazione scenica, l’esperienza onirica apre infinite possibilità creative che i drammaturghi, nei secoli, hanno saputo raccogliere e interpretare, realizzando testi fondamentali, capaci di parlare a ogni cultura.</p>
<p>di Vittorio Lingiardi e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Essere spettatori, registi e attori sul palcoscenico del nostro inconscio | pag. 30</h3>
<p>Il sogno e la rappresentazione teatrale parlano lo stesso linguaggio. Dotati di drammaturgia, scenografia e regia, rendono possibile un viaggio interiore che permette all’essere umano di confrontarsi con la propria complessità, accettandone i compromessi e le contraddizioni.</p>
<p>di Luana Montoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Uscire dai cardini della realtà: percorsi nella drammaturgia da Eschilo al Novecento | pag. 32</h3>
<p>Presente da sempre in tutte le culture, dai Greci fino alla drammaturgia americana del dopoguerra, la dimensione onirica attraversa l’intera storia del teatro, contribuendo a ridefinire il linguaggio, le coordinate della rappresentazione, la psicologia dei personaggi e i confini stessi della realtà, con delle ricadute che spesso sconfinano nel sociale.</p>
<p>di Martina Treu, Laura Bevione, Giuseppe Liotta, Franco Perrelli, Andrea Bisicchia, Gianni Poli, Marco Castellari, Maurizio Porro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Maeterlinck: quando i sogni muoiono all’alba | pag. 34</h3>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un sogno più forte della realtà: il teatro sudamericano | pag. 37</h3>
<p>di Davide Carnevali</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>«Togli la ragione e lasciami sognare in pace»: il teatro italiano a tu per tu con l’onirico | pag. 38</h3>
<p>Di volta in volta connotato come simbolo, scorciatoia per raccontare eventi nascosti o incomprensibili, occasione per sparigliare le carte, rinnovare il linguaggio e arricchire la psicologia di un personaggio, il sogno è presente ovunque nel teatro contemporaneo italiano.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Carmelo Bene: l’impossibilità del teatro tra attorialità, verticalità e musicalità | pag. 39</h3>
<p>di Piergiorgio Giacché</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pasolini: alla ricerca del sogno perduto | pag. 40</h3>
<p>di Stefano Casi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Spostare il baricentro del reale: il teatro siciliano da Pirandello a Emma Dante | pag. 41</h3>
<p>Impastato di terra e di sangue, contaminato con la crisi dell’Io, il sogno nel teatro siciliano non ha alcuna funzione consolatoria ma serve a dissotterrare il rimosso, spezzare la linearità logica del reale e reinventare il linguaggio, in nome di una nuova e più incerta verità.</p>
<p>di Filippa Ilardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>«Uh Marò che bellu suonno»: prospettive antropologiche sulla scena napoletana | pag. 42</h3>
<p>Da sempre presente nella cultura napoletana, il tema del sogno emerge con forza nella drammaturgia a partire dagli anni Settanta, contribuendo a rendere labile il confine con la realtà e a esplorare gli abissi psicologici, le paure e le ambizioni frustrate dei personaggi.</p>
<p>di Giusi Zippo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Eduardo De Filippo, l’ambiguità del reale rivelata | pag. 43</h3>
<p>di Stefania Maraucci</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Marcuse, Freud, Jung, Hillman e Lynch nella lunga notte del nostro presente | pag. 44</h3>
<p>Numerose sono le esperienze che, negli ultimi decenni del teatro italiano, hanno attraversato l’universo onirico, spesso popolato di mostri. Dal sogno inteso come spazio della protesta antiborghese e antiaccademica, fino al confronto con Freud e Jung, senza tralasciare l’eredità di David Lynch.</p>
<p>di Rodolfo Sacchettini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il teatro “post-traumatico” tedesco contro le trappole del razionalismo | pag. 46</h3>
<p>Dal Romanticismo in avanti, passando per gli anni bui del nazismo e del socialismo reale, il sogno ha regalato spazi inesausti di libertà al teatro tedesco, spianando la strada all’esplorazione dell’Io e a una più radicale sperimentazione formale, erede di Brecht e di Müller.</p>
<p>di Davide Carnevali</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Risuonano echi strindberghiani nella drammaturgia scandinava del ‘900 | pag. 47</h3>
<p>Imitato e più volte citato per la commistione tra reale e onirico, oltre che per gli interrogativi morali e metafisici che solleva, Il sogno di Strindberg è un modello ricorrente nel teatro scandinavo del secondo Novecento, da Bergman a Lagerkvist, fino a Fosse.</p>
<p>di Franco Perrelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Massini: contro la macchina e l’AI, il sogno come manifesto dell’umano | pag. 48</h3>
<p>Drammaturgo, vincitore del Tony Award nel 2022, da pochi mesi alla direzione artistica del Teatro della Toscana, Stefano Massini ha dedicato due lavori a L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud e, nell’arco di un decennio, ha approfondito in maniera sistematica i testi scientifici del padre della psicanalisi.</p>
<p>di Stefano Massini e Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Danzare e poi chiudere gli occhi, quando il corpo si fa ultraterreno | pag. 47</h3>
<p>Dal balletto romantico ottocentesco alla danza contemporanea, il sogno è stato espediente per esprimersi in modo innovativo sia dal punto di vista drammaturgico che dal punto di vista tecnico-stilistico, sfuggendo alle regole di verosimiglianza del reale.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>«Ed ho paura di sognare ancora»: quando l’opera svela l’indicibile | pag. 48</h3>
<p>Otto e Novecento sono stati i secoli d’oro nella descrizione di sogni e sonni sulle tavole del melodramma: per raccontare ciò che è inesprimibile, un carico di incubi e premonizioni che lasciano presagire la morte.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dorothy, Shakespeare, Freud, Dickens, Weill: tutti insieme appassionatamente! | pag. 49</h3>
<p>Popolarissimo nelle canzoni e nei balletti, il tema del sogno ha alimentato da sempre la tradizione del musical anglosassone e italiano, rielaborando classici della letteratura drammatica e inventandone di nuovi, senza disdegnare, nei risultati migliori, un risvolto politico.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>
<p>&nbsp;</p>

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			<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La sfida della complessità, essere attore secondo Fausto Cabra | pag. 50</h3>
<p>Dalla precisione di Ronconi alla corporeità di ricci/forte, dalla comicità di Proietti alla progettualità del Teatro Franco Parenti: il percorso dell’attore bresciano mostra un mosaico di esperienze diverse capace di costruire una pratica attoriale eclettica.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pedrazzini: immaginare stagioni teatrali, uno strumento per incidere sulla società | pag. 51</h3>
<p>Paola Pedrazzini è la direttrice artistica del Festival di Teatro Antico di Veleia e di Bottega XNL a Piacenza. Nel 2025 l’esperienza piacentina è stata premiata a Radicondoli, a testimonianza del valore di un progetto che si è fatto conoscere ampiamente.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La forte voce di giovani artisti sul palcoscenico/fucina del Premio Scenario | pag. 52</h3>
<p>Tra eco-ansia, disagio giovanile, dilemmi esistenziali e collettivi, dodici finalisti portano in scena le incertezze del presente con consapevolezza e ironia. Tra gli elementi imprescindibili: musica, originalità, commistione dei linguaggi, come mostrano i vincitori Andrea Mattei e Fondamenta Zero.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gen Z protagonista a Gualtieri le novità e i vincitori di Direction Under 30 | pag. 53</h3>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Wilson, Asti, Benni e Cardinale: quattro grandi artisti da salutare | pag. 54</h3>
<p>di Roberto Canziani, Francesco Tei e Giuseppe Liotta</p>

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			<h2>CRITICHE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Recensioni di prosa, danza e lirica dai principali festival estivi | pag. 58</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro del Buratto: mezzo secolo tra meraviglia e visione | pag. 96</h3>
<p>La casa italiana del teatro di figura è più giovane che mai: da cinquant’anni sfida il tempo valorizzando il teatro ragazzi e riconoscendo dignità artistica a linguaggi alternativi, con un repertorio che integra tradizione, nuove tecnologie, attualità e attenzione al pubblico.</p>
<p>di Vincenzo Sardelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Senza perdere la curiosità: i primi trent’anni delle Colline Torinesi | pag. 97</h3>
<p>Nato nel 1996 nelle suggestive ville delle colline torinesi, il festival ideato e diretto da Sergio Ariotti e Isabella Lagattolla da molti anni si è trasferito in città, ma non ha perso né la propria predilezione per il contemporaneo né la propria vocazione a un fertile scouting artistico.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro della Tosse, 50 anni con la capacità di guardare al contemporaneo e farsi coraggio| pag. 98</h3>
<p>Un teatro scomodo, non solo perché situato nel centro storico di Genova, lungo una salita, ma anche per adattarsi a «tempi, persone, spazi e accoglienza per tutte le arti: musica, danza, circo, eventi culturali», dai più piccoli ai kolossal da 30.000 spettatori.</p>
<p>di Laura Santini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le donne di PAV, cercare il futuro progettando nuove vie insieme agli artisti | pag. 99</h3>
<p>Curiosità, attenzione, cura, studio continuo: queste le qualità che da venticinque anni fanno di PAV un «liquido che scioglie gli ingranaggi», nel costante lavoro di promozione e sostegno degli artisti, con lo sguardo al cambiamento.</p>
<p>di Elena Stancanelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sotterraneo compie vent’anni: storia di un collettivo fuori dagli schemi | pag. 100</h3>
<p>Tra superamento delle divisioni dei generi e utilizzo della risata come strumento di riflessione e scrittura scenica, la compagnia nata a Firenze nel 2005, e formata da Claudio Cirri, Sara Bonaventura e Daniele Villa, festeggia il compleanno con un dj set.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA COMPLICITÀ NEL CONTRATTO TEATRALE<br />
4 spettacoli e 1 libro: 5 incipit di Sotterraneo | pag. 101</h3>
<p>Testi del vincitore del Premio Hystrio alla Drammaturgia 2025</p>
<p>di Daniele Villa</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità dal mondo editoriale | pag. 112</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità dal mondo del teatro | pag. 116</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>

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		<title>Numero 2 di aprile-giugno 2025</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-2-di-aprile-giugno-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 09:45:45 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hystrio &amp; Partners, collaborare fa bene alla giovane drammaturgia | pag. 2</h3>
<p>PAV, Romaeuropa Festival, In Scena! Italian Theater Festival NY: cominciamo da qui, per raccontare come, insieme ai partner, il Premio Hystrio Scritture di Scena è cresciuto negli anni, ampliando la sua rete e l’azione a sostegno degli autori under 35.</p>
<p>di Valentina De Simone, Maura Teofili, Tindaro Granata, Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Percorsi tra arte e violenza, il teatro “eccedente” di Anagoor | pag. 5</h3>
<p>Dopo le prime repliche di febbraio in Germania, debutta in versione italiana il nuovo lavoro di Anagoor su rappresentazione della violenza e colonialismo: Polittico dell’infamia, da Pablo Montoya. In scena in aprile al Teatro Astra di Torino.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quando il teatro incontra il podcast: un nuovo palco per la drammaturgia | pag. 6</h3>
<p>La frontiera del podcast e le esplorazioni teatrali: tra adattamenti, drammaturgie originali e documentari sonori. Dai radiodrammi Rai ai più recenti esperimenti immersivi, la voce diventa protagonista, ampliando il pubblico e superando i limiti della scena tradizionale.</p>
<p>di Arianna Lomolino</p>

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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<h3></h3>
<h3>La stagione che verrà: le promesse della primavera teatrale londinese | pag. 8</h3>
<p>Dopo i riuscitissimi lavori del tedesco Ostermeier e della norvegese Arbo, a Londra, nei prossimi mesi, sono attesi il vincente sodalizio tra Staunton e Cooke, Manhunt di Robert Icke, i nuovi testi di McPherson, David Ireland e Adjmi, il ritorno di McGregor e di Goold.</p>
<p>di Monica Capuani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Novità in vista sulla scena viennese, tra riletture inedite e monologhi ricercati | pag. 10</h3>
<p>All’esordio come direttore artistico del Burgtheater, Stefan Bachmann apre la stagione con l’Amleto di Karin Henkel, moltiplicato per cinque, accanto al Manhattan Project di Massini. Al Volkstheater, intanto, Anna-Sophie Mahler rilegge un poco noto Tennessee Williams.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>ROMANIA<br />
Una vetrina nella creativa Cluj per indagare la solidarietà nelle comunità | pag. 11</h3>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Al Théâtre du Soleil vanno in scenai Draghi della nostra Storia | pag. 12</h3>
<p>Appena celebrati sessant’anni di attività, il teatro fondato da Ariane Mnouchkine torna a mettere in scena la Storia in un grande spettacolo popolare sui fatidici eventi che segnarono il 1917: la sanguinosa Prima guerra mondiale e la Rivoluzione russa.</p>
<p>di Laura Caretti</p>

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			<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cento anni di Romolo Valli: colto, sensibile ed eternamente giovane | pag. 13</h3>
<p>Attore e intellettuale raffinato, ha lasciato un’impronta profonda, dall’esperienza della Compagnia dei Giovani all’interesse per la nuova drammaturgia. A cento anni dalla nascita, Reggio Emilia – la sua città – lo omaggia nel teatro che oggi porta il suo nome.</p>
<p>di Pierfrancesco Giannangeli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Luca Ronconi dieci anni dopo, così lo ricordano le sue città e i suoi teatri | pag. 14</h3>
<p>Scomparso nel febbraio del 2015, è universalmente riconosciuto come un Maestro, nonostante lui stesso si fosse proposto di “non lasciare tracce”. Hanno, così, preso il via e si moltiplicheranno nel corso del 2025 le iniziative dedicate alla sua memoria.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Koreja, festeggiare quarant’anni di pratica in cerca di teoria | pag. 16</h3>
<p>La folgorazione nasce dall’incontro con l’Odin Teatret, che porta i fondatori alla ristrutturazione di un’ex fabbrica di mattoni, a Lecce, oggi area polifunzionale all’avanguardia di 3.000 mq. Il 23 e 24 maggio 40 ore di eventi per celebrare una lunga storia fatta d’incontri e di amici.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sulla percezione di spazio e tempo: la poetica coreografica di gruppo nanou | pag. 17</h3>
<p>Compiuti vent’anni, il collettivo ravennate fa un bilancio della propria ricerca coreografica: dallo sguardo cinematografico a quello coreutico, passando attraverso la potenza del corpo nella sua relazione con il cronotopo della scena contemporanea.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Riccardo Favaro, il tempio della scena e la scrittura come parola incarnata | pag. 18</h3>
<p>Classe 1994, il giovane autore trevigiano ha già all’attivo diverse messinscene dei suoi testi e riscritture. Tra gli altri, spicca il sodalizio con due registi appartenenti a due generazioni differenti: Carmelo Rifici e Giovanni Ortoleva.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Matteo Spiazzi: geografie dell’Est per il più espatriato tra i registi italiani | pag. 19</h3>
<p>Il regista e pedagogo veronese ha una relazione inscindibile con l’Europa Centrale e Orientale, dove ormai lavora da diversi anni. Un metodo, il suo, fortemente legato alla Commedia dell’Arte e a una rilettura in chiave contemporanea dell’utilizzo della maschera.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Financial Plays: ma quanto vale il teatro? | pag. 20</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e censura | pag. 21</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Milo Rau: l’arte come scandalo e rivolta contro la crisi dello Stato di diritto | pag. 22</h3>
<p>Regista e drammaturgo svizzero già direttore artistico di NTGent e oggi alla guida del Wiener Festwochen, Milo Rau, classe 1977, è l’esponente di punta di un teatro politicamente impegnato, come ha di recente dimostrato con il tour Resistance Now! contro gli estremismi emergenti in Europa.</p>
<p>di Milo Rau e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Veti, divieti, tagli e altre prescrizioni: dai Greci all’Ottocento, è la censura, bellezza! | pag. 24</h3>
<p>Ispirata di volta in volta da motivi religiosi o politici, per confermare lo status quo e impedire il dilagare del libero pensiero, la censura ha da sempre colpito la stesura dei copioni e la rappresentazione degli spettacoli, dall’antica Grecia fino all’epoca del dramma borghese, nell’Ottocento.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se la censura colpisce la voce e il corpo delle donne | pag. 25</h3>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Buon costume: l’arbitrarietà senza volto | pag. 26</h3>
<p>di Rita Di Leo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La critica teatrale e il rischio dell’autocensura | pag. 27</h3>
<p>di Giusi Zippo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fascismo e non solo: l’oltraggio al pudore nell’Italia repubblicana del Dopoguerra | pag. 28</h3>
<p>Screditata dallo scarso valore delle opere prese in esame durante il fascismo, la censura conosce un vero e proprio revival negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, con i casi de La governante, L’Arialda e Anima nera, nonostante le prese di posizione degli artisti e della critica.</p>
<p>di Andrea Bisicchia</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il Paese è piccolo e la gente mormora: viaggio nell’Italia delle censure preventive | pag. 30</h3>
<p>Benché vietata dalla Costituzione, la censura ha colpito a più riprese l’Italia, spesso sollecitata preventivamente da assessori zelanti, parrocchie e associazioni, oltre che dagli stessi programmatori. Col risultato di appiattire il teatro su un linguaggio di maniera, anestetizzato e nel fondo anacronistico.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dire e non dire: la censura come oggetto della rappresentazione teatrale | pag. 32</h3>
<p>Connessa all’atto stesso della scrittura, la censura è stata esplicitamente tematizzata in tutta una serie di spettacoli, sia come riferimento a una precisa politica governativa, sia come riferimento implicito, evocato attraverso il ricorso massivo al paradosso e alla satira.</p>
<p>di Federico Bellini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bielorussia, Ungheria, Polonia, Germania: reprimere il dissenso, con ogni mezzo | pag. 34</h3>
<p>Minacciati e oppressi dai governi dittatoriali della Bielorussia e della Russia, costretti a emigrare dall’Ungheria e all’autocensura in Polonia e Germania, gli artisti scontano oggi – secondo il direttore di Santarcangelo Tomasz Kireńczuk – una drammatica limitazione della libertà. In tutta Europa.</p>
<p>di Tomasz Kireńczuk e Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Belarus Free Theatre: arte e umanità per generare speranza | pag. 35</h3>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Philip Fisher: essere o non essere… scorretti? La cancel culture nel teatro inglese | pag. 36</h3>
<p>Critico teatrale per la British Theatre Guide, membro della Critics’ Circle Drama Section, collaboratore di TheatreVOICE e di diversi periodici specializzati, Philip Fisher è un osservatore attento del fenomeno della cancel culture nel teatro inglese.</p>
<p>di Philip Fisher e Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La propaganda: un’idra insidiosa contro i griot dell’Africa Occidentale | pag. 37</h3>
<p>Da sempre inserito nella vita sociale dei Paesi dell’Aes, il griot si trova oggi a fronteggiare un nuovo e più pervasivo ostacolo alla propria funzione e libertà di espressione: la propaganda nazionale e delle potenze coloniali. Col rischio di scadere nell’autocensura.</p>
<p>di Luca Fusi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ventidue ordinamenti per ventidue nazioni: i Paesi arabi fra tradizione e modernità | pag. 38</h3>
<p>Introdotta sul finire dell’Ottocento dalle potenze coloniali, la censura viene ancora applicata nella maggioranza dei Paesi arabofoni, dal Marocco alla Siria, specialmente per preservare la morale pubblica e il potere dei Governi autoritari, nonostante il quadro politico in rapida trasformazione.</p>
<p>di Monica Ruocco</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Turchia e Iran: sorvegliare e punire in nome dell’ideologia governativa | pag. 40</h3>
<p>Giustificata per ragioni di sicurezza o di ordine pubblico, e per preservare la morale corrente, arbitraria e imprevedibile, la censura è profondamente radicata in Iran e nella Turchia governata dall’Akp. Fino a diventare una fonte d’innovazione per il linguaggio teatrale.</p>
<p>di Zeynep Uğur e Yassaman Khajehi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Khatibi, la vita impossibile sotto il regime dei Mullah | pag. 41</h3>
<p>Era una celebrity, ma Ashkan Khatibi è stato preso di mira dal regime iraniano: torturato e minacciato, scappa in Turchia e riesce avventurosamente ad arrivare in Italia, dove il teatro, la scrittura e il cinema diventano mezzi per denunciare le violenze che non solo gli artisti subiscono nel suo Paese.</p>
<p>di Ashkan Khatibi e Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Voci dall’ombra: il teatro in Russia dopo il 2014, dalla libertà al ritorno del totalitarismo | pag. 42</h3>
<p>Ufficialmente vietata dalla Costituzione, la censura contribuisce oggi all’affermazione del totalitarismo in Russia, andando a colpire tutti quegli artisti che abbiano messo in scena opere considerate contrarie alla morale corrente, o che si siano opposte alla guerra in atto contro l’Ucraina.</p>
<p>di Alessandra Giuntini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Non svegliate il can che dorme: il teatro cinese tra burocrazia e (auto)censura preventiva | pag. 44</h3>
<p>Stritolati dalla concorrenza dei classici e delle importazioni straniere, condizionati dagli sponsor, dalla prudenza degli autori, dalla mancanza di rispetto per i testi e dalla censura istituzionale preventiva, i piccoli teatri cinesi rischiano di essere estromessi dal mercato. Con buona pace dei critici.</p>
<p>di Sergio Basso</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scotini e l’arte contemporanea: l’autocensura in vendita | pag. 45</h3>
<p>di Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un nuovo Medioevo culturale? Gli Usa dal Codice Hays al Trump-bis | pag. 46</h3>
<p>Difesa dal Primo Emendamento, la libertà di espressione è stata in realtà messa in discussione più volte negli Stati Uniti. Come dimostrano i casi del Codice Hays, nel secondo Dopoguerra, e le ingerenze dell’amministrazione Trump contro le istituzioni culturali e le politiche inclusive.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dalla dittatura al Governo Milei: la resilienza del teatro argentino | pag. 48</h3>
<p>Esploso con le contestazioni degli anni Settanta e poi tenuto sotto stretto controllo negli anni della dittatura, il teatro argentino continua a essere luogo di resistenza contro le ingerenze e le mistificazioni del potere, nonostante i tagli ai finanziamenti e le coercizioni burocratiche che provano a spegnerne la voce.</p>
<p>di Francesca Capelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Brie: l’arte nella tela del ragno, quando la democrazia perde una gamba | pag. 49</h3>
<p>Regista, attore, drammaturgo argentino, dai tempi della Comuna Baires, perseguitata dalla Tripla A peronista, fino alle minacce subite in Bolivia, che l’hanno costretto a lasciare il Teatro de los Andes, César Brie ha avuto più volte a che fare, nel corso della carriera, con la censura politica.</p>
<p>di César Brie e Renzo Francabandera</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Linguaggio, morte, malattia, sessualità: gli infiniti tabù del teatro ragazzi | pag. 50</h3>
<p>Preventivamente censurato da insegnanti e genitori, il teatro ragazzi per anni ha evitato di affrontare argomenti considerati tabù come la malattia, la sessualità e la morte, appiattendosi su un linguaggio di comodo, che si è rivelato incapace di comprendere i cambiamenti in atto nella società.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Danzare sì, ma non troppo: il potere contro l’arte del corpo in movimento | pag. 51</h3>
<p>Fin dalla nascita, tanto il balletto classico quanto la danza libera moderna sono stati codificati per compiacere il potere o messi sotto stretto controllo dalle autorità, dalle corti rinascimentali fino ai totalitarismi del Novecento e al regime iraniano degli ayatollah.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>«Gridando lealtà»: le libertà forzate nella storia del melodramma | pag. 52</h3>
<p>Da Mozart a Šostakovič, passando per l’Ottocento, secolo della creazione degli Stati nazionali, il melodramma è stato la vittima privilegiata di interventi censori che ne hanno modificato, depotenziato e travisato la drammaturgia.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro leggero: una repubblica anarchica contro preti, politici e la morale corrente | pag. 53</h3>
<p>Tenuto sotto controllo durante il fascismo per il messaggio politico di cui si faceva portavoce, il teatro di rivista viene generalmente accettato nel Dopoguerra, fatta eccezione per qualche sporadico<br />
episodio, giudicato oltraggioso verso il pubblico, la religione, o legato al gossip politico.</p>
<p>di Maurizio Porro</p>

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			<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Usine Baug, una “fabbrica matti” che attraversa la realtà con sguardo poetico | pag. 54</h3>
<p>Dal 2018 la giovane compagnia unisce sperimentazione e teatro engagé portando in scena storie che dialogano con il nostro tempo, storie di resistenza e identità, dalle migrazioni al G8 di Genova, dall’ex Ilva all’esplorazione di nuovi modi di esprimere l’esperienza interiore umana.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La traiettoria del successo, il talento in ascesa di Pietro Giannini | pag. 55</h3>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE</h2>
<p>Le recensioni della seconda parte della stagione teatrale | pag. 56</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VISTI IN ITALIA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Riflessioni identitarie e magico stupore al centro della scena internazionale | pag. 84</h3>
<p>Da Kornél Mundruczó a Baro d’evel, tra teatro d’attore e di parola e nouveau cirque, dalla Francia all’Ungheria e all’Iran, sulla scena italiana si apre un caleidoscopio di lingue e linguaggi, sapienze teatrali in cui guardarsi come in uno specchio, dove a riconoscersi è comunque l’essere umano.</p>
<p>di Ira Rubini, Nicola Arrigoni, Matteo Valentini, Alice Strazzi e Andrea Malosio</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Mito e destino, tra Bellini, Čajkovskij e Wagner: visioni contemporanee dell’opera | pag. 87</h3>
<p>Tre produzioni che interrogano il rapporto tra mito, classicismo e contemporaneità, attraverso letture visive potenti: dalla regia fiabesca di McVicar in Die Walküre, all’Onegin in chiave simbolica di Martone, fino alla Norma di De Rosa tra sacralità arcaica e attualità.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno e Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>DANZA</h2>
<h3></h3>
<h3>Danza e resistenza: il potere del corpo tra censura, identità e memoria | pag. 88</h3>
<p>Dall’Iran all’Europa, i corpi raccontano storie di lotta e trasformazione, esplorando il vuoto creato dalle incertezze della contemporaneità, tra bisogno di memoria e tensione verso il cambiamento. Un’indagine transculturale sul potere espressivo dell’arte contro ogni imposizione.</p>
<p>di Laura Bevione, Vincenzo Sardelli, Francesca Serrazanetti, Carmelo A. Zapparrata, Marco Menini, Carlo Lei</p>

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			<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<h3>Le novità dal mondo editoriale | pag. 92</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>NELL’OCCHIO DEL LABIRINTO<br />
Apologia di Enzo Tortora | pag. 96</h3>
<p>di Chicco Dossi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<h3>Le notizie dal mondo del teatro | pag. 112</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>

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		<title>Numero 1 di gennaio-marzo 2025</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-1-di-gennaio-marzo-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 18:41:45 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo<br />
luci e ombre del nuovo decreto ministeriale | pag. 2</h3>
<p>Un iter travagliato e un documento, a valere sul triennio 2025-27, che arriva con molto ritardo rispetto alle scadenze abituali, creando non poche difficoltà nel settore. Lo abbiamo letto a analizzato, cercando di metterne in evidenza punti di forza e criticità.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Spregelburd e gli altri,<br />
drammaturgia contemporanea a Parma | pag. 4</h3>
<p>Per gli attori di Teatro Due, il teatrista argentino ha scritto e diretto Diciassette cavallini, partecipando alle giornate dedicate alla scrittura del presente, con von Mayenburg, Vyrypaev, Raffier e Paravidino. Lo abbiamo incontrato, per farci raccontare i suoi progetti.</p>
<p>di Rafael Spregelburd e Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cassandra nel frullatore, ovvero<br />
i Greci guardati con occhio bizzarro e argentino | pag. 5</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ieri e oggi, se Hitler occupa la scena<br />
mettendoci ancora alla prova | pag. 6</h3>
<p>Dall’Arturo Ui di Brecht allo stand-up-comedian di Elio Germano e Chiara Lagani, il “male” non smette di interrogarci anche dalla scena con la sua “banalità”. Quanto le sue parole e la sua “battaglia” ancora ci assediano con il germe della disumanità?</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gli ultrà della scena:<br />
Apriti Millico, gli spettatori in pullman | pag. 8</h3>
<p>Una formula magica, un progetto di audience engagement nato a Terlizzi, per portare in tour gruppi eterogenei di spettatori orfani del teatro cittadino: è Apriti Millico, azione militante di VicoQuartoMazzini.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>

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			<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Per danzare occorre un pensiero agile:<br />
Ciappina e la permeabilità dell’interprete | pag. 9</h3>
<p>Una scelta, guidata dalla mente più che dal corpo, è alla radice del percorso di una delle danzatrici più mature della scena contemporanea, capace di porsi al servizio di linguaggi coreografici molto diversi con rigore, esattezza, essenzialità.</p>
<p>di Marta Ciappina e Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>De Summa, teatro qui e ora,<br />
dalla provincia alla Francia | pag. 10</h3>
<p>Fuggire dal paese più sfigato del mondo, dalla droga, dal nulla. Trovare se stessi, il proprio futuro, il proprio posto. In poche parole: fare teatro. Oscar De Summa ci racconta passato, presente e futuro di una vocazione inesauribile.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Caroline Baglioni, la vita propria di una scrittura<br />
selvatica, indipendente, piena di spine | pag. 11</h3>
<p>Dalla ricerca degli «oggetti magici» che innescano la creazione di un mondo alla messinscena, il processo di elaborazione di una drammaturgia è, per l’autrice, un percorso d’ascolto della propria voce. Difficile quanto trovare se stessi.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Premio Hystrio 2025: i bandi | pag. 12</h3>

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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sotto lo sguardo dell’aquila a due teste,<br />
il teatro e la nuova storia d’Albania | pag. 14</h3>
<p>A Tirana, un festival permette di fare il punto sul teatro di Kosovo e Albania, Paesi fratelli. Stessa lingua, storie diverse. In comune il desiderio di emergere, i rischi della speculazione finanziaria in agguato e un teatro che non volta la testa dall’altra parte.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sei esempi di “drammaturgie del possibile”<br />
al Festival del Teatro Nazionale romeno | pag. 16</h3>
<p>L’edizione 2024 della rassegna ha portato a Bucarest produzioni nazionali ed estere, oltre a un ricco cartellone di attività collaterali, con spettacoli che indagano tematiche di cocente attualità, dal dibattito sull’aborto al rinascente antisemitismo.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’autunno teatrale a Vienna,<br />
tra inediti e grandi classici | pag. 18</h3>
<p>L’inizio della stagione teatrale nella capitale austriaca vede sui palcoscenici gli adattamenti di due classici della letteratura, Il naso di Gogol e Orlando di Virginia Woolf, e un testo inedito incentrato sul fotografo – e assassino – Eadweard Muybridge.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teat[r]ennis. Hy.steresis Banana Khattelan | pag. 20</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Registe d’oltreconfine | pag. 21</h3>
<p>a cura di Laura Bevione e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Competenza, ostinazione, indipendenza:<br />
la voce chiara e forte delle artiste al potere | pag. 22</h3>
<p>Se nel Nord Europa e in Spagna è il merito a determinare il raggiungimento di ruoli apicali, in Italia è ancora troppo spesso una “graziosa concessione” vincolata a quote rosa e appartenenze politiche. Tuttavia il moltiplicarsi della presenza femminile indica un fertile, seppure lento, processo di cambiamento.</p>
<p>di Concita De Gregorio</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Regine d’oltremanica:<br />
il punto di vista che fa la differenza | pag. 24</h3>
<p>In Inghilterra le artiste hanno raggiunto da tempo autonomia e autorevolezza, conquistando spesso la direzione di istituzioni teatrali di prestigio. Un’ampia panoramica della scena britannica al femminile, innovativa e forte di uno sguardo indubbiamente “altro” su quanto avviene nella contemporaneità.</p>
<p>di Monica Capuani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gisèle Vienne, una filosofa burattinaia<br />
per un teatro politico, cool e perturbante | pag. 28</h3>
<p>Autrice di un percorso eterogeneo, nel teatro dell’artista francese convivono maschere e pupazzi, narrativa e arti visive, musica contemporanea e nuove tecnologie, a testimoniare un’irrequietezza che si trasforma in spettacoli sempre diversi e coinvolgenti.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un nuovo teatro per un nuovo pubblico,<br />
l’arte del racconto di Caroline Guiela Nguyen | pag. 29</h3>
<p>La regista francese, con origini asiatiche a algerine, ha elaborato una poetica teatrale di immediata fruizione, appassionante quanto profonda nel dipingere una realtà incapace di fare i conti con la storia recente, le ingiustizie e la violenza.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Die Regisseurin: in tedesco<br />
la regia si declina al femminile | pag. 30</h3>
<p>Dagli anni Novanta a oggi, in area germanofona si è consolidata la presenza femminile in campo registico, che affonda le sue radici nei decenni precedenti. Ecco una panoramica – tra Germania, Austria e Svizzera – dalle “veterane” alla generazione più recente.</p>
<p>di Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Kennedy, tra dis-umano e post-umano,<br />
il virtuale in cerca di autenticità | pag. 33</h3>
<p>Il percorso artistico della regista tedesca prende avvio dall’amato Fassbinder per procedere poi verso una ricerca incentrata sull’uso creativo e critico delle nuove tecnologie. Alla base, l’indagine sulla progressiva disumanizzazione della realtà, cercando un’impossibile verità.</p>
<p>di Federico Bellini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sfumare i confini fra corpi e macchine:<br />
il teatro “estremo“ di Florentina Holzinger | pag. 34</h3>
<p>La coreografa, regista e performer austriaca è nota per spettacoli al cui centro c’è la fisicità delle interpreti, tutte donne. Forzato, ferito, posto in interazione con macchine e oggetti di varia natura, il corpo diventa simbolo dei mali del nostro tempo ma anche l’elemento da cui partire per costruire una nuova umanità.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Barbara Frey: tra letteratura e musica<br />
uno sguardo satirico sul mondo | pag. 35</h3>
<p>Regista, musicista e direttrice, l’artista svizzera declina con originalità quella vena satirica e allo stesso tempo poetica caratteristica della scena elvetica, mostrando una particolare predilezione per i grandi della letteratura, classica e contemporanea.</p>
<p>di Valentina Grignoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Umano, non umano e nuove tecnologie:<br />
i Paesi Bassi tra visionarietà e provocazione | pag. 36</h3>
<p>Una coppia di artiste, Boogaerdt/Van Der Schoot, e Anne-Cécile Vandalem sono tra le protagoniste della scena olandese e belga al femminile, caratterizzata da un’attenzione privilegiata al corpo, alla sua mercificazione e alle sue deformazioni dettate dall’evoluzione tecnologica e dei media.</p>
<p>di Federico Bellini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Audaci, sensibili e visionarie:<br />
il talento policromo delle registe greche | pag. 37</h3>
<p>In un ambiente ancora prevalentemente maschile, molte sono le artiste che, a partire dalla fine del secolo scorso, si sono affacciate sulla scena ellenica, mostrando di possedere una visione inedita e spesso anticonvenzionale del linguaggio teatrale, e ottenendo successo anche a livello internazionale.</p>
<p>di Ariadne Mikou</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dai Balcani all’Europa dell’Est<br />
lo sguardo politico della scena femminile | pag. 38</h3>
<p>Riscrivono i classici e affrontano i contemporanei, denunciano le derive autoritarie dei rispettivi Paesi e il patriarcato, difendono i diritti civili: un panorama vivo e variegato che ha come comune denominatore l’impegno e la militanza politica.</p>
<p>di Laura Bevione, Federico Bellini e Franco Ungaro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il coro come strumento artistico e politico:<br />
la poetica militante di Marta Górnicka | pag. 40</h3>
<p>La regista polacca parte da una forma d’espressione arcaica quale il coro per dare voce alle ingiustizie e ai conflitti che tormentano la contemporaneità: dalle spinte conservatrici e illiberali del proprio Paese, al dramma dell’Ucraina e della Palestina, il teatro diventa sonora richiesta di libertà e rispetto dei diritti.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cărbunariu: garantirsi l’indipendenza<br />
lavorando fuori dal sistema teatrale statale | pag. 41</h3>
<p>Gli spettacoli di Gianina Cărbunariu hanno sempre avuto una forte dimensione politica, proponendosi quali mezzi di critica sociale e facendo di questa artista una fra le più coerenti e complesse della generazione “di mezzo” dei registi-drammaturghi romeni.</p>
<p>di Gianina Cărbunariu e Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Arte e impegno civile: la duplice vocazione<br />
della regia al femminile nel mondo arabo | pag. 42</h3>
<p>Il corpo e il ruolo della donna nella società, ma anche conflitti vecchi e nuovi e l’interesse per la letteratura, sia quella dei conterranei che quella “occidentale”, sono i comuni denominatori dell’originale poetica teatrale sviluppata dalle registe – marocchine, egiziane, siriane, libanesi – nate e attive nei Paesi di cultura araba.</p>
<p>di Monica Ruocco</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lina Majdalanie e Chrystèle Khodr:<br />
dare voce ai singoli dalle rovine del Libano | pag. 44</h3>
<p>Due eclettiche e originali artiste nate e cresciute a Beirut, città che l’una ha lasciato mentre l’altra ha scelto quale luogo di vita e attività. Ma quella conflittuale realtà rimane al centro del lavoro di entrambe, impegnate a ricostruire con linguaggio originale la biografia di un popolo.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Waltz, Macras, Rodrigues e Acogny:<br />
l’arte del movimento plasmata dalle donne | pag. 45</h3>
<p>Quattro grandi coreo-registe, di differente provenienza geografica, generazione e poetica, accomunate dall’indubbio talento e dalla capacità di fondare compagnie indipendenti, con cui mettere in scena i propri spettacoli ma, soprattutto, approfondire la propria ricerca.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Memoria, militanza e mondo naturale<br />
la polifonia della scena sudamericana | pag. 46</h3>
<p>Il realismo magico per rocce e vegetali di Manuela Infante, Lola Arias tra biografismo individuale e memoria collettiva, le contaminazioni tra cinema e teatro di Romina Paula e la militanza politica e sociale di Patricia Ariza. Quattro voci al femminile da Cile, Argentina e Colombia.</p>
<p>di Claudia Cannella, Alice Strazzi, Alice Ferranti e Davide Carnevali</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Eclettismo culturale, sradicamento e realismo grottesco<br />
Victoria Szpunberg tra Argentina e Catalogna | pag. 47</h3>
<p>di Davide Carnevali</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Celestiale e cruenta, devota e pericolosa,<br />
la fibra artistica di Angélica Liddell | pag. 48</h3>
<p>L’artista spagnola, all’apparenza minuta, diventa irresistibilmente potente sul palcoscenico, dove porta in scena i suoi spettacoli in cui cristianesimo e valori universalmente accettati sono messi in discussione con carnale e provocatoria evidenza.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cambiare la vita con l’empatia,<br />
Christiane Jatahy, artista e attivista | pag. 49</h3>
<p>La regista brasiliana porta in teatro il suo impegno politico, sempre associato a un’originale ricerca artistica. Letteratura, nuove tecnologie, accurate indagini quasi giornalistiche sono alla base di spettacoli spesso incentrati sul ritratto di realtà marginali e neglette.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Broadway, Off Broadway e dintorni:<br />
questi non sono palchi per donne | pag. 50</h3>
<p>Negli Stati Uniti la figura del regista è ancora subordinata a quella dello scrittore e, quando il primo è una donna, vedere riconosciuti i propri meriti è ancora più complicato. Qualcosa, però sta cambiando, sia nella scena indipendente che a Broadway, con registe spesso provenienti dal cinema e dalla televisione.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La crescita delle voci femminili a Broadway:<br />
un lungo cammino verso la parità | pag. 51</h3>
<p>di Laura Caparrotti</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quarant’anni e non sentirli:<br />
l’effervescente compleanno dei Marcido | pag. 52</h3>
<p>Un anniversario importante è occasione per fare qualche bilancio senza perdersi in nostalgie e rimpianti, poiché lo sguardo della compagnia torinese è fermamente rivolto al futuro, a partire dal prossimo debutto di Baccanti.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tanti auguri Argot!<br />
La storica “factory“ compie 40 anni | pag. 53</h3>
<p>Uno spazio minimo nel quartiere di Trastevere è diventato, grazie a un’intuizione dei fondatori<br />
e all’intraprendenza dei direttori Tiziano Panici e Francesco Frangipane, un’oasi e un motore<br />
di progetti culturali ibridi, fertili modelli di produzione artistica e di organizzazione.</p>
<p>di Renata Savo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ctrl+Alt+Canc ovvero riavviare il sistema,<br />
tra gesto disperato e atto rigenerativo | pag. 54</h3>
<p>Nato nel 2020, il gruppo formato da Alessandro Paschitto, Raimonda Maraviglia<br />
e Francesco Roccasecca pratica il teatro come forma di conoscenza, con spettacoli<br />
che rinnovano la funzione dell’attore nel mettere in discussione l’esistenza.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE | pag. 56</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2>DANZA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Corpo e spazio: i festival di danza<br />
tra identità e ibridazioni | pag. 84</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Laura Bevione, Carmelo A. Zapparrata, Roberto Canziani, Nicola Arrigoni,<br />
Alice Strazzi, Michele Pascarella e Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Muscato, Carsen, McVicar, Abbado:<br />
gli approcci multiformi della regia lirica | pag. 89</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Giuseppe Montemagno e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VISTI IN ITALIA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La scena mondiale tra immersione nel rito<br />
e attualissime riflessioni storico-politiche | pag. 91</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Sandro Avanzo, Alice Strazzi, Ira Rubini<br />
e Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA | pag. 92</h2>
<p>Le novità dal mondo editoriale, a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<h3>C’È DEL PIANTO IN QUESTE LACRIME | pag. 96</h3>
<p>di Linda Dalisi e Antonio Latella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span style="font-size: medium;">SOCIETÀ TEATRALE </span> | pag. 112</h2>
<p>Le notizie dal mondo teatrale, a cura di Roberto Rizzente</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Numero 3 di luglio-settembre 2024</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-3-di-luglio-settembre-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 16:30:59 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hystrio Festival 2024 &#8211; Il programma della terza edizione</h3>
<p>Milano, Teatro Elfo Puccini, 17-22 settembre 2024<br />
di Ilaria Angelone e Claudia Cannella | pag. 2</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>In Scena! Italian Theater Festival NY aperto il bando per l’edizione 2025</h3>
<p>di Laura Caparrotti | pag. 3</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>En attendant il Codice dello spettacolo, il teatro italiano s’interroga sul suo futuro</h3>
<p>La bozza del testo era attesa ai primi di maggio perché la sua approvazione arrivasse prima della pausa estiva e i decreti in autunno, in tempo utile per far partire il nuovo triennio Fus (ora Fnsv). Emergono frammenti di proposte e intenzioni, ma ancora manca un documento su cui ragionare.</p>
<p>di Alessandro Toppi | pag. 4</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Addio a Nicola Savarese, studioso e maestro di viaggi avventurosi nel mondo del teatro</h3>
<p>di Giuseppe Liotta | pag. 5</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro Nucleo: da cinquant’anni per le strade del mondo</h3>
<p>Il gruppo, fondato in Argentina, arrivò a Ferrara nel 1978, in esilio a causa della dittatura militare. Dai primi passi all’Ospedale Psichiatrico, l’attività non ha mai perso le profonde radici politiche e sociali, che un nuovo Festival internazionale ha appena rilanciato.</p>
<p>di Michele Pascarella | pag. 6</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fabrizio Sinisi, la forza del linguaggio: la scrittura come atto politico</h3>
<p>Autore a 360 gradi, Sinisi ci racconta della sua vicinanza a un’idea di scrittura, e di teatro, quasi brechtiana. Dalla folgorazione iniziale, grazie alla Compagnia Lombardi-Tiezzi, fino alle riflessioni politiche enucleate negli ultimi lavori.</p>
<p>di Matteo Brighenti | pag. 7</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Glauco Mauri, il teatro per la vita: l’indistinguibile confine tra scena e realtà</h3>
<p>Un vero e proprio innamoramento, quello dell’attore pesarese per il teatro e per la sua capacità di instaurare un dialogo vivo con lo spettatore. Un percorso lungo e multiforme, gli incontri con i registi più importanti del Novecento italiano e il sodalizio con Sturno.</p>
<p>di Matteo Brighenti | pag. 8</p>

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			<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’opera di Papaioannou nell’epoca della sua riproducibilità tecnica</h3>
<p>Sosteneva Walter Benjamin, cento anni fa, che le innovazioni tecnologiche influenzano drasticamente la produzione e la fruizione delle opere d’arte. Il caso dell’artista greco, tra applicazioni della transmedialità e attaccamento all’archetipo della statuaria classica.</p>
<p>di Dimitris Papaioannou e Roberto Canziani | pag. 10</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quando uomini e donne, alla sera, si liberano finalmente dell’armatura</h3>
<p>Una recensione dello spettacolo <em>Inside</em> di Dimitris Papaioannou</p>
<p>di Roberto Canziani | pag. 11</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Oltre i confini, nella terra dei Naga dove non esiste il teatro</h3>
<p>Situato al confine nord-est indiano, il Nagaland è un territorio impervio, ricco di tradizioni culturali millenarie. Qui Instabili Vaganti ha portato il progetto Beyond Borders, alla ricerca di una contaminazione tra le danze e i canti locali e le forme performative occidentali.</p>
<p>di Nicola Pianzola | pag. 12</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bratislava Nova Drama Festival, da vent’anni è sempre “nuovo“</h3>
<p>Istituito due decenni fa, il Festival slovacco ha scandito le tappe del cambiamento artistico e politico del Paese, rivelandosi sempre più stimolante, grazie alla varietà del programma e al prestigio degli ospiti, con spettacoli, simposi e focus internazionali.</p>
<p>di Pino Tierno | pag. 15</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Wiener Festwochen: liberare Vienna con un’arte politica all’insegna della resistenza</h3>
<p>La prima edizione diretta da Milo Rau si è concentrata su progetti partecipativi in difesa della democrazia. Accanto a questi, le prime mondiali degli spettacoli dello stesso direttore, di Florentina Holzinger, Kirill Serebrennikov, Caroline Guiela Nguyen e Kornél Mundruczó.</p>
<p>di Irina Wolf | pag. 16</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A zig-zag attraverso la Romania, lo sguardo plurale del teatro</h3>
<p>Tra la capitale Bucarest, Sfântu Gheorghe e Suceava, le stagioni restituiscono il respiro del Paese, che si interroga sul presente, fa satira sul passato comunista, guarda alle fragilità generazionali alla luce dell’instabilità internazionale.</p>
<p>di Irina Wolf | pag. 18</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Belgrade Dance Festival: un hub internazionale nel centro dei Balcani</h3>
<p>Il Festival, nato per colmare il vuoto della presenza della danza contemporanea sulla scena serba, è giunto alla sua 21a edizione, intitolata “Impeccable Differences“. Una presenza che racconta la molteplicità dei linguaggi transnazionali.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata | pag. 20</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Programme Commun: la scena elvetica in vetrina a Losanna</h3>
<p>La settima edizione del Festival ha offerto un ampio sguardo sul teatro in Svizzera, Paese che, in virtù della predisposizione a investire sulla cultura, è diventato casa di artisti internazionali, come il Leone d’argento della Biennale Danza 2024, Trajal Harrell</p>
<p>di Laura Bevione | pag. 22</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Memorabili, gli hit imperdibili della stagione londinese</h3>
<p>Dall’Almeida al National Theatre, gli spettacoli che hanno lasciato il segno nella stagione appena trascorsa sono molti. Da Shakespeare ai contemporanei, tra riscritture e allestimenti mozzafiato, quello che ha da dirci la scena della capitale d’Oltremanica.</p>
<p>di Monica Capuani | pag. 24</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Recitare stanca, ma il teatro se non lo fai ti manca</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi | pag. 26</p>

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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e romanzo</h3>
<p>a cura di Marco Menini, Roberto Rizzente e Francesco Tei | pag. 27</p>

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			<h3>Nicola Lagioia: il romanzo? Un canovaccio per l’ispirazione teatrale</h3>
<p>Costitutivamente diverso dal romanzo, nonostante la comune radice che affonda nell’oralità, il teatro deve, nell’adattamento per la scena, poterne tradire gli assunti, in nome di una ridefinizione libera che ne illumini il senso e che tenga conto, oltre che della parola, degli attori e soprattutto del pubblico.</p>
<p>di Nicola Lagioia e Roberto Rizzente | pag. 28</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Alla ricerca della teatralità nascosta: la lunga avventura delle riduzioni per la scena</h3>
<p>Tante sono le esperienze, spesso di successo, di adattamento e di riscrittura dei classici della letteratura italiana, dall’Ottocento al Secondo Dopoguerra. Da Manzoni a Svevo, da Pirandello agli autori della Resistenza, fino a Moravia, non sono pochi gli esempi in cui le ragioni della scena hanno saputo sopravanzare quelle letterarie. Anche a costo del tradimento.</p>
<p>di Giuseppe Liotta | pag. 30</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le delusioni perdute dei romanzieri a teatro</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi | pag. 31</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un brutto romanzo può fare del buon teatro?</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi | pag. 32</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Mezzo secolo di parole sui libri e sui corpi degli attori</h3>
<p>Un viaggio negli adattamenti per la scena della letteratura italiana contemporanea, opera di drammaturghi ma anche di scrittori. Dalle tracce dell’eredità ronconiana alle versioni mainstream dei bestseller, fino agli omaggi e alle monografie degli autori.</p>
<p>di Diego Vincenti | pag. 34</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Storico, romantico, sociale, avventuroso: l’Ottocento letterario in scena fa ancora gola</h3>
<p>I grandi classici, da Melville ad Austen, passando per i grandi francesi, senza dimenticare Goethe e il nostro Verga, hanno supplito a una mancanza di trame e intrecci che tanto piacciono allo spettatore, fornendo spesso materiali, spunti e idee per nuove messinscene.</p>
<p>di Andrea Bisicchia | pag. 36</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Niente sangue, please: a teatro va di moda il perturbante</h3>
<p>di Laura Bevione | pag. 37</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Proust, Woolf, Céline, Joyce: portare in teatro la crisi del romanzo</h3>
<p>Dallo storico spettacolo di Vasilicò a quello di Lombardi-Tiezzi sulla Recherche proustiana, dal “derby” (a ventidue anni di distanza) tra Castellucci e Germano su Viaggio al termine della notte, dai molti Orlando alle Molly Bloom, il teatro non ha smesso di interrogare la letteratura a cavallo tra Otto e Novecento.</p>
<p>di Francesco Tei | pag. 38</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Italia-Russia, andata e ritorno: due secoli di omaggi e di passioni ininterrotte</h3>
<p>Una storia che dura da sempre: numerosissimi sono, in Italia, gli adattamenti e le riscritture dei classici russi, soprattutto dei capolavori di Dostoevskij. Senza trascurare il Novecento, Bulgakov e Nabokov in particolare, ispiratori di spettacoli originali e potentemente innovativi.</p>
<p>di Fausto Malcovati | pag. 40</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nel teatro della “drammaturgia nascosta“: Kafka sulla scena italiana</h3>
<p>L’interesse per l’autore boemo in Italia si è acceso sul finire del secolo scorso, producendo spettacoli innovativi e originali, da Il castello di Corsetti ad Amerika di Scaparro, spesso lontani dal mondo multiforme e inafferrabile offerto dai racconti e dai romanzi postumi più celebri.</p>
<p>di Giuseppe Liotta | pag. 42</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Napoli: il fondo nero di una città che s’illude e s’imbroglia</h3>
<p>Attraverso pagine in cui dominanti sono le tonalità scure, letteratura e teatro contraddicono la retorica di un’amministrazione che, della città partenopea, continua a offrire un’immagine edulcorata e stereotipata a uso e consumo dei turisti.</p>
<p>di Alessandro Toppi | pag. 43</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il monologo, nuova frontiera nella “teatralizzazione” della narrativa</h3>
<p>Un itinerario dalle ricerche degli studiosi di fine secolo alla stagione degli innumerevoli spettacoli-performance per attore solista: dall’affabulazione al racconto, al “concerto” per voci e musiche. Per esplorare una drammaturgia che mette in scena anche l’autore letterario e il suo lavoro.</p>
<p>di Gerardo Guccini | pag. 44</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bradbury, Orwell, Atwood e Burgess, strade possibili per la distopia in scena</h3>
<p>di Alice Strazzi | pag. 45</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I romanzi stranieri contemporanei: belli, famosi e possibilmente cool</h3>
<p>Meno diffusi sulle nostre scene di quanto si pensi, gli spettacoli ispirati alla letteratura contemporanea premiano, soprattutto, i best-seller riconosciuti e gli autori più affermati, da Nothomb a Saramago, da Carrère agli israeliani Yehoshua e Grossman. Con qualche eccezione.</p>
<p>di Laura Bevione | pag. 46</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il giallo e il teatro: tra i soliti noti la spunta Agatha Christie</h3>
<p>di Andrea Borini | pag. 47</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ronconi e lo spettacolo infinito: un’altra grande rivoluzione del Maestro</h3>
<p>Dal Pasticciaccio a Pornografia, Ronconi rinuncia alla convenzione più che consolidata dell’adattamento per restituire la ricchezza polifonica delle opere originarie. Fino ad approdare a una nuova grammatica della rappresentazione che scardina la tradizionale sintassi dialogica e la definizione stessa del personaggio.</p>
<p>di Claudio Longhi | pag. 48</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lagani: fare i conti con noi stessi ritrovando il bandolo perduto della matassa</h3>
<p>Per la compagnia Fanny &amp; Alexander la narrativa ha sempre occupato un posto di eccezione. Chiara Lagani riflette sulle sfide dell’adattamento: mantenere intatta la natura enigmatica e misteriosa dei testi. E rendere lo spettacolo una festa collettiva per gli innamorati della letteratura.</p>
<p>di Chiara Lagani e Maddalena Giovannelli | pag. 50</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tiezzi: lavorare sulla narrativa per capire davvero cos’è il teatro</h3>
<p>Serbatoio di temi e modi, ma soprattutto di linguaggi, la letteratura alimenta, sin dai tempi del Carrozzone, l’ispirazione di Federico Tiezzi, generando innesti che scardinano le strutture dialogiche ormai consolidate e gettano nuova luce sul mestiere stesso dell’attore.</p>
<p>di Federico Tiezzi e Marco Menini | pag. 51</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Indossare i panni del minatore: lo scavo e la rinuncia come atto creativo</h3>
<p>Costretto, suo malgrado, a operare delle scelte, il drammaturgo deve, nello sforzo di sintesi e di restituzione per la scena di un romanzo, poter contare sulla profonda conoscenza di un autore e di tutta la sua opera. Come i lavori realizzati da Federico Bellini e Linda Dalisi per Antonio Latella dimostrano.</p>
<p>di Federico Bellini e Linda Dalisi | pag. 52</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gallione: sono un feroce lettore alla ricerca di teatro</h3>
<p>Tagliare e cucire prosa per fare teatro: quella di Giorgio Gallione, regista e drammaturgo, è stata una scelta precoce perseguita per oltre trent’anni, collaborando con scrittori affermati e attingendo dalla letteratura contemporanea.</p>
<p>di Giorgio Gallione e Laura Santini | pag. 53</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tra l’interpretare e l’essere: gli attori e l’identità dei grandi personaggi letterari</h3>
<p>Banco di prova per mattatori, le figure del Santo bevitore di Roth, Ivan Karamazov, il capitano Achab e Jean Valjean sono state portate in scena da quattro mostri sacri del teatro italiano: Carlo Cecchi, Umberto Orsini, Elio De Capitani e Franco Branciaroli.</p>
<p>di Elena Scolari | pag. 54</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Don Chisciotte, un eroe visionario per tutte le stagioni</h3>
<p>di Stefania Di Carlo| pag. 55</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Emma, Anna, Molly: metamorfosi dalla narrativa alla scena</h3>
<p>Quattro indimenticabili prove d’attrice in spettacoli che hanno reinventato con grande autonomia espressiva i capolavori di Flaubert, Tolstoj e Joyce e le loro protagoniste: da Monica Guerritore a Mascia Musy, da Sonia Bergamasco a Piera Degli Esposti.</p>
<p>di Laura Caretti | pag. 56</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’eros senza didascalie e morbosità voyeuristiche</h3>
<p>di Renzo Francabandera | pag. 57</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se il teatro ragazzi reinventa la letteratura per l’infanzia (e non solo)</h3>
<p>I classicissimi dell’Ottocento e Novecento – italiani e stranieri, per grandi e piccini – trovano nuova vita sul palco. Ma non manca l’attenzione per i romanzi di oggi, e c’è chi porta in scena Sherlock Holmes, Jekyll e Hyde o i capolavori di Rabelais.</p>
<p>di Mario Bianchi | pag. 58</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un dialogo libero, che procede per risonanze: il romanzo come ispirazione per la danza</h3>
<p>Dalla svolta narrativa, a metà del Settecento, la danza ha sempre trovato nella letteratura la fonte d’ispirazione per una creazione autonoma e originale che rifugge la semplice trasposizione scenica dell’argomento per radicarsi nella poetica e nella sensibilità del coreografo.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata | pag. 59</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il musical made in Italy, un caleidoscopio di suoni e colori da tutto il mondo</h3>
<p>Erede della tradizione anglosassone, il musical italiano ha adottato, negli anni, una gran quantità di caposaldi della letteratura occidentale, dalla Bibbia a I promessi sposi, da I miserabili a Il Conte di Montecristo. Con risultati non sempre sensazionali.</p>
<p>di Sandro Avanzo | pag. 60</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dalla pagina alla scena lirica il romanzo che (in)canta</h3>
<p>Il romanzo approda sulle scene liriche nel primo Ottocento grazie alla smodata passione per Walter Scott. Nel tempo, mutano i fenomeni di mediazione per adattare il fervore del racconto alla concisione del tempo in musica: da Rossii a Tutino, attraverso i grandi protagonisti del Novecento.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno | pag. 61</p>

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			<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Festival, rassegne e concorsi, luci e ombre della scena emergente</h3>
<p>Fioriscono per giovani artisti e compagnie occasioni di visibilità, e in alcuni casi anche di sostegno economico-distributivo. Tanto entusiasmo e meritorio lavoro collettivo, che spesso si scontra con le logiche del mercato e la disattenzione del sistema teatrale. Eccone un assaggio primaverile.</p>
<p>di Giulio Baffi, Alice Strazzi, Anna Crichiutti e Claudia Cannella | pag. 62</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le recensioni dell’ultima parte della stagione teatrale | pag. 64</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Milano capitale d’Europa sulla scena multilingue del Piccolo</h3>
<p>Il tempo della realtà e della certezza, ora: il Festival Presente Indicativo | Milano Porta Europa del Piccolo Teatro è un affresco potente e multiforme della scena contemporanea del continente, cuore pulsante di un’azione collettiva, politica e culturale.</p>
<p>di Alice Strazzi, Diego Vincenti, Elena Scolari, Roberto Rizzente, Matteo Valentini, Sandro Avanzo e Sara Chiappori | pag. 64</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Primavera dei Teatri: sinergia tra territorio e comunità attraverso il linguaggio teatrale</h3>
<p>L’attenzione alla drammaturgia contemporanea è di casa al Festival di Castrovillari, giunto alla 24a edizione: da Dino Lopardo, Caroline Baglioni e Fabio Pisano a Dario De Luca, Mariano Dammacco, Pier Lorenzo Pisano, Marco Sgrosso e Tindaro Granata.</p>
<p>di Giulio Baffi, Carlo Lei, Enrico Marcotti, Mario Bianchi e Ira Rubini | pag. 83</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dismisura, gioco e parola poetica: a Siracusa si celebra il rito eterno</h3>
<p>di Giuseppe Montemagno | pag. 86</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/VISTI IN ITALIA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Palcoscenici globali e sguardi oltre confine, il mosaico della scena internazionale</h3>
<p>di Diego Vincenti, Alice Strazzi, Laura Bevione e Francesco Tei | pag. 88</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/DANZA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il linguaggio dei corpi tra atto politico e oblio</h3>
<p>La primavera della danza sulle note di Gershwin e del Vivaldi di Calixto, dall’omaggio a Jérôme Bel di D’Agostin alla danza a due di Teshigawara e Sato, dall’assolo di Bertozzi alle coreografie di Zappalà, Marilungo, Tansini.</p>
<p>di Mario Bianchi, Laura Bevione, Carmelo A. Zapparrata, Michele Pascarella e Matteo Brighenti | pag. 90</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Riletture originali della tradizione, la regia lirica lascia la sua impronta</h3>
<p>Dal surrealismo allucinato di Bieito al verismo di Martone, dal post-femminismo di Irina Brook al simbolismo di Chiara Muti e ai burattini onirici di Menghini, dalla Tosca fascista di Popolizio al site-specific di Le Lab, come evolve l’immaginario operistico.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno e Roberto Rizzente | pag. 93</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Che fretta c’era, maledetta primavera&#8230; stagione di piogge e di dolorosi addii</h3>
<p>Fin de partie per tre grandi interpreti – Franca Nuti, Paola Gassmann, Rosalina Neri – ma anche per chi ha dedicato la vita al teatro ricoprendo altri ruoli, come Armando Pugliese, Giovanna Marini, Alessandra Belledi e Roberto Toni.</p>
<p>di Sara Chiappori, Albarosa Camaldo, Giuseppe Liotta, Francesco Tei e Mario Bianchi | pag. 96</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità editoriali</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo | pag. 98</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il tempo attorno</h3>
<p>di Giuliano Scarpinato | pag. 102</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità dal mondo del teatro</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente | pag. 116</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Milano, «la città è malata»: il taglio ai finanziamenti delle Scuole Civiche</h3>
<p>di Diego Vincenti | pag. 116</p>

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		<title>Numero 2 di aprile-giugno 2024</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-2-di-aprile-giugno-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 10:35:19 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.hystrio.it/?post_type=numero&#038;p=29006</guid>

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			<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La riforma del Fus compie dieci anni, luci e ombre di una rivoluzione mancata | pag. 2</h3>
<p>Voluta dal ministro Franceschini nel 2014, ha posto le basi di alcune innovazioni oggi irrinunciabili, ma allo stesso tempo ha fatto emergere criticità ancora da risolvere. Un primo bilancio in attesa dei decreti attuativi del Codice dello Spettacolo e delle nuove regole per il prossimo triennio ministeriale.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I ragazzi dell’Omino blu, successi e riflessioni sul teatro under 35 | pag. 4</h3>
<p>Che fine hanno fatto i protagonisti delle prime due edizioni di Hystrio Festival? Diari, racconti e auspici degli artisti e dei loro spettacoli ospiti, così come dei premiati e segnalati ai concorsi per attori e drammaturghi. I nuovi scenari aperti, in attesa del 2024.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>El Nost Milan, i mille volti di una città simbolo del nostro contraddittorio presente | pag. 6</h3>
<p>Dopo La povera gente, il grande progetto di teatro partecipato, ideato e diretto da Serena Sinigaglia, affronta la seconda parte dell’opera di Carlo Bertolazzi, I signori, esplorando il volto nascosto e inaccessibile della ricchezza e la divaricazione tra miseria e privilegio.</p>
<p>di Benedetta Tobagi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A porte aperte: le meraviglie del Teatro Puntozero Beccaria | pag. 8</h3>
<p>Dal 1995 la Compagnia diretta da Giuseppe Scutellà lavora quotidianamente con i giovani detenuti del Carcere Beccaria di Milano. Da questa esperienza è nato un teatro, aperto a tutti, luogo di incontro e confine permeabile fra il “dentro” e il “fuori”.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’emigrazione alla rovescia di Scena Nuda, tornare in Calabria per vitalizzare il territorio | pag. 9</h3>
<p>Trasferiti al Sud dopo gli studi in Accademia a Udine, Teresa Timpano e Filippo Gessi hanno tessuto il loro legame con la città in diciotto anni di azione. Produzioni, progetti, reti nazionali e internazionali determinanti per la crescita socio-culturale locale.</p>
<p>di Paola Abenavoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Theatre Green Book, vademecum per un teatro sostenibile | pag. 10</h3>
<p>Che cosa fa l’industria culturale per il cambiamento climatico? Mentre l’Europa la inserisce nei percorsi di capacity building degli organismi culturali, nel Regno Unito c’è chi si propone di raggiungere la sostenibilità ambientale di tutti i teatri entro il 2026.</p>
<p>di Laura Santini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Triplete d’autore, figure leggendarie tra teatro e cinema | pag. 11</h3>
<p>Lo sguardo degli altri sugli eroi del teatro in tre film significativi: Prima danza, poi pensasu Beckett, I fratelli De Filippo e Shakespeare in Love, tre esiti molto diversi delle profonde relazioni tra scena, schermo e vita.</p>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

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			<h2>MONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Back to Black: sulle scene londinesi brilla la scrittura potente delle donne | pag. 12</h3>
<p>A Londra, la città più multietnica del mondo, le culture convivono e dialogano, anche grazie a una generazione di scrittrici dalle origini diverse, presenti sulle scene. Una vitalità impensata, che travolge offrendo nuovi punti di vista e nuova linfa.</p>
<p>di Monica Capuani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Vienna: faccia a faccia col contemporaneo tra satira politica e malattie sociali | pag. 14</h3>
<p>Nei primi mesi della stagione teatrale viennese spicca un commosso ritratto della demenza, vero e proprio tema del futuro, ma si riconferma anche l’attenzione alla drammaturgia contemporanea, sensibile ai temi dell’attualità.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Non chiamatelo Off Off Broadway: questo teatro non vuole dipendere da nessuno | pag. 16</h3>
<p>Dopo la pandemia, il teatro newyorchese indipendente si interroga sulla sua funzione, sui finanziamenti e su come uscire da logiche commerciali per ritrovare nuove forme di creatività. Ecco ritornare in auge cantine, appartamenti, loft, terrazze e spazi non convenzionali.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A che Joker giochiamo? | pag. 18</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatri antichi | pag. 19</h3>
<p>a cura di Laura Bevione e Filippa Ilardo</p>

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			<h3>Lo spettacolo dal vivo nei teatri antichi: mercificazione della cultura o rito collettivo? | pag. 20</h3>
<p>La pratica di ospitare spettacoli negli edifici classici è certo un modo di rivitalizzare quegli spazi e di offrire al pubblico un’esperienza di fruizione non convenzionale e quasi rituale. Ma cosa è rimasto della funzione “politica” che il teatro, prima democrazia assembleare, aveva nell’antica Grecia?</p>
<p>di Luciano Canfora e Gilda Tentorio</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il dilemma dell’identità e dell’utilizzo: quali strategie per garantirne la vitalità? | pag. 22</h3>
<p>Eccesso di tutela o sfruttamento intensivo, snobismo che trasforma i teatri antichi in monumenti aridi ovvero imprenditorialità che fa di quei luoghi attrazioni popolari? Un’accurata e problematica disamina della questione, alla ricerca di una possibile “terza via”.</p>
<p>di Martina Treu e Michele Trimarchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatri antichi d’Italia: un’istantanea lungo lo Stivale | pag. 26</h3>
<p>Concentrati in maggior numero nelle regioni del Sud, spazi teatrali di epoca greca e romana punteggiano il paesaggio di tutta l’Italia, isole comprese. Benché molti siano oramai ridotti a ruderi e altri inutilizzati, è indubbia e diffusa la volontà di rivitalizzarne identità e funzione. Ecco la nostra panoramica.</p>
<p>di Laura Bevione, Matteo Brighenti, Stefania Maraucci, Paola Abenavoli, Filippa Ilardo e Rossella Porcheddu</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tutela <i>vs </i>valorizzazione per una fruizione contemporanea | pag. 31</h3>
<p>L’attualità dei teatri di pietra genera l’inevitabile questione di come consentirne la fruibilità garantendone, allo stesso tempo, l’integrità. Una tema su cui s’interroga il progetto di recupero dell’Anfiteatro di Lecce e che, invece, suscita non poche polemiche a Siracusa.</p>
<p>di Vittorio Fiore</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I monumenti classici come beni culturali: un quadro della normativa (inter)nazionale | pag. 32</h3>
<p>Gli edifici greco-romani vengono riconosciuti dalla legislazione italiana e dalle convenzioni internazionali quali parte del patrimonio archeologico nazionale, e dovrebbero essere oggetto di speciale tutela. Una necessità di conservazione che si scontra spesso con l’esigenza di valorizzare quegli stessi monumenti.</p>
<p>di Marina Caporale</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Rigenerare comunità e territori: la concreta utopia di Teatri di Pietra | pag. 34</h3>
<p>La rete creata da Aurelio Gatti all’inizio del secondo millennio non soltanto ha contribuito alla riscoperta e alla ri-valorizzazione di edifici teatrali antichi e siti archeologici trascurati, ma ha tentato di restituire unità a realtà troppo spesso slabbrate. Con successi e sfide solo parzialmente vinte.</p>
<p>di Giusi Zippo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Liguria: i dieci anni del progetto Star per valorizzare e mettere in rete i teatri | pag. 35</h3>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Verona: tra Arena e Teatro Romano, una fatale vocazione per il classico | pag. 36</h3>
<p>I due antichi monumenti del capoluogo veneto diventano gli spazi principali dello spettacolo dal vivo della città. Il rapporto privilegiato con Shakespeare e Goldoni, l’opera lirica e il jazz, i grandi interpreti e gli eventi diventati storia.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro Grande di Pompei, la scena ai ragazzi | pag. 38</h3>
<p>Il direttore artistico del Parco Archeologico più noto della Campania è convinto che i teatri antichi non siano soltanto monumenti, ma spazi generatori di un discorso sociale e democratico sulla comunità. Da qui l’idea di coinvolgere attivamente i giovani del territorio.</p>
<p>di Gabriel Zuchtriegel e Giusi Zippo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>POMPEI/2: <i>Sogno di volare</i>: con Aristofane e Martinelli gli adolescenti alla scoperta di sé e del mondo | pag. 39</h3>
<p>di Stefania Maraucci</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>«Senza cultura ellenica non siamo, credo. No?». La seconda vita del Teatro Greco di Siracusa | pag. 40</h3>
<p>L’ampio monumento, il più noto e frequentato della Sicilia, deve la sua nuova esistenza a un aristocratico che, a inizio Novecento, s’inventò una rassegna ancora oggi in ottima forma, e alle iniziative di un ente appositamente fondato pochi anni dopo.</p>
<p>di Simona Scattina</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’addio di Valeria Told: la difficile sfida di trovare un successore | pag. 41</h3>
<p>di Filippa Ilardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pasolini, Martone, Ronconi: tre “scandali” a Siracusa | pag. 42</h3>
<p>Rivoluzioni e controversie al festival dell’Inda: lo scontro tra Pasolini e i filologi per la traduzione dell’<i>Orestiade </i>di Eschilo, le polemiche per la tecnologia applicata alla recitazione ne <i>I Persiani </i>di Eschilo diretto da Martone e il conflitto politico ne <i>Le rane </i>di Aristofane secondo Ronconi.</p>
<p>di Andrea Bisicchia</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Alla ricerca della comunità perduta: quale pubblico per le platee di pietra? | pag. 43</h3>
<p>I teatri antichi della Sicilia, spesso affollati da turisti, non sanno coinvolgere le comunità locali, perdendo così l’occasione di diventarne fertile serbatoio di memoria oltre che vivo specchio per riflettere sulle problematiche del presente.</p>
<p>di Lina Prosa</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il Teatro di Segesta e il suo festival: un dialogo tra antichità e moderna creatività | pag. 44</h3>
<p>Il sito archeologico, utilizzato per ospitare spettacoli fin dal 1957, è stato felicemente rivitalizzato dal festival teatrale che d’estate, per un mese, ne fa un importante centro per la ricerca nelle arti performative e un polo d’attrazione non solo per i turisti, ma anche per gli abitanti del territorio.</p>
<p>di Filippa Ilardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il Teatro di Tindari: tra spettacolo e <i>societas</i> | pag. 45</h3>
<p>di Isabella Terruso</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il Teatro greco di Taormina: il destino incerto di un palcoscenico millenario | pag- 46</h3>
<p>Un’indagine teatrale tra le pagine del tempo: dal glorioso passato al declino dovuto soprattutto alle dispute politiche, una sopravvivenza artistica che manca di identità.</p>
<p>di Isabella Terruso</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro classico ed educazione: i festival come viaggio tra passato e presente | pag. 47</h3>
<p>di Filippa Ilardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cosa resta di un patrimonio immenso? Viaggio in Grecia tra passato e presente | pag. 48</h3>
<p>Nel Paese che è stato culla della civiltà classica, non restano che rovine dei numerosissimi teatri, ma sopravvive la volontà di valorizzare quelli rimanenti, in primo luogo grazie al lavoro di recupero architettonico e, poi, con eterogenei festival di arti performative.</p>
<p>di Ariadne Mikou</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatri antichi in Europa e nel Mediterraneo: un’esplorazione contemporanea | pag. 51</h3>
<p>Francia, Spagna ma anche Svizzera, Cipro, Macedonia, Giordania e Turchia: questi i Paesi in cui si trovano il maggior numero di edifici teatrali di epoca classica ancora oggi utilizzati per rassegne estive di varia natura e capaci di attirare turisti e spettatori locali.</p>
<p>di Alice Strazzi</p>

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			<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Senza trucco, tutto vero: la Divina Eleonora e il suo immortale carisma | pag. 52</h3>
<p>La storia della ragazza di Vigevano, a cento anni dalla scomparsa, rende conto di un mito teatrale vivente la cui aura non accenna ad affievolirsi. Nata attrice, Eleonora Duse creò uno stile inimitabile, fu imprenditrice e protagonista indiscussa del suo tempo.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un anno nel nome della Divina, il ricco calendario di appuntamenti | pag. 54</h3>
<p>Con un fitto programma di eventi, suggellati dal riconoscimento Unesco, si ricorda la vita e l’arte di Eleonora Duse: spettacoli, mostre, incontri, pubblicazioni, dove l’attrice tornerà presente in oggetti e immagini del suo tempo e nella voce degli artisti di oggi.</p>
<p>di Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un giovane in un Paese per vecchi, Andrea Cerri il manager “fuoriluogo” | pag. 55</h3>
<p>Con meno di quarant’anni, il “giovanissimo” direttore de Gli Scarti, La Spezia, festeggia una nuova stagione come Centro di Produzione per l’Innovazione, realtà in ascesa e attivo propulsore della teatralità non solo ligure.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Rigore, duttilità, talento e studio: Mariangela Granelli, l’attrice dei mille registi | pag. 56</h3>
<p>Premiata da Anct come emergente nel 2007 e come migliore interprete nel 2020, l’attrice piacentina ha al suo attivo molti ruoli, con registi diversi: da Rifici a Lidi, Sinigaglia, Binasco e Chiodi, che ne segnano il percorso di costante crescita.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Linda Dalisi, una voce che trasforma e il potere di costruire, distruggere, salvare | pag. 57</h3>
<p>Un lavoro – quello della dramaturg socia fondatrice con Antonio Latella di stabilemobile – tra ricerca, esplorazione e costruzione di mondi, un po’ detective un po’ cartografa, un po’ maga. Fuori e dentro i confini del testo, scritto o adattato, cercando l’essenza delle parole.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TEATRO RAGAZZI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Insieme siamo festa, dieci anni di alleanza per Kids | pag. 58</h3>
<p>Cooperare rafforza, si sa. Questo tiene insieme Factory Transadriatica e Principio Attivo, due compagnie di Lecce riunite dal comune obiettivo di un festival, Kids, che da due lustri travolge la città durante le feste natalizie.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il futuro della giovane drammaturgia: la Campania e la questione generazionale | pag. 60</h3>
<p>Complici le lingue (non solo il napoletano), nella regione è fertile la vena della giovane e nuova drammaturgia. Eppure, il cammino dalla pagina alla scena continua a essere difficile e rari gli esiti positivi regolari. Ed è ora di porre definitivamente la questione.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>

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			<h2>CRITICHE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Emma Dante e la gallina dalle uova d’oro, una favola nera su avidità e ipocrisia | pag. 62</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/VISTI IN ITALIA</h2>
<h3></h3>
<h3>Tra favole tenere e storie nere, sfumature di realtà sulla scena mondiale| pag. 85</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/DANZA</h2>
<h3></h3>
<h3>Il movimento in dialogo con la voce, le molte istanze della danza contemporanea | pag. 88</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="font-size: 16px;">Torino, Milano e Cremona, la stagione lirica in quattro regie | pag. 90</span></h3>
<p><span style="font-size: 16px;">Quattro opere per quattro letture diverse della drammaturgia lirica: dal Verdi chiaroscurale di De Rosa e Abbado, al Cherubini livido di Michieletto, al Monteverdi sfavillante e colorato di Pizzi</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’inverno dei molti addii al palcoscenico del mondo | pag. 92</h3>
<p>di Stefania Maraucci, Roberto Rizzente, Diego Vincenti, Carmelo A. Zapparrata, Mario Bianchi, Alice Strazzi e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le novità dal mondo editoriale | pag. 96</p>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La pace non è mai stata un’opzione</h3>
<p>di Emanuele Aldrovandi | pag. 101</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Società teatrale</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>News dal mondo del teatro | pag. 114</p>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Numero 1 di gennaio-marzo 2024</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-1-di-gennaio-marzo-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jan 2024 15:41:18 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il teatro di Jon Fosse: spiritualità, pietas e dolcezza | pag. 2</h3>
<p>Valerio Binasco, il regista italiano che ne ha messo in scena il maggior numero di opere, svela le peculiarità della drammaturgia dell’autore Premio Nobel, invitando a non farsi “abbagliare” dall’apparente astrattismo del suo “stile”.</p>
<p>di Valerio Binasco e Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Con Jon Fosse, dentro quel buio luminoso | pag. 3</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Si aprono le porte della Bottega fra verità, improvvisazione, bellezza | pag. 4</h3>
<p>Bat, il progetto di alta formazione per attori diretto da Antonio Latella, trova al Piccolo di Milano e al Rossini di Pesaro momenti di condivisione con il pubblico. Lezioni aperte sul dispositivo teatrale nel suo farsi, sul lavoro dell’attore alle prese con la parola di Testori.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Raffa in the Sky, una fantaopera per celebrare il mito della Carrà | pag. 5</h3>
<p>Ha debuttato al Teatro Donizetti di Bergamo l’opera contemporanea dedicata a Raffaella Carrà. Un omaggio alla “Raffa” nazionale, una favola lirica fantastica costruita intorno alle canzoni che hanno reso la showgirl una vera e propria diva e icona della tv.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ateliersi, lo sguardo prismatico di un collettivo multiforme | pag. 6</h3>
<p>Di base a Bologna, presso spazio Sì, dal 2014 l’ensemble attraversa confini, disciplinari e geografici, costruendo «una scrittura scenica che trasfigura i dati del reale attraverso la loro ricomposizione poetica» mutevole e cangiante, sempre aperta e in ascolto.</p>
<p>di Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Arezzo, riflettori accesi sulla nuova star: si chiama AI, è artificiale e intelligente | pag. 7</h3>
<p>A metà novembre la Rete Teatrale Aretina ha organizzato l’edizione 2023 del Festival dello Spettatore, con un ampio spazio dedicato all’Intelligenza Artificiale, che, in un modo o nell’altro, inciderà sullo spettacolo dal vivo. Con quali esiti è ancora tutto da valutare.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pronunciare parole mai dette, Dracma, un futuro teatrale in Calabria | pag. 8</h3>
<p>Da Vibo Valentia a Polistena, da niente a Residenza Teatrale riconosciuta (Artisti nei territori, la dicitura ministeriale): così un piccolo avamposto di resistenza culturale prova a innestarsi nella comunità con un progetto artistico, politico e sociale.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Reggio Calabria cosmicomica, Calvino al Ragazzi MedFest | pag. 9</h3>
<p>Alla sua settima edizione, quest’anno il Festival organizzato da SpazioTeatro ha coniugato la propria vocazione alle connessioni tra teatro e scienza con il centenario calviniano, in un programma di eventi che ha travolto il capoluogo calabrese.</p>
<p>di Paola Abenavoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Premio Hystrio, i bandi 2024 | pag. 10</h3>

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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Festival d’Automne: dalla Francia al mondo un viaggio nelle storie e nella Storia | pag. 12</h3>
<p>La kermesse parigina si conferma rassegna tra le più importanti per i contributi internazionali inseriti in un programma imponente. Da Creuzevault a Zeldin, passando per Gorgeart e il collettivo Grand Magasin fino all’omaggio postumo a Tanguy, focus sull’edizione numero 52.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ostermeier: un’Opera da tre soldi contro la notte dei nuovi fascismi | pag. 13</h3>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Vienna, una gran dama dalle molte facce tra grandi classici ed esperienze immersive | pag. 14</h3>
<p>Le drammaturgie mash-up del das.bernhard.ensemble per riscrivere il mito, la persecuzione di trans e omosessuali nella performance immersiva della compagnia Nesterval, Molière e Goldoni riletti da Martin Kušej e Antonio Latella.</p>
<p>di Irina Wolf e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>In Romania è tempo di festival! Lingue e linguaggi dialogano sulla scena | pag. 16</h3>
<p>Non soltanto la capitale Bucarest, ma anche Iaşi, hanno ospitato fra settembre e ottobre, rassegne ricche ed eterogenee, specchio della vitalità teatrale del Paese, dagli spettacoli per ragazzi agli ospiti stranieri, dalle produzioni indipendenti ai musical.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I teatri che resistono: Mosca, chi va e chi resta | pag. 18</h3>
<p>Cartelloni ricchi, sale piene. Eppure nella capitale russa l’aria è tesa. Qualche sala è stata chiusa, alcuni registi espatriati. Tra chi resta, però, non mancano le chicche, le novità, i veri capolavori. Come Guerra e pace di Rimas Tuminas.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Roberta Bosetti: frammenti di memoria (perduta), il corpo, il tempo, l’Alzheimer | pag. 19</h3>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Under The Radar, il teatro che non si arrende, quando la fine è un nuovo inizio | pag. 20</h3>
<p>A giugno 2023 se ne annuncia la fine, a gennaio 2024 uno dei festival più importanti degli Usa, dedicato al “nuovo” teatro, torna a New York rinnovato nella veste organizzativa ma non nell’obiettivo: condividere l’avanguardia del teatro internazionale.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Far finta di essere nani | pag. 22</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>ODIN TEATRET 60 | pag. 23</h3>
<p>cura di Claudia Cannella e Giuseppe Liotta</p>

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			<h3>Eugenio Barba: le mille e una vita, su un’isola di libertà chiamata teatro | pag. 24</h3>
<p>La nascita dell’Odin Teatret, la necessità d’essere nel proprio tempo, il Terzo Teatro, le “ruote quadrate”: viaggio dentro e fuori la scena di uno dei più longevi e riconosciuti Maestri del teatro del Novecento.</p>
<p>di Eugenio Barba e Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’incredibile storia dell’Odin Teatret, una memoria personale ed emotiva | pag. 26</h3>
<p>Il ricordo di uno studioso che lo ha conosciuto bene. Le origini, il trasferimento a Holstebro, gli spettacoli più importanti, l’intensa attività editoriale, gli incontri fra apocalissi sceniche, nuove emozioni e una lettera inedita.</p>
<p>di Franco Perrelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Barba e Grotowski: così diversi, così vicini | pag. 30</h3>
<p>Da Opole fino alla scomparsa del Maestro e dopo, il racconto di un’amicizia e di un’affinità teatrale che ha segnato l’avanguardia teatrale del Secondo Novecento e che continua ancora oggi a interrogarci.</p>
<p>di Marco De Marinis</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’Ista, un Theatrum Mundi, fra pedagogia e creazione | pag. 32</h3>
<p>Un’esperienza internazionale unica e costante che affronta i temi del teatro attraverso intense sessioni di lavoro, coinvolgendo studiosi, attori, registi, giovani gruppi provenienti da tutto il mondo in un fertile incrocio di saperi e di pratiche sceniche.</p>
<p>di Gerardo Guccini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Per un teatro vivente e femminile, incontro immaginario con le attrici dell&#8217;Odin | pag. 34</h3>
<p>La libertà creativa, il rapporto con Eugenio Barba, le improvvisazioni, il nuovo training: le quattro donneicone dell’Odin – Else Marie Laukvik, Iben Nagel Rasmussen, Roberta Carreri e Julia Varley – parlano di sé e della loro inscindibile appartenenza al tessuto connettivo degli spettacoli.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Torgeir Wethal, il sorriso dell’”attore santo” | pag. 36</h3>
<p>L’attore feticcio di Barba dagli esordi fino alla prematura scomparsa. Il suo lavoro di ricerca in un ritratto che ne ripercorre la storia scenica e le caratteristiche teatrali.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pontedera: i viaggi a Holstebro, preludio di una lunga storia | pag. 37</h3>
<p>La scoperta dell’Odin (1971-72) all’origine del Teatro di Pontedera: i primi rapporti con Barba a Holstebro, la fascinazione di Min fars hus, la nascita di un nuovo Laboratorio di ricerca e sperimentazione teatrale. Un flashback illuminato dai ricordi dei protagonisti.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Eugenio Barba e i suoi discepoli: quale eredità dell’Odin in Italia? | pag. 38</h3>
<p>Abbiamo interpellato numerose realtà che, dagli anni Settanta a oggi, si sono riconosciute e si riconoscono in una linea di continuità con l’Odin Teatret, scoprendo affinità etiche e culturali, prima che estetiche.</p>
<p>di Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Odin Teatret Archives, un piccolo firmamento | pag. 40</h3>
<p>L’autrice racconta in prima persona l’entusiasmante esperienza di costruzione degli Ota, ideati e diretti da Mirella Schino, in cui ha trovato una nuova vita l’enorme patrimonio documentario dell’Odin.</p>
<p>di Francesca Romana Rietti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Laflis: le isole galleggianti hanno trovato casa in Salento | pag. 41</h3>
<p>Inaugurato a Lecce, l’Archivio della Fondazione Barba Varley: sei sale che raccolgono libri, testimonianze e ricordi del gruppo teatrale più importante e “cronico” del teatro del Novecento.</p>
<p>di Franco Ungaro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dieci spettacoli per raccontare una storia lunga sessant’anni | pag. 42</h3>
<p>Abbiamo scelto alcuni titoli emblematici dell’Odin dagli anni Sessanta a oggi, cercando di ripercorrere le tappe tematiche, il rapporto con la letteratura e con il mito, l’utilizzo di diversi codici espressivi e di diverse modalità di rappresentazione, le questioni politiche e generazionali.</p>
<p>a cura di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dall’Europa all’America Latina e alla Cina, tutto il mondo festeggia i sessant’anni dell’Odin | pag. 47</h3>
<p>di Giuseppe Liotta</p>

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			<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bolognino: l’arte della coreografia, una ricerca continua | pag. 48</h3>
<p>A ventotto anni il coreografo napoletano mostra un talento in netta ascesa, conquistando con le sue creazioni anche Elenonora Abbagnato che gli ha commissionato una partitura originale per l’Opera di Roma. Gli abbiamo chiesto di raccontarci il suo processo compositivo.</p>
<p>di Adriano Bolognino e Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Daniele Villa, scrivere Sotterraneo e agire collettivo per la scena | pag. 49</h3>
<p>A quasi vent’anni di attività di Sotterraneo e con una dozzina di premi nel palmares, Daniele Villa racconta il proprio approccio alla scrittura e costruzione dello spettacolo, fra ironia e distacco critico, interazioni con i compagni e con il pubblico.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A morte gli under 30! Niccolò Fettarappa contro il teatro generazionale | pag. 50</h3>
<p>Classe 1996, laurea in Filosofia, tre spettacoli all’attivo: Niccolò Fettarappa Sandri si sta costruendo un percorso originale nel teatro italiano, scrivendo e interpretando i suoi testi, invettive ironiche contro la società del presente e le sue deformità.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Intransito 2023: Tre liriche della compagnia Xenia vince la sesta edizione del concorso genovese | pag. 51</h3>
<p>di Alice Strazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Confini e sconfinamenti: il teatro engagé delle Colline Torinesi | pag. 52</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il raffinato enigma di Fanny &amp; Alexander dal capolavoro di Ágota Kristóf | pag. 52</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Questioni identitarie e nuova drammaturgia nel cartellone di Colpi di Scena | pag. 64</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Geografie reali e immaginarie, Romaeuropa oltre i confini | pag. 68</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>PRO &amp; CONTRO. La Mirandolina di Latella, moderna imprenditrice per una commedia borghese all’italiana | pag. 73</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/DANZA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da un continente all’altro le molteplici espressioni della danza | pag. 77</h3>
<p>Dai programmi internazionali di Torinodanza e Fabbrica Europa alla danza contemplativa di Zappalà, dalla conferenza performativa di Marin al Saramago di Sieni, fino al ritorno di Wilson/Childs e tanti altri.</p>
<p>di Laura Bevione, Sandro Avanzo, Mario Bianchi, Renata Savo, Carmelo A. Zapparrata, Alice Strazzi, Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dal bianco e nero al trionfo del colore, l’apertura della stagione lirica | pag. 82</h3>
<p>La tradizione del Don Carlo di Pasqual e la cupa sensualità di Ollé, le contaminazioni del Falstaff di Renga e il rigore di Pizzi, il Trovatore metropolitano di Livermore, il minimalismo di Silvestrini e l’onirismo di Stone: i debutti sui palcoscenici operistici.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno, Roberto Rizzente, Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/VISTI IN ITALIA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I mondi liminali del teatro europeo tra sogni distorti e riti mitologici | pag. 85</h3>
<p>di Laura Santini, Marco Menini e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le novità dal mondo editoriale | pag. 85</p>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>SPEZZATA. Rapsodia (per intercessione del Silenzio) | pag. 90</h3>
<p>di Fabio Pisano</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>News dal mondo del teatro | pag. 102</p>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Codice Unico dello Spettacolo en attendant i decreti attuativi | pag. 102</h3>
<p>di Alessandro Toppi</p>

		</div>
	</div>
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		<title>Numero 3 di luglio-settembre 2023</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-3-di-luglio-settembre-2023/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 28 Sep 2023 13:57:52 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hystrio Festival – il programma 2023 | pag. 2</h3>
<p>Ci siamo. O quasi. Hystrio Festival 2023 è pronto e cominciamo a raccontarvelo. Poi vi aspettiamo, per viverlo insieme, al Teatro Elfo Puccini di Milano dal 13 al 18 settembre!</p>
<p>di Claudia Cannella e Ilaria Angelone</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da Levante a Ponente, nasce il sistema di residenze liguri | pag. 4</h3>
<p>La Liguria entra finalmente nell’accordo di programma Stato-Regioni e lancia il primo bando triennale 2022-24 per le residenze artistiche: a vincerlo Gli Scarti (La Spezia), Sarabanda (Genova) e Akropolis (Sestri Ponente) che qui ci racconta il suo lavoro.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La Bottega dello Sguardo, tra memoria e osservazione del presente | pag. 5</h3>
<p>Nel cuore della Romagna, la biblioteca e l’archivio teatrale nati intorno al patrimonio di documenti raccolti da Renata Molinari sono centro propulsore di laboratori, convegni, interventi performativi. Un libro appena uscito fa il bilancio dei primi sette anni d’attività.</p>
<p>di Renato Gabrielli</p>

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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<h3>Vienna, su e giù tra stagione e Festwochen, leggere il presente con sguardo critico | pag. 6</h3>
<p>A Vienna festival e stagioni incrociano i loro programmi. Maestri internazionali e talenti di lingua tedesca parlano dell’oggi, senza ritrarsi di fronte alle grandi domande storiche e sociali, quali diritti umani, distorsioni nazionaliste, questione femminile e ambiente.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Prove di pace teatrali nei festival di primavera rumeni | pag. 9</h3>
<p>A Satu Mare, al confine con l’Ungheria, e a Suceava, vicino a Moldavia e Ucraina, due rassegne che tentano di far dialogare culture e lingue diverse, riflettendo sulla contemporaneità e sui suoi tanti problemi.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bratislava: uno sguardo dal fronte per raccontare la guerra in Europa | pag. 10</h3>
<p>Dopo alcune edizioni annullate o ridotte a causa della pandemia, il festival slovacco Nova Drama ha proposto quest’anno una conferenza internazionale sul teatro in esilio, offrendo spazio a diversi spettacoli dedicati all’attuale conflitto in Ucraina, senza dimenticare quelli passati.</p>
<p>di Pino Tierno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il diavolo al Bol’šoj viaggio al centro della notte | pag. 11</h3>
<p>Mosca, 2023. Tempi bui. La nostra cronaca dalla capitale russa ci accompagna in alcune sale dove, spenta qualsiasi voce “contro” il governo, il teatro che resiste si rifugia nei grandi classici, incontestabili e sempre verdi.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A <em>glorious springtime</em>, a Londra il teatro illumina la primavera | pag. 12</h3>
<p>Tra riscritture di tragedie greche, classici e trasposizioni di romanzi blockbuster, la scena della capitale inglese si rivela luogo di ispirazione, con le sorprendenti regie di Dominic Cooke e Simon Stone, Rebecca Frecknall, Sam Mendes e Ivo van Hove.</p>
<p>di Monica Capuani</p>

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			<h2>RITRATTI</h2>
<h3>Se lʼartista ha diritto alla perversione, Angélica Liddell e la fede senza chiesa | pag. 16</h3>
<p>Si dichiara scrittrice, e non attrice. Al teatro preferisce il cinema. Alla cultura contemporanea dedica parole implacabili. Ma il pubblico, al contrario di quel che sembra, lo considera sacro e a lui chiede solo amore. Autoritratto di una leonessa del pensiero.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dal Vangelo a Pasolini e Nitsch, una riflessione enciclopedica sulla carità | pag. 17</h3>
<p>di Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bruno Leone, trova casa a Napoli la voce antica di Pulcinella | pag. 18</h3>
<p>Erede di un’arte popolare, l’artista-artigiano ha inaugurato il 28 aprile 2019, a settant’anni di età e dopo oltre quaranta di attività, il primo teatro “stabile” dedicato alle guarattelle, i burattini napoletani protagonisti degli spettacoli di strada.</p>
<p>di Emilio Nigro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Attraverso la sliding door, Francesco Pennacchia e il tarlo del teatro | pag. 19</h3>
<p>Incontriamo l’attore e regista in una pausa delle prove del suo nuovo lavoro tratto da Jack London. Ci parla del suo approdo al teatro, dagli inizi con il collettivo laLut agli incontri con Morganti e Santagata, Serra, Civica e Latini, Fabio Condemi e i Menoventi.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Michele Santeramo: «Non scrivo quello che so, scrivo quello che voglio conoscere» | pag. 20</h3>
<p>Un’operazione di approssimazione costante della parola ai personaggi e ai loro stati emotivi: questa è la scrittura per l’autore pugliese che ha da poco ultimato il progetto Fantasmi, un’indagine drammaturgica su alcuni protagonisti della letteratura.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Filippo Luna, il lavoro dellʼattore con la materia delle emozioni | pag. 21</h3>
<p>Formatosi con il teatro classico e con Thierry Salmon, l’attore siciliano ha plasmato la propria forza espressiva con il lento lavoro di uno scultore, perché il pubblico «dallo spettacolo deve uscire cambiato, deve ricevere uno scossone emotivo da cui generano domande e dubbi».</p>
<p>di Filippa Ilardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>C&#8217;era una volta una matta… | pag. 22</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Registe 2000 | pag. 23</h3>
<p>a cura di Claudia Cannella e Laura Caretti</p>

		</div>
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			<h3>Alle origini della regia in Italia: le pioniere di una storia sommersa | pag. 24</h3>
<p>In principio c’è Tatiana Pavlova, attrice e “regista” che porta in Italia i metodi del Teatro d’Arte di Mosca e inaugura il primo Corso di Regia all’Accademia d’Arte Drammatica, dove, nei decenni successivi, altre artiste, come Wanda Fabro, apprendono la nuova arte della scena. Si avvia così una storia che si va riscoprendo.</p>
<p>di Laura Mariani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Anticonformismo, rigore e passione: le registe a cavallo del millennio | pag. 26</h3>
<p>Dagli anni Sessanta a oggi non sono molte le artiste che sono riuscite a ritagliarsi un posto di rilievo sulla scena italiana, ma tutte, pur nell’eterogeneità dei percorsi creativi e nell’appartenenza a diversi momenti storici, sono accomunate da una forte personalità e da una “sapienza” teatrale capace di innovare senza dimenticare la tradizione.</p>
<p>di Giuseppe Liotta, Andrea Bisicchia, Francesco Tei, Alessandro Toppi, Nicola Viesti, Claudia Cannella e Gerardo Guccini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Corpi, ritmo e sudore: nel laboratorio di Emma Dante | pag. 30</h3>
<p>Buttati via modelli di regia inservibili e inutili tavolini di lettura, entriamo nella fucina creativa della regista palermitana guidati dalle sue parole e dallo sguardo incantato di chi ha visto da vicino il suo lavoro con gli attori, che è ricerca, scoperta e improvvisa rivelazione.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Corale, vivo, nazionalpopolare: il teatro di Serena Sinigaglia | pag. 32</h3>
<p>Predisposizione a lavorare in gruppo, amore per i classici, processo di scavo con gli attori: queste le caratteristiche che hanno segnato in modo più forte il percorso della regista milanese. Trent’anni di spettacoli rigorosi, accessibili a un’ampia comunità e dal forte valore politico.</p>
<p>di Maddalena Giovannelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Storie vere, scarpe e improvvisazione, il processo creativo di Laura Sicignano | pag 33</h3>
<p>di Laura Santini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ferlazzo Natoli, una regista sedotta dalla vita segreta delle parole | pag. 34</h3>
<p>Le fonti d’ispirazione, le letture, il cinema, Pina Baush e soprattutto Ronconi, il passaggio da attrice a regista, il contesto “corale” in cui nascono le sue regie… ecco alcuni dei temi che s’intrecciano nella biografia artistica <span style="font-size: 1rem;">di Lisa Ferlazzo Natoli, regista dai molti talenti e con una segreta vocazione alla scrittura.</span></p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fabiana Iacozzilli: la ricerca biografica per indagare la memoria e il presente | pag. 35</h3>
<p>di Andrea Pocosgnich</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lucia Calamaro, se il titolo è il principio di tutto | pag. 36</h3>
<p>Scrive per e sugli attori, lasciandosi guidare dall’istinto e dall’inconscio. Tensione letteraria e respiro romanzesco caratterizzano le cosmogonie domestiche di Lucia Calamaro, abitate da personaggi logorroici e inerti, a cui dona un raffinato linguaggio quotidiano.</p>
<p>di Sara Chiappori</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La potenza del testo e la forza dell’attore: il teatro politico di Veronica Cruciani | pag. 37</h3>
<p>Dopo gli esordi da attrice, Veronica è passata alla regia, intrecciando lavoro sui classici e sui contemporanei sempre con una grande sensibilità verso temi legati al disagio sociale e individuale. Senza trascurare la pedagogia, ruoli organizzativi e produttivi.</p>
<p>di Graziano Graziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Licia Lanera: l’attrice e il suo doppio alla regia | pag. 38</h3>
<p>Nell’artista pugliese convivono l’attrice vulcanica e la regista riflessiva e rigorosissima che ha visto in Ronconi il suo maestro. Ce lo racconta lei stessa, così come le fasi in cui scandisce il lungo processo creativo di messinscena, a cominciare dall’invenzione della scenografia.</p>
<p>di Nicola Viesti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Giorgina Pi: unʼastronauta nello spazio del nostro tempo | pag. 39</h3>
<p>Alla ricerca di storie e di Storia, la regista romana ama cambiare rotta per esplorare nuovi percorsi: dalle drammaturgie di Caryl Churchill e Kae Tempest al mito e alla fantascienza. Grazie anche a un luogo, l’Angelo Mai, e a una compagnia, Bluemotion.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Giuliana Musso e Marta Cuscunà due wonderwoman del Nord-Est | pag. 40</h3>
<p>Affini nello stile e nell’habitat di origine, hanno preso strade diverse. Ma al centro, per loro, resta la presa di parola sulla questione femminile, spaziando dalla Resistenza al sesso a pagamento, dagli abusi intrafamigliari alla maternità futuribile.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Per le registe italiane il sipario di cristallo resta chiuso | pag. 41</h3>
<p>Non ci sono, in apparenza, ostacoli o limiti che impediscano alle donne di raggiungere posizioni apicali, ma le registe che firmano spettacoli nei teatri di maggior rilievo non arrivano al 20%. Un bias cognitivo ancora da scardinare.</p>
<p>di Amleta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Una nuova generazione da non perdere di vista | pag. 42</h3>
<p>Una ricognizione delle giovani registe in Italia: la scena contemporanea filtrata attraverso le linee di ricerca, le poetiche e le creazioni di alcune delle più significative artiste emerse negli ultimi anni.</p>
<p>di Alice Strazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Monica Nappo: al servizio della storia per una regia aperta, quasi spalancata | pag. 43</h3>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Attrice, drammaturga e regista: tutto insieme appassionatamente | pag. 44</h3>
<p>Uno sguardo trasversale su alcune artiste che praticano un processo creativo poliedrico e sinergico tra scrittura, regia e recitazione: Lucia Calamaro, Lina Prosa, Elena Bucci, Laura Curino, Daria Deflorian, Licia Lanera, Lisa Ferlazzo Natoli e Livia Gionfrida.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Io non ballo da sola: registe tra coppie e collettivi | pag. 46</h3>
<p>Connubi di vita e/o d’arte, ma anche gruppi di ricerca: le donne mostrano la propria predisposizione a condividere idee e progetti, anteponendo l’autenticità e l’efficacia della ricerca artistica alla narcisistica affermazione del proprio ego.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Registe per un teatro ragazzi che racconta, diverte e danza | pag. 48</h3>
<p>Quanti capolavori del teatro ragazzi – creati e diretti da registe – in questo percorso che dagli anni Settanta arriva ai nostri giorni. Diversi i linguaggi, comune l’impegno di ricerca, la capacità di parlare a un pubblico anche di bambini, coinvolgerne lo sguardo, l’immaginazione, metterne in movimento il corpo.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Livia Gionfrida: scrittura e regia, un fertile processo simbiotico</h3>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Essere donna, essere coreografa, generazioni a confronto | pag. 50</h3>
<p>Dagli anni Ottanta del Novecento a oggi, uno sguardo trasversale sulle più significative firme autoriali della danza contemporanea in Italia, dalla “decana” Raffaella Giordano alla giovane Stefania Tansini.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Donne in cerca di guai: registe all’opera | pag. 52</h3>
<p>È un contributo tutto basato sulla ricerca di nuovi equilibri – narrativi, interpretativi, economici –quello proposto dalle registe che frequentano anche la lirica: un fenomeno in crescita e in fermento in cui, negli ultimi tre lustri, spiccano i nomi di Emma Dante e Serena Sinigaglia.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dal teatro al cinema e viceversa attraversando generi e drammaturgie</h3>
<p>di Paola Abenavoli</p>

		</div>
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			<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>Franco Scaldati: lʼeredità del ˮsartoˮ, un teatro sempre contemporaneo | pag. 54</p>
<p>A dieci anni dalla scomparsa, Palermo ricorda il suo drammaturgo con una maratona performativa, con l’edizione del suo corpus drammaturgico, ma soprattutto con il lavoro quotidiano degli artisti che a lui e al suo mondo si rivolgono senza sosta.</p>
<p>di Filippa Ilardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chille de la balanza, sognare un teatro capace di cambiare il mondo | pag. 55</p>
<p>Compiono cinquant’anni Chille de la balanza, ovvero Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza, tenacemente convinti di essere un collettivo prima ancora che una compagnia teatrale, perché creare è un’azione fatta insieme e a vantaggio di una comunità.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da Mittelyoung a In-Box, il teatro visto con la coda dellʼocchio | pag. 56</h3>
<p>Resta “a margine” la programmazione degli spettacoli che passano da Siena e da Cividale del Friuli, per le due manifestazioni. Spettacoli che costituiscono uno spicchio “laterale” della produzione nazionale ed europea. Eppure questo è tutt’altro che un punto debole.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Processi di ri-generazione per un nuovo teatro, a La Spezia va in scena Tutta la vita davanti | pag. 57</h3>
<p>di Alice Strazzi</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>Critiche</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Spettacoli recensiti nell’ultima parte della stagione teatrale | pag. 58</h3>
<h3>Critiche: Visti in Italia | pag. 83</h3>
<p>di Elena Scolari, Roberto Rizzente, Albarosa Camaldo e Laura Santini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Critiche Danza</h2>
<h3>Ibridazioni futuristiche e corpi politici: le mutevoli forme della danza | pag. 85</h3>
<p>Identità di genere, ricerca interiore, tradizione, contaminazione e ardite sperimentazioni: l’universo internazionale (e non solo), della danza contemporanea da Forsythe a Teshigawara e Sato, dallo spontaneismo di Sciarroni alla danza cantata di Ninarello</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata, Laura Bevione, Natalia Bulboaca, Alice Strazzi, Matteo Brighenti e Carlo Lei</p>
<h2>CRITICHE LIRICA</h2>
<h3>Tira e molla e matrimoni la primavera della lirica | pag. 88</h3>
<p>Oscilla la passione, dal bianco e nero di Livermore ai girotondi di Muscato e agli amori cupi di Kokkos. E poi ancora l’Adamo di Pärt e Wilson, mentre Dante accompagna streghe e principesse e Warlikowski non rinuncia alla politica.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<h3>Dagli States a Firenze, da Londra a Spoleto oltre i confini della geografia e delle arti | pag. 90</h3>
<p>Addio, tra aprile e giugno, a Glenda Jackson, Mario Fratti, Giorgio Ferrara e Francesco Nuti, quattro artisti che hanno saputo spaziare dal teatro al cinema, dall’impegno politico al musical, dalla comicità a incarichi direttivi di istituzioni culturali.</p>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi, Laura Caparrotti e Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità editoriali | pag. 92</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>Come una specie di vertigine.</em><br />
<em>Il Nano, Calvino, la libertà</em> | pag. 96</h3>
<p>di Mario Perrotta</p>
<p><em>ex s/Calvino o della libertà</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La Società Teatrale</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le notizie dal mondo teatrale | pag. 108</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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		<title>Numero 2 di aprile-giugno 2023</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-2-di-aprile-giugno-2023/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 28 Sep 2023 13:45:17 +0000</pubDate>
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			<h2>Vetrina</h2>

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			<h3>Viaggio nellʼItalia del teatro partecipato, dove le comunità ritrovano se stesse | pag. 2</h3>
<p>Sono sempre di più i progetti attivati in Italia in cui a lavorare insieme sono artisti professionisti e gruppi di cittadini, che fanno del teatro uno strumento, un luogo d’incontro e confronto. Un’indagine sui principali esempi e sulle ragioni del successo di questo “genere”.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Comizi d’amore, l’amore (e il sesso): indagine teatrale nel Friuli di oggi | pag. 5</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Napoli, si spegne la luce sul Nuovo Teatro Sanità | pag. 6</h3>
<p>I lavori di adeguamento richiesti dalla Digos, la lievitazione dei costi di ristrutturazione e il mancato dialogo con il Comune, proprietario dell’immobile, costringono il teatro diretto da Gelardi alla chiusura. Una ferita profonda nel tessuto culturale della città.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatringestazione, la scena come sede di una socialità sperimentale | pag. 7</h3>
<p>Dalla propria casa nel centro storico di Napoli, a due passi da San Domenico Maggiore, la compagnia conduce un’attività artistica dal forte impatto sociale. Nell’organizzazione i festival come nell’attività in carcere, protagonista il “cittadino” sul “consumatore”.</p>
<p>di Emilio Nigro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Collettivo Amigdala, quando lʼarte ascolta i luoghi e le comunità | pag. 8</h3>
<p>Generare comunità temporanee di cittadini che acquisiscono, attraverso l’arte, la consapevolezza dei luoghi in cui vivono: questo uno degli obiettivi primi del collettivo di artiste e curatrici, tutto al femminile, attivo a Modena dal 2005.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>

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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il Théâtre de Vidy di Losanna: sullʼacqua e al centro dellʼEuropa | pag. 9</h3>
<p>Due anni di lavori per una felice metamorfosi del teatro costruito sul lago Lemano quasi sessant’anni fa e diventato, negli anni, un polo internazionale di creazione e sperimentazione nelle arti dello spettacolo.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A Vienna, fra scandali vecchi e nuovi e questioni sociali indagate con fantasia | pag. 10</h3>
<p>La stagione teatrale della capitale austriaca propone adattamenti di classici della letteratura, ma anche riflessioni su casi di attualità, dall’inchiesta sugli orfanotrofi alla salvaguardia dell’ambiente.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>New York, quel bellʼequilibrio tra memoria, passato e futuro | pag. 12</h3>
<p>Mentre in scena spopola Leopoldstadt di Stoppard, dramma fluviale su una famiglia viennese ai tempi della Shoah, il La Mama riapre dopo una poderosa ristrutturazione e gli artisti emergenti dell’Exponential Festival invadono la città.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nei vicoli del Cairo alla scoperta del Downtown Contemporary Arts Festival | pag. 14</h3>
<p>Compie dieci anni il maggior festival egiziano, dove confluiscono le molte facce della creatività del mondo arabo con danza, musica, teatro e arti visive, a cui si aggiunge l’Arab Art Focus, attesa vetrina biennale sulle produzioni dell’area Swana (South West Asia and North Africa).</p>
<p>di Brunella Fusco</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dante attraverso la giungla tropicale, Bali e il sottile confine tra rito e teatro | pag. 16</h3>
<p>Una collaborazione nata quasi per caso, durante il lockdown, quella di Instabili Vaganti con Made Suteja e Kadek Budi Setiawan, artisti balinesi. Dalle prime prove online all’esperienza dal vivo, Oriente e Occidente si incontrano nelle parole del Sommo Poeta.</p>
<p>di Nicola Pianzola</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>r(UMOR)noir</p>
<h3>C&#8217;era una volta una matta&#8230; | pag. 18</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e follia | pag. 19</h3>
<p>a cura di Marco Menini, Roberto Rizzente e Francesco Tei</p>

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			<h3>Andreoli: viva i matti, senza copione nel gran teatro dellʼesistenza | pag. 20</h3>
<p>Depositaria di una visione del mondo diversa da quella dominante, la follia è, per lo psichiatra Vittorino Andreoli, una risposta al rifiuto della società, cui il matto reagisce fuggendo nella depressione o rompendo il rapporto tra l’Io e l’Altro. Con conseguenze benefiche per la creatività.</p>
<p>di Vittorino Andreoli e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cʼè o ci fa? Duemilacinquecento anni tra finzione, esaltazione e (auto)distruzione | pag. 22</h3>
<p>Avversata, idolatrata, temuta dagli uomini, epifania del divino piuttosto che conseguenza della convenzioni sociali, strumento drammaturgico per sviluppare l’intreccio o enucleare una verità, la follia ha fatto parte della storia del teatro, dai Greci fino a Strindberg e all’espressionismo tedesco.</p>
<p>di Alice Strazzi, Claudio Bernardi, Laura Bevione, Stefania Di Carlo, Gianni Poli, Marco Castellari e Andrea Bisicchia</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La follia creativa: il caso di Antonin Artaud | pag. 25</h3>
<p>di Gianni Poli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Follia vera e follia simulata nel teatro di Luigi Pirandello | pag. 26</h3>
<p>Più frequenti, nei testi del drammaturgo siciliano, coloro che si fingono pazzi (o sono costretti a farlo, come Beatrice Fiorica) dei folli veri. E “recitare” la parte del pazzo può diventare gioco, difesa, irrisione. La stessa signora Frola non delira, ma, come Cotrone de I giganti, sogna di vivere un’altra realtà.</p>
<p>di Andrea Bisicchia</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Balordi e svitati nel teatro di Dario Fo | pag. 27</h3>
<p>di Simone Soriani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Napoli: da Eduardo a Borrelli la metamorfosi della corda pazza | pag. 28</h3>
<p>Il teatro napoletano ha fatto un uso politico e singolare della follia, servendosene come di un grimaldello per rivelare lo sporco che è nella società, stretta tra l’abusivismo edilizio, la criminalità, e l’omologazione imposta dal capitalismo.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sogno, delirio e profezia nellʼopera di Pier Paolo Pasolini | pag. 30</h3>
<p>L’inconscio e l’irrazionale, spesso confinanti con la bestialità e la malattia, sono per Pasolini legittime forme di resistenza contro l’omologazione imposta dalla società borghese, e il viatico per una conoscenza più piena (e profetica) delle cose.</p>
<p>di Matteo Boriassi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il teatro nelle aree del disagio psichico, piccola guida tra le iniziative in Italia | pag. 31</h3>
<p>Dai Dipartimenti di Salute Mentale e Opg al palcoscenico, dall’esperienza terapeutica ed espressiva alla scommessa (a volte riuscita) di creare attori “veri”, capaci di inserirsi in un contesto professionale, sono numerose, in Italia, le occasioni per riscattare, tramite l’arte, le cosiddette patologie psichiatriche.</p>
<p>di Renata Savo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Storia di Marco, cavallo azzurro, e di Giuliano, poeta d’oro | pag. 32</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se i matti non vanno a teatro, il teatro va dai matti | pag. 33</h3>
<p>di Renata Savo</p>

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			<h3>Manfredini: con la coscienza negli stati sublimi, divini e infernali | pag. 34</h3>
<p>Nel suo trentennale lavoro, Danio Manfredini ha saputo guardare alla follia con sguardo lucido e partecipato, concependo personaggi che lo hanno accompagnato negli anni. Uno su tutti quello di Luciano, che nasce da Tre studi per una crocifissione del 1992, diventando poi il protagonista dell’omonimo lavoro del 2017.</p>
<p>di Danio Manfredini e Giusi Zippo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pippo Delbono: rimpiango Bobò e sono il capo del Teatro-follia! | pag. 35</h3>
<p>Attore, autore e regista, Delbono si è confrontato a più riprese con il disagio mentale, attraverso figure ai margini che, dal 1997, hanno contribuito a plasmare un linguaggio peculiare, avverso tanto al teatro sociale quanto a quello mainstream, legato al personaggio.</p>
<p>di Pippo Delbono e Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scomposizioni e acrobazie interiori: le attrici raccontano e recitano la follia | pag. 36</h3>
<p>Tre ruoli femminili di “pazze” della storia del teatro, dall’Ofelia di Shakespeare alla Sarah Kane di 4:48 Psychosis, passando per la Blanche DuBois di Tennessee Williams, nella restituzione di interpreti di diverse età. E c’è chi è specializzata nel personaggio…</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lear e gli altri, tra delirio e poesia, vittime degli uomini o degli dèi | pag. 38</h3>
<p>Re Lear, Oreste, Woyzeck e Osvald Alving: quattro grandi ruoli al maschile di folli raccontati da interpreti di diverse generazioni, dal veterano Glauco Mauri a Claudio Morganti, fino agli emergenti Giovanni Drago e Gianluca Merolli.</p>
<p>di Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scrivere per la scena sulla follia: lʼItalia in cinque tappe esemplari | pag. 40</h3>
<p>Ispirata ai grandi del passato, la drammaturgia italiana contemporanea legge nel disagio psichico un’occasione di conoscenza e riscatto, invisa alla società. Come dimostrano, tra i tanti, alcuni spettacoli di Perrotta, Massini, Celestini, Carullo/Minasi e Scaldati.</p>
<p>di Federico Bellini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Americani ed europei contro le «imprese di sicurezza delle coscienze» | pag. 42</h3>
<p>Occasione di fuga per evadere o, viceversa, soccombere alla realtà; patologia ereditaria con la quale convivere o tecnica per rivelare gli orrori del presente, le pretese totalitarie del potere piuttosto che la tragicità del destino umano: la follia domina nella drammaturgia del secondo Novecento, europea e americana.</p>
<p>di Laura Santini, Roberto Menin, Gianni Poli, Giuseppe Liotta, Letizia Russo, Manuela Cherubini e Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Antonio Rezza e Antonin Artaud: il teatro nasce da un delirio organizzato | pag. 45</h3>
<p>di Amelia Natalia Bulboaca</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Danzare la pazzia: declinazioni possibili di corpi, drammaturgie e movimento | pag. 45</h3>
<p>Indagata già dai tempi di Giselle, la follia ha enormemente arricchito il repertorio della danza contemporanea, tanto come tema drammaturgico quanto come motivo ispiratore di una ricerca originale sul corpo e il movimento da Mats Ek e Neumeier fino a Roberto Zappalà.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tra femminile e cretinismo la grazia folle di Carmelo Bene | pag. 47</h3>
<p>di Vincenza Di Vita</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Per lʼamore o per il potere, la follia nel melodramma | pag. 48</h3>
<p>La scena della pazzia figura sin dalle origini tra i topos del melodramma. Il modello settecentesco, basato sulla reversibilità della patologia, cede presto il passo ad approcci più complessi, tra articolati richiami alla mitologia e impietose diagnosi della realtà.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>

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			<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Testori per il teatro oggi, la forza profetica di una drammaturgia | pag. 50</h3>
<p>Testori e il magistero del suo lavoro teatrale si impongono oggi, a cent’anni dalla nascita, con sorprendente attualità. Dal rapporto tra romanzo e teatro all’invenzione di una lingua, proponiamo qui alcuni temi sui quali l’autore interroga ancora il teatro contemporaneo.</p>
<p>di Annamaria Cascetta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quel che resta di Franca, il diritto di stare sola in scena | pag. 52</h3>
<p>A dieci anni dalla scomparsa di Franca Rame, una riflessione su quale sia il suo lascito nel teatro contemporaneo. Sdoganare gli assoli al femminile di cui è stata antesignana? Rivendicare il diritto all’autorialità delle donne? Portare avanti tematiche scomode mai toccate dal teatro?</p>
<p>di Simone Soriani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ultime parole, ultimi passi di danza i frammenti di storia che se ne vanno | pag. 53</h3>
<p>Le regie di Scaparro, le visioni critiche di Georges Banu, la drammaturgia televisiva di Costanzo, il sorriso di Marescotti, la parola poetica di Sgorbani, accanto alle coreografie ella tv di Gino Landi, e all’impegno di Nuti: gli addii di questo inizio di primavera.</p>
<p>di Claudia Cannella, Giuseppe Montemagno, Fabrizio Sebastian Caleffi, Giuseppe Liotta, Diego Vincenti e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Roberto Anglisani, dal Terzo Teatro al ruolo politico delle storie | pag. 56</h3>
<p>Con un talento naturale per la narrazione, l’attore ne ha perfezionato col tempo la complessa arte. Dall’esperienza con Marco Baliani alla ricerca solitaria, alla regia, le sue sono piccole-grandi storie di esclusi capaci di riscatto, che parlano a ogni essere umano.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lʼopera è nel mondo e tra chi lo abita, Luigi Dadina e lʼarte come relazione | pag. 57</h3>
<p>Co-fondatore, nel 1983, del Teatro delle Albe, l’artista ravennate è da sempre attento alle connessioni di cui il teatro è luogo principe: tra generazioni, culture, età. Ora è al lavoro su una nascente esperienza di teatro comunitario a Lido Adriano, alla periferia di Ravenna.</p>
<p>di Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Surrealisti, poeti e spietati sognatori il graffio alla realtà di Les Moustaches | pag. 58</h3>
<p>Un collettivo di giovani artisti, attivi in teatro e pronti a sperimentarsi con i linguaggi dell’arte visuale: sono la giovane compagnia di Fara Gera d’Adda. Tre spettacoli, molti progetti aperti, talento e intelligenza il loro motore creativo.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>

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			<h2>CRITICHE</h2>
<p>Le recensioni dalla seconda parte della stagione teatrale | pag. 60</p>
<h3>CRITICHE/VISTI IN ITALIA | pag. 86</h3>
<h3>DANZA | pag. 88</h3>
<h3>LIRICA | pag. 90</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>Le novità dal mondo editoriale | pag. 92</p>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Zorro | pag. 96</h3>
<p>di Federico Bellini e Antonio Latella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le notizie dal mondo del teatro | pag. 112</p>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<h3>Teatro e carcere: novità all’orizzonte | pag. 112</h3>
<p>di Francesco Tei</p>

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	</div>
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		<title>Numero 1 di gennaio-marzo 2023</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-1-di-gennaio-marzo-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2023 16:09:25 +0000</pubDate>
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			<h2>Anniversari</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da corso Buenos Aires a via Pier Lombardo<br />
le 50 candeline dei due teatri milanesi | pag. 2</h3>
<p>Dalle origini off ai grandi progetti culturali, Elfo e Parenti, i due Tric cittadini, celebrano il comune compleanno ricordando sì la strada percorsa ma soprattutto pensando al futuro, della propria unica, differente identità artistica.<br />
di Sara Chiappori</p>
<h2>Vetrina</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Verdecoprente, nella campagna umbra<br />
una casa per le arti contemporanee | pag. 4</h3>
<p>Attivi da molti anni nel promuovere le arti performative (e non solo), Rossella Viti e Roberto Giannini hanno da poco pubblicato un imponente volume che ri-crea dieci anni di navigazioni e lanciato un nuovo bando per residenze d’artista.<br />
di Michele Pascarella</p>
<h3>Sala Sole, una residenza poetica<br />
nel cuore antico di Napoli | pag. 5</h3>
<p>Nel quartiere seicentesco intorno a Rua Catalana, apre uno spazio polifunzionale dove si incontrano diverse arti: sala prove, spazio per laboratori, ma soprattutto aperto ai cittadini, e a un pubblico transgenerazionale. La prossima sfida, una stagione in piena regola.<br />
di Giusi Zippo</p>
<h3>A Catanzaro il teatro calabrese<br />
prova ad affermare la propria esistenza | pag. 6</h3>
<p>In una regione in cui in sette comuni su dieci non esistono eventi teatrali, nasce Calabria Showcase, non una mera vetrina di produzioni da vendere ma un’opportunità di crescita per il sistema territoriale. Settimio Pisano ci racconta come funziona.<br />
di Alessandro Toppi</p>
<h3>Premio Hystrio 2023: i bandi | pag. 8</h3>

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			<h2>Gli spettacoli della nostra vita</h2>
<h3>Einstein on the Beach ovvero<br />
Bob Wilson e la rivoluzione percettiva | pag. 10</h3>
<p>Venezia, 1976: per chi c’era, lo spettacolo dell’americano con gli occhi di ghiaccio fu un’esperienza che frantumò il senso del tempo e dello spazio teatrali, producendo una crepa dalla quale dilagò il teatro postdrammatico.<br />
di Roberto Canziani</p>
<h3>Ronconi e lo spettacolo monstre<br />
sul conflitto tra scienza e spiritismo | pag. 11</h3>
<p>Ignorabimus di Arno Holz, nel 1986, fu un grandioso esperimento di confronto-scontro con la realtà: una scena ciclopica, una lunga durata che metteva alla prova attrici e spettatori, per uno spettacolo che è passato alla storia.<br />
di Francesco Tei</p>
<h3>Elementi di struttura del sentimento,<br />
Goethe e la nascita di una passione | pag. 12</h3>
<p>Nel 1986 Laboratorio Teatro Settimo segnò la scena teatrale con il suo spettacolo da Le affinità elettive. Una narrazione collettiva al femminile, dove le singole voci si intrecciavano in una partitura corale di rara efficacia.<br />
di Laura Bevione</p>
<h3>The Sound of Silence, racconto senza parole<br />
di una generazione ai margini | pag. 13</h3>
<p>2008, per il Napoli Teatro Festival va in scena lo spettacolo di Alvis Hermanis sull’ultima utopia del Novecento, che in Lettonia non arrivò mai: il movimento del 1968, con il suo idealismo e la sua purezza di fondo.<br />
di Roberto Rizzente</p>

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			<figure id="attachment_26144" aria-describedby="caption-attachment-26144" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_teatro-settimo_foto-m.buscarino.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-26144" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_teatro-settimo_foto-m.buscarino-300x179.png" alt="Laboratorio Teatro Settimo, Elementi di struttura del sentimento (foto Maurizio Buscarino)" width="300" height="179" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_teatro-settimo_foto-m.buscarino-300x179.png 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_teatro-settimo_foto-m.buscarino-160x95.png 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_teatro-settimo_foto-m.buscarino.png 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-26144" class="wp-caption-text">Laboratorio Teatro Settimo, Elementi di struttura del sentimento (foto Maurizio Buscarino)</figcaption></figure>

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			<figure id="attachment_26145" aria-describedby="caption-attachment-26145" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-26145" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera-300x213.jpg" alt="New York, Museum of Broadway, The phantom of the Opera." width="300" height="213" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera-300x213.jpg 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera-768x546.jpg 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera-600x426.jpg 600w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera-160x114.jpg 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_The-Phantom-of-the-Opera.jpg 891w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-26145" class="wp-caption-text">New York, Museum of Broadway, The phantom of the Opera.</figcaption></figure>

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			<h2>Teatromondo</h2>
<h3>New York città accogliente<br />
dove gli artisti trovano casa | pag. 14</h3>
<p>Dopo anni di chiusura, sono diversi gli spazi nati negli ultimi anni nella Grande Mela che offrono agli artisti di tutto il mondo residenze, luoghi per lavorare e sperimentare nuove idee e nuove forme artistiche da condividere con il pubblico.<br />
di Laura Caparrotti</p>
<h3>NEW YORK/2<br />
The Museum of Broadway: un viaggio immersivo nel magico mondo del musical | pag. 15</h3>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<h3>Vienna: quando la fantasia<br />
si scontra con la realtà | pag. 16</h3>
<p>La stagione viennese apre con festival e spettacoli che osservano i nostri tempi. Passato e presente sono raccontati in messinscene oniriche e ambigue, sospese tra sogno e realtà, dove convivono teatro di parola e visual theatre.<br />
di Irina Wolf</p>
<h3>Nuove tendenze e riflessioni sulla storia:<br />
il teatro contemporaneo romeno in scena | pag. 18</h3>
<p>L’edizione 2022 del Festival Nazionale di Teatro di Bucarest si è contraddistinta per un’impostazione curiosa e innovativa, testimoniando anche il talento di una nuova generazione di registi, molti dei quali già apprezzati all’estero.<br />
di Irina Wolf</p>
<h3>ROMANIA/2<br />
Festival di IaȘi, dai testi d’autore al puppetry il teatro ragazzi e il suo plurilinguismo | pag. 19</h3>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Humour r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Incontri ravvicinati del terzo atto | pag. 21</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Dossier</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ritorno al tragico | pag. 21</h3>
<p>a cura di Maddalena Giovannelli e Martina Treu</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La tragedia greca?<br />
Un processo davanti al pubblico | pag. 22</h3>
<p>Il regista svizzero Milo Rau mostra una profonda conoscenza della drammaturgia classica, anche nelle creazioni non direttamente collegate al mito greco, e usa la tragedia (Orestea, Antigone) come cantiere aperto per riflettere sulla rappresentazione della violenza e sui processi collettivi di scrittura.<br />
di Milo Rau e Maddalena Giovannelli</p>
<h3>Nuove mappe del tragico,<br />
il ritorno di Dioniso sulla scena di oggi | pag. 24</h3>
<p>Attualizzazione o distanziamento, riscrittura politica e filologia: sono molte le possibilità di rilettura del tragico. Ma negli ultimi anni il mito antico viene utilizzato, sempre più spesso, per sondare le tematiche più urgenti e drammatiche del presente.<br />
di Maddalena Giovannelli e Martina Treu</p>
<h3>Costellazioni di artisti e di opere:<br />
le forme del tragico contemporaneo | pag. 26</h3>
<p>Non è la trama di uno spettacolo o la vicinanza al mito a determinare il tragico, ma la forma con cui è intessuto. Da Romeo Castellucci al Teatro del Lemming fino a Roberto Latini, la tragedia sempre più spesso sperimenta strutture dilatate e seriali.<br />
di Daniela Sacco</p>
<h3>Ronconi: un viaggio nel tempo<br />
alla ricerca del rito perduto | pag. 28</h3>
<p>Cosa resta del magistero di Ronconi nel campo della messa in scena della tragedia? Il teatro classico ha rappresentato per il regista un luogo di ricerca elettivo: un campo per sperimentare una recitazione anti-naturalistica, e in cui destrutturare l’idea di personaggio.<br />
di Claudio Longhi</p>
<h3>ˮMateria primaˮ e luogo di pedagogia:<br />
Massimo Castri fra Sofocle ed Euripide | pag. 30</h3>
<p>Nel suo lungo percorso, il regista toscano ha indagato i territori in cui la tragedia evolve verso altre forme, come il dramma borghese o le rarefazioni beckettiane, e ne ha fatto grammatica e sintassi primaria anche nei percorsi di formazione attoriale con l’Atelier della Costa Ovest.<br />
di Isabella Innamorati</p>
<h3>Latella: donne che salvano gli uomini,<br />
quando la tragedia è matriarcale | pag. 32</h3>
<p>Il silenzio di Pilade, il corpo di Medea, lo sguardo di Giocasta, gli Atridi bambini che giocano a fare gli eroi, l’estasi come dimensione che ci avvicina agli dèi: sono alcuni degli spunti da cui è partito il regista nelle sue riletture di tragedie classiche.<br />
di Antonio Latella e Claudia Cannella</p>
<h3>Castellucci e la Socìetas Raffaello Sanzio:<br />
nelle zone più oscure della natura umana | pag. 34</h3>
<p>Da Orestea a Tragedia Endogonidia: Romeo Castellucci traccia, a cavallo del Millennio, un percorso fra tragico e pre-tragico che mette al centro della riflessione la questione del linguaggio e, in scena, un grandioso arsenale di apparizioni.<br />
di Roberto Canziani</p>
<h3>Giorgina Pi: il teatro greco? Uno strumento politico | pag. 35</h3>
<p>di Maddalena Giovannelli</p>

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			<figure id="attachment_26141" aria-describedby="caption-attachment-26141" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-26141" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske-300x174.png" alt="Milo Rau, Orestes in Mosul (foto Stefan Blaeske)." width="300" height="174" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske-300x174.png 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske-768x447.png 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske-600x349.png 600w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske-160x93.png 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_Dossier_Milo-Rau_Orestes-in-Mosul_foto-Stefan-Blaeske.png 774w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-26141" class="wp-caption-text">Milo Rau, Orestes in Mosul (foto Stefan Blaeske).</figcaption></figure>

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			<figure id="attachment_26140" aria-describedby="caption-attachment-26140" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-26140" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI-300x165.png" alt="Robert Carsen, Edipo Re (foto Tommaso Le Pera)." width="300" height="165" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI-300x165.png 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI-768x423.png 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI-600x331.png 600w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI-160x88.png 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_dossier_Edipo-re_Robert-Carsen_foto-Tommaso-Le-PeraAFI.png 773w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-26140" class="wp-caption-text">Robert Carsen, Edipo Re (foto Tommaso Le Pera).</figcaption></figure>

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			<h3>Teatro dellʼElfo: contaminare i classici<br />
da Eschilo a Pasolini, da Sofocle a Berkoff | pag. 36</h3>
<p>L’interesse per il tragico, pur in chiave contemporanea, è una costante per i fondatori dell’Elfo: nelle produzioni degli ultimi tre decenni si individuano percorsi personali e collettivi spesso sorprendenti, mai prevedibili, coerenti con lo stile peculiare della compagnia.<br />
di Martina Treu</p>
<h3>Miti in fiamme, Motus e la vertigine del tragico | pag. 37</h3>
<p>L’ibridazione di codici e linguaggi è una costante del lavoro di reinvenzione di Motus, ma l’ultima creazione del gruppo – Tutto brucia – stupisce per il principio di condensazione, a vantaggio di una progressiva rarefazione di segni.<br />
di Stefania Rimini</p>
<h3>Sinigaglia: abbiamo bisogno del passato<br />
per vivere il presente e immaginare il futuro | pag. 38</h3>
<p>Una forte attenzione alla dimensione corale e politica, e testi drammatici capaci di comunicare in modo diretto con il pubblico di oggi: sono questi gli ingredienti del tragico negli spettacoli di Serena Sinigaglia e della compagnia Atir.<br />
di Nicola Fogazzi</p>
<h3>Fragilità del potere e quotidianità del mito,<br />
i classici greco-siculi di Emma Dante | pag. 39</h3>
<p>L’artista palermitana ama smontare e rimontare l&#8217;originale come ipotesto, mettendo al centro il linguaggio del corpo. Attraverso il tragico, vengono esplorati i rapporti di potere e quelli tra le generazioni e i generi.<br />
di Anna Barsotti</p>
<h3>Costruire ponti fra passato e presente<br />
la vocazione al tragico di Anagoor | pag. 40</h3>
<p>Fin dalla sua nascita la compagnia veneta ha dichiarato una particolare predilezione per il tragico, indagato e messo in scena preservandone la lettera e ribadendone l’efficacia nel ritrarre paure e fragilità dell’umanità.<br />
di Laura Bevione</p>
<h3>Massimiliano Civica,<br />
quando il regista diventa traduttore | pag. 41</h3>
<p>Allestimenti minimali, lavoro sugli attori, scavo del testo, commistione di stili e generi: queste caratteristiche accomunano le regie di Alcesti e Antigone e quelle che Civica ha creato in collaborazione con I Sacchi di Sabbia (Andromaca e Sette contro Tebe).<br />
di Micol Sala</p>
<h3>Lʼabbraccio tra Melpomene e Tersicore:<br />
il tragico nella danza contemporanea italiana | pag. 42</h3>
<p>Virgilio Sieni, Enzo Cosimi, Abbondanza/Bertoni e Michela Lucenti hanno sviscerato, negli ultimi trent’anni, il rapporto fra tragedia greca e danza attingendo all’Orestea di Eschilo, ma anche a Sofocle e a Euripide.<br />
di Carmelo A. Zapparrata</p>
<h3>Mozart e Gluck, lʼopera lirica<br />
alla prova del dramma antico | pag. 43</h3>
<p>Il Neoclassicismo di Gluck e di Mozart, opportunamente rivisitato nel corso dell’ultimo ventennio, ha rivelato quanto il mito sia specchio della realtà contemporanea: dagli scandali di Warlikowski alle letture iconoclaste di Neuenfels, breve storia di un dialogo tra passato e presente.<br />
di Giuseppe Montemagno</p>
<h3>Cesura nella pietra,<br />
tragedia e teatri antichi nel XXI secolo | pag. 44</h3>
<p>Chi mette in scena drammi greci in teatri antichi non dovrebbe prescindere dalla conoscenza della storia del monumento in cui lavora, tanto più che quei luoghi raccontano una storia “tragica”, nel senso moderno di ˮdoloroso, destinato a scomparireˮ.<br />
di Raffaella Viccei</p>
<h3>Un secolo di metamorfosi<br />
al Teatro Greco di Siracusa | pag. 46</h3>
<p>Le rappresentazioni classiche organizzate, a partire dal 1914, dall’Inda, sono state e sono, fra tradizione, avanguardia e ricerca del nuovo, lo specchio di una scena teatrale italiana in continua trasformazione.<br />
di Giuseppe Liotta</p>
<h3>Il teatro nella Grecia di oggi,<br />
in dialogo tra passato e presente | pag 47</h3>
<p>Alcune coordinate sul variegato panorama ellenico: lo scambio dialettico con l’antico per interrogarsi su questioni attuali, il ruolo del Festival Internazionale di Atene e di Epidauro fra tradizione e innovazione, con un focus sui Persiani di Eschilo in alcune regie contemporanee.<br />
di Gilda Tentorio</p>
<h3>Il tragico “fuori”: altri spazi, non-luoghi, macerie, cimiteri, strade e periferie | pag. 48</h3>
<p>di Martina Treu</p>
<h3>Archetipi immortali e (in)vulnerabili eroine, Lina Prosa e il lievito madre del mito | pag. 49</h3>
<p>di Eva Marinai</p>

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			<figure id="attachment_26143" aria-describedby="caption-attachment-26143" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_ritratti_hedda-gabler_liv-ferracchiati_foto-masiar-pasquali.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-26143" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_ritratti_hedda-gabler_liv-ferracchiati_foto-masiar-pasquali-300x194.png" alt="Liv Ferracchiati, Hedda Gabler. Come una pistola carica (foto Masiar Pasquali)" width="300" height="194" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_ritratti_hedda-gabler_liv-ferracchiati_foto-masiar-pasquali-300x194.png 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_ritratti_hedda-gabler_liv-ferracchiati_foto-masiar-pasquali-600x388.png 600w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_ritratti_hedda-gabler_liv-ferracchiati_foto-masiar-pasquali-160x104.png 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_ritratti_hedda-gabler_liv-ferracchiati_foto-masiar-pasquali.png 643w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-26143" class="wp-caption-text">Liv Ferracchiati, Hedda Gabler. Come una pistola carica (foto Masiar Pasquali)</figcaption></figure>

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			<figure id="attachment_26142" aria-describedby="caption-attachment-26142" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_il-crogiuolo_foto-luigi-de-palma.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-26142" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_il-crogiuolo_foto-luigi-de-palma-300x186.png" alt="Il crogiuolo (foto Luigi De Palma)." width="300" height="186" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_il-crogiuolo_foto-luigi-de-palma-300x186.png 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_il-crogiuolo_foto-luigi-de-palma-160x99.png 160w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/01/Hystrio-1-2023_il-crogiuolo_foto-luigi-de-palma.png 439w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-26142" class="wp-caption-text">Il crogiuolo (foto Luigi De Palma).</figcaption></figure>

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			<h2>Ritratti</h2>
<h3>Come la marmellata che non mangio mai:<br />
Liv Ferracchiati dalla (ri)scrittura alla scena | pag. 50</h3>
<p>C’è un lavoro lungo e profondo dietro ogni messinscena di Ferracchiati, che ha appena debuttato al Piccolo di Milano con la “sua” Hedda. Gabler. Un lavoro che passa anche dalla riscrittura dei testi attraverso l’esperienza e il confronto con la scena.<br />
di Fausto Malcovati</p>
<h3>Costruire spettacoli a 360 gradi:<br />
lʼartigianato poetico di Roberto Abbiati | pag. 52</h3>
<p>Attore, regista, drammaturgo, ma anche disegnatore, mimo, musicista e falegname, ha affrontato Shakespeare, Melville, Kafka con una cifra personalissima, in cui si fondono artigianato, poesia e un’ironia stralunata da clown contemporaneo.<br />
di Elena Scolari</p>
<h3>Giocare seriamente insieme:<br />
lʼesperienza insolita di Invisibile Kollettivo | pag. 53</h3>
<p>Una compagnia “invisibile” perché non strutturata, composta da cinque amici che hanno voluto ritagliarsi uno spazio in cui prendersi soltanto “responsabilità artistiche”, interrogandosi insieme al pubblico su come raccontare una storia.<br />
di Laura Bevione</p>
<h3>Daniele Bartolini, il folle volo<br />
dal lato mancino del teatro | pag. 54</h3>
<p>Ordigni emotivi: così Bartolini definisce i propri spettacoli audience specific, ovvero costruiti per un pubblico specifico, al quale l’artista chiede una presenza autentica, fisica e totale. Per poter trasformare l’esperienza esterna in vissuto personale.<br />
di Matteo Brighenti</p>
<h3>Sul precipizio tragicomico<br />
del teatro di Rino Marino | pag. 55</h3>
<p>Sull’idea di delirio consapevole che fa del teatro uno strumento di verità, l’autore, attore e regista siciliano si muove da anni con il suo progetto. Tra scrittura, teatro d’arte e dramma-terapia, cerca un teatro radicale, alla costante ricerca di senso.<br />
di Filippa Ilardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Critiche | pag. 56</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le recensioni dalla prima parte della stagione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Lirica</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Usurpatori, intrighi, magia,<br />
note d’apertura della stagione lirica | pag. 86</h3>
<p>Nei teatri d’Opera protagonisti i classici, con la sete di potere di Boris Godunov e il verismo della Fedora di Martone alla Scala, l’Alcina contemporanea di Michieletto e le tinte cupe del Trovatore di Lievi al Maggio Fiorentino e la via crucis al femminile delle Carmelitane di Emma Dante all’Opera di Roma.</p>
<p>di Fausto Malcovati, Giuseppe Montemagno e Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Visti in Italia</h2>
<h3>Mundruczó e Yamamoto Noh Theater,<br />
due drammaturgie della musica | pag. 88</h3>
<p>di Alice Strazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Festival</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fit Festival, dalla Svizzera al Cile<br />
fra tradizioni rivisitate e ricerca | pag. 89</h3>
<p>di Laura Bevione e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Danza</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nei festival d’autunno<br />
il respiro internazionale della danza | pag. 90</h3>
<p>Dalle cadenze africane di Torinodanza, agli ultimi lavori di Abbondanza/Bertoni e Zappalà a Milanoltre, dalle variazioni rituali a Firenze con Fabbrica Europa, fino al congedo dalle scene di Gardenia di Platel al Festival Aperto di Reggio Emilia.</p>
<p>di Laura Bevione, Paolo Crespi, Carmelo A. Zapparrata, Roberto Canziani e Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca</h2>
<h3>Le novità editoriali | pag. 94</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Testi</h2>
<h3>Neve di carta | pag. 98</h3>
<p>di Letizia Russo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La società teatrale</h2>
<p>Le novità dal mondo teatrale</p>
<p>a cura di Roberto Rizzente | pag. 112</p>
<h3>Teatri che chiudono<br />
uno sguardo triste post-Covid | pag. 112</h3>
<p>di Laura Bevione</p>

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