AUTOPRESENTAZIONE
Quando le parole non si incontrano: storia familiare di un’incomunicabilità
Fratelli Benedetti è un testo che indaga la complessità dei legami familiari, provando a esplorare come la memoria e la percezione soggettiva possano deformare la realtà fino a renderla a tratti irriconoscibile. Pur restando nell’essenza un dramma, la volontà è quella di portare in superficie la tragicità intrinseca nelle relazioni umane e familiari attraverso un linguaggio caratterizzato da un cinismo amaro, talvolta così estremo da sfiorare la comicità. Il dolore viene scomposto e analizzato
come meccanismo di sopravvivenza, come strategia per disinnescare la potenza distruttiva del non detto, ed è proprio in questa sorta di ambiguità emotiva che prova a muoversi la drammaturgia.

La narrazione si sviluppa attraverso una serie di confessionali in cui i tre protagonisti – Adriana, Renzo e Franco – ripercorrono in solitudine le proprie esistenze, restituendo ognuno una versione personale e frammentaria della storia comune. I racconti, spesso in forte contrasto tra loro, compongono un mosaico narrativo che si estende dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri, toccando temi come la lotta politica e la disillusione, il tramonto dell’ideale di famiglia e l’incomunicabilità cronica che attraversa la maggior parte dei legami affettivi. I tre fratelli, uniti da un passato col quale non riescono a fare pace, incarnano archetipi opposti ma complementari: Adriana, ex terrorista rossa, vive con fierezza da trent’anni in carcere; Renzo, architetto di successo, sembra aver costruito la propria esistenza sulla negazione delle emozioni; Franco, il più fragile, un uomo depresso, arrendevole, spettatore passivo del proprio fallimento. Il testo si struttura come un gioco di specchi. Le stesse vicende vengono raccontate da angolazioni diverse e solo nel finale si scopre il nodo centrale che ha segnato la frattura definitiva e il luogo fisico e simbolico in cui si svolge l’intera vicenda.
Fratelli Benedetti nasce da un’esigenza personale, un’esperienza familiare che si è poi emancipata dalla biografia per provare a diventare un racconto condiviso. A emergere, più che le storie dei singoli personaggi, è la struttura stessa del testo. Una dinamica basata sull’assenza di dialogo, sull’impossibilità di comunicare davvero. Le parole non si incontrano mai. Vagano nello spazio del pensiero. Restano intrappolate nei confessionali interiori dei personaggi senza mai trasformarsi in
ascolto reciproco. È proprio questa frattura, il fallimento della parola come ponte tra gli esseri umani, a costituire il vero cuore drammatico.
Che si tratti di fratelli divisi da un trauma o di leader politici in conflitto, la mancanza di dialogo non è mai neutra: è ferita, è abbandono, è resa e lacera, sempre e inevitabilmente. Bianca Tortato
LA MOTIVAZIONE
Premio Hystrio Scritture di Scena 2025 a Fratelli Benedetti di Bianca Tortato
Tre fratelli, una sorella dal passato nella militanza armata: la storia di una famiglia “come ne esistono tante” e come tante vengono raccontate. Il tema ad alto rischio di ripetizione di stereotipi e di retorica viene invece trattato con intelligente maestria dall’autrice, che sceglie un punto di vista originale (e volutamente parziale) e una narrazione non realistica, attraverso una scrittura intrigante, chiara, razionale ed emotiva.
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BIANCA TORTATO è nata nel 2001 a Treviso. Ha studiato scenografia a Venezia per poi spostarsi a Milano e continuare un percorso di studi in recitazione e regia. Nel 2024 ha fondato la compagnia teatrale Teatro Nume, con la quale nello stesso anno ha visto debuttare la sua prima drammaturgia, Semi, al Pacta dei Teatri a Milano e al TaG a Granarolo. Teatro Nume le ha permesso di sperimentare e spaziare tra mondi apparentemente distanti tra loro: la poesia unita alla musica elettronica o la prosa comica che diventa canzone e finisce per fondersi con la danza contemporanea. Negli ultimi anni la scrittura ha assunto un ruolo importante nel suo percorso: Fratelli Benedetti, Premio Hystrio Scritture di Scena 2025, Capitolo Ultimo, finalista del concorso PaT-Passi Teatrali 2025, Le vedove alla coque, semifinalista della Borsa Teatrale Anna Pancirolli 2024. Ma anche Anghingò, uno spettacolo per la prima volta interamente performativo o Pidocchio, un monologo drammatico sotto forma di stand-up. Ad affiancare il percorso attoriale e la produzione drammaturgica, è un forte interesse verso il lavoro con i bambini. Dal 2023 porta avanti diversi percorsi formativi laboratoriali all’interno delle scuole e produce drammaturgie dedicate all’infanzia.

