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		<title>KR70M16‑NAUFRAGO SENZA NOME</title>
		<link>https://www.hystrio.it/testo/kr70m16%e2%80%91naufrago-senza-nome/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 16:35:12 +0000</pubDate>
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			<h3>Le voci dei morti riemergono dal mare tra tragica ironia e umana ingiustizia</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>KR70M16-Naufrago senza nome</em> l’ho cominciato a scrivere nel 2019. Avevo la testa piena delle immagini evocate dai racconti dei migranti incontrati durante la ricerca per <em>Mario e Saleh</em> (<em>Hystrio</em> n. 4.2020 &#8211; <a href="https://www.hystrio.it/testo/mario-e-saleh/" target="_blank" rel="noopener">Leggi la scheda</a>). A queste si è aggiunta quella del disegno di Makkox col bambino in fondo al mare che mostra la pagella a un polipo. Probabilmente gliel’aveva cucita la mamma dentro il giubbotto perché facesse bella figura al cospetto dell’Europa. Chi aveva per prima raccontato questa storia è stata l’anatomopatologa Cristina Cattaneo nel suo bellissimo libro <em>Naufraghi senza volto</em>.</p>
<p>Quella del disegno è un’immagine ironica e lieve, eppure mi fa ripiombare dentro quella tragedia come se la guardassi per la prima volta. Sarebbe la chiave, mi dico. La storia prende forma, il tono è surreale: un’umanità di migranti trova ospitalità presso lapidi e cappelle di un cimitero del Sud, dove non si capisce più chi è vivo e chi è morto. Il protagonista, KR70M16, chiede il suo nome sulla lapide affinché sua madre possa elaborare il lutto, ma in mancanza di documenti il camposantaro glielo nega, coinvolgendo un medico ebreo psicanalista nella risoluzione del trauma. I dialoghi si muovono all’insegna della leggerezza e dell’ironia. Non hanno i toni della tragedia, ma la levità di un film di Kaurismaki. Eppure la tragedia è tutta lì. Scrivo così la prima metà del testo.</p>
<p>Nel 2025 riprendo la scrittura. Due anni prima avviene la tragedia di Cutro, con tantissimi bambini vittime del naufragio. I parenti scendono in massa da tutta Europa per riconoscere i corpi, ma quasi tutti rimangono senza identità. Al posto dei nomi, sulle bare viene affissa una sigla. Sviluppo ancora il dottor Schwarz che tiro fuori dritto dritto dalla mia infanzia. Un medico ebreo ungherese internato in un campo di concentramento che ha sposato poi una donna di Castrovillari ed è vissuto nella mia città fino alla morte. Ma ficcato dentro l’opera, cominciano i guai. Mi ritrovo con due vittime della Storia, una della prima metà del Novecento e l’altra di sconcertante attualità che cominciano a scontrarsi e chissà se mai si riconosceranno. Forse a livello poetico. C’è l’Europa reale e quella immaginata, c’è l’Africa e l’Europa, il corpo e l’anima, l’Occidente che finisce in prima pagina e l’Africa che arranca in quarta. Ma c’è la stessa esigenza di elaborare il lutto in chi rimane. <strong>Saverio La Ruina</strong></p>

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			<p><strong>SAVERIO LA RUINA</strong> si forma come attore alla Scuola di Teatro di Bologna e debutta in teatro con Leo de Berardinis. Laureato presso il Dams di Bologna, è tra i giovani registi selezionati agli atelier di regia curati da Eimuntas Nekrosius per La Biennale di Venezia nelle edizioni 1999 e 2000. Nel 2007 con <em>Dissonorata</em> vince due Premi Ubu come miglior attore e per il miglior nuovo testo italiano. Nel 2010 vince il Premio Ubu con <em>la Borto</em> per il miglior nuovo testo Italiano e il Premio Hystrio alla Drammaturgia. Con <em>Italianesi</em> (nella cinquina dei finalisti al Premio Riccione per il Teatro 2011) vince nel 2012 il Premio Ubu come miglior attore e il Premio Enriquez alla drammaturgia. Nel 2015 riceve il Premio Lo Straniero e il Premio Ruccello e con <em>Polvere</em> due Premi Enriquez per l’interpretazione e la drammaturgia. Nel 2016 con <em>Masculu e fiàmmina</em> debutta al Piccolo Teatro di Milano ed è candidato nel 2017 al Premio Le Maschere del Teatro Italiano come migliore interprete di monologo. Nel 2023 con Via del Popolo vince il Premio Ubu 2023 per il miglior nuovo testo italiano ed è candidato al Premio Le Maschere del Teatro Italiano come migliore novità italiana. Con <em>Dissonorata</em>, o meglio <em>Déshonorée</em>, ottiene il prestigioso riconoscimento della Comédie Française che presenta l’opera in cartellone, con la regia di Françoise Gillard e l’interpretazione di Anna Cervinka, dal 4 al 22 febbraio 2026, ma per cause di forza maggiore rinviata a maggio 2027.</p>

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			<p><strong>La locandina</strong></p>
<p><strong>KR70M16-NAUFRAGO SENZA NOME, testo e regia di Saverio La Ruina. Assistente alla regia Rosy Parrotta. Allestimento di Giovanni Spina. Costumi di Cecilia Foti. Disegno luci e illustrazione di Dario De Luca. Luci e audio di Daniele Nocera. Musiche di Gianfranco De Franco. Con Saverio La Ruina, Dario De Luca, Cecilia Foti. Prod. Scena Verticale, Castrovillari (Cs)</strong>.</p>
<p>Lo spettacolo ha debuttato il 28 gennaio 2026 al Teatro India di Roma; successivamente è stato al Teatro Goldoni di Firenze (26 febbraio), al Teatro degli Angeli di Milano (10-15 marzo) e sarà il 18 aprile al Teatro Biagi D’Antona a Castel Maggiore (Bo) e il 29 maggio al festival Primavera dei Teatri di Castrovillari (Cs).</p>

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		<title>Fratelli Benedetti</title>
		<link>https://www.hystrio.it/testo/fratelli-benedetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2026 18:07:01 +0000</pubDate>
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			<h3>AUTOPRESENTAZIONE<br />
Quando le parole non si incontrano: storia familiare di un’incomunicabilità</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Fratelli Benedetti</em> è un testo che indaga la complessità dei legami familiari, provando a esplorare come la memoria e la percezione soggettiva possano deformare la realtà fino a renderla a tratti irriconoscibile. Pur restando nell’essenza un dramma, la volontà è quella di portare in superficie la tragicità intrinseca nelle relazioni umane e familiari attraverso un linguaggio caratterizzato da un cinismo amaro, talvolta così estremo da sfiorare la comicità. Il dolore viene scomposto e analizzato<br />
come meccanismo di sopravvivenza, come strategia per disinnescare la potenza distruttiva del non detto, ed è proprio in questa sorta di ambiguità emotiva che prova a muoversi la drammaturgia.</p>
<figure id="attachment_31451" aria-describedby="caption-attachment-31451" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2026/01/Fratelli-Benedetti_mise-en-espace_foto-G-Lopez_rid.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-31451" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2026/01/Fratelli-Benedetti_mise-en-espace_foto-G-Lopez_rid-300x191.png" alt="Fratelli Benedetti - una scena della mise en espace - foto gabriele lopez" width="300" height="191" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2026/01/Fratelli-Benedetti_mise-en-espace_foto-G-Lopez_rid-300x191.png 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2026/01/Fratelli-Benedetti_mise-en-espace_foto-G-Lopez_rid-768x488.png 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2026/01/Fratelli-Benedetti_mise-en-espace_foto-G-Lopez_rid.png 945w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-31451" class="wp-caption-text">Fratelli Benedetti &#8211; una scena della mise en espace &#8211; foto Gabriele Lopez</figcaption></figure>
<p>La narrazione si sviluppa attraverso una serie di confessionali in cui i tre protagonisti &#8211; Adriana, Renzo e Franco &#8211; ripercorrono in solitudine le proprie esistenze, restituendo ognuno una versione personale e frammentaria della storia comune. I racconti, spesso in forte contrasto tra loro, compongono un mosaico narrativo che si estende dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri, toccando temi come la lotta politica e la disillusione, il tramonto dell’ideale di famiglia e l’incomunicabilità cronica che attraversa la maggior parte dei legami affettivi. I tre fratelli, uniti da un passato col quale non riescono a fare pace, incarnano archetipi opposti ma complementari: Adriana, ex terrorista rossa, vive con fierezza da trent’anni in carcere; Renzo, architetto di successo, sembra aver costruito la propria esistenza sulla negazione delle emozioni; Franco, il più fragile, un uomo depresso, arrendevole, spettatore passivo del proprio fallimento. Il testo si struttura come un gioco di specchi. Le stesse vicende vengono raccontate da angolazioni diverse e solo nel finale si scopre il nodo centrale che ha segnato la frattura definitiva e il luogo fisico e simbolico in cui si svolge l’intera vicenda.</p>
<p><em>Fratelli Benedetti</em> nasce da un’esigenza personale, un’esperienza familiare che si è poi emancipata dalla biografia per provare a diventare un racconto condiviso. A emergere, più che le storie dei singoli personaggi, è la struttura stessa del testo. Una dinamica basata sull’assenza di dialogo, sull’impossibilità di comunicare davvero. Le parole non si incontrano mai. Vagano nello spazio del pensiero. Restano intrappolate nei confessionali interiori dei personaggi senza mai trasformarsi in<br />
ascolto reciproco. È proprio questa frattura, il fallimento della parola come ponte tra gli esseri umani, a costituire il vero cuore drammatico.<br />
Che si tratti di fratelli divisi da un trauma o di leader politici in conflitto, la mancanza di dialogo non è mai neutra: è ferita, è abbandono, è resa e lacera, sempre e inevitabilmente. <strong>Bianca Tortato</strong></p>

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			<p>LA MOTIVAZIONE<br />
Premio Hystrio Scritture di Scena 2025 a Fratelli Benedetti di Bianca Tortato</p>
<p>Tre fratelli, una sorella dal passato nella militanza armata: la storia di una famiglia “come ne esistono tante” e come tante vengono raccontate. Il tema ad alto rischio di ripetizione di stereotipi e di retorica viene invece trattato con intelligente maestria dall’autrice, che sceglie un punto di vista originale (e volutamente parziale) e una narrazione non realistica, attraverso una scrittura intrigante, chiara, razionale ed emotiva.</p>
<p>Leggi la motivazione completa a <a href="https://www.hystrio.it/premio/" target="_blank" rel="noopener">questo link</a></p>

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			<figure id="attachment_31450" aria-describedby="caption-attachment-31450" style="width: 260px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2026/01/Bianca-Tortato_foto-Virginia-Mingolia.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-31450" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2026/01/Bianca-Tortato_foto-Virginia-Mingolia-260x300.png" alt="Bianca Tortato - foto Virginia Mingolia" width="260" height="300" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2026/01/Bianca-Tortato_foto-Virginia-Mingolia-260x300.png 260w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2026/01/Bianca-Tortato_foto-Virginia-Mingolia.png 367w" sizes="auto, (max-width: 260px) 100vw, 260px" /></a><figcaption id="caption-attachment-31450" class="wp-caption-text">Bianca Tortato (foto: Virginia Mingolia)</figcaption></figure>
<p><strong>BIANCA TORTATO</strong> è nata nel 2001 a Treviso. Ha studiato scenografia a Venezia per poi spostarsi a Milano e continuare un percorso di studi in recitazione e regia. Nel 2024 ha fondato la compagnia teatrale Teatro Nume, con la quale nello stesso anno ha visto debuttare la sua prima drammaturgia, <em>Semi</em>, al Pacta dei Teatri a Milano e al TaG a Granarolo. Teatro Nume le ha permesso di sperimentare e spaziare tra mondi apparentemente distanti tra loro: la poesia unita alla musica elettronica o la prosa comica che diventa canzone e finisce per fondersi con la danza contemporanea. Negli ultimi anni la scrittura ha assunto un ruolo importante nel suo percorso: <em>Fratelli Benedetti</em>, Premio Hystrio Scritture di Scena 2025, <em>Capitolo Ultimo</em>, finalista del concorso PaT-Passi Teatrali 2025, <em>Le vedove</em> <em>alla coque</em>, semifinalista della Borsa Teatrale Anna Pancirolli 2024. Ma anche <em>Anghingò</em>, uno spettacolo per la prima volta interamente performativo o <em>Pidocchio</em>, un monologo drammatico sotto forma di stand-up. Ad affiancare il percorso attoriale e la produzione drammaturgica, è un forte interesse verso il lavoro con i bambini. Dal 2023 porta avanti diversi percorsi formativi laboratoriali all’interno delle scuole e produce drammaturgie dedicate all’infanzia.</p>

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		<title>LA COMPLICITÀ NEL CONTRATTO TEATRALE</title>
		<link>https://www.hystrio.it/testo/la-complicita-nel-contratto-teatrale-incipit-di-sotterraneo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2025 16:58:18 +0000</pubDate>
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			<h3>4 spettacoli e 1 libro: 5 incipit di Sotterraneo</h3>
<p>di Daniele Villa</p>
<p>vincitore del Premio Hystrio alla Drammaturgia 2025</p>
<p>Non siamo sicuri che i nostri testi possano fun zionare sganciati dalla visione degli spettacoli. Certo, hanno piena autonomia concettuale, a tratti persino narrativa. Sono chiari (o almeno speriamo). Però, messi sulla pagina, riescono a far almeno “intravedere” gli spettacoli? Sotterraneo pratica da sempre quella che in gergo si definisce <strong>scrittura scenica</strong>. Al di là del dibattito filologico sulla provenienza del termine (Bertolucci, Planchon, Craig, ecc.) e dell’uso più o meno arbitrario che se ne fa (e va benissimo così!), questa definizione è molto utile per descrivere l’approccio di chi rifiuta l’idea della matrice letteraria del teatro, di chi non parte da un testo scritto per metterlo in scena, ma piuttosto “scrive spettacoli”, sviluppando i testi sul palco attraverso il lavoro in prova coi performer, in un processo creativo integrato dove la parola è solo uno degli elementi della grammatica compositiva. Noi scriviamo mentre creiamo lo spettacolo e spesso i nostri testi cambiano fino a pochi giorni prima del debutto (per la gioia dei performer che lavorano con noi…).</p>
<p>Sganciata dal dovere di raccontare una storia e fare da architrave dello spettacolo, la parola è libera di svolgere altre funzioni: evocare l’invisibile animando lo spazio vuoto, sovraccaricare le azioni di strati concettuali e filosofici, portare micronarrazioni parallele attivando meccanismi ipertestuali, giocare sugli slittamenti di senso, ecc.</p>
<p>C’è però una cosa di vitale importanza che facciamo sempre attraverso i testi: stabilire il “contratto teatrale” col pubblico. All’inizio degli spettacoli chi entra in scena apre subito un canale comunicativo verso la platea (noi la quarta parete non sappiamo cosa sia) e fornisce alcune informazioni utili per capire “da dove parla lo spettacolo”, su quale piano di realtà ci posizioniamo – di fatto sono sempre più di uno e sempre sul confine fra presentazione e rappresentazione. Non si tratta di un momento <em>trigger warning</em>, men che meno di una spiegazione dello spettacolo, è più una “coordinata spazio-concettuale” da condividere, un punto d’incontro a cui darsi appuntamento: va da sé che non presentarci a questo appuntamento, cambiare le coordinate e tradire il contratto sono altrettante strategie con cui comporre lo spettacolo e attivare un meccanismo di complicità critica col pubblico.</p>
<p>Per questi e altri motivi, in dialogo con <em>Hystrio</em>, abbiamo deciso di pubblicare qui non un testo integrale ma piuttosto <strong>cinque incipit</strong> (quattro spettacoli e un libro-performance) di progetti realizzati negli ultimi anni che consideriamo rappresentativi della nostra ricerca.<br />
Di ognuno di questi testi sono state estese le didascalie, per favorire la visualizzazione di tutto ciò che prescinde dalla parola in sé. In ognuno di questi incipit stabiliamo un “contratto teatrale” col pubblico, ma il pubblico lo sa benissimo che non c’è da fidarsi.</p>
<p>Chiamiamola “sospensione di credulità”.</p>

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			<figure id="attachment_31184" aria-describedby="caption-attachment-31184" style="width: 243px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/10/Daniele-Villa_Sotterraneo-_ph_Ilaria-Scarpa.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-31184" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/10/Daniele-Villa_Sotterraneo-_ph_Ilaria-Scarpa-243x300.jpg" alt="Daniele Villa (foto: Ilaria Scarpa)" width="243" height="300" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/10/Daniele-Villa_Sotterraneo-_ph_Ilaria-Scarpa-243x300.jpg 243w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/10/Daniele-Villa_Sotterraneo-_ph_Ilaria-Scarpa-830x1024.jpg 830w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/10/Daniele-Villa_Sotterraneo-_ph_Ilaria-Scarpa-768x948.jpg 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/10/Daniele-Villa_Sotterraneo-_ph_Ilaria-Scarpa-1244x1536.jpg 1244w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/10/Daniele-Villa_Sotterraneo-_ph_Ilaria-Scarpa.jpg 1349w" sizes="auto, (max-width: 243px) 100vw, 243px" /></a><figcaption id="caption-attachment-31184" class="wp-caption-text">Daniele Villa (foto: Ilaria Scarpa)</figcaption></figure>
<p><strong>DANIELE VILLA</strong> è coregista e drammaturgo del collettivo <strong>Sotterraneo</strong> (Firenze, 2005). Il primo lavoro che firma col gruppo è lo spettacolo <em>11/10 in apnea</em>, fra i vincitori del Premio Scenario 2005. Nei successivi 20 anni di scrittura scenica col collettivo firma oltre 20 testi: tra i primi figurano <em>Post-it</em> (2007) e il dittico composto da <em>Dies irae_5 episodi intorno alla fine della specie</em> (2009) e L<em>’origine </em><em>delle specie_da Charles Darwin</em> (2010), due lavori a cavallo dei quali Sotterraneo riceve il Premio Hystrio Castel dei Mondi. Successivamente Villa firma lo spettacolo per l’infanzia <em>La repubblica dei bambini</em> (Premio Eolo 2011), il Daimon Project composto dal dittico <em>BeNormal!</em> e <em>Be Legend!</em> (2013), <em>Overload</em> (2017, vincitore del Premio Ubu come miglior spettacolo), <em>Shakespearology</em> (2019) e <em>L’Angelo della Storia</em> (2022, vincitore del Premio Ubu come miglior spettacolo). Nello stesso arco di tempo Villa produce contributi per pubblicazioni teatrali (tra gli altri per Titivillus ed Editoria &amp; Spettacolo), interventi su riviste di settore (<em>Hystrio</em>, <em>Lo Straniero</em>, <em>La Falena</em> ecc.), articoli per testate online (<em>Altre Velocità</em>, <em>Doppiozero</em> ecc.) e tiene corsi per accademie teatrali e università, mentre le produzioni di Sotterraneo replicano in diversi dei più importanti festival e teatri nazionali e internazionali, costruendo nel tempo numerose partnership stabili. Sotterraneo è infatti Artista Associato al Piccolo Teatro di Milano, fa parte del progetto Fies Factory di Centrale Fies ed è artista residente presso Teatri di Pistoia.</p>

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		<title>La sparanoia</title>
		<link>https://www.hystrio.it/testo/la-sparanoia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 08:42:08 +0000</pubDate>
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			<p><strong>AUTOPRESENTAZIONE</strong></p>
<h3>Un irriverente appello a «fare danni» in un disordine festoso tra pubblico e privato</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La sparanoia</em> l’ho scritto nel 2023, quando avevo ventisei anni. È un testo che raccoglie frammenti, appunti, frasi sentite o pensieri scritti, raptus di disperazione, graffi, lividi e dolori incarniti risalenti a un arco di tre anni, cioè dal 2020 al 2023. È una sorta di piccolo album di ricordi e di incubi quotidiani, che cerca di tenere memoria sia di me che di noi, sia del singolo che del branco, di questa mandria sempre più mansueta di docili cittadini, dei bravi nani da giardino che siamo divenuti durante quei quattro anni. Durante la pandemia, si sono accresciute misure securitarie, che hanno alimentato un forte senso di paranoia e accresciuto la divisione del tessuto sociale, condannando tutti a vivere sepolti in casa, lontani da una partecipazione attiva e politica alla vita sociale. Mi ricordo che sentivo i miei amici e che erano tutti incastrati negli angoli di casa, addomesticati, con tutti i crampi di crescita di un corpo ventenne, esagitati, volevano uscire e sudare, intanto mordevano il cuscino mentre fuori dalla finestra c’era il sole, il polline e la polizia.<br />
Oggi la sicurezza è considerata un valore, fa parte di programmi politici e viene salutata come una benedizione. Parlano di zone rosse, arresti preventivi, aumenti della pena, reati di piazza e sospensioni. Fanno di tutto per spegnere ogni vagito di eroismo. Quando avevo scritto lo spettacolo, volevo parlare di addomesticamento, cioè di una pulsione generazionale a renderci sempre più obbedienti e integrati al sistema. Oggi però mi ricredo. C’è in atto dall’alto una spinta autoritaria e repressiva senza precedenti. E quindi, accanto al nostro privato piacere per l’obbedienza, assistiamo a un’infezione repressiva del tessuto sociale, da cui proliferano metastasi di decreti anti-vita, anti-movida, anti-tutto.<br />
<em>La sparanoia</em> è un testo urlato. È un testo manesco. È un attacco epilettico. Risveglia una rabbia  primaria e preistorica. La rabbia dei disadattati, cioè di chi fatica a stare all’ordine. Sicuramente, io  urlo dalla prospettiva di chi ha la mia età, ma il desiderio è che questo urlo, l’urlo che ho cercato di traslocare dalla vita alla pagina, l’urlo scritto nelle parole, sia di tutti. È un invito generale al disordine festoso. Quello che spero è che, visto lo spettacolo, gli spettatori, di qualunque età, escano da teatro e desiderino nuocere allo status quo. Facciamo danni, per cortesia. Questo dice lo spettacolo.</p>
<p><strong><em>Niccolò Fettarappa</em></strong></p>

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			<p><strong>La locandina</strong></p>
<p><strong>LA SPARANOIA. Atto unico senza feriti gravi purtroppo, progetto ideato e scritto da Niccolò Fettarappa. Contributo intellettuale di Christian Raimo. Regia di Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri. Con Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri. Prod. Sardegna Teatro e Agidi, con il sostegno di Armunia Teatro, Spazio Zut, Circuito Claps, Officine della cultura. Si ringrazia Carrozzerie n.o.t.</strong></p>
<p><em>La sparanoia</em> ha debuttato il 30 giugno 2023 a Rosignano Solvay per Armunia Festival. Prossime date da agosto 2025: 6 agosto al Festival dei Tacchi, Jerzu (Nu); 11 novembre al Teatro Verdi, Pordenone; 12 novembre al Teatro Sant’Afra, Brescia; 10 dicembre al Teatro del Fiume, Boretto (Re); 11 dicembre al Tib Teatro, Belluno; 18-20 dicembre al Teatro Due, Parma; 17 febbraio 2026 al Cinema Teatro Boiardo, Scandiano (Re); 18 febbraio al Teatro Comunale, Bomporto (Mo); 19-20 febbraio al Teatro La Contrada, Trieste; 21 febbraio al Teatro Petrella, Longiano (Fc); 21-22 marzo all’Itc, San Lazzaro di Savena (Bo); 23-26 aprile al Teatro Basilica, Roma.</p>

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			<figure id="attachment_29628" aria-describedby="caption-attachment-29628" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/NiccooFettarappaSandri.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-29628" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/NiccooFettarappaSandri-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/NiccooFettarappaSandri-300x193.jpg 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/NiccooFettarappaSandri-1024x658.jpg 1024w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/NiccooFettarappaSandri-768x493.jpg 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/NiccooFettarappaSandri-1536x986.jpg 1536w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/NiccooFettarappaSandri.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-29628" class="wp-caption-text">Niccolò Fettarappa</figcaption></figure>
<p><strong>NICCOLÒ FETTARAPPA</strong> (Roma, 1996), autore, attore e regista. Si laurea in Filosofia ed esordisce a teatro con <em><strong>Apocalisse tascabile</strong></em>, di cui è autore, regista e interprete. Lo spettacolo vince prestigiosi premi, tra cui In-Box 2021, il Premio della Critica al Nolo Fringe Festival, il Premio delle Giurie Riunite a Direction Under 30, il Premio Italia dei Visionari, e gli vale la candidatura al Premio Rete Critica 2022. Con<em> Apocalisse tascabile</em> inizia una tournée che lo porta in tutta Italia, raccogliendo entusiasti consensi di pubblico e critica.<br />
<strong><em>La sparanoia-Atto unico senza feriti gravi purtroppo</em></strong> è il suo secondo lavoro teatrale, di cui è autore e interprete, prodotto da Agidi e Sardegna Teatro. Con Lorenzo Maragoni scrive e interpreta <em><strong>Solo quando lavoro sono felice</strong></em>, con cui vince la Menzione Speciale al Premio Forever Young 2022. Nel 2023 è finalista al Premio Riccione-Sezione Tondelli con <strong><em>Orgasmo-Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso</em></strong>. Nel 2024, scrive e mette in scena con Nicola Borghesi <strong><em>Uno spettacolo italiano</em></strong>, prodotto da Emilia Romagna Teatro. Nel 2025, presenta presso il Teatro Stabile di Bolzano, all’interno della rassegna sulla nuova drammaturgia Wordbox, il suo nuovo testo <em><strong>Il perdente. Commedia con disprezzo</strong></em>. Sempre nel 2025, con Lorenzo Maragoni pubblica e presenta al Salone del Libro di Torino <strong><em>Showpero. Manifesto selvaggio contro il talento</em></strong>, edito da Tlon. I suoi testi teatrali sono pubblicati da Ronzani Editore.</p>

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		<title>NELL’OCCHIO DEL LABIRINTO</title>
		<link>https://www.hystrio.it/testo/nellocchio-del-labirinto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 10:26:55 +0000</pubDate>
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			<h2>AUTOPRESENTAZIONE</h2>
<h3>Tortora: una storia ignobile di malagiustizia, l’importanza della memoria e della denuncia</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il caso Tortora non è incredibile soltanto per la crudeltà con cui giudici, stampa e opinione pubblica si sono accaniti nei confronti di un innocente. La storia di Enzo Tortora è la storia di un uomo che, dall’alto della sua posizione di personaggio pubblico, ha deciso di farsi portavoce di una battaglia che non ha colore politico: quella della giustizia giusta.<br />
Consapevole di essere innocente, Tortora si è spogliato dell’immunità di europarlamentare per farsi giudicare da un tribunale che non lo vedeva come imputato ma come nemico.</p>
<figure id="attachment_28029" aria-describedby="caption-attachment-28029" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/10/Nell_occhio-del-labirinto-foto-Laila-Pozzo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-28029" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/10/Nell_occhio-del-labirinto-foto-Laila-Pozzo-300x169.jpg" alt="Nell_occhio del labirinto (foto Laila Pozzo)" width="300" height="169" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/10/Nell_occhio-del-labirinto-foto-Laila-Pozzo-300x169.jpg 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/10/Nell_occhio-del-labirinto-foto-Laila-Pozzo-1024x576.jpg 1024w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/10/Nell_occhio-del-labirinto-foto-Laila-Pozzo-768x432.jpg 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2023/10/Nell_occhio-del-labirinto-foto-Laila-Pozzo.jpg 1470w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-28029" class="wp-caption-text">Nell&#8217;occhio del labirinto (foto Laila Pozzo)</figcaption></figure>
<p>Spesso riteniamo che il XXI secolo sia l’era delle fake news, dello strapotere dei media &#8211; siano essi tradizionali o social &#8211; nel dirigere da una parte o dall’altra l’opinione pubblica. Il caso Tortora è l’esempio lampante di come la  manipolazione delle informazioni affondi le sue radici più indietro nel tempo: testate autorevoli e firme di tutto rispetto hanno contribuito a questa grottesca macchina del fango basata su «pettegolezzi giudiziari», fiumi di calunnie imperniate sul “sentito dire”, cacce grosse allo scoop più bieco per dipingere una persona onesta come un mostro dalla doppia faccia &#8211; quella del presentatore che intrattiene le famiglie sulla tv di Stato e quella del malavitoso capace di spostare milioni di lire e chili di cocaina con uno schiocco di dita.<br />
Il monologo si dipana in una narrazione continua, dove la diegesi oltrepassa i confini narrativi per sfociare nel dialogo, risale nel resoconto storico, si alterna tra la terza persona di un narratore onnisciente che va a spiare i detenuti del carcere di Forte Longone e la prima persona del giornalista, fino a scavare nella sua interiorità nel momento dell’arresto, provando a immaginare come possa essersi sentito, braccato in piena notte dai carabinieri all’Hotel Plaza di Roma. Iniziano così i suoi<br />
anni “nell’occhio del labirinto”, espressione che vuole unire la claustrofobia di chi non sa quando &#8211; e soprattutto se &#8211; potrà uscire dalla prigionia fisica e mentale con il voyeurismo giustizialista della stampa che, per una copia venduta in più, non ha esitato a ignorare i fatti per far posto al sensazionalismo d’accatto.<br />
Enzo Tortora muore la mattina del 18 maggio 1988 nel suo appartamento, stroncato da un tumore ma &#8211; almeno questo &#8211; da uomo libero. La sua vicenda non può e non deve rimanere una targa su un muro del centro di Milano, un trafiletto sui giornali nell’anniversario della morte o un brutto ricordo nella gioventù della generazione precedente alla mia. <em><strong>Chicco Dossi</strong></em></p>

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			<p><strong>La locandina</strong><br />
<strong>NELL’OCCHIO DEL LABIRINTO.</strong> <strong><em>Apologia di Enzo Tortora</em></strong>, testo e regia di Chicco Dossi. Con Simone Tudda. Primo spettatore Renato Sarti. Prod. Teatro della Cooperativa, Milano.</p>
<p>Si ringrazia l’Associazione Enzo Tortora.</p>
<p>Lo spettacolo ha debuttato il 31 gennaio 2023 al Teatro della Cooperativa di Milano.</p>

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			<figure id="attachment_30521" aria-describedby="caption-attachment-30521" style="width: 202px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/04/Chicco-Dossi.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-30521" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/04/Chicco-Dossi-202x300.png" alt="Chicco Dossi" width="202" height="300" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/04/Chicco-Dossi-202x300.png 202w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/04/Chicco-Dossi.png 339w" sizes="auto, (max-width: 202px) 100vw, 202px" /></a><figcaption id="caption-attachment-30521" class="wp-caption-text">Chicco Dossi</figcaption></figure>
<p><strong>CHICCO DOSSI</strong>, classe 1994, consegue la maturità classica con il massimo dei voti e la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con una tesi sul rapporto tra teatro e neuroscienze. Presso lo stesso ateneo, lavora attualmente come docente con incarico di cultore della materia. Dal 2019 lavora con Renato Sarti e il Teatro della Cooperativa di Milano come assistente alla regia e alla drammaturgia. Tra gli altri spettacoli, ha collaborato alla stesura di <em>Mbira</em> di Roberto Castello (2019), di <em>Il rumore del silenzio</em> di Renato Sarti (2019), testo finalista al 55° Premio Riccione per il teatro; di <em>Naufraghi senza volto</em> (2021), tratto dall’omonimo libro del medico legale Cristina Cattaneo; alla messinscena di <em>Ausmerzen</em> (2024) di Marco Paolini, regia e adattamento di Sarti. È stato finalista del bando College Autori di Biennale 2021. <strong><em>Nell’occhio del labirinto. Apologia di Enzo Tortora</em></strong>, il suo testo di esordio, premiato al X Concorso Autori Sipario, ha debuttato per la sua regia al Teatro della Cooperativa nel gennaio 2023; è stato rappresentato alla Camera dei Deputati in occasione del 35° anniversario della morte di Enzo Tortora e nello stesso anno è stato inserito anche nel programma di Hystrio Festival. Nel 2022 Dossi vince con <em>Out of the blue</em> il Premio InediTO &#8211; Colline di Torino e la menzione speciale al V Premio Drammaturgico Internazionale Carlo Annoni. Il testo è stato pubblicato sullo Speciale Autori Italiani per l’Europa della rivista <em>Sipario</em> e ha debuttato nel gennaio 2025. Nello stesso mese va in scena <em>Senza motivo apparente</em>, interpretato da Christian La Rosa e prodotto dal Teatro della Cooperativa.</p>

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		<title>ZORRO</title>
		<link>https://www.hystrio.it/testo/zorro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 17:56:08 +0000</pubDate>
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			<h2>AUTOPRESENTAZIONE</h2>
<h3>La povertà e il potere: Beckett, Zorro<br />
e le dinamiche sociali spiegate al pubblico</h3>
<p><em>Zorro</em> è parte di un dittico sulle figure dei supereroi, presentato a Cottbus, Germania Orientale, insieme a <em>Wonder Woman</em>. Al centro della scena troviamo quattro personaggi, il Povero, il Poliziotto, il Muto e il Cavallo; sono archetipi che rimandano alla vicenda del fumetto creato da McCulley, abitanti di un non-luogo che apparentemente è la ricchissima, poverissima California. Il testo è diviso in sette quadriglie, come un ballo sincopato in cui gli attori si scambiano il ruolo a ogni passaggio, ragionando su alcune questioni che fanno da tema a ogni breve atto.<br />
Il grande tema del testo è la povertà, o meglio, il confronto tra la povertà e un potere impersonificato, anche in maniera grottesca, dal Poliziotto: può esistere, oggi, uno Zorro che si ponga a difesa dei più deboli? E questi cosiddetti poveri possono essere tali addirittura per scelta? Sono solo alcune delle domande poste da questo testo, che parte dall’impossibilità di creare un noi che sostanzi il senso dell’essere una comunità, fino a indagare alcuni cortocircuiti che inevitabilmente nascono dall’affrontare a teatro un tema sociale: si può, ed è giusto, parlare di povertà, laddove il territorio di discussione e la discussione stessa non sono che convenzioni necessariamente indirizzate a un pubblico pagante? Come si configura una comunità quando si innesca il dominio dell’interesse? Cosa sarebbe la California di Don Diego de la Vega se calata nell’oggi, con affitti inaccessibili e povertà dilagante in quella convivenza tra lusso e indigenza che è propria, ad esempio, della città che omaggia il riccopovero per eccellenza, San Francisco?<br />
In un’atmosfera vagamente beckettiana, i quattro archetipi cercano, e forse miracolosamente trovano, l’unico spazio e terreno comune, il dialogo, diventando veri e propri zanni, guitti capaci di tutto per un tozzo di pane, scoprendo che a volte, come nelle figure del Povero e del Poliziotto, ci siano più affinità che differenze in chi sopravvive vivendo su un pezzo di cartone e chi si fregia di avere un’arma, una piccola e forse illusoria porzione di potere.<br />
<strong>Federico Bellini e Antonio Latella</strong></p>

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			<p><strong><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/01/Federico-Bellini.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-30408 alignleft" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/01/Federico-Bellini.png" alt="" width="167" height="209" /></a>FEDERICO BELLINI</strong> nasce a Forlì nel 1976. Dal 2002 collabora con Antonio Latella come drammaturgo, autore e co-autore. Tra gli spettacoli più significativi scritti per e con il regista: <em>Querelle</em>, <em>I trionfi</em>, La cena de le ceneri, <em>Studio su Medea,</em> <em>Moby Dick</em>, <em>Mamma Mafia, Caro George, La metamorfosi</em> e altri racconti. Ha scritto, nel 2012, <em>Francamente ne infischio</em>, insieme a Latella e Linda Dalisi e <em>Studio sul Simposio di Platone</em> per la regia di Andrea De Rosa, per cui ha scritto anche <em>Tutto ciò che è grande è nella tempesta</em>. Nel 2013 scrive <em>Le benevole</em>, per lo Schauspielhaus di Vienna, e <em>A.H</em>, sempre insieme a Latella. Del 2015 è la drammaturgia di <em>Ti regalo la mia morte, Veronika</em> per Ert, mentre, sempre per Ert, è stato tutor dei drammaturghi nel progetto formativo Santa Estasi. Dal 2017 al 2020 è drammaturgo e assistente alla Direzione Artistica della Biennale di Venezia Teatro. Negli ultimi anni, ha curato la drammaturgia di <em>Caligula</em>, <em>Oedipus</em> e <em>I tre moschiettieri</em> per il Theater Basel. Nel 2019 ha scritto <em>Dante-Pasolini: una commedia divina</em> per il Residenztheater di Monaco di Baviera, spettacolo invitato all’edizione 2020 del Theartreffen di Berlino. Nel 2021 è stato drammaturgo per <em>Bunbury</em>, prodotto dal Burgtheater di Vienna; nel 2022 ha tradotto <em>Hamlet</em> per la regia di Latella, spettacolo vincitore del Premio Ubu come miglior spettacolo dell’anno. La traduzione è pubblicata da Scalpendi Editore. È stato drammaturgo stabile per il Nuovo Teatro di Napoli nella stagione 2010-11.</p>
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<p><strong>ANTONIO LATELLA</strong> dirige il suo primo spettacolo nel 1998, Agatha. Nel 1999 firma il “Progetto<a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/01/Antonio-Latella-foto-Andrea-Pizzalis.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-30409 alignright" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/01/Antonio-Latella-foto-Andrea-Pizzalis.png" alt="" width="167" height="189" /></a> Shakespeare e oltre” (Premio Ubu 2001), che anticipa la trilogia su Jean Genet e quella su Pier Paolo Pasolini. Nel 2005 debutta <em>La cena de le ceneri</em> di Giordano Bruno (Premio Anct) e nel 2006 è il più giovane artista italiano chiamato a dirigere l’École des Maîtres, mentre nel 2007 <em>Studio su Medea</em> vince il Premio Ubu come spettacolo dell’anno. Nel 2010 vengono presentati <em>[H] L_DOPA</em> e <em>Don</em> <em>Chisciotte</em> che annunciano la direzione artistica del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli per la stagione 2010-11. Nel 2011 fonda “stabilemobile compagnia Antonio Latella”, con cui ha firmato, tra gli altri, <em>C’è del pianto in queste lacrime</em> (Napoli 2012), <em>Francamente me ne infischio</em> (Premio Ubu alla regia 2013), <em>Die Wohlgesinnten</em> (Vienna 2013). Nel 2012 riceve il Premio Hystrio alla regia. Nel 2013 debutta con <em>Natale in casa Cupiello</em> per il Teatro di Roma (2014, vincitore del Premio le Maschere del Teatro). Nel 2016 realizza un progetto di pedagogia, <em>Santa Estasi,</em> maratona di otto spettacoli sulla saga degli Atridi, che riceve il Premio Ubu come spettacolo dell’anno. Nel 2017 presenta per il Piccolo Teatro di Milano <em>Pinocchio</em> e, per Theater Basel, l’opera <em>La Cenerentola</em>. Nel 2018 dirige <em>Aminta</em> (Premio Ubu migliore spettacolo). Nel 2019 <em>Die Drei Musketiere</em> per Theater Basel ed Eine göttliche Komödie:Dante/Pasolini per il Residenztheater di Monaco. Nel 2019 dirige Hamlet per il Piccolo Teatro di Milano, Premio Ubu quale miglior spettacolo dell’anno; del 2020 è <em>Bunbury</em> per il  urgheater di Vienna. Nel 2021 dirige <em>Chi ha paura di Virginia Woolf?</em> e <em>Zorro/Wonder Woman</em>, per lo Staatstheater di Cottbus, e <em>Cyrano</em> per il Residenztheater di Monaco. I suoi spettacoli sono ospitati nei più importanti teatri e festival internazionali. La Biennale di Venezia, presieduta da Paolo Baratta, lo ha nominato direttore del settore Teatro per il quadriennio 2017-20.</p>

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			<p><strong>La Locandina</strong></p>
<p><strong>ZORRO, di Federico Bellini e Antonio Latella. Regia di Antonio Latella. Costumi di Simona D’Amico. Con Michele Andrei, Emilio De Marchi, Gunnar Golkowski, Markus Paul. Prod. Staatstheater, Cottbus (Germania).</strong></p>
<p>Lo spettacolo ha debuttato il 4 settembre 2021 allo Staatstheater di Cottbus, in Germania, dove è stato in tournée durante la stagione 2021-22. E&#8217; nella stagione 2024-2025 del Piccolo Teatro di Milano.</p>

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		<title>NEVE DI CARTA</title>
		<link>https://www.hystrio.it/testo/neve-di-carta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 17:28:15 +0000</pubDate>
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			<h2>AUTOPRESENTAZIONE</h2>
<h3>Storia di Gemma, una vita spezzata in manicomio</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa storia non è mai accaduta. Ma molte vite sono state recluse e spezzate, proprio come quella di Gemma, nei manicomi di tutto il mondo, specialmente nel periodo tra la fine del XIX secolo e il post-Seconda Guerra Mondiale. Bernardino e Gemma sono due personaggi inventati, nati dalla lettura di un saggio, Ammalò di testa, scritto dalla storica Annacarla Valeriano. Il saggio si occupa di ricostruire, attraverso le numerose lettere scritte dai pazienti degli istituti psichiatrici ai propri familiari, l’impatto devastante dell’istituzione manicomiale sul tessuto sociale prevalentemente contadino dell’Italia centrale, tra Abruzzo e Molise.<br />
Gemma e Bernardino, i due personaggi di Neve di carta, sono due contadini, sposati, che non si vedono da dieci anni: Gemma è chiusa in manicomio, abbandonata lì da un marito troppo sottomesso alle aspettative di una famiglia che non sa distinguere la vitalità dalla follia. È la storia di un viaggio nello spazio e nel tempo: il viaggio che Bernardino compie in una campagna desolata e abitata da esseri umani e animali segnati dalla fatica di sopravvivere è guidato da una misteriosa scia di carta bruciata portata dal vento che gli consegna, per la prima volta, le parole che Gemma gli ha scritto nel corso di dieci anni di reclusione. Il nostos di Bernardino si intreccia con le parole di Gemma, con la sua lotta all’interno del manicomio per non perdere dignità e vita. Attraverso i racconti, e l’incessante speranza che la reclusione abbia fine, Gemma restituisce un ritratto non storico nel senso realistico del termine, ma vivido e umano delle tante vite che attraversano il suo luogo di reclusione: donne come lei, condannate al manicomio perché tristi, o semplicemente sensibili, o giustamente ribelli, anziani schiacciati dal dolore del lutto per un figlio morto nella Prima Guerra Mondiale, bambini abbandonati, reduci dal fronte, infermieri. Il viaggio di Bernardino, ribelle tardivo e inconsapevole, si fermerà solo di fronte all’immagine di Gemma, finalmente e tragicamente libera.<br />
Il testo è nato anche dall’incontro con Elisa di Eusanio e Andrea Lolli, interpreti di Neve di carta. Gemma e Bernardino sono, teatralmente, “cuciti” sui loro interpreti. La struttura è lineare nello spazio ma non lineare nel tempo, e la lingua è una ricerca di poesia “bassa” e teatrale per un tempo sospeso come quello di certe fiabe feroci. <strong>Letizia Russo</strong></p>

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			<figure id="attachment_30405" aria-describedby="caption-attachment-30405" style="width: 181px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/01/Letizia-Russo-ph-Gabriele-Lopez.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-30405" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2025/01/Letizia-Russo-ph-Gabriele-Lopez.png" alt="Letizia Russo ph Gabriele " width="181" height="240" /></a><figcaption id="caption-attachment-30405" class="wp-caption-text">Letizia Russo ph Gabriele</figcaption></figure>
<p><strong>LETIZIA RUSSO</strong> scrive il suo primo testo, <em>Niente e nessuno</em>, nel 2000 messo in scena al festival Per Antiche Vie. Nel 2001 <em>Tomba di cani</em> vince il Premio Tondelli. Il testo viene diretto da Cristina Pezzoli e, nel 2003, vince il Premio Ubu come miglior novità drammaturgica. Su commissione del National Theatre di Londra, scrive <em>Binario morto-Dead End</em>. Nel 2004 scrive <em>Babele</em>, in scena con la regia di Paolo Zuccari che dirige anche Primo amore. Nel 2005 scrive <em>Edeyen</em>, regia di Fausto Russo Alesi. Nel 2008 cura l’adattamento della <em>Trilogia della villeggiatura</em>, di Carlo Goldoni, prodotto dalla Schauspielhaus di Colonia, per la regia di Antonio Latella. Nel 2009, per il progetto <em>Satyricon</em> di Verdastro/Della Monica, scrive <em>Quartilla</em>. Nel 2014 scrive <em>Se ci sei batti un colpo</em>, in scena con Fabio Mascagni. Nel 2016 cura la riscrittura di <em>Madame Bovary</em>, di Gustave Flaubert, per la regia di Andrea Baracco. Con Franco Visioli codirige la masterclass di drammaturgia e suono alla Biennale di Venezia &#8211; Biennale College. Nel 2018 cura la traduzione di <em>Macbeth</em>, regia di Serena Sinigaglia e la riscrittura de <em>Il maestro e Margherita</em> di Michail Bulgakov, regia di Andrea Baracco. Nel biennio 2018-19 coordina insieme a Linda Dalisi il bando Autori under 40 alla Biennale di Venezia. Nel 2018 scrive <em>Neve di carta</em>, che va in scena con Elisa di Eusanio e Andrea Lolli. Nel 2020 cura la riscrittura per il teatro di <em>Guerra e pace</em> di Tolstoj, regia di Andrea Baracco e nel 2022, ancora per Andrea Baracco, cura la traduzione e l’adattamento di <em>Otello</em>, di Shakespeare. Insegna all’Accademia Silvio d’Amico di Roma. Ha ricevuto il Premio Anct nel 2019 e il Premio Hystrio alla Drammaturgia nel 2022.</p>

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			<p><strong>La Locandina</strong></p>
<p><strong>NEVE DI CARTA, di Letizia Russo. Liberamente ispirato ad Ammalò di testa, di Annacarla Valeriano. Regia di Elisa di Eusanio e Daniele Muratore. Scene di Azzurra Angeletti. Costumi di Angela di Eusanio. Luci di Camilla Piccioni. Musiche di Stefano De Angelis. Con Elisa di Eusanio e Andrea Lolli. Prod. Florian Metateatro, Pescara. </strong></p>
<p>Lo spettacolo ha debuttato il 26 settembre 2019 al Teatro Argot Studio di Roma.</p>

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		<title>LA PACE NON È MAI STATA UN’OPZIONE</title>
		<link>https://www.hystrio.it/testo/la-pace-non-e-mai-stata-unopzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2024 18:21:32 +0000</pubDate>
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			<h2>AUTOPRESENTAZIONE</h2>
<h3>Relazioni quotidiane di una coppia disfunzionale tra dipendenza affettiva e ricerca del senso</h3>
<p>In questo momento storico le dinamiche di prevaricazione all’interno delle relazioni sentimentali vengono descritte attraverso una serie di termini che vanno a comporre un vocabolario molto preciso e connotato. Alcune delle definizioni più diffuse sono “rapporto disfunzionale” e “dipendenza affettiva”. Queste formule hanno sicuramente un’utilità in ambito psicologico, così come altri concetti, come quello di “società patriarcale”, ce l’hanno in ambito socio-politico.<br />
So che è importante avere delle categorie, sia per potersi orientare a livello terminologico all’interno di un percorso di studio, divulgazione o pratica psicoterapeutica, sia per portare avanti battaglie collettive necessarie per modificare la realtà in cui viviamo. Ma allo stesso tempo non riesco a non pensare che queste categorie, in quanto fondate su definizioni inevitabilmente parziali e arbitrarie, non solo non descrivano in modo esaustivo i  fenomeni a cui si riferiscono, ma non siano neppure l’unico modo possibile per parlarne.<br />
Ecco da dove nasce il desiderio di scrivere questo testo: avevo voglia di parlare di una coppia che si scontra in modo violento, una coppia che utilizzando una certa terminologia specifica, si potrebbe definire “disfunzionale” o affetta da “dipendenza affettiva”, ma alla quale io però non volevo approcciarmi in questo modo. Sia perché dietro alle definizioni si nasconde sempre un giudizio, e dietro a un giudizio un intento didattico (che per me non ha nessun interesse, sia da fruitore che da autore); sia perché il termine “disfunzionale” esiste in opposizione al termine “funzionale” e presuppone che qualcosa che “non funziona” possa essere “curato” e iniziare a “funzionare”. E la “dipendenza affettiva” viene spesso descritta come una reazione a un trauma subito durante l’infanzia, che bisogna superare per riuscire finalmente a “stare bene con se stessi”.<br />
Ma cosa significa “funzionare” e “star bene con se stessi”? Accettare di non essere dipendenti dall’altro? Siamo sicuri? Io conosco tante persone che esistono, agiscono e restano attaccati alla vita solo grazie alle loro dipendenze: dal lavoro, dai figli, dal successo, dalla droga e anche da relazioni all’interno delle quali ricercano la restituzione di un “senso” che non riescono a trovare altrove. Devono tutte “curarsi”? Non lo so. L’unica cosa che so è che io non ci riesco, a guardare gli esseri umani così. Mi viene spontaneo guardarli chiedendomi a cosa si aggrappano, alla mattina, per trovare l’energia di svegliarsi e vivere un’altra giornata. Da questo sono partito, per scrivere questo testo e per<br />
raccontare questa coppia. <strong>Emanuele Aldrovandi</strong></p>

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			<p><strong><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/10/Emanuele-Aldrovandi-2021-Foto-Laila-Pozzo-squared.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-29750 alignleft" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/10/Emanuele-Aldrovandi-2021-Foto-Laila-Pozzo-squared-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/10/Emanuele-Aldrovandi-2021-Foto-Laila-Pozzo-squared-300x290.jpg 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/10/Emanuele-Aldrovandi-2021-Foto-Laila-Pozzo-squared-768x743.jpg 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/10/Emanuele-Aldrovandi-2021-Foto-Laila-Pozzo-squared.jpg 857w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>EMANUELE ALDROVANDI</strong> (Reggio Emilia, 1985) è autore e regista per il teatro e per il cinema. Laureato in Filosofia e diplomato alla Civica Scuola Paolo Grassi di Milano, dal 2010 a oggi i suoi testi teatrali hanno vinto numerosi premi fra cui Tondelli, Hystrio e Pirandello, sono stati messi in scena nei principali teatri italiani e sono stati tradotti, pubblicati e rappresentati in inglese, tedesco, francese, spagnolo, polacco, sloveno, ceco, croato, rumeno, catalano e arabo. Le più recenti produzioni internazionali sono <em>Isabel Green</em> al Festival di Avignone 2023, <em>Sorry if We Didn’t Die at Sea</em> al Park Theater di Londra, sempre nel 2023, e <em>Kamikaze</em> al Dramma nazionale di Rijeka nel 2024. Ha lavorato, fra gli altri, con Serena Sinigaglia (<em>Isabel Green</em>, <em>La peste di Camus</em>, <em>Le nostre anime di notte</em>), Silvio Peroni (<em>Il Mago di Oz</em>, <em>Molto rumore per nulla</em>, <em>La pace non è mai stata</em> <em>un’opzione</em>), il Teatro dell’Elfo (<em>Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte</em>, <em>Tamburi nella notte</em>, <em>Robert e Patti</em>, <em>Il seme della violenza</em>) e la compagnia MaMiMò (<em>Homicide House</em>, <em>Nessuna pietà per l’arbitro</em>, <em>La donna più grassa del mondo</em>). Nel 2020 ha fondato l’Associazione Teatrale Autori Vivi, con la quale sta portando in scena alcuni dei suoi testi, curandone la regia e seguendone sia gli aspetti produttivi che la distribuzione: <em>Farfalle</em> (2021, con ERT e Teatro dell’Elfo), <em>L’estinzione della razza umana</em> (2022, con Teatro Stabile di Torino), <em>Dieci modi per morire felici</em> (2023, con I Teatri di Reggio Emilia), <em>Come diventare ricchi e famosi da un momento all’altro</em> (2024, con ERT e Teatro Stabile di Torino). Per il cinema ha scritto e diretto tre cortometraggi che sono stati presentati in numerosi festival nazionali e internazionali, ricevendo svariati riconoscimenti, fra cui il Nastro d’argento nel 2021 per Bataclan. Nel 2024 è uscito il suo primo romanzo, <em>Il nostro grande niente</em>, pubblicato da Einaudi Stile Libero. Insegna alla Scuola Civica Paolo Grassi di Milano e alla Scuola Holden di Torino.</p>
<p>foto: Laila Pozzo</p>

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			<p><strong> <span class="fontstyle0">La locandina</span></strong></p>
<p><strong><span class="fontstyle2">LA PACE NON È MAI STATA UN’OPZIONE</span></strong><span class="fontstyle3"><strong>, di Emanuele Aldrovandi. Regia di Silvio Peroni. Con Sara Putignano e Marco Quaglia. Prod. Khorateatro, Roma</strong>. </span></p>
<p><span class="fontstyle0">Lo spettacolo ha debuttato il 20 giugno 2022 al Campania Teatro Festival.</span></p>

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		<title>TRAGÉDIE CORÉENNE</title>
		<link>https://www.hystrio.it/testo/tragedie-coreenne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2024 17:54:48 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.hystrio.it/?post_type=testo&#038;p=29738</guid>

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			<h2>AUTOPRESENTAZIONE</h2>
<h3>Il confine tra cronaca nera e tragedia antica deflagra nel tempo contemporaneo</h3>
<p>Il testo è ispirato a un fatto di cronaca franco-coreano la cui conoscenza non è necessaria ma  sicuramente ne modifica la lettura e l’ipotetica fruizione dello spettacolo. Il riassunto del caso può quindi essere omesso, a discrezione del lettore o della lettrice.<br />
«Nel 2003, Jean-Louis Courjault, un ingegnere francese espatriato a Seul con la moglie, Véronique, ritrova nel suo congelatore i corpi esanimi di due neonati e contatta immediatamente la polizia coreana. Le indagini, grazie alle analisi del Dna, concludono presto che sono i figli della coppia. È stata lei, Véronique, dopo aver partorito sola nella vasca da bagno, a deporre i due piccoli cadaveri nel terzo cassetto del congelatore, mentre lui, Jean-Louis, non ha mai visto, non ha mai sospettato la gravidanza o anche solo percepito l’angoscia della moglie».<br />
Cos’è successo in questa casa, in questa moderna Corinto? Cos’ha portato questa strana Medea e quest’inconsapevole Giasone nel vortice freddo della tragedia? Questo testo si presenta come un’indagine, come un fascicolo giudiziario in cui ogni frammento della storia sarebbe un indizio, un elemento di prova per condurre alla comprensione del caso.<br />
Eppure dovrebbe essere tutto così semplice: un uomo e una donna si amano, vivono nel comfort agiato di una vita inconsapevolmente borghese, sono sposati e corrispondono, in tutto, agli ideali sociali che la modernità ci propone come modello di perfezione. Uno strato di ghiaccio fragile e sottile ricopre e cristallizza questa coppia. Come se da quest’amore &#8211; da questo rapporto &#8211; non potesse nascere nulla. Al centro di questa storia ci sono due persone che non si capiscono, due estranei in terra straniera che annegano nel mare freddo della felicità. <em>Tragédie Coréenne</em> è il racconto di questa coppia in crisi, di quest’amore che non esiste più, di questo modello che ci forgia e ci rappresenta e dal quale è così difficile staccarci. Abbiamo imparato ad amare così, come se fosse una lingua straniera che non capiamo. <strong>Matthieu Pastore</strong></p>
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			<p><strong><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/Matthieu-Pastore-c-Marcella-Foccardi-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-29620 alignleft" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/Matthieu-Pastore-c-Marcella-Foccardi-1-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/Matthieu-Pastore-c-Marcella-Foccardi-1-300x212.jpg 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/Matthieu-Pastore-c-Marcella-Foccardi-1-1024x724.jpg 1024w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/Matthieu-Pastore-c-Marcella-Foccardi-1-768x543.jpg 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/Matthieu-Pastore-c-Marcella-Foccardi-1-1536x1086.jpg 1536w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/07/Matthieu-Pastore-c-Marcella-Foccardi-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>MATTHIEU PASTORE</strong> è nato nel 1989 in Francia, a Lione. Dopo degli studi in italiano e  drammaturgia nella sua città natale, si trasferisce a Milano e segue la formazione per attori della Scuola del Piccolo Teatro, diplomandosi nel 2011, sotto la direzione di Luca Ronconi. Ha lavorato principalmente come attore in Italia con numerosi/e registi/e, tra cui: Damiano Michieletto, Elio De Capitani, Pablo Solari, Laura Curino, Bruno Fornasari, Muriel Mayette-Holtz, Andrea De Rosa. Nel 2012 vince il Premio Hystrio alla Vocazione Teatrale. Nel 2018, dopo essersi trasferito a Parigi, inizia a elaborare progetti personali come drammaturgo e regista. Nel 2020, il suo primo spettacolo <em>Il banchetto. Not a musical, not at all</em> &#8211; un adattamento musicale del <em>Simposio</em> di Platone, vince il premio della giuria e il premio del pubblico al Concorso di Regia del Théâtre 13, a Parigi, oltre al premio della Sacd-Nuovo Talento Teatro. Si è trasferito a Napoli nel 2021. La vita senza friarielli gli era diventata intollerabile. I suoi progetti nascono dalla ricerca collettiva, sia con gli attori e le attrici che con dei gruppi di lavoro individuati sul territorio &#8211; bambini, scuole, spettatori.</p>
<p>(foto Marcella Foccardi)</p>

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			<p><em><strong><span class="fontstyle2">Tragédie Coréenne ovvero L’amour à la française</span></strong></em><span class="fontstyle0">, di Matthieu Pastore, mise en espace regia di Claudio Autelli, con </span> <span class="fontstyle0">Marta Malvestiti, Matthieu Pastore e Alfonso De Vreese.</span><span class="fontstyle0"> Hystrio Festival 2024, Teatro Elfo Puccini di Milano, 22 settembre 2024.</span></p>

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		<title>SPEZZATA</title>
		<link>https://www.hystrio.it/testo/spezzata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Aug 2024 11:46:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>AUTOPRESENTAZIONE Non c’è grazia per chi uccide, la catena del dolore non si può spezzare Spezzata. Rapsodia (per intercessione del Silenzio) racconta dell’ultimo silenzio prima del lungo addio. Ultimo silenzio, come ultima è sembrata essere Lisa Montgomery, una pazza assassina ma prima di tutto una bambina martoriata da una madre e un patrigno che hanno &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>AUTOPRESENTAZIONE<br />
Non c’è grazia per chi uccide,<br />
la catena del dolore non si può spezzare</h3>
<p><em>Spezzata. Rapsodia (per intercessione del Silenzio)</em> racconta dell’ultimo silenzio prima del lungo addio. Ultimo silenzio, come ultima è sembrata essere Lisa Montgomery, una pazza assassina ma prima di tutto una bambina martoriata da una madre e un patrigno che hanno mutato la sua luce, forse insegnandole che nella vita esiste solo il male. Lisa ha commesso un omicidio brutale, a Lisa è sempre stato imposto il silenzio, dopo stupri, violenze, angherie d’ogni genere in quella roulotte che si stenta a credere potesse contenere tutto quel male.<br />
Lisa è stata condannata a morte, mediante una lettera recapitatale dal Dipartimento di Giustizia dello stato dell’Indiana, negli Usa. In quella lettera, Lisa è stata definita «cara», ed è stata salutata con «cordialmente»; le uniche due parole d’affetto forse, che abbia mai letto o sentito.<br />
Il pool di psicologi che si è occupato del caso, ha invocato a più riprese la grazia per una donna definita come «la più spezzata del mondo», ma il presidente Trump non ha accolto l’istanza.<br />
Il giorno dell’iniezione letale, il boia ha chiesto a Lisa se prima di morire, avesse qualcosa da dichiarare ma Lisa, abituata al silenzio, abituata a star zitta, ha risposto semplicemente «no».</p>
<p>Il ritmo è sincopato, non lineare, dal taglio (che può sembrare) onirico che restituisce una peculiare plasticità al dolore e alla follia di questa donna; nel tentativo di comunicare ma nell’impossibilità di farlo fino in fondo, nella tensione per il dire e al contempo nel rinnovarsi del continuo smacco di una parola che si inceppa, il linguaggio si fa, in questo modo, interrogazione, visione febbrile, rivelatoria allucinazione, in alcuni tratti rituale esorcistico. <em>Fabio Pisano</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/08/Ph-Fabio-Pisano-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-29583 alignnone" src="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/08/Ph-Fabio-Pisano-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/08/Ph-Fabio-Pisano-2-300x200.jpg 300w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/08/Ph-Fabio-Pisano-2-768x511.jpg 768w, https://www.hystrio.it/wp-content/uploads/2024/08/Ph-Fabio-Pisano-2.jpg 990w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><strong> <span class="fontstyle0">FABIO PISANO </span></strong><span class="fontstyle2">nasce a Napoli nel 1986. Dopo la laurea in Scienze biotecnologiche, inizia un lungo percorso di studio sulla drammaturgia con Maestri della scena internazionale, tra cui Mark Ravenhill, Martin Crimp, Enzo Moscato, Laura Curino, Davide Carnevali; fertile l’incontro con la nuova scena spagnola e i suoi protagonisti tra cui Ana Fernandez Valbuena, Josè Manuel Mora, e con Esteve Soler. In seguito si avvicina alla regia grazie alla conoscenza e allo studio con registi quali Lluis Pasqual, Oskaras Korsunovas, Massimiliano Civica. I suoi testi sono rappresentati in Italia e all’estero, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Hystrio Scritture di Scena 2019 e il Premio Italian &amp; American Playwrights Project/3rd edition per </span><em><span class="fontstyle3">Hospes, &#8211;</span><span class="fontstyle4">ĭ</span><span class="fontstyle3">tis</span></em><span class="fontstyle2">; il Premio Salvatore Quasimodo 2019 per </span><em><span class="fontstyle3">Eden</span></em><span class="fontstyle2">; il Premio Fersen per </span><em><span class="fontstyle3">Una storia di impossibilità</span></em><span class="fontstyle2">, che gli è valsa la pubblicazione del testo per Scena Muta; due volte il Premio Nuovesensibilità 2.0 con </span><em><span class="fontstyle3">La macchia </span></em><span class="fontstyle2">e </span><em><span class="fontstyle3">Spezzata</span></em><span class="fontstyle2">. Si avvicina al cinema da soggettista del lungometraggio </span><em><span class="fontstyle3">Celeste</span></em><span class="fontstyle2">, che arriva in finale del Premio Solinas 2021. Nel 2022 pubblica il corto teatrale </span><em><span class="fontstyle3">Zitta </span></em><span class="fontstyle2">(estratto del testo </span><span class="fontstyle3">Spezzata</span><span class="fontstyle2">) nella raccolta voluta e promossa dal Piccolo Teatro di Milano dal titolo </span><em><span class="fontstyle3">Abecedario per il mondo nuovo </span></em><span class="fontstyle2">edita da Il Saggiatore; pubblica con Editoria&amp;Spettacolo </span><em><span class="fontstyle3">Prossimità</span></em><span class="fontstyle2">, la sua prima raccolta di testi; viene insignito del Premio Anct per la drammaturgia. Nel 2023 è finalista della 57° Premio Riccione per il Teatro con </span><em><span class="fontstyle3">Il numero esatto</span></em><span class="fontstyle2">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il testo <em>Spezzata</em> ha vinto il Premio Nuovesensibilità 2.0 per la drammaturgia (anno 2022). È stato presentato in lettura scenica da Situazione Drammatica/Progetto Il copione nell’ambito di Hystrio Festival 2022 con Mariangela Granelli e, nel novembre del 2023, è andato in onda, per la rassegna “Futuro Presente” di RaiRadio3, sempre letto da Mariangela Granelli e diretto da Veronica Cruciani.</p>
<p>La prima rappresentazione ha avuto luogo il 31 maggio 2025, nell&#8217;ambito del Festival Primavera Dei Teatri 2024, con Mariangela Granelli, regia di Livia Gionfrida, musiche di Serena Ganci, luci e spazio sonoro di Alessandro Di Fraia, costumi di Daniela Salernitano. Prod. Teatri Associati di Napoli.</p>
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