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	<title>Premio Vallecorsi 1996 - HYSTRIO</title>
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		<title>La finzione della vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 1996 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Personaggi Autopresentazione PER SMASCHERARE LE FINZIONI DELLA VITA Scrivere la presentazione di un proprio testo è per qualsiasi autore un rischio e un limite. Un rischio perchè, spesso e volentieri, si finisce per raccontare il dramma che si sarebbe voluto scrivere e che, invece, non si è scritto. Un limite perchè una pièce teatrale deve &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Personaggi</h2>
<h2>Autopresentazione</h2>
<p>PER SMASCHERARE LE FINZIONI DELLA VITA<BR> Scrivere la presentazione di un proprio testo è per qualsiasi autore un rischio e un limite. Un rischio perchè, spesso e volentieri, si finisce per raccontare il dramma che si sarebbe voluto scrivere e che, invece, non si è scritto. Un limite perchè una pièce teatrale deve essere in grado di esprimersi da sola, con i personaggi, con le situazioni, con le battute. Se è un buon testo, in altre parole, non ha bisogno nè di chiose nè di spiegazioni. Ma se l&#8217;obiettivo di un&#8217;autopresentazione è quello di incuriosire il lettore, allora essa diventa utile e addirittura necessaria. <I>La finzione della vita</I> è un titolo ispirato a Borges più che a Pirandello per un dramma tutto centrato sul rapporto di contraddizione fra ciò che si finge (o si crede) di essere e ciò che si è realmente, fra ciò che si proclama e ciò che si fa nella vita di tutti i giorni. In questo senso è un testo che smaschera le finzioni dell&#8217;esistenza, non per un pessimismo aprioristico ma per una lucida consapevolezza. Il mondo che rappresenta è quello della TV più degradata, quella dei quiz televisivi, delle presentatrici e attricette in cerca di successo, costi quel che costi, dei registi cialtroni, dei programmisti che lavorano solo in funzione dell&#8217;audience. Ma il testo ha nelle intenzioni dell&#8217;autore un ambito più vasto: è il dramma di un uomo che, pur vivendo in questo mondo, ha sempre continuato a credere in certi valori e in certi ideali e che ha avuto, spesso, il coraggio delle scelte scomode. Ma un uomo che, nello stesso tempo, non è riuscito a liberarsi, anche nella vita privata, da certe sue contraddizioni interne. Egli ci dà sempre l&#8217;impressione di rompere definitivamente con quell&#8217;ambiente che ne ha imprigionato il talento e l&#8217;autonomia, ma poi non riesce a farlo. Questo producer televisivo &#8220;arrabbiato&#8221; dell&#8217;Italia degli anni Novanta, giustamente disgustato del cinismo, della viltà e del conformismo che lo circondano, è sostanzialmente privo del coraggio per rompere i legami che ad essa comunque lo uniscono. La sua aspirazione di lasciare il proprio paese per andare a vivere in una società più giusta e meno ipocrita resta cosÌ teorica e sempre frustrata. Alla fine egli accetterà il compromesso e la sconfitta. <I>Giovanni Antonucci</I></p>
<h2>Scheda autore</h2>
<p>GIOVANNI ANTONUCCI è nato a Roma il 7/9/1941. Allievo di Giacomo Debenedetti e di Giovanni Macchia, con i quali si è laureato all&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; (1965), è stato docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo alla Facoltà di Magistero di Roma. La sua attività scientifica, svolta anche all&#8217; estero (Francia, Portogallo, Norvegia), è stata assai vasta. E&#8217; autore, fra l&#8217;altro dei seguenti volumi: <I>Lo spettacolo futurista in Italia</I> (1974) e <I>Cronache del teatro Futurista </I>(1975), per i quali ha ricevuto nel 1975 il Premio &#8220;Silvio D&#8217;Amico&#8221;, <I>La regia teatrale in Italia</I> (1978), <I>Eduardo De Filippo</I> (1980, 4a edizione 1990), <I>Storia del Teatro italiano del Novecento </I> (1986, 2a edizione 1988, Premio della Presidenza del Consiglio e Premio Benevento), <I>Storia della critica teatrale</I> (1990), <I>Storia del teatro italiano</I> (1995). Ha curato, fra l&#8217;altro, <I>Tutto il teatro</I> di Salvatore Di Giacomo (1991), <I>I capolavori</I> di Carlo Goldoni (5 volI., 1992), <I>Il teatro e Facezie, Autobiografie e memorie</I> di Ettore Petrolini (2 voll., 1993), <I>Tutto il teatro </I>di Henrik Ibsen (4 voll., 1993), <I>Tutto il teatro</I> di Honorè de Balzac (1994), <I>Tutta la poesia, Tutta la narrativa, Tutto il teatro</I> di Gabriele D&#8217;Annunzio (11 volI., 1995), questi ultimi in collaborazione con Gianni Oliva. Critico militante di quotidiani e riviste specializzate (&#8220;Il Tempo&#8221;, &#8220;Sipario&#8221;, &#8220;ll Dramma&#8221;, &#8220;Hystrio&#8221;) è stato direttore della collana di saggi &#8220;L&#8217;evento teatrale&#8221;. Collaboratore dell&#8217;Enciclopedia Treccani (Enciclopedia dantesca, Dizionario Enciclopedico Italiano, Enciclopedia Virgiliana, Enciclopedia Italiana), è attuatmente responsabile delle voci teatrali della Piccola Treccani. E&#8217; vicesegretario del Sindacato Autori Drammatici.</p><p>The post <a href="https://www.hystrio.it/testo/la-finzione-della-vita/">La finzione della vita</a> first appeared on <a href="https://www.hystrio.it">HYSTRIO</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.hystrio.it/testo/la-finzione-della-vita/">La finzione della vita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.hystrio.it">HYSTRIO</a>.</p>
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