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	<title>Valentina Valentini - HYSTRIO</title>
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		<title>Numero 2 di aprile-giugno 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 13:56:38 +0000</pubDate>
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			<p>È disponibile il nuovo numero, con un Dossier dedicato al Teatro di Figura italiano nei primi anni 2000, i Bandi del Premio Hystrio 2026, gli approfondimenti su artisti, organizzatori e giovani autori, le corrispondenze dal mondo, gli anniversari, il testo Fratelli Benedetti di Bianca Tortato, e le rubriche dedicate alle recensioni, ai libri e alle notizie dal monto teatrale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I direttori artistici junior: largo alle nuove generazioni? | pag. 2</h3>
<p>Bangura, Businaro, Di Fazio, Giamattei, Pisano e Pleuteri sono i nomi degli under 35 che, all’interno dei Teatri Nazionali, si occuperanno di approfondire e curare la programmazione di artisti emergenti nell’ottica di un ricambio generazionale.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Torino: Cubo Teatro, uno spazio di relazione e creazione | pag. 4</h3>
<p>Incastonato fra il modernissimo Campus universitario Einaudi e le case popolari di inizio ’900, Cubo Teatro è diventato punto di riferimento della scena torinese e non solo, con produzioni, laboratori e stagioni che indagano i problemi della contemporaneità.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Milano: Quattrox4, teoria e pratica del circo contemporaneo | pag. 5</h3>
<p>Nel quartiere di Precotto, a Milano, nel 2011 nasce Quattrox4, centro di ricerca sul circo contemporaneo. Un’attività stratificata e capillare: dai corsi alla produzione di spettacoli, dalla teoria sul linguaggio circense alla proposta di una programmazione.</p>
<p>di Alice Strazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il podcast e la passione di raccontare | pag. 6</h3>
<p>Nel panorama vastissimo creato dalle piattaforme che propongono contenuti audio ce n’è per tutti i gusti. Forse quest’abbondanza rende difficile scegliere, ma vale la pena esplorare i palchi immateriali, tra storie dimenticate, inventate e possibili.</p>
<p>di Arianna Lomolino</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Villa Manin, una dimora per gli artisti nei campi del Friuli | pag. 7</h3>
<p>A Passariano, nei pressi di Udine, l’antica dimora dell’ultimo doge veneziano Lodovico Manin, già centro espositivo e sede magnifica di eventi di spettacolo, diviene oggi un Centro di Residenza per le Arti Performative, il principale della regione Friuli Venezia Giulia.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Parigi, place d’Italie | pag. 8</h3>
<p>Sulle scene della capitale francese, a gennaio, si è concentrata la presenza italiana di artiste e artisti: Emma Dante alla Comédie-Française, Carlotta Clerici allo Studio Hébertot, Diego Pleuteri e Alessandro Bandini all’Istituto Italiano di Cultura.</p>
<p>di Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Vienna: originali novità per descrivere le tante forme di violenza | pag. 10</h3>
<p>La prima parte della stagione teatrale della capitale austriaca ha visto sui palcoscenici nuovi lavori incentrati sull’analisi della violenza in contesti noti – la guerra, le relazioni interpersonali – e in altri meno frequentati, come il mondo dello sport.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nell’allestimento del Gattopardo protagoniste sono le scene | pag. 11</h3>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>New York: nel musical la crisi c’è ma non si vede | pag. 12</h3>
<p>Calano le produzioni e le teniture dei titoli nella città del musical. Se questo sia indice di recessione o un’ondata di pessimismo difficile dire, ma a perderci non è la qualità della proposta, in cui spiccano parodie, biografie pop e storie di impegno civile.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Palestina, dove il teatro è un atto di sopravvivenza | pag. 14</h3>
<p>Nel Paese martoriato dalla guerra, il teatro resta un potente mezzo per costruire relazioni sociali, un’esperienza collettiva che genera comunità, uno spazio libero dove riflettere sui conflitti e analizzare le dinamiche sociali. Nonostante tutto.</p>
<p>di Marco Monfredini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>ATIR: trent’anni di militanza, il teatro per intervenire sulla società | pag 16</h3>
<p>Fondato nel 1996 da neo-diplomati della Civica Scuola “Paolo Grassi“, il gruppo milanese ha fin dall’inizio affiancato alla produzione di spettacoli il lavoro sul territorio e il teatro sociale. Con il sogno di tornare al “loro” Teatro Ringhiera, chiuso da dieci anni per ristrutturazione.</p>
<p>di Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La tribù di Alma Rosé: tra resistenza e resilienza | pag. 17</h3>
<p>Se la vita è spesso la migliore delle sceneggiatrici, Alma Rosé conferma con i suoi tre decenni di attività di saperla leggere, ascoltare, raccogliere e rielaborare, facendo dialogare presente e memoria, società civile e teatro in un fertile scambio creativo.</p>
<p>di Sara Chiappori</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le prime cinquanta stagioni di Amat | pag. 18</h3>
<p>Attivo da cinque decenni, il Circuito regionale marchigiano è ben più che un organismo di distribuzione: promuove le arti sceniche, protegge i nuovi talenti, sostiene la diffusione dello spettacolo dal vivo in oltre ottanta comuni del territorio, in forte sinergia con esso.</p>
<p>di Pierfrancesco Giannangeli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’identità del Sud e il trentennale impegno di Mana Chuma | pag. 19</h3>
<p>La compagnia reggina festeggia il compleanno con il riconoscimento ministeriale, nuove produzioni e l’apertura di uno spazio a Reggio Calabria, una casa per il teatro da produrre ma anche da ospitare e per i progetti di formazione del Mana Chuma Lab.</p>
<p>di Paola Abenavoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR | L’ANGE DU FOYER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Shakespeare vs Checco Zalone | pag. 20</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e gioco | pag. 21</h3>
<p>A cura di Roberto Rizzente e Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Libera-mort-in-pe’: il teatro come gioco con la realtà e contro la realtà | pag. 22</h3>
<p>Linguista di fama, neuroscienziato, accademico dei Lincei e commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, scrittore, Andrea Moro ha dato un contributo decisivo agli studi sulla struttura biologica del linguaggio e sulle regole che ne governano la sintassi.</p>
<p>di Andrea Moro e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Festa e teatro nella storia: dalle Dionisie alle celebrazioni dell’evento-spettacolo | pag. 24</h3>
<p>Espressione dell’identità di una comunità, occasione di sviluppo e consolidamento del teatro nel corso dei secoli, la festa, col suo apparato drammaturgico, trova sempre meno spazio nel calendario annuale dell’età contemporanea. Fino a trasformarsi in evento.</p>
<p>di Roberta Carpani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Giochi di parole e verità: i fool del Bardo tra parodie, trucchi e memento mori | pag. 26</h3>
<p>Dai clownish servant delle origini ad Amleto e al buffone del Re Lear: confinato negli a-parte o protagonista stesso dell’azione tragica, è al fool, con il suo istrionismo verbale e la sua vis comica, che Shakespeare assegna il compito di rivelare verità nascoste.</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Shakespeare: come fare qualcosa d’immortale con 2 vocali e 4 consonanti | pag. 27</h3>
<p>Influenzato dalla diffusione dell’eufuismo, Shakespeare smonta e rimonta le convenzioni della retorica per deriderne le pretese, arricchire il linguaggio, definire i caratteri o svelare nuove e più riposte stratificazioni di senso e di espressività emozionale.</p>
<p>di Gerardo Guccini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il colpo vincente: il teatro dell’assurdo e la sua drammaturgia multiforme | pag. 28</h3>
<p>Nel suo sforzo di ridefinizione della drammaturgia, il teatro dell’assurdo, da Vitrac ad Arrabal, ha più volte fatto riferimento al gioco, sia per creare nuove geometrie compositive, sia per costruire un piano di realtà superiore, estremo e bizzarro, che getta una luce nuova sul quotidiano.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Giocolerie senza rete: il circo nella storia tra Oriente e Occidente | pag. 29</h3>
<p>Metafora di vita e di morte, sublimazione delle attività belliche e di caccia, correlativo spettacolare dello sport e del tempo libero, esaltazione del vigore e della grazia del corpo, l’arte circense è intimamente connessa al gioco. A tutte le latitudini.</p>
<p>di Alessandro Serena</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La rivolta ludica del teatro italiano tra neoavanguardie e tradizione | pag. 30</h3>
<p>Dal Convegno di Ivrea del 1967 fino alla metà degli anni Ottanta, un nuovo senso del teatro, ispirato al gioco, si afferma sulla scena italiana, smantellando strutture e convenzioni consolidate per assegnare all’attore e allo spazio scenico nuove e inedite possibilità espressive.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il prelogico a teatro, Scaldati e il nonsense di Totò e Vicé | pag. 31</h3>
<p>di Valentina Valentini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fai la tua mossa: giocarsi la vita in scena tra ludopatia, svago e bilanci esistenziali | pag. 32</h3>
<p>Sfide a scacchi e partite a carte, in cui sono in palio lavoro, amicizie, avvenire. Da Goldoni ai contemporanei, la drammaturgia teatrale ha spesso fatto ricorso alla metafora del gioco per raccontare i destini dell’umanità.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dante: il gioco, un abbecedario emotivo per mettere a fuoco la nostra identità | pag. 34</h3>
<p>Adulti che, come bambini, ripetono filastrocche e cantilene, sottoponendosi a prove fisiche incredibili: il gioco, per l’artista siciliana, è una pratica spesso crudele, vicina al rituale. Un dispositivo che può mettere a nudo dinamiche di potere, traumi familiari e patologie sociali.</p>
<p>di Emma Dante e Stefania Maraucci</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Daniele Villa: sovvertire la realtà con la complicità critica del pubblico | pag. 35</h3>
<p>Da sempre interessato a possibilità creative che vanno al di là della rappresentazione, Sotterraneo muove dai temi più urgenti dell’attualità per ideare un vero e proprio gioco di ruolo che stimola nello spettatore l’esercizio del dubbio.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un luna park privato: desiderio e libertà nella drammaturgia tra fine ’800 e ’900 | pag. 36</h3>
<p>Alterare la realtà per sopravvivere e assecondare l’illimitatezza del desiderio, anche a livello linguistico: da Caligola a Ubu, da Ippolito ad Algernon, la storia del teatro è piena di personaggi che, giocando, hanno sfidato le regole del vivere comune.</p>
<p>di Federico Bellini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>“Giocare lo spettacolo”: le scenografie ludiche e interattive in Italia | pag. 37</h3>
<p>di Renzo Francabandera</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gioco dunque sono: il gaming alle radici del teatro partecipativo | pag. 38</h3>
<p>Esploso dopo la pandemia, il gaming offre al teatro più di un’occasione per stimolare il pubblico a un’azione individuale o condivisa che lo rende protagonista, contribuendo all’ibridazione dei linguaggi e alla creazione di una drammaturgia collettiva, aperta all’imprevisto.</p>
<p>di Roberto Canziani, Laura Bevione, Roberto Rizzente e Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Elfo Puccini: il gioco? Una chiave poetica per attraversare la realtà con meraviglia | pag. 39</h3>
<p>di Vincenzo Sardelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Una questione di moltiplicazione di scale: i giocattoli di Agrupación Señor Serrano | pag. 40</h3>
<p>di Francesca Serrazanetti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Parodia, nonsense e invenzioni lessicali tra politica, satira, autobiografia e (fanta)scienza | pag. 42</h3>
<p>Contrazioni verbali, storpiature delle parole, slittamenti di senso spesso sorretti da una “nuova phoné” scenica, arricchiscono la relazione tra teatro e gioco di una formidabile componente linguistica e teatrale ancora poco esplorata. Come dimostrano gli esempi di Poli, Fo, Bergonzoni e Rezza-Mastrella.</p>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Romano: allenarsi a tornare bambini per relazionarsi con sé e con gli altri | pag. 43</h3>
<p>Vincitore nel 2020 del Leone d’argento alla Biennale Teatro di Venezia e nel 2015 del Premio Anct, attore e coreografo, docente di movimento scenico ed espressivo, analista delle tecniche Laban/Bartenieff e ricercatore, Alessio Maria Romano ha più volte utilizzato, nel training, il gioco.</p>
<p>di Alessio Maria Romano e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>Ludendo aedificat</em>, costruire giocando: la nuova liturgia del teatro sociale | pag. 44</h3>
<p>Diffuso a tutti i livelli e finalizzato al benessere individuale e collettivo, il teatro sociale è un antidoto necessario alla presente alienazione dei corpi perché coinvolge attivamente gli spettatori, attingendo a diverse culture, tecniche ed esperienze.</p>
<p>di Claudio Bernardi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dal gioco al palcoscenico: la ludopatia come specchio sociale | pag. 45</h3>
<p>di Vincenzo Sardelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gioco e teatro, un’equazione di ferro alla radice del teatro ragazzi | pag. 46</h3>
<p>Strumento imprescindibile di espressione e di socializzazione, e, al tempo stesso, motore del conflitto e della competizione, il gioco è stato frequentato dal teatro ragazzi fin dagli anni Settanta, affrontando di volta in volta temi complessi come la guerra, lo sport e l’esperienza emotiva.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Una bottega piena di meraviglie, la danza e la parata dei giocattoli | pag. 47</h3>
<p>Bambole, automi, marionette: il gioco entra, nella storia del balletto e della danza, sia come oggetto della rappresentazione sia come soggetto agente. Con risultati spesso stupefacenti, che hanno a che fare persino con l’attività sportiva e i social media.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Bassetta, tre carte, skat e bridge: signore e signori, vinca il peggiore! | pag. 48</h3>
<p>Sin dagli esordi il melodramma si è occupato del gioco, passando dai toni ironici del Settecento a quelli sempre più tragici dell’Ottocento. Fino ai mutevoli risvolti del Novecento, in cui il gioco è rischio e occasione per riflettere sui casi della vita.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Azzardi, scommesse e competizioni: il gioco dura poco, ma suona a lungo | pag. 49</h3>
<p>Ispirati al poker, ai dadi, ai videogame, ai concorsi e persino alle competizioni dei talent show, o modellati sulle regole stesse dei giochi da tavolo, i musical hanno fatto propria la dimensione ludica. Con risultati spesso eccellenti.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>

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			<h2>DRAMMATURGIA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Chiara Arrigoni e Alessandro Paschitto: scrivere il presente | pag. 50</h3>
<p>Intuizione, studio e ascolto. Per dare alle parole tutto il potere di significare la realtà e di rappresentarla. Ecco il lavoro del drammaturgo, secondo due giovani autori che nella propria missione credono fino in fondo: far esplodere bombe metaforiche.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Premio Scenario: la generazione 2025 tra domande esistenziali e nuovi dispositivi | pag. 52</h3>
<p>Giunti alla forma definitiva, i quattro spettacoli di Fondamenta Zero, Andrea Mattei, Pietro Cerchiello e BumBumFritz, premiati da Scenario, si misurano con la platea, in un dialogo che è appello, provocazione, richiesta di ascolto e condivisione</p>
<p>di Carlo Lei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TEATRO RAGAZZI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Kids Festival: quando il teatro si mette all’altezza dei bambini | pag. 53</h3>
<p>Giunto alla dodicesima edizione, Kids Festival accoglie ogni anno a Lecce un teatro a misura delle nuove generazioni: immaginazione, coraggio e comunità sono le parole d’ordine di una programmazione che non si sottrae all’imprevisto</p>
<p>di Vincenzo Sardelli</p>

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			<h2>CRITICHE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tutte le recensioni dalla seconda parte della stagione teatrale | pag. 54</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/DANZA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La scena della danza in Europa e Italia tutte le forme di un rito contemporaneo|  pag. 76</h3>
<p>di Matteo Brighenti, Nicola Arrigoni, Alice Strazzi e Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La realtà trasfigurata dell’opera lirica, tra mito, festa, dramma e commedia umana | pag. 79</h3>
<p>di Roberto Rizzente, Pierfrancesco Giannangeli, Gianni Poli, Francesco Tei e Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE/VISTI IN ITALIA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dalla fantascienza alle riletture contemporanee, le novità della scena internazionale | pag. 82</h3>
<p>di Roberto Rizzente, Laura Bevione, Diego Vincenti, Ira Rubini, Nicola Arrigoni, Giuseppe Liotta e Renata Savo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Alessandro Serra, regista totale in continua ricerca | pag. 85</h3>
<p>Fondatore della Compagnia Teatropersona, Serra da sempre cura tutti gli aspetti dei suoi spettacoli, dalla drammaturgia, ai suoni, ai costumi, alle luci. Un percorso da autodidatta, in cui la povertà di mezzi si è fatta fertile terreno creativo.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Genialità, (s)regolatezza, passione e militanza,</h3>
<h3>addio a Carlo Cecchi, Giancarlo Dettori, Giancarlo Cauteruccio, Maricla Boggio, David Riondino e Laura Palmieri | pag. 86</h3>
<p>di Francesco Tei, Mario Bianchi, Giuseppe Liotta e Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>KR70M16-Naufrago senza nome</em> | pag. 88</h3>
<p>di Saverio La Ruina</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità dell’editoria teatrale | pag. 96</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tutta l’attualità nel mondo teatrale | pag. 100</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>

		</div>
	</div>
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		<title>Numero 4 di ottobre-dicembre 2021</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-4-di-ottobre-dicembre-2021/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Oct 2021 14:11:14 +0000</pubDate>
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			<h2>Speciale Premio Hystrio 2021</h2>

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			<h3>Premio Hystrio 2021: c’era una volta domani ricordi futuri per una fiaba lunga trent&#8217;anni | pag. 2</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Vetrina</h2>

		</div>
	</div>
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			<h3>Green Pass libera tutti. O forse no | pag. 12</h3>
<p>Una riflessione sulle ripartenze in sicurezza, un appello all’aggiornamento urgente dei protocolli e al bisogno di interlocuzione con le istituzioni per tutelare la comunità teatrale e il suo pubblico.</p>
<p>di Valeria Brizzi e Arianna Lomolino</p>
<h3>Dostoevskij, romanziere rivoluzionario,<br />
drammaturgo suo malgrado | pag. 14</h3>
<p>Non firmò una sola riga per il teatro, eppure i testi di Fëdor Dostoevskij sono oggetto di innumerevoli adattamenti, traduzioni, trasposizioni teatrali e televisive, affascinando registi del calibro di Copeau, Visconti, Strehler, Stein, Ronconi.</p>
<p>di Fausto Malcovati</p>
<h3>Longhi e il Piccolo Teatro fra Europa,<br />
drammaturgia, politica e sostenibilità | pag. 16</h3>
<p>Il neo direttore del teatro milanese ci racconta la sua declinazione del “teatro d’arte per tutti”. La centralità del lavoro drammaturgico, la sensibilità sociale ed ecologica come parole guida di un progetto ancora in parte da costruire.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<h3>Un’utopia contemporanea e viva,<br />
l’Ert secondo Malosti | pag. 17</h3>
<p>L’inattesa nomina a maggio, dopo il triennio alla direzione della Fondazione Tpe, porta il regista e attore torinese al vertice del Teatro Nazionale dell’Emilia Romagna. Una sfida che accetta in piena consapevolezza del suo ruolo al servizio dei cittadini.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>Fuori Luogo La Spezia,<br />
dieci anni di teatro, idealismo e irruenza | pag. 18</h3>
<p>Nato per offrire opportunità culturali a una città rimasta a margine dei circuiti teatrali nazionali, il Festival spezzino è divenuto residenza artistica, luogo d’incontro con il contemporaneo, per una comunità di spettatori e artisti in continua crescita.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<h3>Malagola, uno spazio di apprendimento<br />
per formare all’uso della voce | pag. 19</h3>
<p>Nasce a Ravenna la Scuola di Vocalità del Teatro delle Albe, un luogo di alta formazione sulle competenze tecniche e poetiche per professionisti della voce in grado di lavorare nello spettacolo dal vivo e nella produzione multimediale.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>

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			<h2>Mondo</h2>

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			<h3>Vienna e Salisburgo, tra ecologia e politica<br />
le riflessioni sui nostri tempi tormentati | pag. 20</h3>
<p>I principali festival estivi austriaci recuperano gli spettacoli programmati per l’anno passato. Dai palcoscenici emerge uno spaccato delle contraddizioni e delle fragilità del tempo presente, dalla crisi ambientale all’ascesa dei populismi.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR  G(L)OSSIP</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Z.eneration: GREEN sPASS, dalla Beat Generation alla ZombiZoomZona Cesarini | pag. 22</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Dossier</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Teatro, immagini e immaginari | pag. 23</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>a cura di Michele Pascarella e Roberto Rizzente</p>

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			<h3>Un teatro &#8220;pittografico&#8221; per aprirsi alle culture:<br />
l‘universo espanso di Robert Lepage | pag. 24</h3>
<p>Robert Lepage racconta il suo rapporto con le arti visive, con il cinema, con la televisione e con la radio, le suggestioni grafiche e sinestetiche dalle culture orientali e il nuovo progetto dedicato alla vita del pittore Jean-Paul Riopelle, esponente dell’Espressionismo astratto in Canada.</p>
<p>di Robert Lepage e Anna Maria Monteverdi</p>
<h3>Dietro l‘immagine niente:<br />
tra fake e Wunderkammer | pag. 26</h3>
<p>Anche il teatro ricorre da tempo a forme già prodotte. Sulla scena come nell’arte, il gusto neobarocco (e postmoderno) del citazionismo reagisce alle istanze della verità con il gioco libero della ricombinazione segnica, finalizzata alla meraviglia. Con la complicità dello spettatore.</p>
<p>di Simone Azzoni</p>
<h3>Tra egemonia della visione e spazio dinamico:<br />
prospettiva, scenografia e realtà | pag. 28</h3>
<p>La prospettiva è stata la chiave per rompere i limiti del palcoscenico. Nata come strumento di rappresentazione della realtà, diventa, nella sua applicazione scenografica, la strategia per orientare il punto di vista dello spettatore e cambiare le regole della percezione visiva.</p>
<p>di Francesca Serrazanetti</p>
<h3>Io è un altro: la defigurazione dell‘attore<br />
nella nuova scena degli anni ‘70 e ’80 | pag. 30</h3>
<p>Da Bob Wilson a Tadeusz Kantor, da Remondi e Caporossi a Leo de Berardinis e Perla Peragallo, da Mario Ricci a Quartucci, Memè Perlini, Falso Movimento, Gaia Scienza, Studio Azzurro: il racconto di un momento storico irripetibile.</p>
<p>di Valentina Valentini</p>
<h3>Il teatro degli anni Novanta<br />
e il fascino del cinema perturbante | pag. 32</h3>
<p>Una costruzione drammaturgica e visiva, che molto ha a che fare con i film di Lynch, Cronenberg, Tarkovskij e Fellini, ha caratterizzato la ricerca di Socìetas Raffaello Sanzio, Motus, Teatrino Clandestino, Fanny &amp; Alexander, Masque e Kinkaleri, fra gli altri.</p>
<p>di Rodolfo Sacchettini</p>
<h3>E se anche le locandine<br />
fossero una forma dʼarte? | pag. 34</h3>
<p>Pittura, scultura, cinema, fotografia, dischi, libri: quante immagini nelle locandine! Ne abbiamo selezionate sette tra gli spettacoli prodotti in Italia nell’ultimo mezzo secolo, cariche di riferimenti che attingono al nostro immaginario e ne dilatano i confini, popolando la nostra fantasia.</p>
<p>di Renata Savo</p>
<h3>La parola agli artisti:<br />
i grandi pittori in scena | pag. 36</h3>
<p>Asservito alla ricerca di una realtà “altra”, dietro l’apparenza delle cose, l’artista è il protagonista prediletto di una ricca serie di testi, italiani e anglosassoni, che mettono a fuoco il rapporto controverso che egli intrattiene con la società.</p>
<p>di Roberto Rizzente</p>
<h3>Conflitto e celebrazione: il doppio nel teatro del Novecento | pag. 37</h3>
<p>di Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Danza e non più danza:<br />
la coreografia espansa degli anni Duemila | pag. 38</h3>
<p>Esposta al confronto/scontro con le arti visive, la danza nell’ultimo decennio ha rinnovato le proprie premesse, costruendo nuove spazialità e modalità di visione dall’inevitabile significato politico, al di là della materialità dei corpi. Come i casi di Forsythe, Papaioannou e Cosimi dimostrano.</p>
<p>di Maria Paola Zedda</p>
<h3>Kentridge, Fabre e Wilson,<br />
uomini di teatro e d’arte (visiva) | pag. 39</h3>
<p>di Michele Pascarella</p>
<h3>Educazione all‘immagine e storia dell‘arte:<br />
piccoli spettatori crescono | pag. 40</h3>
<p>Dagli spettacoli dedicati alle biografie di grandi pittori alla creazione di oggetti, quadri e scene dal vivo, analogiche e digitali: sono molti gli artisti che, nel variegato mondo del teatro ragazzi, indagano il rapporto fra giovani spettatori, immagini e immaginari.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<h3>Tra Oriente e Occidente<br />
il teatro d‘ombre che non ti aspetti | pag. 41</h3>
<p>Poco frequentato in Italia, il teatro delle ombre di matrice orientale trova nuove e ispirate vie di sperimentazione nelle produzioni di Teatro Gioco Vita e Controluce-Teatro d’ombre, grazie alla collaborazione con maestri visivi, illustratori, scrittori, musicisti, e al confronto con la storia dell’arte.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<h3>Figurare la scena:<br />
la marionetta nel Novecento | pag. 42</h3>
<p>Al crocevia tra il teatro di figura e quello di ricerca, l’uso della marionetta in scena attiva nuovi e stringenti interrogativi intorno al tema dell’identità, declinando l’essere umano in una molteplicità di forme, naturalistiche e non, che è debitrice della storia dell’arte, oltre che della tradizione artigianale.</p>
<p>di Cristina Grazioli</p>
<h3>Dieci registi e coreografi raccontano<br />
il loro rapporto con le immagini | pag. 45</h3>
<p>In modo esplicito o implicito il mondo dell’arte, oltre che del cinema, ha influenzato prepotentemente il teatro contemporaneo. Da Delbono a Punzo, Serra e Manfredini, Fanny &amp; Alexander, Anagoor, Lenz, fino ai coreografi Bertozzi, Cosimi e Zappalà, l’immaginario che ne deriva abbraccia quaranta secoli e più di storia, travalicando il Novecento per arrivare alle sorgenti della creatività occidentale.</p>
<p>a cura di Michele Pascarella</p>
<h3>Alla fiera del West: se il teatro va al Mercato | pag. 46</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<h3>Che bella immagine ha quel suono!<br />
1974, Memè Perlini e Candore giallo | pag. 48</h3>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<h3>Arti visive e arti performative:<br />
un fertile scambio alla pari | pag. 50</h3>
<p>Non esperienze isolate, bensì paradigmatici esempi di contaminazione e dialogo fra linguaggi. Sono quegli spazi e quelle rassegne che, sul modello europeo, rinnovano i tradizionali modelli produttivi, proponendo un’idea altradi cultura, trasversale e inclusiva, da Centrale Fies a Xing, passando per le fondazioni private e i musei pubblici.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>“Inquadrare“ il teatro:<br />
da Katie Mitchell alla wifi performance | pag. 52</h3>
<p>Complice dell’artista nell’arricchire e moltiplicare i piani della visione, grazie al supporto del video in scena, la tecnologia, mediata dalla storia dell’arte, esercita un ruolo predominante nella ridefinizione della percezione dello spettatore.</p>
<p>di Anna Maria Monteverdi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ritratti</h2>

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			<h3>Lino Guanciale, la seduzione<br />
e il segreto dell’attenzione teatrale | pag. 56</h3>
<p>L’attore, simbolo della felice stagione della serialità televisiva italiana, parla dell’incontro coi generi e della fidelizzazione del pubblico. Con ben chiara la distinzione tra l’innamoramento dei fan per i suoi personaggi e l’unicità del fenomeno teatrale.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<h3>Mittelfest, trent’anni dopo<br />
un’occasione teatrale per chi cammina | pag. 57</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<h3>Mario Incudine: recitare è cantare,<br />
la musica come linguaggio teatrale | pag. 58</h3>
<p>Musicista e attore, Incudine fa del lavoro sulla vocalità il fulcro del suo fare teatro. Folgorato dall’incontro con Moni Ovadia, ha in mente una sua versione di “teatrocanzone”, improntata alla sensibilità e alle sonorità mediterranee della sua Sicilia.</p>
<p>di Paolo Crespi</p>
<h3>Fersen: un teatro del corpo e del mito,<br />
dalla ricerca alla pedagogia teatrale | pag. 59</h3>
<p>Ebreo polacco, antifascista, co-fondatore dello Stabile genovese, Fersen è stato un intellettuale radicato nella Storia del Novecento. Ricordiamo il suo percorso di ricerca libera e difficile da etichettare, nel duplice anniversario della nascita e della scomparsa.</p>
<p>di Gianni Poli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Nati Ieri</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Generazione Scenario, la realtà odierna<br />
attraverso lo sguardo obliquo del teatro | pag. 60</h3>
<p>Non fanno sconti al presente, ai suoi mali pubblici e privati, alle ferite della Storia recente, ai nodi irrisolti della nostra identità europea: sono le giovani compagnie partecipanti al Premio Scenario 2021, il presente/futuro della scena nazionale.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Critiche | pag. 62</h2>

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			<h3>Politica, denuncia, riflessione:<br />
l’orizzonte aperto della Biennale Teatro | pag. 62</h3>
<p>La prima Biennale sotto la direzione di ricci/forte segna la rotta di una ricerca teatrale rivolta a sondare l’animo umano nella socialità sfaccettata del mondo globalizzato. Dalle provocazioni splatter di Mundruczó alla profondità delle riflessioni di Warlikowski, Ostermeier, Andreatta, Lenz e del giovane Paolo Costantini.</p>
<h3>Albenga, tra biografie,<br />
storia e pandemia | pag. 66</h3>
<p>In scena a Terreni Creativi i lavori di Bartolini/Baronio, Alessandro Berti, Francesca Foscarini e quotidiana.com.</p>
<h3>La seconda estate di programmazione<br />
per il mezzo secolo di Santarcangelo Festival | pag. 68</h3>
<p>Dal passo a due di Deflorian/Tagliarini al viaggio metaforico della Compagnia Muta Imago, dalla mappa sonora di Fanny &amp; Alexander e Bluemotion al lavoro di El Conde de Torrefiel, il Secondo Movimento di Futuro Fantastico spazia tra scoperta interiore e conoscenza dell’altro.</p>
<h3>A Inequilibrio, i mille volti<br />
della condizione umana | pag. 72</h3>
<p>Al Festival di Castiglioncello, gli aspetti tragicomici dell’esistenza dominano le riscritture di classici e le drammaturgie originali di Lupinelli, Oyes, Civica e I Sacchi di Sabbia, Sarteanesi, Basile/Pennacchia, Gogmagog/Giallo Mare Minimal Teatro e Opera Bianco.</p>
<h3>Kilowatt esplora i confini | pag. 74</h3>
<p>Incontri tra corpi e Paesi, sperimentazioni che spaziano dal teatro performativo alla Pixel Art, il Festival di Sansepolcro va a braccetto con la contemporaneità.</p>
<h3>Due Mondi e La Mama, Spoleto tra in e off | pag. 78</h3>
<h3>Brillano Emma Dante e Federico Tiezzi nelle festivaliere notti di Pompei | pag. 79</h3>
<h3>Campania Teatro Festival, sempre più internazionale | pag. 80</h3>
<h3>Siracusa, Livermore e Padrissa: due a zero per le tragedie | pag. 85</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Danza</h2>
<h3></h3>
<h3>Generazioni, culture, abilità in dialogo<br />
sui palcoscenici dei festival di danza | pag. 86</h3>
<p>Se in Biennale la nuova direzione di McGregor apre a inedite contaminazioni internazionali con l’Africa di Germaine Acogny (Leone d’Oro), a Cremona, Torino, Bassano, Rovereto e Bolzano gli artisti si confrontano con il presente, le sue ombre (molte) e le sue luminose potenzialità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Lirica</h2>
<h3></h3>
<h3>Da Pesaro a Martina Franca, tra farsa<br />
e tragedia regnano gli intrighi dell’opera | pag. 92</h3>
<p>Dalle rossiniane atmosfere bibliche di Pizzi all’ardita versione contemporanea di Elisabetta regina d’Inghilterra firmata da Livermore, fino a «le donne, i cavallier, l’arme, gli amori» dell’Angelica di Nicola Porpora, la lirica dell’estate operistica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Exit</h2>
<h3></h3>
<h3>Le storie, i sorrisi e le provocazioni:<br />
gli addii di fine estate | pag. 96</h3>
<p>Se ne vanno, tra agosto e settembre, Piera Degli Esposti, Micha van Hoecke, Franco Graziosi, Graham Vick, Antonio Salines e Gianfranco D’Angelo, lasciando alla memoria il segno del loro passaggio sulle scene.<br />
di Roberto Canziani, Carmelo A. Zapparrata, Pierfrancesco Giannangeli e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Biblioteca | pag. 96</h2>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Testi</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Amore storto | pag. 102</h3>
<p>di Christian di Furia<br />
Premio Hystrio-Scritture di Scena 2021</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La società teatrale | pag. 110</h2>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<h3>La Regione Calabria e Primavera dei Teatri: cronaca di un delitto perfetto | pag. 110</h3>
<p>di Alessandro Toppi</p>

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		<title>Numero 4 di ottobre-dicembre 2020</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-4-di-ottobre-dicembre-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 15:24:44 +0000</pubDate>
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			<h2>Vetrina</h2>

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			<h3>Aprire o non aprire? Il dilemma<br />
dei teatri nell&#8217;autunno dello scontento | pag. 2</h3>
<p>Penalizzati dalle nuove normative anti-Covid, i teatri italiani sono costretti a fare i salti mortali<br />
per garantire le stagioni. Con effetti destabilizzanti sull’ecosistema nazionale e la tenuta<br />
dei cartelloni, ma anche possibili aperture in termini di solidarietà, creatività e digitalizzazione.<br />
di Roberto Rizzente</p>
<h3>Creare comunità, i festival<br />
come humus della polis | pag. 4</h3>
<p>Costruiscono relazioni, rafforzano i legami sociali, fanno circolare idee e producono<br />
economia di qualità: oltre che eventi artistici, i festival sono anche potenti motori<br />
di crescita per i territori, oggi – in tempo di crisi – più che mai.<br />
di Elena Scolari</p>
<h3>I mestieri del teatro, tutto cambia<br />
o tutto torna come prima? | pag. 6</h3>
<p>Covid o non Covid, sono ancora troppe le questioni aperte che riguardano il futuro<br />
dello spettacolo dal vivo. Per esempio, il processo di affermazione dei diritti<br />
dei lavoratori, che la riapertura in sicurezza delle attività teatrali non deve arrestare.<br />
di Valeria Brizzi e Arianna Lomolino</p>
<h3>Piccolo Teatro di Milano,<br />
la notte buia delle istituzioni | pag. 7</h3>
<p>Giunge all’epilogo la vicenda complessa del cambio al vertice del primo teatro<br />
nazionale italiano. Dopo mesi di attese, rimpalli, ostruzionismi e incomprensibili<br />
silenzi, l’allargamento del Cda fa intravedere una, pur discutibile, via d’uscita.<br />
di Sara Chiappori</p>
<h3>Cristina Pezzoli,<br />
la poesia è azione, l&#8217;azione è poesia | pag. 8</h3>
<p>«Cristina Pezzoli. Palombaro», così si definiva la regista scomparsa a maggio, perché<br />
amava immergersi nelle profondità dell’essere umano, per far emergere il talento<br />
di ogni attore. Dando vita a un teatro capace di trasformare il mondo.<br />
di Letizia Russo, insieme a Jacopo Bicocchi, Valentina Brusaferro, Ilaria Costanzo, Matteo Cremon, Lorenzo De Moor,<br />
Mattia Fabris, Francesca Farcomeni, Carlo Orlando, Noemi Parroni ed Elena Vanni</p>
<h3>Leggeri come Sacchi di Sabbia,<br />
la comicità di un&#8217;irraggiungibile tragedia | pag. 10</h3>
<p>Colto, popolare, sospeso tra “alto” e “basso”, è il teatro de I Sacchi di Sabbia,<br />
toscani fino al midollo, che quest’anno compiono venticinque anni di attività<br />
insieme, e li festeggiano con un pericoloso viaggio “dentro” Roberto Latini.<br />
di Marco Menini</p>
<h3>Piccola Compagnia Dammacco:<br />
stare all&#8217;inferno e creare la bellezza | pag. 12</h3>
<p>Un incontro casuale, quello tra Mariano Dammacco e Serena Balivo, docente lui,<br />
allieva lei presso la Cattolica di Brescia: due necessità che si completano nel progetto<br />
della Compagnia in un dialogo continuo tra parola poetica, pagina scritta e scena.<br />
di Alessandro Toppi</p>
<h3>Il salvataggio da un naufragio,<br />
l’amore nell’età di mezzo | pag. 13</h3>
<p>di Renzo Francabandera</p>

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			<h2>Teatromondo</h2>

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			<h3>Vienna e Salisburgo, le fragilità<br />
dell&#8217;uomo contemporaneo | pag. 14</h3>
<p>Se il festival salisburghese conferma il proprio ruolo pionieristico, nei cento anni<br />
dalla fondazione e, grazie a un protocollo rigidissimo a prova di Covid, riesce<br />
a offrire spettacoli di qualità, a Vienna va in scena la crisi del presente.<br />
di Irina Wolf</p>
<h2>Humour</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>G(L)OSSIP | pag. 16</h3>
<p>Woody über Allen<br />
di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

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			<h2>Dossier</h2>

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			<h3 class="western">Soli in scena | pag. 17</h3>
<p class="western">a cura di Laura Bevione e Laura Caretti</p>

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			<h3>Libertà e responsabilità:<br />
l&#8217;arte di stare soli in scena | pag. 18</h3>
<p>Anna Caterina Antonacci, Marco Baliani e Cristiana Morganti parlano della loro esperienza,<br />
del processo di composizione e di regia di un assolo, evidenziando le difficoltà e i privilegi<br />
di questo tipo di operazioni, il cui ruolo resta fondamentale.<br />
di Laura Bevione e Laura Caretti</p>
<h3>Dalla pagina al palcoscenico:<br />
monologhi in performance | pag. 20</h3>
<p>Chi sono questi personaggi soli in una camera da letto, stanza d’ospedale, squallida tana,<br />
abitanti di uno spazio senza confini, scavato dalle passioni? Parlano di sé, a chi? E che accade<br />
quando diventa teatro, le loro parole risuonano in una voce dal vivo e noi le ascoltiamo?<br />
di Laura Bevione e Laura Caretti</p>
<h3>Fo-Rame, il giullare e la giullaressa:<br />
commedia e tragedia, coppia perfetta | pag. 24</h3>
<p>Performer solista dalle infinite voci e personificazioni, Fo si rivolge in presa diretta al pubblico,<br />
coinvolgendone la mente e la visione del mondo e del potere. Diversi e più drammatici<br />
i monologhi di Franca Rame, che spezzano in dialogo la solitudine dei personaggi.<br />
di Simone Soriani</p>
<h3>Carmelo Bene: l&#8217;in-canto della voce | pag. 26</h3>
<p>Un ritratto dell’artista, tracciato seguendo le linee del suo vero volto con i colori accesi<br />
della sua sfida al teatro, per ritrovare il senso delle sue parole, la coerenza della sua ricerca<br />
e riascoltare, nei monologhi e nei concerti/sconcerti, il suono della sua voce che diventa canto.<br />
di Piergiorgio Giacchè</p>
<h3>Un&#8217;affollata solitudine:<br />
nel laboratorio di Leo de Berardinis | pag. 28</h3>
<p>Come componeva Leo de Berardinis i suoi monologhi? Le pagine dei tanti quaderni preparatori, conservati<br />
nel suo archivio, svelano uno straordinario processo creativo che, partendo da frammenti presi agli autori<br />
più amati (Dante, Omero, Shakespeare, Joyce…), approda a una propria, originalissima, scrittura scenica.<br />
di Stefano Casi</p>
<h3>Leo e Carmelo, un confronto attraverso Dante | pag. 29</h3>
<p>di Stefano Casi</p>
<h3>Io sono una moltitudine,<br />
la scena-mondo dei narratori | pag. 30</h3>
<p>Il teatro di narrazione, esploso tra la fine degli anni Ottanta e il Duemila, sembrerebbe<br />
il regno di performer solitari. Ma i mondi che evocano sono in realtà affollati di personaggi,<br />
di cui loro si fanno medium con lo spettatore, servendosi di tecniche molto precise, di oggetti<br />
e di un rapporto sempre più frequente con la musica e i musicisti.<br />
di Claudia Cannella</p>
<h3>Incanti e sortilegi:<br />
i solisti del teatro ragazzi| pag. 33</h3>
<p>Abilità affabulatoria, talento attoriale, invenzioni a sorpresa e percezione viva del pubblico: ecco come<br />
i narratori di oggi rinnovano, in modi diversi, l’arte antica del racconto sulla scena del teatro ragazzi.<br />
di Mario Bianchi</p>
<h3>Shakespeare <em>solos</em>,<br />
ovvero il trionfo del monologo | pag. 34</h3>
<p>Accanto all’imperituro grande attore che emerge sugli altri in primo piano,<br />
negli ultimi decenni alcuni interpreti hanno occupato da soli la scena shakespeariana<br />
dando nuova voce ai protagonisti, soprattutto ad Amleto, ma anche ai personaggi minori.<br />
di Laura Caretti</p>
<h3>Aspiranti attori alla prova,<br />
Francesco Manetti racconta… | pag. 35</h3>
<p>di Laura Caretti</p>
<h3>La rivoluzione novecentesca,<br />
la voce e i suoi paesaggi sonori | pag. 36</h3>
<p>Proprio negli a solo si dispiega la natura polifonica e la potenza espressiva della voce<br />
così come Carmelo Bene ha saputo svelare, lasciando un’eredità di ricerca artistica<br />
e riflessione teorica che altri possono seguire e variare in altri modi, come fa Roberto Latini.<br />
di Valentina Valentini</p>
<h3>Cosentino e Timpano: realtà e inganno,<br />
il caso di due romani “irregolari” | pag. 37</h3>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<h3>Io (non) ballo da sola | pag. 38</h3>
<p>Tra danze permeabili e di durata, atti politici, “esposizioni” e nuove vie verso il pubblico, a sei coreografe<br />
italiane, che hanno deciso di mettersi in scena e di dirigersi in un solo, abbiamo chiesto: in che momento<br />
è nata l’idea di una danza al singolare e perché? Alla fine, si è veramente “sole” sulla scena?<br />
di Lorenzo Conti</p>
<h3>«Sola, perduta, abbandonata»<br />
le voci femminili del melodramma | pag. 40</h3>
<p>La solitudine è donna, nel teatro lirico tra Otto e Novecento: per punizione o per scelta,<br />
per assicurare amore o per lenire il dolore. Da Verdi a Poulenc, una galleria di personaggi<br />
femminili svela le strade dell’isolamento dal mondo.<br />
di Giuseppe Montemagno</p>
<h3>Il soliloquy, cuore pulsante del musical | pag. 42</h3>
<p>Dal palcoscenico al grande schermo, l’assolo dell’artista di musical è occasione privilegiata<br />
per incantare il pubblico e per dare prova di qualità mirabolanti.<br />
di Sandro Avanzo</p>
<h3>Parola poetica, compagna di scena | pag. 43</h3>
<p>Elena Bucci, Mariangela Gualtieri, Ermanna Montanari, Moni Ovadia e Marcello Sambati raccontano la loro<br />
relazione attorale con la poesia, in rapporto alla solitudine in scena, condizione privilegiata di incontro con l’altro.<br />
di Michele Pascarella</p>
<h3>Uno e centomila,<br />
cabarettisti di ieri e di oggi | pag. 44</h3>
<p>Dallo Chat Noir parigino al Derby e allo Zelig milanesi, ma anche al Bagaglino romano,<br />
un rapido sguardo alla storia del cabaret e ai tanti protagonisti di quell’arte<br />
del monologo satirico che, soprattutto in Italia, ha antropologiche radici popolari.<br />
di Ira Rubini</p>
<h3>Giornalisti e scrittori in scena:<br />
guardare negli occhi i propri lettori | pag. 45</h3>
<p>di Laura Bevione</p>
<h3>Stand Up: dal night club a Facebook<br />
i feroci solisti della satira | pag. 46</h3>
<p>«Stand Up è scrivere, recitare, montare e produrre; è tutto»: un genere frutto<br />
del genio solitario di un comico che, su un palcoscenico spoglio, riesce<br />
a parlare con un pubblico variegato e vastissimo.<br />
di Laura Caparrotti</p>
<h3>Territori di confine: gli strani casi<br />
di Rezza e Bergonzoni | pag. 47</h3>
<p>Due “anomalie” della scena italiana, due monologanti che amano complicare i discorsi<br />
e spezzare consuetudini consolidate; e persino le loro differenze celano un’analoga<br />
volontà di non rinunciare alla propria personalissima poetica.<br />
di Diego Vincenti</p>

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			<h2>nati ieri</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Kepler-452, la rivoluzione<br />
e come farla dentro e fuori il teatro | pag. 48</h3>
<p>Dal Festival 20 30 al teatro partecipato, una convinzione guida la giovane compagnia<br />
bolognese nella quotidiana ricerca: non siamo impotenti nei confronti del mondo. E il<br />
teatro è un posto magnifico per ascoltare e trasformare la realtà. Con l’aiuto degli altri.<br />
di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>teatro ragazzi</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Premio Scenario Infanzia,<br />
da qui si vede l&#8217;orizzonte del teatro | pag. 50</h3>
<p>Quattordici progetti, due vincitori ex aequo, tre segnalazioni, per un’edizione di alta<br />
qualità. Nonostante le limitazioni da pandemia, il Premio dell’Associazione Scenario<br />
laurea anche quest’anno le promesse del teatro ragazzi.<br />
di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>critiche | pag. 52</h2>

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			<p>Biennale teatro 2020, Venezia &#8211; Estate teatrale veronese &#8211; Mittelfest, Cividale del Friuli &#8211; Stagione Css Blossom-Fioriture, Udine &#8211; Estate sforzesca, Milano &#8211; Da vicino nessuno è normale, Milano &#8211; Estate del Teatro Franco Parenti, Milano – Tramedautore, Milano &#8211; Il Giardino delle esperidi, Campsirago &#8211; Astiteatro 42 &#8211; Festival delle Colline Torinesi &#8211; Summer Plays, Torino &#8211; Festival di Borgio Verezzi &#8211; Terreni Creativi, Albenga &#8211; Santarcangelo dei teatri &#8211; Trasparenze Festival, Modena &#8211; Festival Orizzonti, Chiusi &#8211; Kilowatt, Sansepolcro &#8211; Volterra Teatro &#8211; Festa del Teatro, San Miniato &#8211; Festa del Teatro, Monticchiello &#8211; Contemporanea, Prato &#8211; Todi Festival &#8211; Short Theatre, Roma &#8211; Romaeuropa &#8211; Napoli Teatro Festival Italia &#8211; RaMe Festival, Crotone &#8211; Stagione del teatro antico, Siracusa &#8211; Festival dei Tacchi, Jerzu</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>danza</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Universi danzati tra la terra e il cielo | pag. 84</h3>
<p><span class="fontstyle0">di Laura Bevione, Renata Savo, Nicola Arrigoni, Carmelo A. Zapparrata, Paolo Crespi e Francesco Tei</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>lirica</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Con trucchi, magie e adattamenti<br />
l’opera attraversa l’epidemia | pag. 87</h3>
<p><span class="fontstyle0">di Pierfrancesco Giannangeli, Gianni Poli e Francesco Tei</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>exit</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Franca Valeri, Gianrico Tedeschi:<br />
due vite lunghe giusto un secolo | pag. 88</h3>
<p>In sintonia, due eccellenze del teatro italiano ci hanno lasciato, solo un attimo<br />
dopo aver compiuto i cent’anni. Una doppia uscita di scena, traguardo<br />
di due esistenze straordinariamente ricche.<br />
di Roberto Canziani</p>
<h2>biblioteca | pag. 90</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2>testo</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Mario e Saleh</em> | pag. 96</p>
<p>di Saverio La Ruina</p>
<h2>La società teatrale</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I registi teatrali e la fascinazione della cinepresa | pag. 106</h3>
<p>di Roberto Rizzente</p>

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