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	<title>Marta Ciappina - HYSTRIO</title>
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		<title>Numero 1 di gennaio-marzo 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 18:41:45 +0000</pubDate>
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			<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo<br />
luci e ombre del nuovo decreto ministeriale | pag. 2</h3>
<p>Un iter travagliato e un documento, a valere sul triennio 2025-27, che arriva con molto ritardo rispetto alle scadenze abituali, creando non poche difficoltà nel settore. Lo abbiamo letto a analizzato, cercando di metterne in evidenza punti di forza e criticità.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Spregelburd e gli altri,<br />
drammaturgia contemporanea a Parma | pag. 4</h3>
<p>Per gli attori di Teatro Due, il teatrista argentino ha scritto e diretto Diciassette cavallini, partecipando alle giornate dedicate alla scrittura del presente, con von Mayenburg, Vyrypaev, Raffier e Paravidino. Lo abbiamo incontrato, per farci raccontare i suoi progetti.</p>
<p>di Rafael Spregelburd e Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cassandra nel frullatore, ovvero<br />
i Greci guardati con occhio bizzarro e argentino | pag. 5</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ieri e oggi, se Hitler occupa la scena<br />
mettendoci ancora alla prova | pag. 6</h3>
<p>Dall’Arturo Ui di Brecht allo stand-up-comedian di Elio Germano e Chiara Lagani, il “male” non smette di interrogarci anche dalla scena con la sua “banalità”. Quanto le sue parole e la sua “battaglia” ancora ci assediano con il germe della disumanità?</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gli ultrà della scena:<br />
Apriti Millico, gli spettatori in pullman | pag. 8</h3>
<p>Una formula magica, un progetto di audience engagement nato a Terlizzi, per portare in tour gruppi eterogenei di spettatori orfani del teatro cittadino: è Apriti Millico, azione militante di VicoQuartoMazzini.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>

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			<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Per danzare occorre un pensiero agile:<br />
Ciappina e la permeabilità dell’interprete | pag. 9</h3>
<p>Una scelta, guidata dalla mente più che dal corpo, è alla radice del percorso di una delle danzatrici più mature della scena contemporanea, capace di porsi al servizio di linguaggi coreografici molto diversi con rigore, esattezza, essenzialità.</p>
<p>di Marta Ciappina e Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>De Summa, teatro qui e ora,<br />
dalla provincia alla Francia | pag. 10</h3>
<p>Fuggire dal paese più sfigato del mondo, dalla droga, dal nulla. Trovare se stessi, il proprio futuro, il proprio posto. In poche parole: fare teatro. Oscar De Summa ci racconta passato, presente e futuro di una vocazione inesauribile.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Caroline Baglioni, la vita propria di una scrittura<br />
selvatica, indipendente, piena di spine | pag. 11</h3>
<p>Dalla ricerca degli «oggetti magici» che innescano la creazione di un mondo alla messinscena, il processo di elaborazione di una drammaturgia è, per l’autrice, un percorso d’ascolto della propria voce. Difficile quanto trovare se stessi.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Premio Hystrio 2025: i bandi | pag. 12</h3>

		</div>
	</div>
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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sotto lo sguardo dell’aquila a due teste,<br />
il teatro e la nuova storia d’Albania | pag. 14</h3>
<p>A Tirana, un festival permette di fare il punto sul teatro di Kosovo e Albania, Paesi fratelli. Stessa lingua, storie diverse. In comune il desiderio di emergere, i rischi della speculazione finanziaria in agguato e un teatro che non volta la testa dall’altra parte.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sei esempi di “drammaturgie del possibile”<br />
al Festival del Teatro Nazionale romeno | pag. 16</h3>
<p>L’edizione 2024 della rassegna ha portato a Bucarest produzioni nazionali ed estere, oltre a un ricco cartellone di attività collaterali, con spettacoli che indagano tematiche di cocente attualità, dal dibattito sull’aborto al rinascente antisemitismo.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’autunno teatrale a Vienna,<br />
tra inediti e grandi classici | pag. 18</h3>
<p>L’inizio della stagione teatrale nella capitale austriaca vede sui palcoscenici gli adattamenti di due classici della letteratura, Il naso di Gogol e Orlando di Virginia Woolf, e un testo inedito incentrato sul fotografo – e assassino – Eadweard Muybridge.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR r(UMOR)noir</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teat[r]ennis. Hy.steresis Banana Khattelan | pag. 20</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Registe d’oltreconfine | pag. 21</h3>
<p>a cura di Laura Bevione e Claudia Cannella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Competenza, ostinazione, indipendenza:<br />
la voce chiara e forte delle artiste al potere | pag. 22</h3>
<p>Se nel Nord Europa e in Spagna è il merito a determinare il raggiungimento di ruoli apicali, in Italia è ancora troppo spesso una “graziosa concessione” vincolata a quote rosa e appartenenze politiche. Tuttavia il moltiplicarsi della presenza femminile indica un fertile, seppure lento, processo di cambiamento.</p>
<p>di Concita De Gregorio</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Regine d’oltremanica:<br />
il punto di vista che fa la differenza | pag. 24</h3>
<p>In Inghilterra le artiste hanno raggiunto da tempo autonomia e autorevolezza, conquistando spesso la direzione di istituzioni teatrali di prestigio. Un’ampia panoramica della scena britannica al femminile, innovativa e forte di uno sguardo indubbiamente “altro” su quanto avviene nella contemporaneità.</p>
<p>di Monica Capuani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gisèle Vienne, una filosofa burattinaia<br />
per un teatro politico, cool e perturbante | pag. 28</h3>
<p>Autrice di un percorso eterogeneo, nel teatro dell’artista francese convivono maschere e pupazzi, narrativa e arti visive, musica contemporanea e nuove tecnologie, a testimoniare un’irrequietezza che si trasforma in spettacoli sempre diversi e coinvolgenti.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un nuovo teatro per un nuovo pubblico,<br />
l’arte del racconto di Caroline Guiela Nguyen | pag. 29</h3>
<p>La regista francese, con origini asiatiche a algerine, ha elaborato una poetica teatrale di immediata fruizione, appassionante quanto profonda nel dipingere una realtà incapace di fare i conti con la storia recente, le ingiustizie e la violenza.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Die Regisseurin: in tedesco<br />
la regia si declina al femminile | pag. 30</h3>
<p>Dagli anni Novanta a oggi, in area germanofona si è consolidata la presenza femminile in campo registico, che affonda le sue radici nei decenni precedenti. Ecco una panoramica – tra Germania, Austria e Svizzera – dalle “veterane” alla generazione più recente.</p>
<p>di Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Kennedy, tra dis-umano e post-umano,<br />
il virtuale in cerca di autenticità | pag. 33</h3>
<p>Il percorso artistico della regista tedesca prende avvio dall’amato Fassbinder per procedere poi verso una ricerca incentrata sull’uso creativo e critico delle nuove tecnologie. Alla base, l’indagine sulla progressiva disumanizzazione della realtà, cercando un’impossibile verità.</p>
<p>di Federico Bellini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sfumare i confini fra corpi e macchine:<br />
il teatro “estremo“ di Florentina Holzinger | pag. 34</h3>
<p>La coreografa, regista e performer austriaca è nota per spettacoli al cui centro c’è la fisicità delle interpreti, tutte donne. Forzato, ferito, posto in interazione con macchine e oggetti di varia natura, il corpo diventa simbolo dei mali del nostro tempo ma anche l’elemento da cui partire per costruire una nuova umanità.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Barbara Frey: tra letteratura e musica<br />
uno sguardo satirico sul mondo | pag. 35</h3>
<p>Regista, musicista e direttrice, l’artista svizzera declina con originalità quella vena satirica e allo stesso tempo poetica caratteristica della scena elvetica, mostrando una particolare predilezione per i grandi della letteratura, classica e contemporanea.</p>
<p>di Valentina Grignoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Umano, non umano e nuove tecnologie:<br />
i Paesi Bassi tra visionarietà e provocazione | pag. 36</h3>
<p>Una coppia di artiste, Boogaerdt/Van Der Schoot, e Anne-Cécile Vandalem sono tra le protagoniste della scena olandese e belga al femminile, caratterizzata da un’attenzione privilegiata al corpo, alla sua mercificazione e alle sue deformazioni dettate dall’evoluzione tecnologica e dei media.</p>
<p>di Federico Bellini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Audaci, sensibili e visionarie:<br />
il talento policromo delle registe greche | pag. 37</h3>
<p>In un ambiente ancora prevalentemente maschile, molte sono le artiste che, a partire dalla fine del secolo scorso, si sono affacciate sulla scena ellenica, mostrando di possedere una visione inedita e spesso anticonvenzionale del linguaggio teatrale, e ottenendo successo anche a livello internazionale.</p>
<p>di Ariadne Mikou</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dai Balcani all’Europa dell’Est<br />
lo sguardo politico della scena femminile | pag. 38</h3>
<p>Riscrivono i classici e affrontano i contemporanei, denunciano le derive autoritarie dei rispettivi Paesi e il patriarcato, difendono i diritti civili: un panorama vivo e variegato che ha come comune denominatore l’impegno e la militanza politica.</p>
<p>di Laura Bevione, Federico Bellini e Franco Ungaro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il coro come strumento artistico e politico:<br />
la poetica militante di Marta Górnicka | pag. 40</h3>
<p>La regista polacca parte da una forma d’espressione arcaica quale il coro per dare voce alle ingiustizie e ai conflitti che tormentano la contemporaneità: dalle spinte conservatrici e illiberali del proprio Paese, al dramma dell’Ucraina e della Palestina, il teatro diventa sonora richiesta di libertà e rispetto dei diritti.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cărbunariu: garantirsi l’indipendenza<br />
lavorando fuori dal sistema teatrale statale | pag. 41</h3>
<p>Gli spettacoli di Gianina Cărbunariu hanno sempre avuto una forte dimensione politica, proponendosi quali mezzi di critica sociale e facendo di questa artista una fra le più coerenti e complesse della generazione “di mezzo” dei registi-drammaturghi romeni.</p>
<p>di Gianina Cărbunariu e Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Arte e impegno civile: la duplice vocazione<br />
della regia al femminile nel mondo arabo | pag. 42</h3>
<p>Il corpo e il ruolo della donna nella società, ma anche conflitti vecchi e nuovi e l’interesse per la letteratura, sia quella dei conterranei che quella “occidentale”, sono i comuni denominatori dell’originale poetica teatrale sviluppata dalle registe – marocchine, egiziane, siriane, libanesi – nate e attive nei Paesi di cultura araba.</p>
<p>di Monica Ruocco</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lina Majdalanie e Chrystèle Khodr:<br />
dare voce ai singoli dalle rovine del Libano | pag. 44</h3>
<p>Due eclettiche e originali artiste nate e cresciute a Beirut, città che l’una ha lasciato mentre l’altra ha scelto quale luogo di vita e attività. Ma quella conflittuale realtà rimane al centro del lavoro di entrambe, impegnate a ricostruire con linguaggio originale la biografia di un popolo.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Waltz, Macras, Rodrigues e Acogny:<br />
l’arte del movimento plasmata dalle donne | pag. 45</h3>
<p>Quattro grandi coreo-registe, di differente provenienza geografica, generazione e poetica, accomunate dall’indubbio talento e dalla capacità di fondare compagnie indipendenti, con cui mettere in scena i propri spettacoli ma, soprattutto, approfondire la propria ricerca.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Memoria, militanza e mondo naturale<br />
la polifonia della scena sudamericana | pag. 46</h3>
<p>Il realismo magico per rocce e vegetali di Manuela Infante, Lola Arias tra biografismo individuale e memoria collettiva, le contaminazioni tra cinema e teatro di Romina Paula e la militanza politica e sociale di Patricia Ariza. Quattro voci al femminile da Cile, Argentina e Colombia.</p>
<p>di Claudia Cannella, Alice Strazzi, Alice Ferranti e Davide Carnevali</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Eclettismo culturale, sradicamento e realismo grottesco<br />
Victoria Szpunberg tra Argentina e Catalogna | pag. 47</h3>
<p>di Davide Carnevali</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Celestiale e cruenta, devota e pericolosa,<br />
la fibra artistica di Angélica Liddell | pag. 48</h3>
<p>L’artista spagnola, all’apparenza minuta, diventa irresistibilmente potente sul palcoscenico, dove porta in scena i suoi spettacoli in cui cristianesimo e valori universalmente accettati sono messi in discussione con carnale e provocatoria evidenza.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cambiare la vita con l’empatia,<br />
Christiane Jatahy, artista e attivista | pag. 49</h3>
<p>La regista brasiliana porta in teatro il suo impegno politico, sempre associato a un’originale ricerca artistica. Letteratura, nuove tecnologie, accurate indagini quasi giornalistiche sono alla base di spettacoli spesso incentrati sul ritratto di realtà marginali e neglette.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Broadway, Off Broadway e dintorni:<br />
questi non sono palchi per donne | pag. 50</h3>
<p>Negli Stati Uniti la figura del regista è ancora subordinata a quella dello scrittore e, quando il primo è una donna, vedere riconosciuti i propri meriti è ancora più complicato. Qualcosa, però sta cambiando, sia nella scena indipendente che a Broadway, con registe spesso provenienti dal cinema e dalla televisione.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La crescita delle voci femminili a Broadway:<br />
un lungo cammino verso la parità | pag. 51</h3>
<p>di Laura Caparrotti</p>

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			<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quarant’anni e non sentirli:<br />
l’effervescente compleanno dei Marcido | pag. 52</h3>
<p>Un anniversario importante è occasione per fare qualche bilancio senza perdersi in nostalgie e rimpianti, poiché lo sguardo della compagnia torinese è fermamente rivolto al futuro, a partire dal prossimo debutto di Baccanti.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tanti auguri Argot!<br />
La storica “factory“ compie 40 anni | pag. 53</h3>
<p>Uno spazio minimo nel quartiere di Trastevere è diventato, grazie a un’intuizione dei fondatori<br />
e all’intraprendenza dei direttori Tiziano Panici e Francesco Frangipane, un’oasi e un motore<br />
di progetti culturali ibridi, fertili modelli di produzione artistica e di organizzazione.</p>
<p>di Renata Savo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ctrl+Alt+Canc ovvero riavviare il sistema,<br />
tra gesto disperato e atto rigenerativo | pag. 54</h3>
<p>Nato nel 2020, il gruppo formato da Alessandro Paschitto, Raimonda Maraviglia<br />
e Francesco Roccasecca pratica il teatro come forma di conoscenza, con spettacoli<br />
che rinnovano la funzione dell’attore nel mettere in discussione l’esistenza.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>CRITICHE | pag. 56</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2>DANZA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Corpo e spazio: i festival di danza<br />
tra identità e ibridazioni | pag. 84</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Laura Bevione, Carmelo A. Zapparrata, Roberto Canziani, Nicola Arrigoni,<br />
Alice Strazzi, Michele Pascarella e Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LIRICA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Muscato, Carsen, McVicar, Abbado:<br />
gli approcci multiformi della regia lirica | pag. 89</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Giuseppe Montemagno e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VISTI IN ITALIA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La scena mondiale tra immersione nel rito<br />
e attualissime riflessioni storico-politiche | pag. 91</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Sandro Avanzo, Alice Strazzi, Ira Rubini<br />
e Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA | pag. 92</h2>
<p>Le novità dal mondo editoriale, a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<h3>C’È DEL PIANTO IN QUESTE LACRIME | pag. 96</h3>
<p>di Linda Dalisi e Antonio Latella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span style="font-size: medium;">SOCIETÀ TEATRALE </span> | pag. 112</h2>
<p>Le notizie dal mondo teatrale, a cura di Roberto Rizzente</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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