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	<title>Marco Castellari - HYSTRIO</title>
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		<title>Numero 4 di ottobre-dicembre 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Hystrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2025 16:24:36 +0000</pubDate>
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			<h2>SPECIALE HYSTRIO FESTIVAL</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un festival per raccontare il nostro tempo, per ricordare che il teatro è (anche) politica | pag. 4</h3>
<p>La quarta edizione di Hystrio Festival si consolida nel suo formato – 10 spettacoli, 6 letture sceniche, un incontro, una mise en espace, le finali del Premio Hystrio alla Vocazione e la serata di consegna dei Premi Hystrio 2025 –, acquisisce nuove prestigiose partnership e diventa sempre di più un fertile luogo di incontro per giovani artisti, critici, operatori e pubblico, che hanno affollato le sale del Teatro Elfo Puccini di Milano.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VETRINA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il teatro nel nuovo triennio ministeriale, tra New Public Management e consumismo | pag. 16</h3>
<p>Con tagli e declassamenti, il settore esce malconcio dalla ripartizione delle risorse Fnsv. Non solo per la riduzione dei contributi, ma anche per la logica che sembra trasparire dalle scelte operate: quella del commercio, che premia risultati materiali e a breve termine.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Toscana Terra Accogliente: spettacoli, territori e comunità | pag. 18</h3>
<p>Giunto alla sua quarta edizione, il progetto supporta artisti e compagnie offrendo residenze, spazi e risorse nella prospettiva di delineare un sistema culturale diffuso, policentrico e sostenibile, favorendo processi creativi dalla fase di studio alla circuitazione.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’expo di una Puglia che non vive solo di cartoline | pag. 19</h3>
<p>Erede del circuito teatrale regionale, Puglia Culture ha allestito uno showcase di spettacoli dal vivo nei centri storici della provincia di Brindisi: teatro, danza, musica, performance ma non solo. Le eccellenze, i problemi, le idee e le speranze di un territorio.</p>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Troina, un festival al femminile al centro della terra del mito | pag. 20</h3>
<p>Raggiunge il primo lustro di attività il Mythos Troina Festival: la piccola comunità della provincia ennese punta sul teatro per un riscatto civile e sociale nel segno della restanza e nel nome di Artemide.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’invasione della bellezza: Scenica, uno dei festival più a sud d’Europa | pag. 21</h3>
<p>Vittoria, in provincia di Ragusa, è per latitudine più meridionale di Tunisi: in questo margine del margine, dal 2009, l’Associazione Santa Briganti presenta grandi nomi della scena nazionale, in stretto dialogo con le molte comunità che abitano il territorio.</p>
<p>di Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Edimburgo e i suoi festival: in cerca della verità | pag. 22</h3>
<p>Dall’Edinburgh International Festival al Fringe: l’estate del 2025 porta una ventata di contemporaneità e internazionalità nelle programmazioni di due festival fondamentali per la vita culturale della città. Al centro l’arte come strumento per cercare la verità.</p>
<p>di Ira Rubini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Storie sulla fragilità umana: in scena al Festival di Salisburgo | pag. 24</h3>
<p>La sezione “Teatro” del celebre Festival estivo austriaco si concentra su lavori inerenti alla guerra e alla conflittualità apparentemente insita nel genere umano, con uno sguardo privilegiato riservato alle opere di artisti dell’attuale diaspora russa, contraria all’invasione dell’Ucraina.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR l’ange du foyer</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’intelligenza teatrale è artificiosa o artificiale? Non è stata mai banale, spesso è fenomenale | pag. 26</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e Sogno | pag. 27</h3>
<p>a cura di Marco Menini e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lingiardi: sogno e teatro, una realtà poliglotta che parla la lingua delle immagini | pag. 28</h3>
<p>Speculare alla rappresentazione scenica, l’esperienza onirica apre infinite possibilità creative che i drammaturghi, nei secoli, hanno saputo raccogliere e interpretare, realizzando testi fondamentali, capaci di parlare a ogni cultura.</p>
<p>di Vittorio Lingiardi e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Essere spettatori, registi e attori sul palcoscenico del nostro inconscio | pag. 30</h3>
<p>Il sogno e la rappresentazione teatrale parlano lo stesso linguaggio. Dotati di drammaturgia, scenografia e regia, rendono possibile un viaggio interiore che permette all’essere umano di confrontarsi con la propria complessità, accettandone i compromessi e le contraddizioni.</p>
<p>di Luana Montoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Uscire dai cardini della realtà: percorsi nella drammaturgia da Eschilo al Novecento | pag. 32</h3>
<p>Presente da sempre in tutte le culture, dai Greci fino alla drammaturgia americana del dopoguerra, la dimensione onirica attraversa l’intera storia del teatro, contribuendo a ridefinire il linguaggio, le coordinate della rappresentazione, la psicologia dei personaggi e i confini stessi della realtà, con delle ricadute che spesso sconfinano nel sociale.</p>
<p>di Martina Treu, Laura Bevione, Giuseppe Liotta, Franco Perrelli, Andrea Bisicchia, Gianni Poli, Marco Castellari, Maurizio Porro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Maeterlinck: quando i sogni muoiono all’alba | pag. 34</h3>
<p>di Giuseppe Liotta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un sogno più forte della realtà: il teatro sudamericano | pag. 37</h3>
<p>di Davide Carnevali</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>«Togli la ragione e lasciami sognare in pace»: il teatro italiano a tu per tu con l’onirico | pag. 38</h3>
<p>Di volta in volta connotato come simbolo, scorciatoia per raccontare eventi nascosti o incomprensibili, occasione per sparigliare le carte, rinnovare il linguaggio e arricchire la psicologia di un personaggio, il sogno è presente ovunque nel teatro contemporaneo italiano.</p>
<p>di Diego Vincenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Carmelo Bene: l’impossibilità del teatro tra attorialità, verticalità e musicalità | pag. 39</h3>
<p>di Piergiorgio Giacché</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pasolini: alla ricerca del sogno perduto | pag. 40</h3>
<p>di Stefano Casi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Spostare il baricentro del reale: il teatro siciliano da Pirandello a Emma Dante | pag. 41</h3>
<p>Impastato di terra e di sangue, contaminato con la crisi dell’Io, il sogno nel teatro siciliano non ha alcuna funzione consolatoria ma serve a dissotterrare il rimosso, spezzare la linearità logica del reale e reinventare il linguaggio, in nome di una nuova e più incerta verità.</p>
<p>di Filippa Ilardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>«Uh Marò che bellu suonno»: prospettive antropologiche sulla scena napoletana | pag. 42</h3>
<p>Da sempre presente nella cultura napoletana, il tema del sogno emerge con forza nella drammaturgia a partire dagli anni Settanta, contribuendo a rendere labile il confine con la realtà e a esplorare gli abissi psicologici, le paure e le ambizioni frustrate dei personaggi.</p>
<p>di Giusi Zippo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Eduardo De Filippo, l’ambiguità del reale rivelata | pag. 43</h3>
<p>di Stefania Maraucci</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Marcuse, Freud, Jung, Hillman e Lynch nella lunga notte del nostro presente | pag. 44</h3>
<p>Numerose sono le esperienze che, negli ultimi decenni del teatro italiano, hanno attraversato l’universo onirico, spesso popolato di mostri. Dal sogno inteso come spazio della protesta antiborghese e antiaccademica, fino al confronto con Freud e Jung, senza tralasciare l’eredità di David Lynch.</p>
<p>di Rodolfo Sacchettini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il teatro “post-traumatico” tedesco contro le trappole del razionalismo | pag. 46</h3>
<p>Dal Romanticismo in avanti, passando per gli anni bui del nazismo e del socialismo reale, il sogno ha regalato spazi inesausti di libertà al teatro tedesco, spianando la strada all’esplorazione dell’Io e a una più radicale sperimentazione formale, erede di Brecht e di Müller.</p>
<p>di Davide Carnevali</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Risuonano echi strindberghiani nella drammaturgia scandinava del ‘900 | pag. 47</h3>
<p>Imitato e più volte citato per la commistione tra reale e onirico, oltre che per gli interrogativi morali e metafisici che solleva, Il sogno di Strindberg è un modello ricorrente nel teatro scandinavo del secondo Novecento, da Bergman a Lagerkvist, fino a Fosse.</p>
<p>di Franco Perrelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Massini: contro la macchina e l’AI, il sogno come manifesto dell’umano | pag. 48</h3>
<p>Drammaturgo, vincitore del Tony Award nel 2022, da pochi mesi alla direzione artistica del Teatro della Toscana, Stefano Massini ha dedicato due lavori a L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud e, nell’arco di un decennio, ha approfondito in maniera sistematica i testi scientifici del padre della psicanalisi.</p>
<p>di Stefano Massini e Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Danzare e poi chiudere gli occhi, quando il corpo si fa ultraterreno | pag. 47</h3>
<p>Dal balletto romantico ottocentesco alla danza contemporanea, il sogno è stato espediente per esprimersi in modo innovativo sia dal punto di vista drammaturgico che dal punto di vista tecnico-stilistico, sfuggendo alle regole di verosimiglianza del reale.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>«Ed ho paura di sognare ancora»: quando l’opera svela l’indicibile | pag. 48</h3>
<p>Otto e Novecento sono stati i secoli d’oro nella descrizione di sogni e sonni sulle tavole del melodramma: per raccontare ciò che è inesprimibile, un carico di incubi e premonizioni che lasciano presagire la morte.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dorothy, Shakespeare, Freud, Dickens, Weill: tutti insieme appassionatamente! | pag. 49</h3>
<p>Popolarissimo nelle canzoni e nei balletti, il tema del sogno ha alimentato da sempre la tradizione del musical anglosassone e italiano, rielaborando classici della letteratura drammatica e inventandone di nuovi, senza disdegnare, nei risultati migliori, un risvolto politico.</p>
<p>di Sandro Avanzo</p>
<p>&nbsp;</p>

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			<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La sfida della complessità, essere attore secondo Fausto Cabra | pag. 50</h3>
<p>Dalla precisione di Ronconi alla corporeità di ricci/forte, dalla comicità di Proietti alla progettualità del Teatro Franco Parenti: il percorso dell’attore bresciano mostra un mosaico di esperienze diverse capace di costruire una pratica attoriale eclettica.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pedrazzini: immaginare stagioni teatrali, uno strumento per incidere sulla società | pag. 51</h3>
<p>Paola Pedrazzini è la direttrice artistica del Festival di Teatro Antico di Veleia e di Bottega XNL a Piacenza. Nel 2025 l’esperienza piacentina è stata premiata a Radicondoli, a testimonianza del valore di un progetto che si è fatto conoscere ampiamente.</p>
<p>di Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La forte voce di giovani artisti sul palcoscenico/fucina del Premio Scenario | pag. 52</h3>
<p>Tra eco-ansia, disagio giovanile, dilemmi esistenziali e collettivi, dodici finalisti portano in scena le incertezze del presente con consapevolezza e ironia. Tra gli elementi imprescindibili: musica, originalità, commistione dei linguaggi, come mostrano i vincitori Andrea Mattei e Fondamenta Zero.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gen Z protagonista a Gualtieri le novità e i vincitori di Direction Under 30 | pag. 53</h3>
<p>di Mario Bianchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Wilson, Asti, Benni e Cardinale: quattro grandi artisti da salutare | pag. 54</h3>
<p>di Roberto Canziani, Francesco Tei e Giuseppe Liotta</p>

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			<h2>CRITICHE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Recensioni di prosa, danza e lirica dai principali festival estivi | pag. 58</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro del Buratto: mezzo secolo tra meraviglia e visione | pag. 96</h3>
<p>La casa italiana del teatro di figura è più giovane che mai: da cinquant’anni sfida il tempo valorizzando il teatro ragazzi e riconoscendo dignità artistica a linguaggi alternativi, con un repertorio che integra tradizione, nuove tecnologie, attualità e attenzione al pubblico.</p>
<p>di Vincenzo Sardelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Senza perdere la curiosità: i primi trent’anni delle Colline Torinesi | pag. 97</h3>
<p>Nato nel 1996 nelle suggestive ville delle colline torinesi, il festival ideato e diretto da Sergio Ariotti e Isabella Lagattolla da molti anni si è trasferito in città, ma non ha perso né la propria predilezione per il contemporaneo né la propria vocazione a un fertile scouting artistico.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro della Tosse, 50 anni con la capacità di guardare al contemporaneo e farsi coraggio| pag. 98</h3>
<p>Un teatro scomodo, non solo perché situato nel centro storico di Genova, lungo una salita, ma anche per adattarsi a «tempi, persone, spazi e accoglienza per tutte le arti: musica, danza, circo, eventi culturali», dai più piccoli ai kolossal da 30.000 spettatori.</p>
<p>di Laura Santini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le donne di PAV, cercare il futuro progettando nuove vie insieme agli artisti | pag. 99</h3>
<p>Curiosità, attenzione, cura, studio continuo: queste le qualità che da venticinque anni fanno di PAV un «liquido che scioglie gli ingranaggi», nel costante lavoro di promozione e sostegno degli artisti, con lo sguardo al cambiamento.</p>
<p>di Elena Stancanelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sotterraneo compie vent’anni: storia di un collettivo fuori dagli schemi | pag. 100</h3>
<p>Tra superamento delle divisioni dei generi e utilizzo della risata come strumento di riflessione e scrittura scenica, la compagnia nata a Firenze nel 2005, e formata da Claudio Cirri, Sara Bonaventura e Daniele Villa, festeggia il compleanno con un dj set.</p>
<p>di Nicola Arrigoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA COMPLICITÀ NEL CONTRATTO TEATRALE<br />
4 spettacoli e 1 libro: 5 incipit di Sotterraneo | pag. 101</h3>
<p>Testi del vincitore del Premio Hystrio alla Drammaturgia 2025</p>
<p>di Daniele Villa</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità dal mondo editoriale | pag. 112</h3>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le novità dal mondo del teatro | pag. 116</h3>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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		<title>Numero 2 di aprile-giugno 2023</title>
		<link>https://www.hystrio.it/numero/numero-2-di-aprile-giugno-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adminsmdev]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Sep 2023 13:45:17 +0000</pubDate>
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			<h2>Vetrina</h2>

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			<h3>Viaggio nellʼItalia del teatro partecipato, dove le comunità ritrovano se stesse | pag. 2</h3>
<p>Sono sempre di più i progetti attivati in Italia in cui a lavorare insieme sono artisti professionisti e gruppi di cittadini, che fanno del teatro uno strumento, un luogo d’incontro e confronto. Un’indagine sui principali esempi e sulle ragioni del successo di questo “genere”.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Comizi d’amore, l’amore (e il sesso): indagine teatrale nel Friuli di oggi | pag. 5</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Napoli, si spegne la luce sul Nuovo Teatro Sanità | pag. 6</h3>
<p>I lavori di adeguamento richiesti dalla Digos, la lievitazione dei costi di ristrutturazione e il mancato dialogo con il Comune, proprietario dell’immobile, costringono il teatro diretto da Gelardi alla chiusura. Una ferita profonda nel tessuto culturale della città.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatringestazione, la scena come sede di una socialità sperimentale | pag. 7</h3>
<p>Dalla propria casa nel centro storico di Napoli, a due passi da San Domenico Maggiore, la compagnia conduce un’attività artistica dal forte impatto sociale. Nell’organizzazione i festival come nell’attività in carcere, protagonista il “cittadino” sul “consumatore”.</p>
<p>di Emilio Nigro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Collettivo Amigdala, quando lʼarte ascolta i luoghi e le comunità | pag. 8</h3>
<p>Generare comunità temporanee di cittadini che acquisiscono, attraverso l’arte, la consapevolezza dei luoghi in cui vivono: questo uno degli obiettivi primi del collettivo di artiste e curatrici, tutto al femminile, attivo a Modena dal 2005.</p>
<p>di Matteo Brighenti</p>

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			<h2>TEATROMONDO</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il Théâtre de Vidy di Losanna: sullʼacqua e al centro dellʼEuropa | pag. 9</h3>
<p>Due anni di lavori per una felice metamorfosi del teatro costruito sul lago Lemano quasi sessant’anni fa e diventato, negli anni, un polo internazionale di creazione e sperimentazione nelle arti dello spettacolo.</p>
<p>di Laura Bevione</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A Vienna, fra scandali vecchi e nuovi e questioni sociali indagate con fantasia | pag. 10</h3>
<p>La stagione teatrale della capitale austriaca propone adattamenti di classici della letteratura, ma anche riflessioni su casi di attualità, dall’inchiesta sugli orfanotrofi alla salvaguardia dell’ambiente.</p>
<p>di Irina Wolf</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>New York, quel bellʼequilibrio tra memoria, passato e futuro | pag. 12</h3>
<p>Mentre in scena spopola Leopoldstadt di Stoppard, dramma fluviale su una famiglia viennese ai tempi della Shoah, il La Mama riapre dopo una poderosa ristrutturazione e gli artisti emergenti dell’Exponential Festival invadono la città.</p>
<p>di Laura Caparrotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nei vicoli del Cairo alla scoperta del Downtown Contemporary Arts Festival | pag. 14</h3>
<p>Compie dieci anni il maggior festival egiziano, dove confluiscono le molte facce della creatività del mondo arabo con danza, musica, teatro e arti visive, a cui si aggiunge l’Arab Art Focus, attesa vetrina biennale sulle produzioni dell’area Swana (South West Asia and North Africa).</p>
<p>di Brunella Fusco</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dante attraverso la giungla tropicale, Bali e il sottile confine tra rito e teatro | pag. 16</h3>
<p>Una collaborazione nata quasi per caso, durante il lockdown, quella di Instabili Vaganti con Made Suteja e Kadek Budi Setiawan, artisti balinesi. Dalle prime prove online all’esperienza dal vivo, Oriente e Occidente si incontrano nelle parole del Sommo Poeta.</p>
<p>di Nicola Pianzola</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>HUMOUR</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>r(UMOR)noir</p>
<h3>C&#8217;era una volta una matta&#8230; | pag. 18</h3>
<p>di Fabrizio Sebastian Caleffi</p>

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			<h2>DOSSIER</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Teatro e follia | pag. 19</h3>
<p>a cura di Marco Menini, Roberto Rizzente e Francesco Tei</p>

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			<h3>Andreoli: viva i matti, senza copione nel gran teatro dellʼesistenza | pag. 20</h3>
<p>Depositaria di una visione del mondo diversa da quella dominante, la follia è, per lo psichiatra Vittorino Andreoli, una risposta al rifiuto della società, cui il matto reagisce fuggendo nella depressione o rompendo il rapporto tra l’Io e l’Altro. Con conseguenze benefiche per la creatività.</p>
<p>di Vittorino Andreoli e Roberto Rizzente</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cʼè o ci fa? Duemilacinquecento anni tra finzione, esaltazione e (auto)distruzione | pag. 22</h3>
<p>Avversata, idolatrata, temuta dagli uomini, epifania del divino piuttosto che conseguenza della convenzioni sociali, strumento drammaturgico per sviluppare l’intreccio o enucleare una verità, la follia ha fatto parte della storia del teatro, dai Greci fino a Strindberg e all’espressionismo tedesco.</p>
<p>di Alice Strazzi, Claudio Bernardi, Laura Bevione, Stefania Di Carlo, Gianni Poli, Marco Castellari e Andrea Bisicchia</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La follia creativa: il caso di Antonin Artaud | pag. 25</h3>
<p>di Gianni Poli</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Follia vera e follia simulata nel teatro di Luigi Pirandello | pag. 26</h3>
<p>Più frequenti, nei testi del drammaturgo siciliano, coloro che si fingono pazzi (o sono costretti a farlo, come Beatrice Fiorica) dei folli veri. E “recitare” la parte del pazzo può diventare gioco, difesa, irrisione. La stessa signora Frola non delira, ma, come Cotrone de I giganti, sogna di vivere un’altra realtà.</p>
<p>di Andrea Bisicchia</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Balordi e svitati nel teatro di Dario Fo | pag. 27</h3>
<p>di Simone Soriani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Napoli: da Eduardo a Borrelli la metamorfosi della corda pazza | pag. 28</h3>
<p>Il teatro napoletano ha fatto un uso politico e singolare della follia, servendosene come di un grimaldello per rivelare lo sporco che è nella società, stretta tra l’abusivismo edilizio, la criminalità, e l’omologazione imposta dal capitalismo.</p>
<p>di Alessandro Toppi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sogno, delirio e profezia nellʼopera di Pier Paolo Pasolini | pag. 30</h3>
<p>L’inconscio e l’irrazionale, spesso confinanti con la bestialità e la malattia, sono per Pasolini legittime forme di resistenza contro l’omologazione imposta dalla società borghese, e il viatico per una conoscenza più piena (e profetica) delle cose.</p>
<p>di Matteo Boriassi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il teatro nelle aree del disagio psichico, piccola guida tra le iniziative in Italia | pag. 31</h3>
<p>Dai Dipartimenti di Salute Mentale e Opg al palcoscenico, dall’esperienza terapeutica ed espressiva alla scommessa (a volte riuscita) di creare attori “veri”, capaci di inserirsi in un contesto professionale, sono numerose, in Italia, le occasioni per riscattare, tramite l’arte, le cosiddette patologie psichiatriche.</p>
<p>di Renata Savo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Storia di Marco, cavallo azzurro, e di Giuliano, poeta d’oro | pag. 32</h3>
<p>di Roberto Canziani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Se i matti non vanno a teatro, il teatro va dai matti | pag. 33</h3>
<p>di Renata Savo</p>

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			<h3>Manfredini: con la coscienza negli stati sublimi, divini e infernali | pag. 34</h3>
<p>Nel suo trentennale lavoro, Danio Manfredini ha saputo guardare alla follia con sguardo lucido e partecipato, concependo personaggi che lo hanno accompagnato negli anni. Uno su tutti quello di Luciano, che nasce da Tre studi per una crocifissione del 1992, diventando poi il protagonista dell’omonimo lavoro del 2017.</p>
<p>di Danio Manfredini e Giusi Zippo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Pippo Delbono: rimpiango Bobò e sono il capo del Teatro-follia! | pag. 35</h3>
<p>Attore, autore e regista, Delbono si è confrontato a più riprese con il disagio mentale, attraverso figure ai margini che, dal 1997, hanno contribuito a plasmare un linguaggio peculiare, avverso tanto al teatro sociale quanto a quello mainstream, legato al personaggio.</p>
<p>di Pippo Delbono e Marco Menini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scomposizioni e acrobazie interiori: le attrici raccontano e recitano la follia | pag. 36</h3>
<p>Tre ruoli femminili di “pazze” della storia del teatro, dall’Ofelia di Shakespeare alla Sarah Kane di 4:48 Psychosis, passando per la Blanche DuBois di Tennessee Williams, nella restituzione di interpreti di diverse età. E c’è chi è specializzata nel personaggio…</p>
<p>di Laura Caretti</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lear e gli altri, tra delirio e poesia, vittime degli uomini o degli dèi | pag. 38</h3>
<p>Re Lear, Oreste, Woyzeck e Osvald Alving: quattro grandi ruoli al maschile di folli raccontati da interpreti di diverse generazioni, dal veterano Glauco Mauri a Claudio Morganti, fino agli emergenti Giovanni Drago e Gianluca Merolli.</p>
<p>di Francesco Tei</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Scrivere per la scena sulla follia: lʼItalia in cinque tappe esemplari | pag. 40</h3>
<p>Ispirata ai grandi del passato, la drammaturgia italiana contemporanea legge nel disagio psichico un’occasione di conoscenza e riscatto, invisa alla società. Come dimostrano, tra i tanti, alcuni spettacoli di Perrotta, Massini, Celestini, Carullo/Minasi e Scaldati.</p>
<p>di Federico Bellini</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Americani ed europei contro le «imprese di sicurezza delle coscienze» | pag. 42</h3>
<p>Occasione di fuga per evadere o, viceversa, soccombere alla realtà; patologia ereditaria con la quale convivere o tecnica per rivelare gli orrori del presente, le pretese totalitarie del potere piuttosto che la tragicità del destino umano: la follia domina nella drammaturgia del secondo Novecento, europea e americana.</p>
<p>di Laura Santini, Roberto Menin, Gianni Poli, Giuseppe Liotta, Letizia Russo, Manuela Cherubini e Fabrizio Sebastian Caleffi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Antonio Rezza e Antonin Artaud: il teatro nasce da un delirio organizzato | pag. 45</h3>
<p>di Amelia Natalia Bulboaca</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Danzare la pazzia: declinazioni possibili di corpi, drammaturgie e movimento | pag. 45</h3>
<p>Indagata già dai tempi di Giselle, la follia ha enormemente arricchito il repertorio della danza contemporanea, tanto come tema drammaturgico quanto come motivo ispiratore di una ricerca originale sul corpo e il movimento da Mats Ek e Neumeier fino a Roberto Zappalà.</p>
<p>di Carmelo A. Zapparrata</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tra femminile e cretinismo la grazia folle di Carmelo Bene | pag. 47</h3>
<p>di Vincenza Di Vita</p>
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<p>&nbsp;</p>
<h3>Per lʼamore o per il potere, la follia nel melodramma | pag. 48</h3>
<p>La scena della pazzia figura sin dalle origini tra i topos del melodramma. Il modello settecentesco, basato sulla reversibilità della patologia, cede presto il passo ad approcci più complessi, tra articolati richiami alla mitologia e impietose diagnosi della realtà.</p>
<p>di Giuseppe Montemagno</p>

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			<h2>ANNIVERSARI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Testori per il teatro oggi, la forza profetica di una drammaturgia | pag. 50</h3>
<p>Testori e il magistero del suo lavoro teatrale si impongono oggi, a cent’anni dalla nascita, con sorprendente attualità. Dal rapporto tra romanzo e teatro all’invenzione di una lingua, proponiamo qui alcuni temi sui quali l’autore interroga ancora il teatro contemporaneo.</p>
<p>di Annamaria Cascetta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quel che resta di Franca, il diritto di stare sola in scena | pag. 52</h3>
<p>A dieci anni dalla scomparsa di Franca Rame, una riflessione su quale sia il suo lascito nel teatro contemporaneo. Sdoganare gli assoli al femminile di cui è stata antesignana? Rivendicare il diritto all’autorialità delle donne? Portare avanti tematiche scomode mai toccate dal teatro?</p>
<p>di Simone Soriani</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>EXIT</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Ultime parole, ultimi passi di danza i frammenti di storia che se ne vanno | pag. 53</h3>
<p>Le regie di Scaparro, le visioni critiche di Georges Banu, la drammaturgia televisiva di Costanzo, il sorriso di Marescotti, la parola poetica di Sgorbani, accanto alle coreografie ella tv di Gino Landi, e all’impegno di Nuti: gli addii di questo inizio di primavera.</p>
<p>di Claudia Cannella, Giuseppe Montemagno, Fabrizio Sebastian Caleffi, Giuseppe Liotta, Diego Vincenti e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>RITRATTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Roberto Anglisani, dal Terzo Teatro al ruolo politico delle storie | pag. 56</h3>
<p>Con un talento naturale per la narrazione, l’attore ne ha perfezionato col tempo la complessa arte. Dall’esperienza con Marco Baliani alla ricerca solitaria, alla regia, le sue sono piccole-grandi storie di esclusi capaci di riscatto, che parlano a ogni essere umano.</p>
<p>di Elena Scolari</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Lʼopera è nel mondo e tra chi lo abita, Luigi Dadina e lʼarte come relazione | pag. 57</h3>
<p>Co-fondatore, nel 1983, del Teatro delle Albe, l’artista ravennate è da sempre attento alle connessioni di cui il teatro è luogo principe: tra generazioni, culture, età. Ora è al lavoro su una nascente esperienza di teatro comunitario a Lido Adriano, alla periferia di Ravenna.</p>
<p>di Michele Pascarella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>NATI IERI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Surrealisti, poeti e spietati sognatori il graffio alla realtà di Les Moustaches | pag. 58</h3>
<p>Un collettivo di giovani artisti, attivi in teatro e pronti a sperimentarsi con i linguaggi dell’arte visuale: sono la giovane compagnia di Fara Gera d’Adda. Tre spettacoli, molti progetti aperti, talento e intelligenza il loro motore creativo.</p>
<p>di Mario Bianchi</p>

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			<h2>CRITICHE</h2>
<p>Le recensioni dalla seconda parte della stagione teatrale | pag. 60</p>
<h3>CRITICHE/VISTI IN ITALIA | pag. 86</h3>
<h3>DANZA | pag. 88</h3>
<h3>LIRICA | pag. 90</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOTECA</h2>
<p>Le novità dal mondo editoriale | pag. 92</p>
<p>a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>TESTI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Zorro | pag. 96</h3>
<p>di Federico Bellini e Antonio Latella</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LA SOCIETÀ TEATRALE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le notizie dal mondo del teatro | pag. 112</p>
<p>a cura di Roberto Rizzente</p>
<h3>Teatro e carcere: novità all’orizzonte | pag. 112</h3>
<p>di Francesco Tei</p>

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